venerdì, maggio 22, 2009

compro/vendo

Maggio è o non è il mese più bello dell'anno?

Questo post contiene qualche considerazione musicale e un annuncio.
Un paio di settimane fa ho comprato in edicola il singolo de Il pescatore + Una storia sbagliata, uscito insieme al DVD di uno degli ultimi concerti di De André. Pietro, che ama canzoni come Bocca di rosa, Il pescatore, Volta la carta e Geordie, ha apprezzato, e la cosa mi fa ovviamente piacere. Questa settimana, invece, ho preso l'ultima uscita della medesima serie pubblicata da Repubblica ed Espresso, ovvero il doppio cd del concerto con la PFM. Non so bene perché, ma ho sempre snobbato quel concerto, e difatti era una delle poche cose di De André che ancora mi mancavano. Sarà perché, dopo una breve fase di entusiasmo liceale per il rock progressive, la mia passione per quel genere, a cui la PFM appartiene, si è presto arenata, limitandosi giusto giusto ai primi album dei Genesis. Sarà perché sono maggiormente abituato a comprare gli album in studio, rispetto ai concerti. O sarà forse perché sono sempre stato affezionato alle versioni originali di certe canzoni di De André, vale a dire quelle contenute nei vinili di mio padre che ascoltavo da piccolo, per cui ero un po' diffidente verso certi riarrangiamenti. Ma col tempo le persone cambiano, e così come una volta il mio amore per Faber si limitava ai primi album (quelli più influenzati da Brassens, per intenderci) mentre ora è arrivato a includere il meno immediato De André delle canzoni in dialetto e quello delle collaborazioni con De Gregori, Bubola e Fossati, così l'ascolto di un autore tanto profondo riserva sempre nuove sorprese, che aspettano solo il momento giusto per essere colte. Ed ecco che, mentre mi ascoltavo il CD in auto immerso nel caldo odore del maggio, mi sono accorto che la versione live de Il giudice non è soltanto bella... è portentosa.

Ma veniamo all'annuncio... ecco, devo dire che quest'edizione dell'opera completa di De André uscita in edicola mi piace proprio... ok, non ci sono i testi (pubblicati a parte in un libro), e questo può essere una seccatura per quanto riguarda gli album cantati in dialetto, però insomma, la copertina cartonata, gli interventi pubblicati nei libretti allegati... alla fine della fiera, per me sono molto meglio dei CD originali. Quindi sto valutando se ordinare anche il resto della serie... e a questo punto mi chiedo: nell'eventualità, a qualcuno interessano i CD originali? Li vendo a metà del prezzo che li ho pagati io (o meno se trovo qualche riga, ecc...)... vale a dire intorno ai 5 euro l'uno. Gli unici che penso di tenermi sono Creuza de ma, Le nuvole e Anime salve, perché di quelli voglio avere i libretti con i testi. Se la cosa interessa a qualcuno... che si faccia avanti!

mercoledì, maggio 20, 2009

metafisica dei nei

...Ed è l'ora dei pantaloni estivi!

Qualche tempo fa sono andato dal medico perché avevo una macchia sotto la scapola. Lui mi ha detto che non era niente. Già che c'ero gli ho mostrato un neo enorme e sporgente che ho sulla schiena, una specie di piccolo tortino al cioccolato, ma non così invitante. Il medico mi ha suggerito di farlo vedere a un dermatologo. Ieri sono andato dal dermatologo che mi ha detto che quello lì non rappresenta un problema, però ce n'è un altro che... e così mi ha disegnato con la biro due frecce sul dorso, in corrispondenza di un piccolo neo un po' sfumato che devo andare a farmi rimuovere domani. Ora mi chiedo: a sua volta, il chirurgo mi dirà che anche quel neo lì non è niente di grave, e magari mi asporterà invece... che so, un orecchio? Tremo all'idea.
Fatto sta che il dermatologo mi ha detto che ne ho proprio tanti, di nei. È vero. Ho sempre sospettato che siano tutti segnati da numeri invisibili, e che se li unissi ne risulterebbe il disegno della mia anima, o magari il segreto dell'universo. Devo solo scoprire com'è la numerazione.

p.s.: Ho come l'impressione di aver già scritto l'ultima parte in passato, visto che è una cosa che mi frulla in testa da una vita. Ma se non me ne ricordo io, immagino che nemmeno voi... in caso contrario, scusate per la minestra riscaldata.

lunedì, maggio 18, 2009

fossato

Risuonano i cannoni che sparano alle nuvole.

Un paio di settimane fa, mentre mi occupavo del mio orto, il tizio che ha la vigna proprio lì di fronte ha attaccato bottone. Io, come mio solito, non sono stato di molte parole, ma abbiamo comunque fatto due chiacchiere su come le precipitazioni di quest'anno abbiano allargato considerevolmente il fossato che divide i rispettivi terreni, facendo crollare le rive e mangiando terra a entrambi. A un certo punto lui ha detto una frase in piemontese, poi ha esitato un secondo e me l'ha ripetuta in italiano, temendo forse che non lo capissi. Ci sono rimasto un po' male. Voglio dire, io il piemontese non lo parlo ma ovviamente lo capisco benissimo. A casa mia i miei l'hanno sempre parlato anche con me e i miei fratelli, però, non so perché, dal canto nostro non è che lo parliamo un granché, salvo qualche espressione ricorrente che insomma, viene meglio così. A me un po' manca questa cosa, perché ci sono dei contesti in cui parlare italiano ti rende più distante, più distaccato, specie se l'interlocutore ti parla invece in dialetto. Non so, ma vivo questa cosa con un senso di perdita.
Del resto io non sono uno che si lancia... se non so di poter fare una cosa più che bene, preferisco non farla piuttosto che sembrare innaturale ed esibire la mia goffaggine, specialmente quando la goffaggine non è giustificata, visto che sono piemontese al 100%.
Quindi parlo italiano e resto dall'altra parte del fossato.

mercoledì, maggio 13, 2009

patipipuppi

Ieri ho mangiato un melone: è estate.

