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lunedì, settembre 20, 2010

una nuova gemma

Settembre, mese stupendo. Il tempo si trasforma, ma gli echi dell'estate sono ancora qui.

Come tutti i lettori storici di Strange Weather avranno capito, l'ultimo post di questo blog era da tempo destinato alla nascita di mia figlia. Del resto, la nascita di Pietro era stata raccontata per filo e per segno, e quindi valeva la pena ritardare ancora un po' la chiusura del sipario per non fare torti.
Come Pietro, anche sua sorella si è fatta attendere un po', indugiando ancora una decina di giorni, rispetto alla data presunta, nel confortevole tepore del ventre di Silvia. Inutile dire che, anche in questo caso, l'attesa è stata snervante, ma appena un giorno prima della data stabilita per l'induzione, la piccola ci ha stupiti con una doppia sorpresa: non solo ha deciso di nascere con le proprie forze, ma ha voluto anche recuperare il tempo perduto uscendo in fretta e con una certa delicatezza.

La sera prima era venuto a trovarci un nostro amico ed era stato tutto nella norma. L'unico vaga impressione che potessimo essere prossimi all'evento, mi è stata suscitata dal modo in cui Silvia ha salutato Pietro prima che io lo addormentassi. Non so spiegarmelo, ma sul momento mi è sembrato che inconsciamente sapesse che il giorno seguente non sarebbe stata a casa a dargli il solito buongiorno.
Le prime contrazioni sono arrivate poco dopo, ovvero verso le prime ore del giorno successivo, precisamente intorno alle due di notte del 5 settembre, quasi esattamente a un mese di distanza dall'istante in cui mio padre ci ha lasciati. Non so se questo significhi qualcosa, ma mi piace pensare che questa gradita sorpresa sia stata merito suo.

Sebbene anche nei giorni precedenti ci fossero state delle mini-contrazioni preparatorie che ci avevano messo erroneamente sul chi va là, questa volta non c'è stato dubbio: si trattava di quelle vere, e prima che ce ne accorgessimo avevano già assunto una frequenza di circa dieci minuti. Intorno alle tre eravamo già pronti per partire alla volta di Alba, mentre mia madre vegliava casa nostra su Pietro che dormiva.
Il viaggio, contrazioni a parte, ha goduto di tutta la placida ovattazione di una gita notturna: poco traffico, poche luci, pochi rumori, io e Silvia soli. Casualmente nel lettore CD girava Ask Forgiveness di Bonnie "Prince" Billy, tutto sommato un album dai toni adatti all'occasione. Ricordo che la prima canzone è stata la sua cover di I've seen it all di Bjork. Arrivati ad Alba, ho lasciato Silvia nella sala d'attesa del pronto soccorso, e sono andato a parcheggiare. La sala era affollata dai residui del sabato sera: nasi rotti e via dicendo. Silvia ha preferito fare a piedi tutto il lungo tragitto che porta al reparto di ginecologia, nonostante il ravvicinarsi e l'intensificarsi delle contrazioni. Gli ampi e semibui corridoi dell'ospedale deserto in una sera d'estate avevano un'aria insieme placida e sinistra.
Giunti a destinazione, un'ostetrica ci ha fatti accomodare nella confortevole sala parto che, al tempo di Pietro, stavano rimettendo a nuovo. Ammetto di aver controllato, come prima cosa, che ci fosse il lettore CD: è stato più forte di me, ma del resto avevamo concordato la nostra playlist più di un mese prima... ahem. Comunque, se l'altra volta il dolore delle contrazioni era stato ammorbidito dalle note delicate di Pink Moon di Nick Drake, e Pietro era poi stato salutato dalla voce di Billie Holiday, questa volta la nostra accurata scelta congiunta era caduta su Secrets of the Beehive di David Sylvian, Master and Everyone del solito Bonnie "Prince" Billy, Beautiful Collision di Bic Runga e Our Endless Numbered Days degli Iron & Wine, tenendo come riserva anche lo stesso Pink Moon, visto che aveva svolto egregiamente il suo compito tre anni prima. Ovviamente, la speranza era quella di non doverli usare tutti, ma dopo la lunga esperienza di Pietro, non pensavamo che saremmo stati così fortunati da non avere il tempo di ascoltarne nemmeno uno!

Insomma, per farla breve, Gemma è stata una scheggia. Quando ci siamo sistemati in sala parto credo che fossero quasi le quattro di mattina, e poco meno di due ore dopo, verso le sei meno un quarto, la nostra bimba era già tra le braccia di sua madre. Sebbene il travaglio, come ogni travaglio, non sia stato indolore, si è svolto con incredibile naturalezza, scioltezza e rapidità. Anche per quanto mi riguarda, non ho nemmeno dovuto fare molto, salvo porgere le mani a Silvia quando arrivavano le contrazioni affinché potesse stringerle, e offrirle una spalla da mordere in un paio di occasioni al massimo (nulla a confronto di ciò che hanno dovuto subire qualche giorno dopo il marito e le ostetriche della futura compagna di stanza di Silvia).
Quando l'ostetrica ha che poteva iniziare a spingere, Silvia l'ha guardata incredula, e poco dopo ha lanciato un unico lungo grido. Ho alzato lo sguardo e, non so perché, per un attimo mi è sembrata una fiera guerriera pellerossa. Altrettanto increduli siamo stati entrambi quando, ancor prima di vederla (Silvia si abbracciava alle mie spalle, per cui né io né lei vedevamo ciò che accadeva più in giù), abbiamo sentito il primo vagito. In un soffio Gemma era già lì, adagiata sul lettino, piccina, pulita, carina e così terribilmente somigliante a Pietro. Siamo rimasti lì tutti e tre nella tranquillità della sala parto, nelle prime ore del mattino.

Ora Gemma è qui a casa con noi. La permanenza di Silvia in ospedale è stata un po' dura per Pietro, ma io e lui ce la siamo cavata abbastanza bene, a casa da soli. Certo, com'è naturale che sia, si vede benissimo che un po' patisce a dover divedere la sua mamma con qualcun altro, ma devo dire che finora il nostro bimbo si è comportato con una certa maturità, non facendo nemmeno i capricci in occasione dei primi giorni d'asilo, sebbene i due "traumatici" eventi si siano verificati a brevissima distanza l'uno dall'altro. Qualche volta ha tentato persino di consolare la sorellina esortandoci a prenderla in braccio quando lei piangeva o dicendole: "Non piangere! Ci sono qua io!". Dal canto nostro, stiamo cercando di coinvolgerlo il più possibile e di non fargli mancare troppo la nostra presenza. Inutile dire che le nostre giornate sono molto, molto lunghe.

