sabato, ottobre 24, 2009

dialogo tra padre e figlio

Sole, cielo azzurro e foglie secche.

Giacomo: "Le bacche... le mangiano gli uccelli"
Pietro: "E il cucciolo di lagno mangia gl'insetti"
Giacomo: "Bravo... e Pepe cosa mangia?
Pietro: "Pesce cludo".

martedì, ottobre 13, 2009

cinque

Sole ingannatore.

Come avrà immaginato chi segue o seguiva questo blog, sono di nuovo entrato in una fase piuttosto intensa a livello lavorativo (alla quale farà probabilmente seguito una bella voragine, ma lasciamo perdere). Com'è logico che sia, il fatto che io stia tutto il giorno davanti a un computer e cercare di scrivere qualcosa, mi fa passare un po' la voglia di rimpinguare questo blog. Soprattutto, non sono nelle condizioni di scrivere qualcosa di minimamente lungo e articolato. E dire che un po' ne avrei voglia. Per esempio ho già provato a scrivere tre post sull'attuale situazione politica italiana, ma vuoi per il sostanziale disgusto che suscita, vuoi per le mie incapacità analitiche, alla fine ho abbandonato tutto. Troppa concentrazione spesa per nulla.

Quel che posso fare, però, è collezionare i pensieri che mi vengono di quando in quando... brevi impressioni, dubbi, domande, considerazioni, cose così, insomma... e pubblicarle ogni tanto... diciamo quando ne ho almeno cinque. Questo finché non mi viene l'ispirazione o non sarò giunto alla conclusione del libro che mi sta risucchiando ogni sprazzo di energia (in teoria tra tre settimane... vedremo).

Ecco le prime cinque. Mentre leggete, immaginatevi me, in una situazione qualsiasi, con in testa uno di quei balloon stile "pensiero":


1) Stiamo vivendo una situazione delicatissima della storia del nostro paese. Nel mio pessimismo cosmico, la cosa mi inquieta più di quanto mi elettrizzi.

2) Chissà se gli zigomi di Ruriko Asaoka erano rifatti come le guance di Joe Shishido?

3) Uno dei pochi aspetti positivi delle stagioni fredde è che non prendo più la bici per andare a casa dei miei, e quindi ho più tempo per ascoltare un po' di musica sull'iPod. Ciò mi fa tornare la voglia di scoprire cose nuove, che ultimamente s'era un po' assopita. Grazie all'amico Mana, per esempio, ho scoperto i Mi and L'au, ed è stato amore a prima vista.

4) Nella mia monomaniacalità, da qualche mese mi appassiona molto il blog di Paolo Guzzanti. Forse questo meriterebbe un discorso più approfondito, appena ne avrò il tempo.

5) Di solito vado a lavorare a casa dei miei, ma oggi mi sono fermato qui da me per vari motivi. Me l'ero scordato, ma questa casa diventa incredibilmente fredda quando stai tutto il tempo fermo davanti a un computer senza una dozzina di chili di bimbo caldo in braccio.

martedì, settembre 22, 2009

indecisione

Gli ultimi raggi caldi?

Sono indeciso su quale sia il migliore tra i seguenti neologismi (o quasi) inventati da Pietro:

1) Tapana (=Fantasma)
2) Giapu (=Giacomo)
3) Palipelosi (=Palmipedoni)

p.s.: Per chi non lo sapesse, i palmipedoni sono quegli esserini buffi che compaiono in Alice nel paese delle meraviglie.

giovedì, settembre 17, 2009

gemma

L'aria ha già un altro odore, le vespe iniziano a morire sulla strada, i trattori si caricano d'uva. Finalmente Agosto se ne è andato.

Ho deciso di riaprire il blog, senza troppi impegni. Quando mi viene da scrivere qualcosa, insomma.
Un mese fa, prima di tornare a casa, ho pensato di andare a trovare mia nonna Gemma che era a letto con la febbre alta da qualche giorno. Era lì coricata sul letto ed emetteva piccoli gemiti. Aveva gli occhi chiusi, era priva di conoscenza. Il giorno dopo alle otto e mezza è squillato il telefono, e ho subito capito che era morta. Il 18 agosto, stesso giorno di Fernanda Pivano. Ho preso la bici e sono volato a casa sua. La sua pelle era ancora calda, il volto sereno. Se ne era andata verso le otto, e prima di andarsene le era scesa una lacrima.