Una cosa che mi ha sempre incuriosito è sapere come suona all'orecchio degli stranieri la lingua italiana, e soprattutto come essi la riprodurrebbero, se dovessero imitarla a orecchio. Insomma, quali sono i tratti distintivi della nostra lingua che saltano all'orecchio di qualcuno che parla un'altra lingua, così come noi cogliamo alcuni tratti delle lingue più "conosciute" (mi vengono in mente ad esempio l'inglese britannico o americano, il francese, il tedesco, lo spagnolo, il cinese, l'arabo, il giapponese, le lingue africane o quelle nordiche) e "sappiamo" farne un'imitazione in base ad alcuni elementi ricorrenti o alcuni stereotipi culturali di vecchia data. Immagino poi che la cosa vari da ascoltatore ad ascoltare: un francese coglierà alcuni tratti caratteristici dell'italiano, ma immagino che un cinese ne noterà altri. E anche se cogliessero gli stessi tratti, poi immagino che li riprodurrebbero diversamente a seconda degli strumenti forniti loro dalle rispettive lingue. Ricordo che una volta, a Osaka, chiesi a una mia compagna di classe, una nippo-americana, di provare a farmi un'imitazione di come parla un italiano, ma probabilmente la cosa la imbarazzava e quindi il risultato non fu soddisfacente. Tra l'altro lei non sentiva assolutamente il mio accento italiano quando parlavo giapponese, mentre lo sentiva quando parlavo inglese.
Tutto questo mi è venuto in mente qualche mattina fa guardando questo video, in cui il mio personale enigma viene in parte svelato da Peter Griffin, che evidenzia tra l'altro uno stereotipo su noi italiani che a molti di noi farebbe abbastanza strano... vale a dire, che di norma gli italiani portino i baffi. Vatti a fidare degli stereotipi...

lunedì, maggio 11, 2009

un concerto come piace a me

Il sole scalda finalmente la terra.

Sebbene io sia un appassionato di rock e derivati, non vado poi così spesso ai concerti, specialmente negli ultimi anni. Cerco però di vedere almeno una volta nella vita quei pochi miti personali, i pilastri sui quali poggia il mio amore per la musica, coloro che in una certa fase della mia vita hanno rappresentato, o ancora rappresentano, dei punti fermi da amare e ammirare incondizionatamente (o quasi). Ho visto Nick Cave, Shane MacGowan, P.J. Harvey (che ora non ascolto così tanto, ma quando facevo il liceo era in assoluto la mia cantante preferita), Bjork, Roger Waters, Micah P. Hinson, Cat Power, i Cure, i R.E.M., Peter Gabriel, Vinicio Capossela, i Baustelle, Tricky, gli Einsturzende Neubauten... e sicuramente qualcun altro che ora non ricordo. Come vedete non sono poi tanti, spalmati nell'arco di un quindicennio, e mancano alcuni nomi illustri... tipo Tom Waits, che viene in Italia ogni mille anni, Bob Dylan, i Radiohead, Sufjan Stevens, Beck, i Knife, Paolo Conte, i Tunng e tanti altri.
Il mio più grande rimpianto è ovviamente Fabrizio de André.
Un paio di settimane fa però ho aggiunto un tassello al mio puzzle, e sono andato a vedere Bonnie "Prince" Billy a Torino... cantante folk-country-rock-e-quant'altro che conosco da appena un paio d'anni ma di cui mi sono innamorato immediatamente. In realtà non ero del tutto convinto di andarci... in base a qualche video amatoriale che avevo visto su Youtube mi ero fatto l'impressione che dal vivo non mi sarebbe piaciuto più di tanto, più che altro per come stravolgeva le sue canzoni. Mi sbagliavo, perché già dal primo pezzo, una sorta di medley di brani diversi, diventavano chiare la potenza, l'intensità e soprattutto l'inaspettata vivacità che avrebbero caratterizzato l'intero concerto, dall'inizio alla fine. È stato un concerto suonato con lo stomaco e con il cuore da musicisti bravissimi, affiatati e appassionati.
A differenza di Cat Power, che ho visto in concerto lo scorso giugno e che, allo stesso modo, riarrangiava pesantamente le proprie canzoni, nel caso di Bonnie "Prince" Billy l'operazione non tradiva un senso di snobismo un po' egocentrico che non lascia alcuna concessione agli spettatori, bensì una sorta di generosità, la generosità di chi suona perché "gli piace farsi ascoltare" e vuole regalare qualcosa di nuovo e inatteso al proprio pubblico. A differenza di Bjork all'Arena di Verona nel 2003, costato assai di più, non è stato un concerto bello ma freddo, distante e (soprattutto) troppo breve. A differenza di Roger Waters a Milano lo scorso aprile, non è stato un concerto-museo... impeccabile ma emozionante solo perché permetteva una visita in territori del passato.
Insomma, quindici euro per un concerto come dovrebbero essere tutti i concerti.

Ecco qui sotto l'inizio ripreso da qualche sconosciuto al concerto (grazie, se capiti di qui)... dal vivo è stato un crescendo strepitoso, in un video amatoriale, purtroppo ma ovviamente, non rende un decimo della sua grandezza (anzi, probabilmente rimarrete delusi, dopo le mie lodi sperticate):

venerdì, maggio 08, 2009

gratis

Ci sta mettendo un po' a ingranare, ma i colori e i profumi sono già decisamente quelli dell'estate.