Tengo in braccio mia figlia, la guardo, così simile a Pietro, così tranquilla, soffice e dolce, penso a tutti i giorni che verranno, al processo di crescita appena iniziato. Mentre cullandola sfoggio in semi-automatico il mio ormai consolidato repertorio canoro, mi chiedo, dopo i tre anni vissuti con Pietro, come sarà con una femmina. La guardo negli occhi e mi chiedo cosa veda in me e come vedrà suo padre quando sarà grande. Sento i suoi esili squittii e i suoi sonori pianti in cerca del pupo, e mi chiedo come sarà la sua voce. Me la immagino giocare con Pietro tra qualche anno, quando saranno entrambi più grandi, e mi viene da chiedermi come evolverà il mondo intorno a me nell'arco di tempo così lungo eppure così breve di tre anni, prima che io possa vederla come vedo Pietro ora. Nell'arco degli ultimi tre ne sono cambiate tante, tantissime, di cose. Loro intanto crescono, e noi cerchiamo di concentrarci su di loro.

Grazie per essere qui, Gemma. Il tuo nome, che abbiamo cercato di tenere nascosto fino all'ultimo, era il nome di tua bisnonna. L'abbiamo scelto non solo perché ci piaceva (personalmente amo i nomi semplici, brevi, con un'etimologia chiara e ancor meglio se con rimandi al mondo naturale) e perché faceva il paio con Pietro, di cui può essere anche inteso, in una delle sue accezioni, come una variante femminile. L'abbiamo scelto anche perché volevamo che, in questa gemma che va schiudendosi verso il futuro, fosse presente un legame con il passato. Perché, se mi è concessa la banalità, la pianta su cui sbocci non sia priva di radici.

martedì, agosto 10, 2010

papà

Quella notte d'improvviso è iniziato a piovere, e noi con esso.

Da tempo ormai avevo deciso quali sarebbero stati i due argomenti che avrei trattato rispettivamente negli ultimi due post, quelli che avevo promesso di scrivere prima di chiudere questo blog. Avrei tanto voluto che l'ordine fosse stato inverso, ma il destino ha deciso diversamente.

Dedico dunque questo mio post al mio amato padre Bartolomeo, mancato, dopo un anno di malattia e tribolazioni, all'una e quaranta del mattino del 5 agosto 2010. Dopo una mattinata travagliata, nel primo pomeriggio del 4 si era finalmente assopito al fresco del mio ventaglio, e il suo volto aveva ritrovato quella stessa espressione di rinnovata giovinezza e serenità che egli ha mantenuto nella morte, avvenuta nel suo letto e alla presenza dei suoi cari, come voleva lui. La nostra ultima straziante conversazione si era tenuta circa una settimana prima, allorché mi chiese come avrei chiamato la mia nuova figlia, e mi confessò che avrebbe tanto voluto restare con noi ancora qualche anno. Posso solo immaginare quanto dev'essere stata penosa per lui l'idea di separarsi dai suoi adorati nipotini, ancora così piccoli.
L'ultimo libro che mio padre ha letto è stato Memorabili di Senofonte. L'ultimo CD che ha ascoltato conteneva le sinfonie No. 59, 49 e 58 di Franz Joseph Haydn. L'ultimo albero da frutto da lui piantato, un melo.
Non sapendo da che parte iniziare nell'affrontare un argomento che richiederebbe uno spazio ben maggiore, provo a scavare tra i sentimenti che ora si affollano dentro di me, mentre piano piano si posano le ceneri del caos generato inizialmente dal trauma. Il primo a emergere è naturalmente il senso di vuoto, la tangibilità del cratere che ora, per la prima volta dopo trentadue anni, si è creato nella mia esistenza. Guardo con apprensione e timore al futuro evirato della presenza di mio padre. Mi sento sperduto, di fronte all'interruzione dei suoi insegnamenti. E provo quasi un senso di ribrezzo, nei confronti di ciò che è rimasto, degli oggetti inutilizzati, delle cose senza padrone. Ogni oggetto emana una fosforescenza di rimandi e di ricordi, e mi domanda cosa ne faremo ora. Mi chiedo quanto tempo dovrà passare prima che tale incandescenza si raffreddi, e ogni cosa possa essere vista e utilizzata per ciò che è e rappresenta.
E' più difficile di quel che sembri, e tale difficoltà è accentuata dal fatto che mio padre era un uomo animato da mille interessi, da innumerevoli bizzarri "balìn" che fioccavano di anno in anno: la sua curiosità intellettuale spaziava dalla musica sinfonica alla letteratura classica, dalla filosofia alla religione, dalla fotografia all'astronomia, dall'agricoltura alla micologia, dal buon cibo alla degustazione dei vini, dai viaggi ad accenni di entomologia prematuramente interrotti. E poi ancora l'alpinismo, lo sci di fondo, il ciclismo, il tennis, il jogging, un rudimentale pattinaggio e soprattutto le passeggiate in campagna col suo amato san bernardo Moloch, che si faceva sempre tirare per poi precederlo verso la meta finale circa un anno fa. Per non parlare dei suoi bizzarri esperimenti nei campi della cucina e del bricolage, campi nei quali era assolutamente negato e che produssero disastrosi frutti difficilmente dimenticabili. Infine le collezioni di coltelli, di orologi a cipolla, gli alberi genealogici e la storia del territorio, la mania della catalogazione e dell'archiviazione, un passato da amministratore comunale e chissà cos'altro sto dimenticando ora. Tutte passioni coltivate talvolta con duratura costanza, talvolta con effimera superficialità, ma che hanno e continuano rilasciare miriadi di spore e tracce tangibili con le quali ora io e la mia famiglia dovremo confrontarci.
La mancanza non riguarda solo i suoi numerosi pregi di uomo rusticamente semplice eppure estremamente brillante, di medico professionale e competente, di intellettuale dalle mille risorse (pregi che gli hanno guadagnato stima e affetto da parte di molti colleghi e compaesani): la mancanza riguarda ugualmente, e forse più, i suoi altrettanto innumerevoli difetti, quelli che si manifestavano per lo più nella sfera privata e domestica. Tali difetti, che talvolta lo facevano apparire più simile a un Homer Simpson in carne ed ossa, oppure, a tratti, a una sorta di Alberto Sordi piemontese, gli conferivano un'aura di fragile umanità che era per me motivo di immenso amore, tenerezza e simpatia.
In questi giorni mi sono chiesto quale sarà la cosa che mi mancherà più di lui. Credo che sia il suo formidabile senso dell'umorismo, perché, a parte tutto, mio padre era una delle persone più divertenti che conoscessi. Adoravo le sue calcolate esagerazioni circa le proprie doti ("Il martello di Dio" si faceva chiamare quando giocava a tennis; "The Voice" quando cantava De André accompagnato da mia sorella al piano; quando faceva ciclismo, ci sfidava scherzosamente a tastare la durezza del suo polpaccio; ci narrava che da giovane, giocando a calcio, aveva preso col pallone una traversa con una potenza tale che la porta tremava ancora a decenni di distanza).
Mi terrò stretti tutti i pregi e i difetti che lui mi ha geneticamente o culturalmente trasmesso. Perché è la parte di lui che ancora vive in me e che, insieme a tutto ciò che ha avuto il tempo di insegnarmi nei trentadue anni della mia vita, io cercherò di trasmettere ai miei figli.
Nella disgrazia, mi ritengo fortunato di avere avuto l'opportunità di godermi mio padre per diversi mesi dopo la traumatica notizia di un anno fa, e di averlo potuto fare con la consapevolezza necessaria per non lasciarmi sfuggire tutte le occasioni di momenti importanti e felici. Abbiamo passato delle ore belle e istruttive in giardino, nell'orto, nel frutteto. Ricordo con piacere quella faticosa mattinata spesa nel quasi comico tentativo di estrarre un enorme sasso dal terreno per fare spazio a una pianta.
Ciao papà, ti ho voluto tanto bene, e ti ringrazio per tutto quello che ci hai dato. Eri così bello sul letto di morte, che è stato ancora più difficile lasciarti.