Avevo parlato dei miei nonni agli albori di questo blog, circa tre anni fa, e da allora di cose ne erano cambiate parecchie. In questo arco di tempo così stranamente breve, più precisamente a partire da un paio d'anni fa, mia nonna era piano piano scivolata in un mondo tutto suo, una specie di collage di ricordi di gioventù che mal si adattava alla cornice del presente. Questa incongruenza la faceva soffrire, si vedeva. Giorno dopo giorno, il suo sguardo si è fatto più assente, e il suo corpo più immobile. Gli sprazzi di coscienza si facevano via via più rari, e il suo è stato un lento e triste saluto.
Quando ero piccolo ho passato un sacco di bei pomeriggi, insieme ai miei nonnni. Mia nonna era una persona molto simpatica e avevamo un rapporto particolare. Quando ci salutavamo facevano uno strano verso stupido che non saprei descrivere, ma che avevamo mantenuto anche negli ultimi anni. Ricordo le sue bistecche impanate con le patatine, la sua minestrina, il budino al cioccolato o le pesche sciroppate nei ciotolini di vetro verde. Ricordo che pasticciava la faccia di Berlusconi sui giornali perché non lo poteva vedere. Ricordo gli accendini esauriti che teneva nel cassetto in una scatola... da piccolo ci giocavo un sacco. Ricordo che raccontava sempre che al posto di "peperoni" da piccolo dicevo "pepeluni", e infatti lei li chiamava così (o forse si trattava di mio fratello, chissà). Il terrazzo con le piante. I puntuali battibecchi con mio nonno e le sue battute pungenti. Le sere d'estate di tanti anni fa passate a guardare "Una rotonda sul mare".




lunedì, agosto 10, 2009

vacanza, ma solo dal blog

Ho la tapparella giù, ma mi sembra che il cielo sia un po' grigio.

Eh già, è più di un mese che non scrivo su questo blog. E il bello è che poco prima di interrompere le comunicazioni mi ero impegnato a garantire tre post alla settimana. Delle cose da scrivere effittivamente ci sarebbero, ma non ho testa di scriverle. Il fatto è che ultimamente ho la mente troppo impegnata altrove, e concentrata su scritture che mi richiedono un sacco di energie. Perciò credo che mi prenderò una vacanza da Strange Weather (beh, sì, tecnicamente me la sono già presa)... di sicuro per tutto agosto, ma più probabilmente ancora per tutto settembre. Poi magari il post ci scappa lo stesso, quindi non dimenticatevi di questo blog. E alle prime foglie ingiallite, pensate a quale sarebbe il mio commento sul tempo, e tornate qui a dare un'occhiata.

giovedì, luglio 09, 2009

due

Dov'è andata l'afa?

Oggi è il compleanno di Pietro. Ebbene sì, il nostro pupattolo compie già due anni. Mentre inizio a scrivere questo post sono le 18:25, il che significa che, esattamente due anni fa, quel cosino piccolo piccolo era praticiamente in dirittura d'arrivo (è nato alle 19:06), dopo una lunga, lunghissima giornata. In questi due anni non abbiamo fatto altro che chiederci: "come sarà quando xxx?" (sostituite "xxx" con cose tipo "camminerà", "mangerà", "avrà i denti", "parlerà", "dormirà nella sua stanza", ecc ecc). Ed eccoci arrivati. Pietro cammina, mangia per conto suo, ha un po' di denti, dorme nella sua stanza (è stata dura e faticosa ma ce l'abbiamo fatta dolcemente prendendoci i nostri tempi, in barba a Estivill e ai suoi metodi per forgiare i bambini col gognometro)... e, soprattutto, parla (anche se quasi solo a parole singole - ma ne dice proprio un sacco). Ormai è proprio un bimbo. E io ci penso, penso che ho un bimbo di due anni, e non mi sembra mica vero, mi sembra di essere capitato nella storia di qualcun altro. E invece no, eccolo lì, il mio bimbo meraviglioso, simpatico, dolcissimo, caparbio e vagamente isterico, con i suoi occhi azzurri e il suo ciuffo bianco, unico e insostituibile oggetto del 99% delle nostre azioni e del nostro affetto.
Io non mi ricordo mica più com'era prima.

mercoledì, luglio 08, 2009

a scuola da luttazzi

Prima che torni il caldo.