Sempre a Entracque, vicino all'arco che porta a casa di mio prozio, proprio sopra un muretto su cui sono certo di aver giocato da piccolo, ho notato alcune cassette contenenti delle radici di dahlie. Non so se avete presente come sono fatte... sono tuberiformi, tutte attaccate in delle specie di cespi anche abbastanza grandi. Le cassette erano poste tutte in fila, e lì vicino c'era un cartello scritto a mano che diceva:

PER CHI LE VUOLE - SONO GRATIS

Noi ovviamente ci siamo serviti (con moderazione... abbiamo preso un cespo più grosso e uno più piccino), e le pianteremo al ciabot, che stiamo cercando di abbellire il più possibile con fiori e piante. Ad ogni modo... a meno che non facciano parte di un piano diabolico il cui arcano scopo è propagare per il mondo dei cloni vegetali di Berlusconi o cos'altro... non la trovate una cosa bellissima? Voglio dire, questa generosità così cieca e disinteressata. Non è mica facile essere così. D'accordo che chi le ha tolte dalla terra sicuramente non se ne faceva niente. Però poteva sempre cercare di venderle, regalarle a persone conosciute, oppure semplicemente buttarle via, come sarebbe venuto naturale alla maggior parte delle persone. Invece ha deciso di cederle a dei passanti sconosciuti.
Mi sono chiesto se io ne sarei capace. Silvia mi ha detto: "Beh, potresti farlo anche tu, se ci capitasse di avere delle verdure dell'orto in eccesso... puoi lasciarle lì sotto casa". In un primo momento l'idea mi ha stuzzicato. Poi le faccio: "No, non mi va di regalarle a qualche cliente della gelateria che magari parcheggia davanti al nostro garage" (appena arriva l'estate troviamo puntualmente qualche macchina parcheggiata davanti al garage). E lei, quasi contemporaneamente: "No, alla fine se le prenderebbe tutte quella del piano di sopra" (non abbiamo proprio degli ottimi rapporti di vicinato). E così via...
Ecco, capite cosa intendevo, quando dicevo che non è così facile essere generosi ciecamente e disinteressatamente?

mercoledì, maggio 06, 2009

colori

Un sacco di passeri che sfrecciano nei cespugli.

Domenica scorsa siamo andati in montagna per trascorre una bella giornata tutta per noi, in famiglia. Favoriti dal bel tempo, abbiamo passeggiato con Pietro, lo abbiamo fatto giocare con le fontane, gli abbiamo fatto vedere qualche animale, siamo andati a mangiare fuori con lui e via dicendo. Tra le altre cose, abbiamo fatto un salto a Entracque, perché dovevamo passare in farmacia, e quella di Valdieri era chiusa. A parte una tappa veloce in una giornata di neve di una decina di anni fa, con gli amici, erano davvero molti anni che non andavo a Entracque, e ne avevo perciò un ricordo parecchio confuso. E dire che da piccolo ci andavo abbastanza spesso. Lì il mio prozio Dorino aveva un appartamento, e ogni tanto mi è capitato che i miei nonni mi ci accompagnassero, d'estate. L'appartamento di mio zio dava su una specie di cortile comune, e io giocavo lì con una vicina di casa, una bambina di nome Silvia (ma pensa un po'), che io, con autentico spirito di patata, chiamavo "Salvia". Credo di averla anche vista al funerale di mio zio, ma non ho avuto la certezza che fosse lei finché non ho chiesto a mia madrina. E comunque non avrei saputo cosa dirle. Ricordo poco altro di quel cortile, se non frammenti, vaghe impressioni: ricordo un cane che ululava quando risuonavano le campane, ricordo mio zio che faceva la grappa alla camomilla, forse un aliante giocattolo con le ali di polistirolo, comprato dal tabaccaio che vende un po' di tutto, a Valdieri.
A questo pensavo ieri mentre da Valdieri ci dirigevamo con la macchina verso Entracque, e mi chiedevo se sarei riuscito a ritrovare quella casa in cui non ero stato da anni. E pensare che qualche occasione c'era stata, negli ultimi tempi. Parcheggiando la Micra, scettico al pensiero di riuscire a trovare il posto, mi sono arrabbiato con la memoria. Perché le cose col tempo si dimenticano? mi chiedevo. Perché i momenti vissuti da piccoli, momenti così belli e speciali, finiscono triturati in un magma indistinto? Pensavo al fatto che Pietro non ricorderà nulla di questi (quasi) due anni passati con lui, e la cosa mi rodeva un po'.
Passeggino alla mano, ci siamo messi a cercare la farmacia. Io gettavo l'occhio in ogni cortile, in ogni via traversa, cercando indizi del passato, ma niente: quel paese più carino di quel che mi immaginassi non mi diceva un granché. Un ponte, un parco e un bar hanno acceso una flebile lucina in me, ma non sapevo nemmeno se si riferiva a quel periodo o a quando andavo a sciare con la mia famiglia.
Poi troviamo la farmacia. Silvia entra e io resto fuori con Pietro a farmi un giro. E in quel momento vedo un momento che raffigura un alpino... una scalinata... un portico... un muretto... e subito ho una specie di epifania. Avverto come un calore sgorgare dentro di me, entro nel portico, intravedo una via con in lontananza una statua della Madonna... non è quella, ma quella sotto... le case... i giardini... e all'improvviso so già cosa troverò al fondo di quella via.
Proprio non me l'aspettavo, e ho vissuto quel momento con una certa emozione. Appena Silvia ci ha raggiunti, siamo andati fino alla casa, e ho letto il nome sul campanello. I ricordi legati a quel posto sono rimasti indistinti come prima, ma entrandoci dentro si sono colorati come in un album per bambini. Erano ancora lì, aspettavano solo di essere sfogliati e riempiti.

lunedì, maggio 04, 2009

jack is back

Una bella giornata di maggio.