Ti saluto con un brano che, tanti anni fa, mi facesti ascoltare in salotto, dicendomi che musiche così tristi forse dovrebbero proibirle.

giovedì, settembre 17, 2009

gemma

L'aria ha già un altro odore, le vespe iniziano a morire sulla strada, i trattori si caricano d'uva. Finalmente Agosto se ne è andato.

Ho deciso di riaprire il blog, senza troppi impegni. Quando mi viene da scrivere qualcosa, insomma.
Un mese fa, prima di tornare a casa, ho pensato di andare a trovare mia nonna Gemma che era a letto con la febbre alta da qualche giorno. Era lì coricata sul letto ed emetteva piccoli gemiti. Aveva gli occhi chiusi, era priva di conoscenza. Il giorno dopo alle otto e mezza è squillato il telefono, e ho subito capito che era morta. Il 18 agosto, stesso giorno di Fernanda Pivano. Ho preso la bici e sono volato a casa sua. La sua pelle era ancora calda, il volto sereno. Se ne era andata verso le otto, e prima di andarsene le era scesa una lacrima.

Avevo parlato dei miei nonni agli albori di questo blog, circa tre anni fa, e da allora di cose ne erano cambiate parecchie. In questo arco di tempo così stranamente breve, più precisamente a partire da un paio d'anni fa, mia nonna era piano piano scivolata in un mondo tutto suo, una specie di collage di ricordi di gioventù che mal si adattava alla cornice del presente. Questa incongruenza la faceva soffrire, si vedeva. Giorno dopo giorno, il suo sguardo si è fatto più assente, e il suo corpo più immobile. Gli sprazzi di coscienza si facevano via via più rari, e il suo è stato un lento e triste saluto.
Quando ero piccolo ho passato un sacco di bei pomeriggi, insieme ai miei nonnni. Mia nonna era una persona molto simpatica e avevamo un rapporto particolare. Quando ci salutavamo facevano uno strano verso stupido che non saprei descrivere, ma che avevamo mantenuto anche negli ultimi anni. Ricordo le sue bistecche impanate con le patatine, la sua minestrina, il budino al cioccolato o le pesche sciroppate nei ciotolini di vetro verde. Ricordo che pasticciava la faccia di Berlusconi sui giornali perché non lo poteva vedere. Ricordo gli accendini esauriti che teneva nel cassetto in una scatola... da piccolo ci giocavo un sacco. Ricordo che raccontava sempre che al posto di "peperoni" da piccolo dicevo "pepeluni", e infatti lei li chiamava così (o forse si trattava di mio fratello, chissà). Il terrazzo con le piante. I puntuali battibecchi con mio nonno e le sue battute pungenti. Le sere d'estate di tanti anni fa passate a guardare "Una rotonda sul mare".




giovedì, luglio 09, 2009

due

Dov'è andata l'afa?

Oggi è il compleanno di Pietro. Ebbene sì, il nostro pupattolo compie già due anni. Mentre inizio a scrivere questo post sono le 18:25, il che significa che, esattamente due anni fa, quel cosino piccolo piccolo era praticiamente in dirittura d'arrivo (è nato alle 19:06), dopo una lunga, lunghissima giornata. In questi due anni non abbiamo fatto altro che chiederci: "come sarà quando xxx?" (sostituite "xxx" con cose tipo "camminerà", "mangerà", "avrà i denti", "parlerà", "dormirà nella sua stanza", ecc ecc). Ed eccoci arrivati. Pietro cammina, mangia per conto suo, ha un po' di denti, dorme nella sua stanza (è stata dura e faticosa ma ce l'abbiamo fatta dolcemente prendendoci i nostri tempi, in barba a Estivill e ai suoi metodi per forgiare i bambini col gognometro)... e, soprattutto, parla (anche se quasi solo a parole singole - ma ne dice proprio un sacco). Ormai è proprio un bimbo. E io ci penso, penso che ho un bimbo di due anni, e non mi sembra mica vero, mi sembra di essere capitato nella storia di qualcun altro. E invece no, eccolo lì, il mio bimbo meraviglioso, simpatico, dolcissimo, caparbio e vagamente isterico, con i suoi occhi azzurri e il suo ciuffo bianco, unico e insostituibile oggetto del 99% delle nostre azioni e del nostro affetto.
Io non mi ricordo mica più com'era prima.

domenica, agosto 03, 2008

facciamoci perdonare 1

Classica calda afosa giornata d'agosto.

Questo mese, come avrete notato e come ho già ribadito, ho avuto poco tempo e ancor meno spazio mentale per concepire dei post (nemmeno quello sulle chiavi di ricerca, pensate un po'). Per rifarmi, ho deciso di impegnarmi a garantire una settimana di post. Non so bene cosa tirerò fuori, ma ecco il primo, ovvero il post che spiega perché questo mese ho avuto così poco tempo.

1) Il 5/6 luglio c'è stato l'addio al celibato di Mana (che da allora ho promesso di non chiamare più così, ma pazienza, manteniamo questo soprannome almeno per il blog)... una festa che ha richiesto un grande sforzo organizzativo da parte di tutti i suoi amici, che ha preso la forma di almeno un centinaio di email. Comunque, una splendida festa di cui varrà la pena parlare prima o poi...

2) Lavoro lavoro lavoro. Tra l'anime di Death Note e svariati fumetti che si incastravano infrangendo le leggi del tempo umano, questo mese, così come quelli precedenti, non ho avuto un attimo di respiro. Confido nel prossimo.

