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venerdì, giugno 19, 2009

ken tanaka loves you

Post programmato... dite voi che tempo fa!

Qualche tempo fa, sono capitato per caso nei video che vedete qui sotto. Li ho guardati e mi hanno fatto ridere. Francamente non so se possano avere lo stesso effetto su qualcuno che non ha studiato giapponese, non è stato in Giappone o non conosce dei giapponesi. E mi chiedo inoltre se un giapponese li trovi simpatici o invece si possa offendere. Cercando su Youtube, ho visto che c'erano un sacco di video dello stesso tizio, tale Ken Tanaka... una specie di incarnazione di un personaggio di Andy Kaufman. Ne ho guardato qualcuno... alcuni erano interessanti, spesso divertenti. Nel primo video, Ken Tanaka racconta la sua storia, e ci dice che è di origini americane ma è stato adottato da piccolo da una coppia giapponese, per cui è un giapponese a tutti gli effetti, tranne che per l'aspetto. L'obiettivo dei suoi video, che si svolgono tra America e Giappone, sarebbe proprio la ricerca dei suoi veri genitori. Io, che sono notoriamente un boccalone, ovviamente in un primo tempo ci ho creduto nononstante l'assurdità delle premesse (anzi, forse proprio perché era fin troppo assurdo per essere falso), e romanticamente mi sono lasciato coinvolgere dalla storia. Del resto, il finto accento con cui Ken parla inglese è davvero molto molto simile a quello di un giapponese medio che parli inglese. Alla fine però ho scoperto la sua vera identità... si tratta di tale David Ury, un americano che si è trasferito in Giappone, dove ha anche lavorato nel mondo della televisione. Una volta rotto l'incantesimo, devo dire che il mio interesse è scemato, per quanto questa surreale operazione sia tutto sommato piuttosto divertente, pur trattandosi soltanto di una presa in giro con alcuni debiti verso Kaufman.

Ad ogni modo, ecco il suo video di risposta per tutti quelli che sostengono che Ken Tanaka sia in realtà David Ury. :)



mercoledì, maggio 13, 2009

patipipuppi

Ieri ho mangiato un melone: è estate.

Una cosa che mi ha sempre incuriosito è sapere come suona all'orecchio degli stranieri la lingua italiana, e soprattutto come essi la riprodurrebbero, se dovessero imitarla a orecchio. Insomma, quali sono i tratti distintivi della nostra lingua che saltano all'orecchio di qualcuno che parla un'altra lingua, così come noi cogliamo alcuni tratti delle lingue più "conosciute" (mi vengono in mente ad esempio l'inglese britannico o americano, il francese, il tedesco, lo spagnolo, il cinese, l'arabo, il giapponese, le lingue africane o quelle nordiche) e "sappiamo" farne un'imitazione in base ad alcuni elementi ricorrenti o alcuni stereotipi culturali di vecchia data. Immagino poi che la cosa vari da ascoltatore ad ascoltare: un francese coglierà alcuni tratti caratteristici dell'italiano, ma immagino che un cinese ne noterà altri. E anche se cogliessero gli stessi tratti, poi immagino che li riprodurrebbero diversamente a seconda degli strumenti forniti loro dalle rispettive lingue. Ricordo che una volta, a Osaka, chiesi a una mia compagna di classe, una nippo-americana, di provare a farmi un'imitazione di come parla un italiano, ma probabilmente la cosa la imbarazzava e quindi il risultato non fu soddisfacente. Tra l'altro lei non sentiva assolutamente il mio accento italiano quando parlavo giapponese, mentre lo sentiva quando parlavo inglese.
Tutto questo mi è venuto in mente qualche mattina fa guardando questo video, in cui il mio personale enigma viene in parte svelato da Peter Griffin, che evidenzia tra l'altro uno stereotipo su noi italiani che a molti di noi farebbe abbastanza strano... vale a dire, che di norma gli italiani portino i baffi. Vatti a fidare degli stereotipi...

lunedì, maggio 11, 2009

un concerto come piace a me

Il sole scalda finalmente la terra.