Guardo questo blog come si guarda un orto lasciato per mesi in mano alle erbacce, che più crescono e meno ti viene voglia di zapparle via... e mi dico: no, non può mica andare avanti così.
Quindi colgo l'occasione dell'arrivo del bel tempo per mettere mano alla zappa e dichiarare guerra alla gramigna: da questa settimana il blog riapre ufficialmente con (almeno) tre post alla settimana. Scritti in anticipo nei rari momenti di ispirazione, probabilmente.

venerdì, aprile 24, 2009

blip

Piove piove piove... e così i lavori nell'orto vanno a rilento... e io dimentico l'ombrello...

I bei tempi di Deezer sembrano finiti... effettivamente, sembrava fin troppo bello potere ascoltare interi album così, gratis. Ora molta roba è lì ma sembra irraggiungibile... forse c'è solo qualcosa che mi sfugge, ma l'impressione è che, appunto, fosse troppo bello, e la cosa non convenisse a qualcuno. Restano le radio tematiche del sito, che non sono male.
Ultimamente, però, mi sono appassionato anche a un altro sito musicale: Blip.Fm. Trattasi di una specie di social network che ti consente di caricare le canzoni (molte, ma niente a confronto del Deezer dei tempi migliori) che si trovano sul motore di ricerca, farle ascoltare ad altri e a tua volta ascoltare una specie di playlist formata dalle canzoni che gli altri "dj" caricano. Alle canzoni (che vengono chiamate "blip"), è poi possibile associare un messaggio. Si possono inoltre esprimere preferenze, condividere su altri social network, ecc ecc. Permette infine di caricare canzoni su altri siti grazie alla funzione "embed", cosa che, se non sbaglio, da Deezer non si può più fare.
Niente di eclatante, insomma, ma è carino. Se vi piace la musica, siete tutto il giorno di fronte a un computer e avete manie di proselitismo come il sottoscritto, allora forse vi può interessare.

Ecco qui la mia pagina personale.

p.s.: Ovviamente, se ci fosse qualche lettore di Strange Weather (c'è ancora qualcuno che legge questo blog?) intenzionato a iscriversi o già iscritto, mi faccia sapere il suo nick su Blip.fm, così lo inserisco tra i miei dj preferiti.

martedì, aprile 14, 2009

alfabeto 2

Una bellissima giornata di sole... e io ho un sacco di lavoro da sbrigare.

Ecco il nuovo punto della situazione su Pietro (scusate la prolungata assenza e il post scritto di fretta, ma ho davvero la testa da mille altre parti):

a) Oltre ad aver perfezionato la pronuncia delle parole (e i versi di animali) che già diceva, ora ha aggiunto un sacco di parole nuove al repertorio. Certo, il più delle volte ne dice solo un pezzo, ma il cambiamento è incredibile. Alcuni esempi nuovi: perché (parché), gioco (giocca), blu (bu), verde (vdé), giallo (già), bimbi (bibi), bruco (questo lo dice quasi uguale), buco (bukku), acqua (coca... qui ci dobbiamo ancora lavorare parecchio), ciccio (cicci), kiwi (ki), pera (pe), riso (zizi), giacca (giacca), pane (pa).... zecchi (zecchino d'oro), ecc... ormai è un fiume in piena, e ogni giorno salta fuori qualcosa di nuovo.
b) Ieri gli ho chiesto: "Chi sono io?" "Papà"; "E lei?" "Mamma"; "E tu?" "Pepe".
c) Riconosce i colori e sa raggruppare oggetti dello stesso colore.
d) Riconosce una canzone se gli fischietti le prime note, e ti dice a suo modo di che canzone si tratta.
e) Sa usare quasi autonomamente un lettore cd (sigh).
f) È passato a nuove canzoni preferite, che di volta in volta lasciano spazio ad altre. Alcune delle sue ultime hit: "La principessa Zaffiro", "Bambino Pinocchio", "Dolce Signora Minù", "L'uccellino azzurro", "Carletto principe dei mostri", "Il mago pancione", e poi ancora "Bocca di rosa", "Il gorilla", "Alla fiera dell'est", "Madama Doré".
g) Come ninna nanna, invece, ultimamente preferisce "Il Pescatore" di De André.
h) Ci prende per mano (o meglio, per un dito) per chiederci di giocare con lui. Tutti e due contemporaneamente, se possibile. È anche un filino insistente.
i) Non sopporta quando le cose non gli riescono come vorrebbe. A quel punto si arrabbia, inizia a lanciare oggetti, sbattere le mani a terra, camminare all'indietro.
l) Ci dà i baci, a volte anche di sua iniziativa.
m) È a suo modo ordinato, e in certi casi gli piace sistemare le cose nei cassetti.
n) Dorme decisamente di più di notte. Ora quando va bene dorme anche sei o sette ore di fila, e i lunghi mesi passati a svegliarsi ogni due ore se non peggio sembrano ormai un ricordo lontano. Però il cambio dell'ora ha sfasato i suoi orari, quindi non va mai a dormire prima delle undici o mezzanotte. Questo, unito al fatto che dopo le nove e mezza diventa attivissimo, ci preclude ogni possibilità starcene un po' tranquilli per conto nostro. Che è anche bello perché almeno riusciamo a stare di più con lui, però ogni tanto una seratina tranquilla non sarebbe male...
o) I suoi gusti alimentari sono più o meno gli stessi (mangia molto volentieri pasta, riso, verdura e frutta)... con più denti riesce a mangiare più carne, però.
p) Gli piace la zuppa di miso.
r) Adora giocare nell'erba o con la terra.
t) Gli piacciono gli insetti... api e formiche in testa.
u) È molto socievole e di compagnia, superato un primo momento di diffidenza.
v) Non è particolarmente agitato, peste, capriccioso o lagnoso, ma è terribilmente ostinato (leggi testone).
z) Gioca un po' con tutto quel che trova in giro, ma sistemare in ordine gli Occhiolotti gli piace particolarmente. Per dire "Occhiolotti" si mette un dito in un occhio... spero trovi in fretta un altro modo per dirlo.

lunedì, marzo 23, 2009

PArole

L'inverno sembra finito sul serio, questa volta.