3) Il regalo per il matrimonio di Mana e Cri. Io e Silvia ci siamo messi in testa di costruire da noi una scacchiera a partire da un ceppo, con le pedine da dama e scacchi fatte in pasta di sale. Questo ci risucchiava anche l'ora serale dalle 23 alle 24 che Pietro ci lasciava. Senza contare lo sforzo mentale dovuto alla fretta e all'iniziale mancanza di idee. Fortunatamente, anche se l'opera è stata terminata un'ora prima del matrimonio, è andato tutto bene.

4) La febbre di Pietro. Pietro nelle ultime settimane ha avuto la febbre per tre volte. Una volta (forse) per il dentino. Una volta per il vaccino esavalente. Una volta, a cavallo tra questa settimana e la scorsa, per una faringite acuta + tonsillite, che gli ha procurato una bella febbre intorno ai trentanove/quaranta gradi per diversi giorni. Non vi dico le notti. Ora sta meglio, ma...

5) ...Intanto è riuscito ad attaccarla pure a me. Fortunatamente in forma molto più lieve (febbre sui trentotto, mal di gola e fiacchezza per due/tre giorni).

6) Spostamenti vari. Siamo andati un paio di volte in montagna per toglierci da quest'afa. Ovviamente questo per me non ha mai significato vacanza. Grazie al portatile e alla fantastica vodafone key, Mapomo lavora sempre e ovunque. Mare, montagna... chissà cosa ci riserverà il futuro?

7) La vodafone key. Mentre al mare andava spedita, in montagna va più o meno come un modem a 56k... quindi ti passa la voglia di stare collegato.

8) Varie ed eventuali. Ovvero, fiacchezza dovuta al caldo e alla solita mancanza di sonno; carenza di idee; carenza di eventi particolari da raccontare; personale pigrizia; problemi col computer.

mercoledì, luglio 09, 2008

un anno fa

Sono accaldato, in più fa un caldo da morire!

Un anno fa, esattamente a quest'ora, nasceva Pietro. Ricordo benissimo quel momento: come sono scoppiato in lacrime quando è uscito tutto d'un colpo, dopo quella lunghissima giornata. Ricordo che avevo messo su un CD di Billie Holiday, ma non so quale canzone ci fosse in quel momento perché non l'ho sentita.
Oggi siamo andati al ciabot e, ai piedi di un albero, abbiamo seppellito una scatola del tempo contenente alcuni oggetti-ricordo di quest'anno di vita. Un giorno lo diremo a Pietro, e lui potrà portarla alla luce, se vorrà. Altrimenti la lascerà lì per i posteri. Strano a dirsi, ma è la seconda scatola del tempo con cui ho a che fare, nel giro di appena una settimana.

Auguri, Pietro!

mercoledì, aprile 23, 2008

pagnone

Dopo tanta pioggia, è tornato il sole.

Ieri è morto mio prozio Dorino, fratello di mio nonno. La morte di una persona vicina porta inevitabilmente tanti rimpianti. Ci saranno di lezione per il futuro?
L'immagine di zio Dorino che mi porterò appresso risale a molto tempo fa, quando ero un bambino e lui mi prendeva sulle ginocchia per farmi solletico alla pancia dicendomi "pagnone pagnone pagnone!", un'espressione senza senso che a me faceva venire in mente una pagnotta e un pancione.
Poi si cresce, e la distanza che separa i vecchi dai bambini, invece di assottigliarsi, aumenta.


sabato, aprile 19, 2008

ventinove... trenta

Sole, con una nuvola che fa capolino dal tetto del brutto palazzo di fronte.