L'ultima volta che ho parlato di Daniele Luttazzi su questo blog, non l'ho fatto in termini troppo lusinghieri. Al di là delle polemiche sulla censura, di Decameron a me era piaciuto ben poco. In seguito avevo anche smesso di seguire il suo blog un po' perché veniva aggiornato molto di rado, un po' perché, in tutta franchezza, i suoi (giusti) sfoghi per la (brutta) maniera in cui è stato defenestrato da La7, con relative (e un po' pedanti) puntualizzazioni su cosa è e cosa non è satira, non mi interessavano più di tanto. E poi, non che mi abbia dato motivo di pensarlo, ma per un attimo ho persino temuto che, come alcuni suoi colleghi, abbandonasse la satira a favore della politica (mi riferisco a Grillo in primis - sulle sue posizioni si può concordare o meno, ma di certo quella che fa ora Grillo è tutto fuorché satira).

E invece no. Tornato sul suo blog, ho scoperto con piacere che Luttazzi aveva messo su un bel progetto, creando alcune rubriche molto interessanti nelle quali coinvolge gli utenti: "La palestra" (che consiste in brevi battute sui fatti del giorno, ispirate a titoli di giornali), "Le parallele asimmetriche" (che comprende notizie realmente tratte dai giornali, ma tanto assurde da sembrare battute), "Pilates" (una dichiarazione rilasciata realmente da qualche personaggio pubblico seguita da ciò che significa veramente) e infine "La palla medica" (ovvero possibili risposte alla domanda: "Cosa potrebbe fare Berlusconi per migliorare la sua immagine, a questo punto?, dopo che questi ha dichiarato: "Sparirò per un lungo periodo, per rigenerarmi. Tornerò come nuovo. Approfitterò dell'estate per capire come ripartire. Con il governo. Con il partito. E anche con me stesso".)

Gli utenti sono esortati a inviare le loro battute seguendo i consigli, le istruzioni dettagliate e i criteri (giustamente severi) che l'autore riporta nella colonna sulla destra, il che fa del sito di Luttazzi una vera e propria scuola per autori satirici. I risultati migliori vengono accuratamente selezionati dall'autore e messi in prima pagina.
Alcune battute degli utenti, ovviamente in puro stile Luttazzi, sono davvero notevoli, quindi vi invito a leggerle. Avrei voluto riportare qui una selezione delle migliori, ma quelle che mi sono piaciute e mi hanno fatto ridere sono davvero troppe, e mi mancano sia il tempo che la voglia di fare un lavoro del genere.
Non mi resta che fare i complimenti a Daniele Luttazzi per la bellissima idea.

lunedì, luglio 06, 2009

black riders, ovvero il bello di essere adolescenti e stare su un palco

Afa e asfalto bagnato del giorno prima.