Man mano che Pietro inizia a PArlare, mi rendo sempre più conto di una cosa: l'Italiano ha davvero un sacco di parole di uso comune (e che capita sovente di usare coi bambini) che iniziano con "PA".

PApà
PAne
PAsta
PAppa
PAsticcio
PAtata
PAnnolino
PAzienza
PAletta
PAlla
PAdella
PAntaloni
PAgliaccio
PAppagallo

giovedì, marzo 12, 2009

pina

Crescono le gemme, cinguettano gli uccelli e la vicina del piano di sopra riprende a scopare giù la sua roba sui nostri balconi.

Ieri stavo camminando per via Bonora dopo aver portato Pietro a mia suocera. Strada facendo incontro Pina, la mia "tata" di un tempo. La saluto... lei subito non mi riconosce. Le dico che sono io. Ci salutiamo, e lei mi chiede com'è Pietro. Mi chiede se è buono come ero io, e inizia a raccontarmi alcuni episodi della mia infanzia che io non posso ricordare. Vorrei riportarli, ma non credo di essere in grado di ricrearne l'atmosfera. Me li tengo per me, nella speranza di non dimenticarli. Comunque mi ha detto che ero un bambino buono, che era molto affezionata a me, e gli episodi che mi ha raccontato dimostrano che anche io ero molto affezionato a lei.
Crescendo poi certe qualità si perdono, si deteriorano, o forse confluiscono in altre, non so. Fatto sta che quando ero più grande, durante le elementari, iniziai a essere un po' insofferente nei suoi confronti. Forse è fisiologico, ma al pensiero mi sono sentito in colpa.
Mi ha fatto piacere parlare con Pina. Dopo esserci salutati, mi sono messo a pensare alla bontà, all'innocenza, e a un sacco di cose.

martedì, febbraio 24, 2009

gioco

Abbiamo viaggiato nel tempo, dal nebbione di stamattina al sole primaverile di oggi pomeriggio.

Spinto dalla curiosità, ho provato a fare questo giochino tratto dal blog di Riki, sebbene anch'io, come lei, non ami troppo i test che si trovano in giro su Internet o cose del genere.
Si tratta di rispondere a delle domande inserendo come risposte i titoli delle canzoni che, in successione, escono fuori dalla selezione "Brani casuali" del proprio iPod (o simili). Ovviamente non vale barare.
Il risultato è abbastanza divertente, almeno per me o per chi mi conosce bene, e in alcuni punti ci azzecca pure (alla fine le risposte prive di senso sono una minoranza).

Ecco qui:

1. IF SOMEONE SAYS 'ARE YOU OKAY' YOU SAY?
Wasted Away (Micah P. Hinson)

2. HOW WOULD YOU DESCRIBE YOURSELF?
Penombre (Riccardo Tesi)

3. WHAT DO YOU LIKE IN A GUY/GIRL?
Cue (Scott Walker)

4. HOW DO YOU FEEL TODAY?
Static (Beck)

5. WHAT IS YOUR LIFE'S PURPOSE?
Girl from the North Country (Bob Dylan)

6. WHAT'S YOUR MOTTO?
World keeps turning (Tom Waits)

7. WHAT DO YOUR FRIENDS THINK OF YOU?
Eleanor Rigby (Beatles)

8.WHAT DO YOUR PARENTS THINK OF YOU?
Le testament (Georges Brassens)

9. WHAT DO YOU THINK ABOUT VERY OFTEN?
We always knew (Black Heart Procession)

10. WHAT IS 2+2?
Backbird (Beatles)

11. WHAT DO YOU THINK OF YOUR BEST FRIEND?
Le vin (Georges Brassens)

12. WHAT IS YOUR LIFE STORY?
We were sparkling (My Bryghtest Diamond)

13. WHAT DO YOU WANT TO BE WHEN YOU GROW UP?
Water may walk (Devendra Banhart)

14. WHAT DO YOU THINK WHEN YOU SEE THE PERSON YOU LIKE?
I love you... nor do I (Anita Lane + Nick Cave)

15. WHAT WILL YOU DANCE TO AT YOUR WEDDING?
Miss-Shapes (Pulp)

16. WHAT WILL THEY PLAY AT YOUR FUNERAL?
Maxwell's Silver Hammer (Beatles)

17. WHAT IS YOUR HOBBY/INTEREST?
Hollow Man (R.E.M.)

18. WHAT IS YOUR BIGGEST FEAR?
Song for Bob (Nick Cave & Warren Ellis)

19. WHAT IS YOUR BIGGEST SECRET?
Boiled oil (Thee Michelle Gun Elephant)

20. WHAT DO YOU WANT RIGHT NOW?
Sunken Waltz (Calexico)

21. WHAT DO YOU THINK OF YOUR FRIENDS?
Vähäinen Violetissa(Tenhi)

P.S.: Il titolo dell'ultima canzone è in finlandese e non ho la mia idea di cosa significhi. :)

sabato, febbraio 21, 2009

alfabeto

Oggi la sciarpa mi teneva troppo caldo.