Domani compio trent'anni. Non che ci stia a pensare tutto il tempo, ma effettivamente è un traguardo, specialmente se penso al mio immaginario di quando ne avevo meno. In realtà ti senti più o meno uguale a ieri e all'altro ieri, ma se guardi più indietro, vedi che ne sono cambiate un sacco di cose, senza che te ne accorgessi. E i ricordi sono tanti, ma un po' confusi. Vorrei scrivere un pugno di ricordi per ogni anno di vita, come gli anelli di un albero. Non necessariamente i più significativi, ma i primi che mi vengono in mente. Vediamo cosa ne esce fuori.
A zero sono nato, e probabilmente avrò appoggiato il mio culetto nudo su delle coperte arancioni di ciniglia. A uno chissà, sarò stato poco più grande di Pietro, avrò dormito nel lettino bianco in cui ora dorme lui quando sta dai miei, vegliato da mio fratello e da mia sorella, già più grandini. A due di sicuro avevo con me Bubuno, l'orsetto che si succhiava il pollice che compare nella foto del mio secondo compleanno. O era il terzo? A tre... quando ero piccolo, mi sembrava che ogni mio ricordo risalisse a quando avevo tre anni... ad esempio, mi sembrava di averne tre quando sono sceso per la prima volta da solo nella tavernetta (quello che noi chiamiamo "giocobimbi" e non chiedetemi perché) per prendere qualcosa, forse del pongo. A quattro facevo l'asilo... ricordo l'ampia mensa, i gradini in pietra, il budino alla vaniglia, quelli che si portavano l'olio da casa per mangiare la pasta in bianco. A cinque ancora l'asilo, forse non andavo più sul passeggino, ma ne ho comunque un ricordo probabilmente precedente... a ogni modo ricordo quando andavo con mia nonna o Pina lungo la strada estiva, e ricordo un pacchetto di Fonzies. A sei ho iniziato le elementari... ho un ricordo confuso del primo giorno di scuola, ma ricordo quando abbiamo fatto le forme e i colori con dei modellini di legno colorato... forse a quel tempo c'erano le riunioni dell'Ars Musica, in cui cantavano mio padre e mia sorella, e ricordo una bambina di nome Valentina. A sette cos'avrò fatto: di sicuro d'estate i miei nonni venivano a farci giocare nel cortile... e poi il pentolone della conserva e il rifugio che voleva costruire mio fratello... ricordo che una mattina corsi sul terrazzo cercando mia madre e con mia sorpresa vidi che al suo posto c'era mia nonna. A otto anni... terza elementare... il libro di vacanze azzurro d'estate, il bob e la neve con lo zucchero e il limone d'inverno, e probabilmente è stato a quell'età, o poco più tardi, che ho iniziato a suonare il quartino... mio padre mi fece giurare, su un quadro che ritraeva dei funghi appeso nel corridoio della scuola, che mi sarei impegnato a studiarlo... e invece poi mollai. A nove anni forse iniziai a pattinare con lo Skating Roero... ricordo il mio maestro Carmelo, un medico originario di Siracusa. A dieci anni, quinta elementare... qualche gara, forse gli exogini, ma anche il momento forse di poco successivo in cui mi accorsi, guardando la vetrina delle Sorelle Sacchetto, che i giocattoli veri e propri non mi interessavano più... si andava verso le medie e quello strano e un po' ridicolo desiderio di sentirsi più adulti. Undici anni: le figurine degli Sgorbions, l'enorme libro di epica "Dal mito alla storia". Dodici anni: la bicicletta, le estati con Pajo passate a giocare con l'Amiga e i suoi gettoni omaggio per l'autopista. Tredici anni: la fine delle medie, le patatine e la pizza al taglio, il momento in cui mi sono accorto, non riuscendo a distinguere Pajo che mi salutava, che dovevo mettere gli occhiali. Quattordici anni: i romanzi di Stephen King e i Queen... il senso di distacco da un mondo che preannunciava una stagione introversa... l'inizio del liceo scientifico e la scoperta che io di matematica e fisica non capivo un tubo. Quindici anni: i Pink Floyd, le nuove amicizie, io che mi dimentico di essere al volante sul risciò in gita, e finiamo tutti contro un muretto... le prime cotte. Sedici anni: le lezioni di chitarra, presto abbandonate, nella cascina di un fantastico fricchettone roerino, il ritorno al mondo, Peter Gabriel e la world music, la mia prima mostra con i giovani artisti canalesi, all'ex-cinema Odeon. Diciassette anni: la nascita dei Black Riders, il murales in sala prove, gli amici di Canale. Diciott'anni: la leva del '78. Diciannove anni: la gita a Londra, la fine del liceo, la fantastica mostra-discarica all'Odeon da cui è nata l'amicizia con Silvia, il Punto enogastronomico e le ciucche più belle della mia vita, le serate al Macabre con Vaga... e poi l'inizio dell'università, i primi rudimenti di giapponese, la vita torinese, i cinema. Vent'anni: Silvia a colorare qualunque ricordo. Ventun anni: l'eclissi totale a Salisburgo, le Moretti con Ivan, il pellegrinaggio a Bra dei Pamparato Kuh Cowboys. Ventidue anni: il primo viaggio in Giappone e Silvia che trattiene il pianto alla mia partenza e poi scoppia a piangere quando, lo stesso pomeriggio, va a vedersi Hana-bi. Ventitré anni: il viaggio a Osaka, questa volta con Silvia, e le serate ad Amerika-mura con salsicciotto chimico dei Lawson al mattino e latte al cacao. Ventiquattro anni: il terzo viaggio in Giappone, con Alice, Elisa e Mauro... Yukiko, casa sua e il suo cane Toranpu... fare il cameriere nel ristorante italiano "Al solito posto"... la pedana della Yamanote e la pallina blu. Venticinque anni: la mia laurea e la laurea di Silvia, quando avevo quella caramella giapponese enorme in bocca e la sua relatrice mi chiese qualcosa, e io nel rispondere sembrava che avessi un ascesso enorme... guardare le bottiglie di Frangelico sul nastro trasportatore della Barbero. Ventisei anni: il meraviglioso matrimonio, il distacco dalla casa dei genitori, Roma, Parigi, il lavoro alla Panini. Ventisette anni: il viaggio in Giappone con Silvia e soprattutto la settimana a percorrere in treno il Giappone sud-occidentale (il link porta al mio resoconto, che ho spedito a un sito di viaggi), tuttora il viaggio più bello della mia vita. Ventotto anni: mentre traduco in cucina al caldo della stufa, Silvia torna a casa dopo aver fatto il test, e dalle sue lacrime capisco che è incinta. Ventinove anni: Pietro.

domenica, dicembre 30, 2007

tempo di bilanci

Sempre cielo azzurro, sempre la luce arancione sul palazzo di fronte.

Oggi finisce il 2007, che è innanzitutto l'anno di Pietro. Mi fa pensare che non sarà mai più il 2007, l'anno in cui è nato. Non avrà mai più un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi, cinque mesi. Il tempo ora archivia l'inizio della sua esistenza e si apre su altri scenari.
È stato un anno di eventi: il matrimonio di Matteo e Giuditta (non tra di loro, ovviamente, essendo mio fratello e mia sorella); il matrimonio di Manu e Diego (tra di loro); quello di Mauro e Riki; quello del mio amico di liceo Rambo. E per quest'anno che viene, già è previsto un altro matrimonio importante, che mi vedrà testimone di nozze (questa ancora mi mancava). C'è stata infine la nascita di Andrea Francesco, il cugino di Pietro, a cui ho fatto da padrino.

Oggi però finisce anche il dicembre 2007, e quindi eccoci nuovamente alla classifica delle più belle chiavi di ricerca che hanno portato a Strange Weather nel corso del mese. Mese davvero ricco, tra l'altro: ben tredici pagine di ricerche su ShinyStat.
Innanzitutto, ecco la mia personale top ten:

1) vestito per polpo
2) video solletico a letto
3) due film
4) freddo e occhi stanchi incinta?
5) foto di un pollo
6) come evitare che in macchina si formi condensa sui vetri?
7) "signora giapponese" "torino"
8) in gravidanza continuo a sbadigliare
9) come fare se mio figlio é raffreddato e non respira di notte
10) copertina album occhio gigante e uomo nudo rannicchiato

a cui si aggiunge:
* mary poppins con lupara
(questa mi avrebbe fatto schiattare dal ridere meritando il primo posto, se non avessi già saputo che è il soggetto di una maglietta della "Siculamente")

e la serie:

* sette coniglietti andavano a spasso
* sei coniglietti andavano a spasso uno di loro
* tre coniglietti andavano a spasso

Oltre alle domande bizzarre, si profilano una serie di veri e propri filoni. Il più consistente è quello che riguarda gli animali, in particolare gli animali strani. La ricerca "animali strani" ha raggiunto quota sessanta (il massimo), senza contare le diverse formulazioni o quelle errate. A questa si aggiungono cose come:

pesce blob
axoloti
coniglio angora
pesci strani
tarsio
animali mitici
animali strani veri
blob fish
coniglio testa di leone
cuccioli di bradipo
gufi natalizi
mostri dinosauri
mostri e schifezze
animali alieni
animali e pesci strani
cani strani
cuccioli d'orso
cuccioli di komondor
cuccioli orso
pesce testa di leone
pesci forme strani
gatti taciturni

In questo caso i più belli sono forse "animali alieni" e "gatti taciturni".