L'estate è iniziata, e con essa fioccano le varie sagre di paese nei dintorni. Ora che Pietro è più grandicello, sarebbe un peccato non approfittare di questo periodo vivace, dopo il lungo e noioso letargo invernale. Così negli ultimi giorni abbiamo messo il becco fuori di casa un po' più spesso di quanto facciamo di solito e siamo andati qua e là, quando non avevamo voglia di stare in casa. E come spesso capita nelle sagre di paese, abbiamo visto qualche concerto di gruppetti locali, spesso composti da liceali o poco più (come età, intendo).
A questo punto entra in scena la nostalgia, e mi viene da ripensare ai Black Riders (nome un po' tamarro, è vero, ma ispirato pur sempre a un album di Tom Waits), il gruppo che fondammo io e due miei compagni di classe tra il terzo e il quarto anno di liceo (ovvero tra il 1995 e il 1996, se la memoria non mi inganna). Io cantavo, Cubo suonava il basso, Mais la tastiera. La formazione si completò poi con Stefano e Diego alle chitarre, e Camma alla batteria. Ho un ricordo piuttosto vivido soprattutto delle prime maldestre prove nella sala-prove di Canale, situata nelle ex-scuole vecchie di Canale. Ricordo qualche ceres rossa così per sciogliersi, i fogli con i testi sparpagliati nel mio solito zaino, una valanga di sogni e ambizioni.
A pensarci ora, era evidente che non fossimo fatti per durare. Avevamo gusti musicali abbastanza diversi e diversi modi di intendere lo stile del gruppo, per cui si andò lentamente ma inevitabilmente incontro alla formazione di correnti interne che minarono un po' la solidità del gruppo. Il debutto all'"Happening" del liceo fu abbastanza orrendo, anche se divertente... se ricordo bene suonammo solo tre pezzi: il classico blues Crossroads di Robert Johnson (ma credo nella versione di Eric Clapton, visto che Stefano, il chitarrista, era un claptoniano convinto), Whole lotta love dei Led Zeppelin, e infine un pezzo strumentale ripetitivo in cui addirittura mi azzardai a suonare il quartino (con che coraggio non lo so... aaah... il bello dell'adolescenza). Io probabilmente sbagliai tutti i tempi, perché mancavo e manco tuttora del benché minimo senso del ritmo, ma i concerti successivi andarono meglio. Canale, Neive e Castagnito sono quelli che mi ricordo meglio e che mi sono rimasti più impressi. Con il tempo inziavo a cantare meglio e a divertirmi sempre di più sul palco, e a mio modo davo spettacolo. Gran parte dei pezzi che suonavamo erano degli stra-stra-stra-classici... Cocaine, Comfortably numb, Smoke on the water, Have you ever seen the rain. Personalmente, però, l'idea di cantare dei pezzi che suonavano già altri diecimila gruppi non mi andava molto. Allora io amavo Nick Cave, Tom Waits, P.J. Harvey... cose non proprio di nicchia, però già un po' meno classiche, per una cover band. In realtà amavo molte cose in quel periodo... dalla world music di Peter Gabriel alla scena alternativa italiana, che proprio in quegli anni conobbe una breve stagione fiorente, per quanto, in alcuni casi, un po' sopravvalutata (da me per primo). Insomma, io conoscevo due o tre cose e già mi credevo un esperto di musica, e questa mia ingenua presunzione suscitava in me ambizioni che stridevano, tanto per fare un esempio, con quelle di Stefano, che invece era il tipico chitarrista blues-rock, bravissimo ma un po' fissato sui suoi generi (e sui suoi assoli). Col senno di poi, potevamo prendercela più rilassatamente e goderci più a lungo possibile la fantastica ebrezza di salire sul palco, invece di finire come una brutta copia dei Commitments. Facemmo in tempo a scrivere una canzone nostra (con un mio orripilante testo simil-maudit), prima di naufragare definitivamente sulla soglia dei diciott'anni.
Oggi, a trentun anni, guardo questi gruppetti così simili a noi e mi chiedo quanto dureranno, prima di montarsi la testa ed essere smembrati da divergenze di gusti, incomprensioni, presunzioni, impegni, mancanza di tempo e di voglia. Però mentre sono lì sul palco li invidio un po'.
Per quanto fossimo ridicoli, gasati, ingenui e cronicamente adolescenti, lo rifarei in ogni mia vita successiva.

giovedì, luglio 02, 2009

tutta colpa di berlusconi e del papa

Proprio un signor temporale, quello di ieri...

Torno dal mare e trovo le mie patate (le piante, intendo) invase dalle dorifere.
Quegli stupidi insetti col pigiama non hanno alcun ritegno. Stanno sempre lì a imboscarsi tra le foglie, dico io. E poi credevo che l'accoppiamento si limitasse a un determinato periodo, e già cantavo vittoria, dopo aver fatto manualmente strage delle loro uova, qualche tempo fa.
E invece no... ogni volta che vado nell'orto, ne trovo qualcuna in atteggiamenti intimi ("rapporti piccanti", direbbe Berlusconi - ecco come si riflette il suo cattivo esempio sulla società, tra l'altro... maledetto).
Io non è che voglia fare il moralista... ma cavoli, usate almeno delle precauzioni, invece di continuare a sfornare una dietro l'altra quelle orrende e voraci larve-rosa salmone!
Ah beh, tanto c'è il sottoscritto che le mantiene, direte voi...

martedì, giugno 30, 2009

elegante sepolcro

Si preannuncia un'altra giornata afosa.