I bambini crescono in fretta. Crescono in fretta e cambiano in fretta, così che diventa difficile ricordarli esattamente com'erano fino a poco tempo prima, quali erano i loro gusti, che cosa facevano di particolare. Per questo bisognerebbe segnarsi certe cose, e per questo esistono delle specie di album della nascita in cui segnare certe date fatidiche... le prime parole... il primo dentino, cose così. Anche noi ce l'abbiamo, ovviamente. Anzi, forse ne abbiamo addirittura un paio. Ma per un motivo o nell'altro (il 50% delle volte per pigrizia, il restante 50% si divide tra smemoratezza e mancanza di una penna adatta nel momento dell'ispirazione), alla fine non l'abbiamo mai usato. È un peccato però lasciare che certe cose scorrano via lasciando solo una traccia indistinta che si sedimenta insieme al resto dei ricordi. Quindi ho deciso che ogni tanto userò il blog per fare un po' il punto della situazione.

Vi dirò quindi che, a circa diciannove mesi, Pietro:
a) Ha sei o sette denti... i primi quattro li ha messi tutti di colpi quando aveva un anno, gli altri stanno crescendo poco alla volta da un mese o due al massimo.
b) Dice abbastanza bene: "mamma", "papà", "nonno", "pappa", "nanna" (ma solo ogni tanto)... e soprattutto "cos'è", che è un po' la chiave per sapere tutto il resto, no?
c) Dice un po' meno chiaramente parole come "torta" (tuttu), "pasticcione" (pa!), "zia"(ziii - ma questa sta già passando nella categoria b), "cocco" (coccodrillo) .
d) Indica con dei versi alcuni animali: due tipi di ruggito per distinguere il leone dalla tigre, il miagolio del gatto, il cinguettio per gli uccellini, il verso del pesce e "tutu" per le tortore, "cocco" per le galline soprattutto. Una volta faceva anche il maiale (uguale al leone) e la mucca, ma poi ha smesso per disinteresse. Ah, fa anche "shhhh" per dire il fuoco.
e) Fa altre associazioni strane: "a-ah" è la tartaruga (dal ritornello della canzone di Bruno Lauzi), se fa "ciao ciao" con la manina vuole vedere la foto di Manu (confonde manu e mano)
f) In generale capisce un sacco di cose anche se non le dice, quindi se gli chiedi di prendere una cosa o di metterla a posto, molte volte lo fa. Se non lo fa è solo perché è un testone.
g) Cammina, corre, si arrampica, sale sui tavolini.
h) La sua coperta di Linus sono i CD. (ARGH)
i) Le sue canzoni preferite sono: sigla di "Sandokan" e dell'"Uomo Tigre", quella di "Tamagon", "Lamù" e "Pinocchio" (viste su youtube), ma anche "Jump in the line" di Harry Belafonte e "La contadinella" di Nanni Svampa. "Il valzer del moscerino" la balla solo con Silvia.
l) Non fa ancora cacca e pipì nel vasino ma inizia a capire il concetto.
m) Ha smesso di prendere il latte un mesetto fa, e adesso dorme un po' meglio.
n) Adora la pasta, ma non può sopportare i formaggi (sigh). Venera anche il cioccolato, da cui però cerchiamo di tenerlo lontano salvo occasioni particolari. Gli piacciono molto le verdure, in particolare fagiolini e finocchi cotti. Non mostra interesse per la pizza (sigh).
o) Si lamenta un po' di meno quando lo cambiamo, ma in generale la cosa non gli piace.
p) Adora il bagnetto e la piscina.
q) Per certi versi ha un certo caratterino. Per altri ha un buon carattere.
r) Ama le cose coi tasti (ARGH).
s) Ama ancora i libri (specie quegli sugli animali), ma un po' meno rispetto a qualche mese fa.
t) Morde più moderatamente rispetto a un mese o due fa.
u) Pesa... uhm... credo undici chili... è un po' che non lo pesiamo davvero.
v) Praticamente non ha più segni della dermatite atopica, tranne qualcosina dietro il ginocchi sinistro.
z) Fa "ciao ciao" con la manina, ma dopo che la persona da salutare se ne è già andata.

venerdì, febbraio 13, 2009

run run run

Sole caldo con aria fredda.

Martedì, per la prima volta da almeno quindici anni, sono andato a correre. Quando ero piccolo mi ci portava mio padre dopo sottili ed estenuanti opere di persuasione. Io non amavo molto correre. Spesso faceva freddo, e io avevo le gambe più corte e scarpe da ginnastica troppo grosse. Con mio fratello era un po' diverso perché la cosa era... più soft, diciamo, dato che ogni tanto ci si fermava e si camminava parlando un po'. Ciò non toglie che non fosse esattamente il mio sport preferito. Non che io avessi uno sport preferito, anzi. Praticamente non ho mai giocato a calcio, di pallavolo ho solo qualche ricordo scolastico poco esaltante, basket non mi dispiaceva ma l'ultima volta che ci ho giocato facevo le medie. Facevo pattinaggio corsa quando ancora i pattini non avevano le ruote allineate. Pattinare mi piaceva, ma francamente l'antagonismo non faceva per me, e poi non osavo abbastanza.
Ma insomma, se si fa un lavoro sedentario come il mio, in qualche modo bisogna pur muoversi. Tra un mese o due ci sarà l'orto, ma non è la stessa cosa... e poi io avevo bisogno di qualcosa di più pratico e veloce da fare immediatamente quando ho l'occasione senza perdere troppo tempo e possibilmente senza l'ausilio della macchina. Così ho deciso di riprovare a correre. La cosa un po' m'intimoriva e un po' mi faceva ridere. Diciamocelo: proprio non mi ci vedevo a fare corsa come quelli che incontro ogni tanto per le strade. Voi mi ci vedete?
Ad ogni modo, ho chiesto qualche consiglio a Mattia e poi via, sono partito qui da casa dei miei lungo la pista ciclabile diretta a Valpone (che disterà da Canale 2,5 km, almeno secondo Google Maps). Volevo iniziare con poco e andando piano, anche perché altrimenti rischiavo di stufarmi dopo la prima volta. Fondamentale era l'iPod. Io sono un musicomane, e l'unica cosa che poteva fare la differenza con le mie esperienze passate era l'ausilio della musica a fare da colonna sonora, a rendere cinematografico il paesaggio in movimento durante la corsa...
...E direi che ha funzionato. L'esperienza mi è piaciuta, non mi sono stancato più di tanto (come ho detto, avrò fatto massimo massimo cinque chilometri) e ho ripetuto la cosa due giorni dopo con un pochino più di grinta. Certo, mercoledì ero un tantino rigido, ma giovedì ero già pronto per la corsa successiva. Entrambe le volte ho usato come colonna sonora Boxer dei National (ascoltabile qui)... band che conosco da poco ma che si è rivelata adattissima al modo in cui volevo correre.
Chissà quanto ci metterò a stufarmi?

lunedì, febbraio 09, 2009

i morti

La strada si allarga nuovamente, e solo poca neve "marcia" resiste sui bordi.