Poi c'è il ricchissimo filone vestiti, in particolare vestiti da carnevale. D'accordo che quest'anno carnevale è presto, ma non vi sembra di essere un po' in anticipo? Eccone alcuni esempi:

vestito da marziano
vestiti bimbi
abbigliamento bambini francese
cappello da extraterrestre
carnevale: vestito di marziano
costume da carcerato
costume per carnevale da polipo
costume per carnevale da pollo
costumi da domatrice
creare un costume da marziano
foto bambino vestito da marziano
gruppo vestito da marziani
immagini di vestiti per extraterrestri di carnevale
pigiama con gufi
vestiti americani per ragazzi
vestiti artigianali di carnevale
vestiti bambini
vestiti gufo
vestiti il gufo
vestiti strani
vestiti teschi
vestito da fantasma per bambini
vestito da fiore
vestito da zingara
vestito per banbini

Infine c'è ovviamente il classico filone erotico, che comprende:

patata bagnata
polonia troie
troie
troie a ragusa
troie di ragusa
troie in carne
troie tv italiana
www siamo troiette

Per concludere, segnalo il ritorno della ricerca sull'incipit del mitico romanzo di Snoopy: "era una notte buia e tempestosa".

Buon anno a tutti!

lunedì, dicembre 24, 2007

la prima vigilia

Giornata uggiosa, per la prima vigilia di Natale di Pietro. Sediamoci ad ascoltare canzoni di Natale.





mercoledì, novembre 07, 2007

pruriti e stelle cadute

Quando riesci a dormire quasi tutto di filato, il novembre sembra meno novembre, il freddo meno freddo, la condensa sui vetri rugiada mattutina.

Negli ultimi tempi, le notti si erano fatte davvero pesanti, fino al culmine di ieri notte: Pietro si è svegliato infinite volte agitatissimo e con una chiazza di sangue secco sulla testa, che si era provocato grattandosi (fortunatamente il graffio non era così grosso, ma la chiazza subito ci ha spaventati).
Ieri siamo andati a una visita pediatrica all'ospedale di Alba, tanto per fare un controllo generale e chiedere alcune informazioni. Pietro pesa 7,750 kg. Il latte di Silvia va che è un piacere. Durante la visita, Pietro ha fatto qualche mini-scoreggia, la sua tipica fontanella di pipì una volta levato il pannolone, e si è messo a dare i calcetti al pediatra. A parte questo, il pediatra ci ha confermato che il motivo per cui Pietro si sveglia così tanto di notte è probabilmente il prurito dovuto alla crosta lattea, aggravatasi leggermente in una dermatite atopica. Gli ha prescritto qualche goccia di antistaminico, e noi abbiamo deciso di passargli più spesso l'olio sulla testa per non far seccare la crosta di notte... in più gli abbiam messo un calzino sulla mano sinistra (quella incriminata, con cui si sfregia), a mo' di guanto. E magia: stanotte Pietro si è svegliato solo alle 3 e alle 6, e al momento se ne dorme ancora beato. Forse sto cantando vittoria troppo presto, e magari porta male, ma mi viene davvero da pensare che se il poverino diventava un diavolo ogni notte da almeno un mese, era solo perché gli prudeva la testa.

Ieri è morto Enzo Biagi. In uno speciale su di lui, si vedeva un'intervista che Biagi fece a Marcello Mastroianni. Mi è venuto da pensare a quante facce conosciute scompaiono inevitabilmente, anno dopo anno. Tante facce che sono stato abituato a vedere in giro sui media sin da quando ero piccolo, gli astri dell'universo mediatico in cui sono cresciuto. Invece Pietro non li conoscerà mai, se non sui libri di storia. Viene da chiedersi chi prenderà il loro posto ai suoi occhi.

venerdì, novembre 02, 2007

un anno fa

"No shadow
No stars
No moon
No cars
November"

Un anno fa, all'incirca a quest'ora, scoprivamo l'esistenza di Pietro, che non era ancora Pietro e se ne stava nascosto quatto quatto dentro Silvia già da qualche settimana. Ricordo bene quel giorno: io stavo lavorando in cucina con il portatile, vicino alla stufa. Stavo traducendo Chrono Crusade. Silvia era andata da sua mamma a fare il test. Io intanto trepidavo per l'attesa e faticavo a concentrarmi. Quando Silvia è arrivata, si è messa a piangere per la gioia. Siamo andati con una scusa a casa mia per fare l'annuncio. Siamo passati a prendere mia sorella, che ovviamente ha più o meno capito tutto. Mio fratello purtroppo non era a casa, ma l'abbiamo chiamato dopo. Non sapevo da dove iniziare, quindi prendevo tempo. Poi l'annuncio e il primo brindisi. Ne sono seguiti altri, a casa di Silvia, dai suoi nonni, da suo zio, da Vaga, da Milly. Silvia non poteva bere, essendo incinta, quindi dovevo bere sempre io. Ricordo che quella sera faceva un freddo artico.

È passato un anno e lui è qui, tutto pesante e paffuto, nel suo piumino azzurro che gli sta un po' grande, e ogni volta che lo vedo vestito così mi metto a canticchiare tra me e me quella stupenda canzone di David Bowie sull'astronauta...

giovedì, novembre 01, 2007

la notte e il giorno dei morti

"Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo."

Oggi è il primo novembre. Si va al cimitero, si vanno a trovare i morti. Nella cappella dei parenti di parte materna, si respira il particolare e affascinante rapporto che mio nonno ha con il mondo dei morti.

Ieri sera c'era Halloween. Essendo noi amanti del Carnevale, come ho già accennato da qualche parte, normalmente non ci facciamo sfuggire neanche quest'occasione per travestirci. Quest'anno però era improponibile andare a una festa, così abbiamo travestito Pietro da bimbo-leopardo, e siamo andati a trovare i miei. Prima di tornare a casa, abbiamo fatto un salto da Vaga... dove lui, Faina (che è il fratello di Vaga) e Ottavia si preparavano ad andare a qualche festa di Halloween. Vaga era vestito da Wolverine, Faina da Jack Skeletron, e Ottavia da Sposa Cadavere. Peccato non poter andare anche noi! I costumi erano come al solito impeccabili e geniali... vale la pena di mettere una foto. Se nei prossimi giorni ho voglia e non ho niente da scrivere, metterò alcune foto dei nostri carnevali e Halloween. Di solito le foto non venivano mai bene, ma qualcosa è rimasto. Bellissimo il carnevale 2006, tutti vestiti da personaggi di film in bianco e nero. Peccato che le feste di carnevale non siano più tanto in voga, e che quindi alla fine il divertimento sia stato un po' fine a se stesso, quella volta come tante altre... quasi sempre ci divertiamo di più a realizzare i costumi che non a esibirli.
Io però ho sempre sognato una festa di carnevale tipo quella de I vitelloni.

mercoledì, ottobre 31, 2007

tre cose

Piove? Non piove? Per terra è bagnato, ma non mi sembra di vedere la pioggia per aria. Mi fa un effetto un po' strano. Un po' come quando i bambini disegnano l'azzurro del cielo solo in alto, e non in aria.