Di già che eravamo al mare, abbiamo fatto un salto a Genova. E di già che eravamo a Genova, abbiamo fatto un salto alla mostra su De André.
Qualcuno me ne aveva parlato bene, qualcuno male. Dipende se uno ci trova quel che ci voleva trovare, oppure no... e io francamente non sapevo bene cos'è che cercavo. Col senno di poi però ho capito cosa avrei voluto da una mostra sul mio cantautore preferito di sempre... e direi che non l'ho trovato.
Andiamo per esclusione. I cimeli non mi interessano un granché. Ok che adoro Faber, ma vedere la sua giacca o la sua chitarra mi lascia abbastanza freddo. Per quanto riguarda gli appunti, le pagelle, le lettere di Natale di quand'era bambino... sì, possono stuzzicare una certa curiosità feticista... però, alla fine della fiera, sono cose che può essere carino serbare in un libro, ma chi ha voglia di mettersi lì a spulciarle in piedi nella penombra della sala? Io no... quindi niente. I video dei tarocchi erano piuttosto kitsch, e il giochino multimediale una menata. Poi c'era la storia dei vinili che mettevi su un tavolo e ti comparivano i commenti video di chi ci aveva lavorato, ecc... questo era già molto più interessante, e si avvicinava a quel che cercavo io in questa mostra, però uno non è che può mettersi a fare avanti e indietro attorno a un tavolo e guardarseli tutti (oltretutto l'audio era un po' confuso), mentre gli altri dietro ti mettono il fiato sul collo. Idem per la storia delle foto trasparenti. Resta infine il video con le interviste e gli speciali TV... ne abbiamo visto un bel pezzo, approfittando del fatto che Pietro dormiva nel suo passeggino, al fresco in un angolo della sala proiezioni, tranquillo e beato. Questa era di gran lunga la cosa più interessante, anche se credo la si possa trovare anche in un DVD che ho adocchiato nel negozietto all'inizio della mostra.
In conclusione, a me interessavano più che altro le testimonianze, i resoconti dello stesso Fabrizio e di chi altro c'era, di chi ha partecipato alla genesi degli album, di chi ha ispirato le canzoni. Tutte cose che forse è meglio cercare nei libri, nei video, e negli stessi CD, e non in una mostra un po' fighetta.
Di sicuro ho visto più De André camminando per le viuzze forse un po' laide ma piene di vita che da Piazza Principe scendono al porto vecchio, che non in quell'elegante e freddo sepolcro.

sabato, giugno 27, 2009

supplizio

Sporadici tuoni, sporadiche cannonate.

L'altro ieri sono andato a farmi togliere il neo di cui avevo già parlato qualche tempo fa. L'operazione in sé è stata breve e indolore, ma purtroppo ho dovuto aspettare tre ore sul pianerottolo dell'ospedale perché nel primo pomeriggio c'era stata una lunga operazione urgente che aveva fatto slittare tutte le altre. Ho maledetto me stesso per non essermi portato qualcosa da leggere, ma fortunatamente avevo dietro l'iPod. Ciò non mi ha tuttavia risparmiato completamente dal supplizio delle stronzate e dei luoghi comuni sparati dagli altri pazienti innervositi dall'attesa. Eccone un piccolissimo campionario:

"Eh, ma qui mica siamo in America!"

"Ah, ma se gli mandassimo Striscia, vedi che casino che fanno qui dentro!"

"È tutto in mano agli ebrei".

Fortunatamente, il tizio che ha imprecato tra i denti contro l'infermiera invitandola a darsi una mossa è passato prima di me. L'idea che mettesse fretta al medico mentre ero sotto i ferri non mi garbava un granché.
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