Febbraio ci ha offerto due bellissime giornate di sole... quel sole di fine inverno che ti suscita un intenso senso di liberazione. Così ieri pomeriggio sarebbe stato un delitto restarsene chiusi in casa, e siamo andati a camminare un paio d'ore con il passeggino.
Siamo saliti su lungo via Castelvecchio per poi scendere a Valpone dalla stradina in discesa sul bivio per S.Defendente. Pietro inizialmente dormiva, e quando si è svegliato è rimasto buono buono a osservare la campagna assonnata come lui. Siamo tornali a Canale percorrendo la pista ciclabile, e così facendo siamo passati di fronte al cimitero. Era un po' che non ci andavamo, perciò abbiamo deciso di farci un salto.
Il cimitero era deserto, e Pietro si è trovato immediatamente a suo agio, con tutta quella ghiaia e quegli scalini su cui arrampicarsi (confido nella clemenza dei morti). Siamo andati di fronte alla tomba di famiglia. Ad un certo punto guardo Pietro che gioca sul rettangolo di terra in cui sono sepolti alcuni suoi bisnonni e trisnonni. Ho pensato ai morti che se ne vanno sotto terra, ai vivi che fioriscono su di loro e alla mancanza di un contatto tra gli e gli altri.
Pietro giocava ignaro di tutto e spensierato.
Anche i morti giacevano lì sotto ignari di tutto. Almeno credo, ma se anche non fosse... beh, a me farebbe piacere che un mio piccolo discendente venisse a giocare sulla terra in cui dormo.

martedì, gennaio 27, 2009

raccogliere e consumare

In questa relativamente tiepida giornata d'inverno, tutto intorno a me era uno sgocciolio di neve per lungo tempo rimasta al suo posto.

Io sono una persona che va a periodi. Forse tutti lo siamo. Non saprei, io parlo per me. D'altronde, chi segue costantemente il blog dal suo esordio l'avrà capito. Ci sono stati periodi di magra e periodi in cui cui scrivevo un post al giorno, e questo andamento rientra più in generale negli alti e bassi che caratterizzano più o meno ogni mio interesse. In larga parte dipende certamente dagli impegni e dalla disponibilità che si hanno di volta in volta, ma c'è anche una componente puramente personale, interiore, o come la si voglia chiamare. Anche la mia passione per la musica, per fare un esempio, ne è affetta. Ci sono dei periodi nei quali mi trasformo in un affamato divoratore di cose nuove, e altri nei quali invece mi assesto su ascolti più confortanti, sulle cose che si sono sedimentate dentro di me nel corso degli anni. Non so se si tratti di una forma di pigrizia o di una necessaria pausa di rielaborazione di ciò che ho assimilato. Forse, più semplicmente, esistono stagioni per raccogliere e stagioni per consumare.
In generale, questo è per me un inverno musicale. Negli ultimissimi mesi ho raramente sentito il bisogno di salpare verso nuove mete, e mi sono per lo più attenuto a percorsi musicali già tracciati. Ma insomma, anche d'inverno ci sono pur sempre i bucaneve, e così capita di raccogliere qualcosa di buono anche quando non lo cerchi. È più o meno quel che mi è successo con l'ultimo album di Antony & The Johnsons (ascoltabile gratuitamente a questo indirizzo). Se devo proprio essere sincero, nonostante le lodi sperticate di critici e cantanti suoi colleghi, ho sempre guardato con sospetto a questo virtuoso della voce. Solitamente i virtuosismi mi annoiano, che si tratti di lunghi assoli di chitarra o di acrobazie vocali. E così era stato per il primo disco di Antony che avevo sentito, quello omonimo. Qualche buon pezzo c'era, ma difficilmente riuscivo ad arrivare a fine album senza essermi annoiato prima. Invece, non so perché, questo non è successo con The Crying Light. Al contrario, mi ha sin da subito colpito per la sua misura e per la sua capacità di ricamare sulle sfumature. L'ho riascoltato più e più volte e ancora non mi ha stufato. Non so se questa impressione svanirà in fretta o se si rafforzerà col tempo. Magari mi piace con questo tempo e questo umore, e domani non mi dirà più niente. Staremo a vedere. Per ora ve ne consiglio l'ascolto.

mercoledì, gennaio 21, 2009

natale a casa mapomo

Ieri mi è sembrato di vedere qualcosa strisciare sotto il ghiaccio.

Come promesso, ecco qualche foto. Non sono recentissime... per la precisione, sono state scattate a Natale. Il nostro secondo Natale, ma il primo in cui Pietro ha partecipato in maniera un po' più attiva (l'anno scorso si era limitato a giocare con la carta dei pacchi).



sabato, gennaio 17, 2009

figli e padri

Il ghiaccio su via Mompissano si scioglie poco a poco. Oggi ho visto un cane lupo percorrere di corsa quella discesa, inseguendo la gallina favorita di mio padre. Se fosse scivolato, gli avrei riso dietro per mezz'ora.