Tre cose:

1) Come potete vedere, ho finito di etichettare tutti i post passati, e ho inserito nella colonna a sinistra l'elenco delle etichette. Così potete, se volete, viaggiare per il blog andando per argomenti. Etichettando i vari post mi sono accorto che prima raccontavo più sogni.

2) Ieri sera sono diventato zio di Andrea, il figlio del fratello di Silvia, nato di 3,9kg. Corri Pietro, che tuo cugino ti raggiunge! Anzi no... non correre troppo, visto che sei già sui 7kg!

3) Sabato sera torna Luttazzi in TV! Sono quasi contento di non uscire, così me lo vedo. Nel frattempo, date un'occhiata al suo blog (è molto molto interessante, oltre che divertente)...

domenica, settembre 09, 2007

capitolo

Una coperta in più, la notte.

Ieri si è sposata mia sorella Giuditta, mentre il 30 giugno si era sposato mio fratello Matteo. È un anno ricco di cerimonie: si sono sposati anche Manu e Diego, Mauro e Riki, e il mio mitico compagno di liceo Varaldo (detto Varambo). Poi il battesimo di Pietro e a dicembre quello del mio figlioccio, ovvero il futuro figlio del fratello di Silvia, che nascerà a fine ottobre.

E così ora ce ne siamo andati tutti e tre dalla casa in cui abbiamo vissuto insieme per una trentina d'anni circa. L'abbiamo lasciata lì a contenere un sacco di ricordi. Non che adesso non ci andiamo spesso, anzi: siamo sempre lì a portare Pietro, che a sua volta vi costruirà parte dei suoi ricordi d'infanzia. È solo per dire che, ecco, si chiude un capitolo della nostra vita, e a pensarci non sembra vero, sebbene io me ne sia andato già da tre anni.
Sigillo questo momento con una vecchia foto di noi tre fratelli insieme a Dick, il bassotto di mia nonna. Francamente non mi ricordo quell'occasione, e non saprei proprio spiegare il perché io facessi la pipì (in una ciotola?) proprio in quell'istante. Però mi fa ridere.

martedì, agosto 28, 2007

promesse

Dopo la pioggia e il freddo, torna il caldo, ma siamo a fine agosto, ed è destinato a spegnersi.

Ovviamente, quando dico che faccio una cosa, poi difficilmente mantengo la promessa. In questi giorni ho lavorato molto poco, ma il tempo da dedicare al blog non è aumentato per i seguenti motivi: 1) Non lavorando, sto meno al computer; 2) Avevo altro da fare, come pensare ai preparativi per il battesimo di Pietro; 3) Sono pigro.
Perciò rimandiamo le traduzioni delle canzoni all'autunno, a ritmi di lavoro più regolari, col caffé delle 15:30, la Barcaccia, Fahreheit, la tuta. E rimandiamo anche i resoconti lunghi, a favore di brevi commenti e considerazioni.
Pietro ha iniziato a sorridere un sacco e ad accorgersi della presenza di carillon e pupazzi. È un piacere vederlo reagire, e un suo sorriso ti ricarica si tutte le energie perdute.

Dopo il battesimo, abbiamo fatto una festa con amici e parenti nel cortile dei genitori di Silvia... io non so perché ero stanco morto, ma è stato molto bello. Più avanti metterò qualche foto.
Anche Pietro era stanco morto, infatti ha dormito dalle 22:30 alle 4:30 di mattina e, dopo una silenziosa mangiata, ancora fino alle 09:45 del mattino. Il miracolo!
Stamattina non mi sono più riaddormentato dopo le 6... oggi sono fiacco.
Odio il 90% dei programmi televisivi, ma negli ultimi due lunedì sera ci siamo visti con piacere Evoluti per caso, con Syusy Blady e Patrizio Roversi sulle orme di Darwin in America Latina. Siccome mi faccio facilmente influenzare dalle cose e prendere dall'entusiasmo, mi leggerò presto L'origine delle specie.

Pietro assume spesso una variante della posizione "haniwa": la posizione Superman.

martedì, luglio 31, 2007

innocent when you dream

Cielo nuvoloso... un po' mi sei mancato.

Ad alzarsi assonnati tenendo in braccio qualcuno che non ha sonno nel tentativo di farlo addormentare, ci si sente come una clessidra che trasferisce il sonno da una parte all'altra. Ormai credo di aver dato fondo a quasi tutto De André, e si passa a cantare gli autori internazionali. Tra i CD efficaci, invece, anche Acqua foco e vento di Riccardo Tesi, con le sue ballate contadine.
L'altra sera, alla notte rosa delle feste di Canale, suonavano alcuni gruppi rock canalesi, e a vederli m'è salita un po' d'invidia. Anch'io ho fatto la mia parte, allora (ovvero circa dodici anni fa), e questo mi libera da ogni rimpianto, ma ciò non toglie che mi sarebbe piaciuto parecchio essere al loro posto. Poi penso che, dopotutto, ho il mio pubblico privato (pubblico privato è un ossimoro bello e buono) a cui cantare i brani che più amo. Un pubblico che quando apprezza dorme è un pubblico un po' strano, ma che soddisfazione!

domenica, luglio 22, 2007

fiera

Sono sveglio dalle 6:30... mi godo il fresco della mattina, a casa dei miei.

Ieri è iniziata la Fiera del Pesco, qui a Canale. Come ho già raccontato l'anno scorso, ogni anno io e Silvia andavamo a lavare i piatti al Punto Enogastronomico, di recente ribattezzato "L'Ostu der Masche". Ci andiamo dal '97, e ci siamo divertiti un sacco, in tutti questi anni, a mangiare e sbevazzare, e a fare gli scemi con gli altri volontari. Quest'anno, ovviamente, non possiamo andarci perché abbiamo altro a cui badare... chissà, forse, lavoro permettendo, ci andrò una sera io da solo, ma Silvia è logicamente impossibilitata. Poi il piccolo Pietro fa un po' di capricci, in questi giorni (e in queste notti)... vabbe', per quest'anno la vivremo da visitatori, e poi abbiamo già accumulato una montagna di bei ricordi. Come, ad esempio, questo, questo, questo, questo, questo (la serata più bella dell'anno scorso) e questo.

giovedì, luglio 12, 2007

the good son - parte 4

Fuori fa fresco, apro tutte le finestre per far andare via l'odore dell'essenza che ho rovesciato ieri per sbaglio in bagno.