Pensieri più o meno liberi:

Questo gennaio ospita qualche grande avvenimento.
Innanzitutto, Pietro, di cui prometto che nei prossimi giorni metterò una foto, ha compiuto un anno e mezzo. Un bel traguardo a cui siamo arrivati alla velocità della luce. Com'è Pietro a un anno e mezzo? Ce lo ricorderemo, un giorno? Ne dubito, visto che nuovi innumerevoli ricordi continuano a spingere al fondo dalla memoria quelli vecchi. Fortunatamente ci sono le foto, i filmati... e le parole. Dicevo, com'è Pietro a un anno e mezzo? È sempre più dolce, ma sta anche mettendo su un bel caratterino. Ormai cammina bene e ha smesso di gattonare da tempo. Per ora la dermatite non si è più fatta vedere, tranne dietro al ginocchio sinistro, dove comunque appare sempre meno forte. Speriamo quindi che non si faccia viva fino a primavera... e se anche tornasse, beh, almeno qualche mese tranquillo l'abbiamo passato (l'anno scorso era arrivata verso fine ottobre). Poi... Pietro a un anno e mezzo è un fanatico della musica... della sua musica, ovviamente. Zecchino d'oro e canzoni sugli animali in particolare. Adesso riconosce da solo le parole che conosce (anche se ancora non le pronuncia) in mezzo ai testi delle canzoni, senza bisogno che gliele diciamo noi. Così se sente "gatto", "gattino" o "gatta", miagola. Se sente "tigre" ruggisce. Se sente "baffi", si passa il dito sopra il labbro. Se sente "mano", fa "ciao ciao" con la manina. Uno spasso. Poi è anche un fanatico degli animali. Forse qualche mese fa lo era ancora di più, con la sua tavola di legno con su gli animali stampati. Ma anche adesso ama sfogliare i libri e cercare quelli che già conosce, per poi confrontarli con altre "versioni" dello stesso animale in formato peluche, giocattoli, nostri disegni, ecc. È molto bravo a riconoscerli. Ogni tanto prova anche lui a disegnarli... ma diciamo che sono parecchio soggettivi. Ma soprattutto... Pietro a un anno e mezzo ha quasi smesso di prendere il latte! Questa è la grossa novità, soprattutto per Silvia, che sente la mancanza di questo particolare rapporto ma che si è anche liberata di un grosso peso. È successo che una sera di qualche giorno fa, stremata dal suo ciucciare senza addormentarsi, gli ha detto: "Pietro, io il latte non te lo do più". Lui forse ha capito, perché quando di notte si è svegliato, si è addormentato da solo dopo non molto (nel lettone ovviamente... una cosa per volta, insomma), senza lamentarsi più di tanto. E ha resisito per un giorno e mezzo senza latte. Poi non ce l'ha più fatta, e allora di mattina Silvia gliel'ha concesso, così si è anche svuotata un po'. La cosa si è ripetuta, ma meno latte prende Pietro, meno Silvia ne produce. Quindi siamo ottimisti sull'esito della strategia. Certo, la notte ci si continua a svegliare... ma è tutta un'altra storia (almeno per lei... per me più o meno, ma mi sembra doveroso occuparmente io a questo punto). Un passo in avanti, comunque. Altre cose... beh, in questo periodo oltre che per la musica (la hit del momento è la sigla di "Sandokan") e gli animali va matto per i suoi due cuginetti più grandi... in particolare Samuele, che adora. Eh sì, perché per quanto ormai ci riconosca tutti quanti e si stia affezionando non solo a noi ma anche agli altri membri della famiglia, giocare con altri bambini, per quanto non coetanei, è tutta un'altra cosa. Ah, dimenticavo le parole... ormai padroneggia perfettamente "papà" (me lo dice anche al telefono, oltre che in foto... mi riconosce, che stella) e "mamma"... dice "nonno", "nanna"... qualche pezzo di parola qua e là e soprattutto tanti versi di animali, dalla gallina al gatto per finire a tutta una serie di ruggiti che variano a seconda si tratti di una tigre, di un leone o chissà di che altro felino.

Altra cosa importante di questo mese è l'anniversario dei dieci anni dalla morte di Fabrizio De André. Eh sì, sono passati dieci anni. Non ho molto da aggiungere su quanto ho già scritto in diversi post al riguardo. Solo che l'altro giorno, dopo aver visto lo speciale a "Che tempo che fa", parlavo con Mana di come Fabrizio sia stato veramente un padre per tutti noi... del suo potere di fare da collante che riunisce così tante persone sotto uno stesso tetto... di dare l'opportunità, alle persone che riconoscono nella sua musica gli aspetti più belli di questo paese, di sentirsi a casa.
Chiudo con una segnalazione. Sul sito di Radio Tre, si possono trovare in formato mp3 le puntate di Storyville di questa settimana. Cinque puntate (l'ultima devono ancora inserirla... credo lo faranno lunedì) di mezz'ora ciascuna in cui Ascanio Celestini ci racconta qualcosa della vita di De André, inframezzato da sue canzoni, canzoni di quelli che l'hanno ispirato, ecc. Secondo me ne vale la pena. Non so quanto terranno i file sul sito... non credo più di una settimana, ad ogni modo. Io comunque li ho salvati. Ecco il link.

venerdì, gennaio 09, 2009

dimenticavo!

Con tutta questa neve è inevitabile ripensare all'infanzia.

Dimenticavo la classifica delle chiavi di ricerca di dicembre. Poche ma buone, direi.

1) come entrano le api nella tuta astronauta
2) come vestono i neonati americani
3) vestiti disco per ragazzi di 12 anni
4) cosa pensa marino sinibaldi di franco battiato
5) l'anaconda è un serpente mp3 [ndm: allora non la conosco solo io!]
6) ragni volanti giganti
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