Verso le tre, dicevo, dopo una mattinata intera di travaglio, c'è stato il cambio dell'ostetrica, ed è arrivata così quella che successivamente avrebbe fatto partorire Silvia. Era una ragazza fantastica, davvero: un concentrato di dolcezza materna, efficienza, controllo della situazione. I dolori si fanno più intensi, io cerco di fare quello che posso, Silvia è sfinita. Però ho anche l'impressione che diventi sempre più capace di concentrarsi sulle istruzioni dell'ostetrica, "sorpassando" il dolore. La dilatazione arriva a otto-nove centimetri, siamo a buon punto. Silvia emette tanti respiri brevi, quelli che si vedono nei film, che finalmente ho capito a cosa servono, ovvero a trattenere il bimbo che sta già spingendo fuori. Questo perché Pietro non era ancora perfettamente girato ma era già molto giù verso l'uscita, e avrebbe quindi rischiato di uscire storto. Con una serie di manovre (anche in piedi, appoggiata a Federica, l'ostetrica) e con l'aiuto della flebo di ossitocina per allungare le contrazioni ancora troppo brevi (non dal punto di vista di Silvia, sicuramente), Pietro si è girato dalla parte giusta, ed è così arrivato il momento di spingere, assecondando le contrazioni e i movimenti del bimbo, per poi trasferirsi sul letto destinato al parto. Federica mi ha fatto notare il mento di Silvia imperlato di sudore, dicendomi che era un tipico segno che indicava la fine imminente.
Ora, io non so se fosse l'effetto delle endorfine che il corpo della puerpera rilascia automaticamente ma, a guardare Silvia, la fase del parto mi è sembrata quella meno dolorosa di tutte. Francamente, io credevo che fosse tutto il contrario. Silvia ci ha messo un po' a capire come mettersi e come spingere ma, poco per volta, ha capito, si impegnava, stringeva i denti, sudava. Io la aiutavo a sostenere le gambe, quindi vedevo tutto. Non era esattamente la mia intenzione iniziale, ma devo dire che contrariamente alle previsioni la cosa non mi ha fatto impressione. Non so, era tutto naturale.
Comunque, poco per volta ha iniziato a vedersi la sommità del testolino. O meglio, solo la pelle, tutta corrugata per la pressione esercitata dal corpo di Silvia. Mi sentivo stranamente calmo, chissà perché. Io di solito sono così ansioso. Lo stereo suonava Billie Holiday, ed è questa la prima voce di cantante che Pietro ha sentito una volta uscito nel mondo esterno. Gli è andata di lusso!
Dopo averci messo una vita a uscire un centimetro di testa, poi... ecco che il resto esce tutto di colpo e, immediatamente dopo, tutto il corpo, tutto mio figlio, che si muove, piange, respira. A quel punto sono scoppiato a piangere anch'io come un bambino, ho baciato Silvia, che mi guardava felice e stupita, e consolava me. Pietro era lì, un mostriciattolo un po' viola, tutto rannicchiato e piccolino, ma così bello, così carino, grassotto. L'hanno posato subito sul petto di Silvia, e lui si è tranquillizzato. Silvia sembrava fresca come una rosa, lui sentiva il calore del corpo che è stato la sua casa. Io non capivo più niente. Erano le 19:06.
Mi hanno detto di andare ad avvisare i genitori di Silvia, che erano fuori in attesa da ore, ma l'infermiera del nido mi ha bloccato per andare a prendere il famoso primo cambio, che non so come ho trovato. Mi aggiravo per il corridoio con gli occhi arrossati. Poi a vedere dalla finestrella mentre lo lavavano e vestivano. Tenerlo in braccio fino all'arrivo di Silvia, mentre il suo istinto già lo spingeva a popparsi i pugni. Avvisare tutti, o chi mi sono ricordato (scusa a tutti gli altri!). Salutare i miei. Andare a prendere Silvia in sala parto e accompagnarla in stanza, dove è stata raggiunta dal vorace Pietro per la prima poppata. Eravamo felici, felicissimi.
Non sto a dire tutto quel che è successo dopo... anche perché tra poco devo andarli a prendere. Dico solo che quella stessa sera, una volta tornato a casa, ho passato una bellissima serata con Ivan, Luca, Mana, Vaga e il limoncello di Ivan, che mi hanno tenuto compagnia per festeggiare. Poi il sonno, la sveglia tardiva ma la voglia di vederlo.



Pietro è tranquillo, mangia tanto e dorme spesso (almeno per ora) e tra i capelli castani da scimmietta ha un ciuffo biondo sulla testa.

mercoledì, luglio 11, 2007

the good son - parte 3

La sera fa fresco, ho chiuso le tapparelle.

È sera, ho sonno, bevo di nuovo latte e ascolto Three dei Black Heart Procession.
Domani Silvia e Pietro vengono a casa, e io ancora non ho finito di raccontare il parto. Veniamo subito al dunque.
Quando le contrazioni hanno iniziato a farsi più intense, ci siamo trasferiti nella sala parto, e Silvia si è appostata su una specie di ampio letto con ogni sorta di cuscini, che le consentivano di mettersi nelle posizioni che più le consentivano di alleviare il dolore. Le posizioni più comode, insomma. Le ore andavano avanti lentamente, lentissimamente. La seconda ostetrica ci lasciava per lo più soli in questa fase, tornando ogni tanto per controllare i risultati del tracciato o per fare una visita interna ogni due ore circa. Nella stanza c'era un lettore CD, così ho preso la nostra scorta e ho esordito mettendo su Pink Moon di Nick Drake, le cui atmosfere delicate hanno avuto particolare successo, tanto che Silvia mi ha chiesto di rimetterlo altre due volte, nell'arco della giornata. Mentre Silvia cambiava posizione, provava a camminare, curvava i piedi, gemeva o gridava affondando la testa nell'enorme cuscino verde, io cercavo di assisterla come potevo, massaggiandola dove e come diceva lei, cambiando la disposizione dei cuscini, asciugandole il sudore o bagnandole la fronte, accarezzandola per farla addormentare tra una contrazione e l'altra (ha persino sognato alcune cose, fra le quali suo padre che partoriva e Fabio e Clelia). Le ore trascorrevano, i CD si susseguivano e si ripetevano: una raccolta di Billie Holiday, Canzoni di Fabrizio de André, una raccolta di Astrud Gilberto. Silvia è sempre stata forte, anche se ogni tanto non sapeva dove sbattere la testa, e io guardandola non solo l'ammiravo tanto che spesso dovevo trattenere le lacrime, ma la trovato bellissima. Intanto i centimetri di dilatazione diventavano due, poi quattro, poi cinque. Intorno alle tre del pomeriggio, l'ostetrica ha deciso di romperle le acque, in modo da accelerare il processo.

Ora ho troppo sonno, non ce la faccio nemmeno a caricare una foto... vedrò cosa riesco a fare domani!

(to be continued...)
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