Sebbene io sia un appassionato di rock e derivati, non vado poi così spesso ai concerti, specialmente negli ultimi anni. Cerco però di vedere almeno una volta nella vita quei pochi miti personali, i pilastri sui quali poggia il mio amore per la musica, coloro che in una certa fase della mia vita hanno rappresentato, o ancora rappresentano, dei punti fermi da amare e ammirare incondizionatamente (o quasi). Ho visto Nick Cave, Shane MacGowan, P.J. Harvey (che ora non ascolto così tanto, ma quando facevo il liceo era in assoluto la mia cantante preferita), Bjork, Roger Waters, Micah P. Hinson, Cat Power, i Cure, i R.E.M., Peter Gabriel, Vinicio Capossela, i Baustelle, Tricky, gli Einsturzende Neubauten... e sicuramente qualcun altro che ora non ricordo. Come vedete non sono poi tanti, spalmati nell'arco di un quindicennio, e mancano alcuni nomi illustri... tipo Tom Waits, che viene in Italia ogni mille anni, Bob Dylan, i Radiohead, Sufjan Stevens, Beck, i Knife, Paolo Conte, i Tunng e tanti altri.
Il mio più grande rimpianto è ovviamente Fabrizio de André.
Un paio di settimane fa però ho aggiunto un tassello al mio puzzle, e sono andato a vedere Bonnie "Prince" Billy a Torino... cantante folk-country-rock-e-quant'altro che conosco da appena un paio d'anni ma di cui mi sono innamorato immediatamente. In realtà non ero del tutto convinto di andarci... in base a qualche video amatoriale che avevo visto su Youtube mi ero fatto l'impressione che dal vivo non mi sarebbe piaciuto più di tanto, più che altro per come stravolgeva le sue canzoni. Mi sbagliavo, perché già dal primo pezzo, una sorta di medley di brani diversi, diventavano chiare la potenza, l'intensità e soprattutto l'inaspettata vivacità che avrebbero caratterizzato l'intero concerto, dall'inizio alla fine. È stato un concerto suonato con lo stomaco e con il cuore da musicisti bravissimi, affiatati e appassionati.
A differenza di Cat Power, che ho visto in concerto lo scorso giugno e che, allo stesso modo, riarrangiava pesantamente le proprie canzoni, nel caso di Bonnie "Prince" Billy l'operazione non tradiva un senso di snobismo un po' egocentrico che non lascia alcuna concessione agli spettatori, bensì una sorta di generosità, la generosità di chi suona perché "gli piace farsi ascoltare" e vuole regalare qualcosa di nuovo e inatteso al proprio pubblico. A differenza di Bjork all'Arena di Verona nel 2003, costato assai di più, non è stato un concerto bello ma freddo, distante e (soprattutto) troppo breve. A differenza di Roger Waters a Milano lo scorso aprile, non è stato un concerto-museo... impeccabile ma emozionante solo perché permetteva una visita in territori del passato.
Insomma, quindici euro per un concerto come dovrebbero essere tutti i concerti.

Ecco qui sotto l'inizio ripreso da qualche sconosciuto al concerto (grazie, se capiti di qui)... dal vivo è stato un crescendo strepitoso, in un video amatoriale, purtroppo ma ovviamente, non rende un decimo della sua grandezza (anzi, probabilmente rimarrete delusi, dopo le mie lodi sperticate):

giovedì, maggio 08, 2008

la contadinella

Cielo azzurro... ovvio.

Qualche tempo fa mi è arrivato un pacco di CD musicali particolarmente succulento, pagato relativamente poco incrociando alcune buone offerte con le saltuarie spedizioni gratuite (sopra ordini superiori ai 50 euro) di IBS e i CD in regalo con spese superiori ai 40.
Tra i vari acquisti, l'unico comprato un po' alla cieca (ormai ho preso l'abitudine di comprare solo cose che conosco bene) è stato un doppio CD di Nanni Svampa, in cui interpreta in italiano le canzoni di Georges Brassens. Una vera delizia, soprattutto per chi, come me, il francese lo capisce sì e no, specie se cantato. La raccolta è ricca di perle e chicche di poesia, irriverenza, dolcezza e umorismo.
Una delle mie preferite è "La contadinella", traduzione di "Brave Margot" di Brassens. Purtroppo non ho trovato nessun video che mostri l'uno o l'altro mentre la canta, ma fortunatamente ne ho beccato uno su youtube in cui la versione di Svampa viene interpretata da un tipo che si chiama Betto e che, a quanto vedo, ne interpreta parecchie di canzoni sul web (grazie Betto). Eccola:

giovedì, marzo 27, 2008

amen

Un po' d'aria culla le foglie della mimosa qui fuori.

Stanotte ho sognato che io e Silvia ci aggiravamo nei corridoi di un'accademia d'arte di una famosa città. Avevamo una sedia, una di quelle che si usano a scuola, da aggiustare. Per farlo staccavamo viti ad altre sedie. Dopodiché bisognava avvolgerla nel cellophane come qualcuno fa con le valige all'aeroporto, e spedirla.

Qualche tempo fa avevo accennato all'uscita di Amen, l'ultimo album dei Baustelle che a un primo ascolto mi aveva parzialmente deluso.
Dopo ripetuti ascolti, invece, devo dire che è davvero un ottimo album. Ha tre o quattro brani che personalmente non mi convincono pienamente, forse, e magari ha anche uno stile più pesante rispetto agli altri album, a cui si aggiunge un'eccessiva lunghezza che non ne snellisce certo l'ascolto... ma nel complesso devo dire che è un album ricchissimo.
Riascoltando Sussidiario illustrato della giovinezza, ci si accorge di quanto i Baustelle siano cambiati nel corso dei quattro album, e allo stesso tempo non si può che constatare la coerenza di fondo del loro universo musicale e lirico. Ritroviamo in Amen le stesse atmosfere maudit, i gli stessi personaggi laidi e dannati, la stessa sensualità e la stessa propensione per un estetismo decadente. E poi nomi propri, luoghi e tempi specifici che tradiscono una propensione alla contestualizzazione, nonché una visione letteraria e soprattutto cinematografica delle cose, tradita anche da una passione quasi ossessiva per le citazioni di nomi e opere della storia del cinema, dell'arte e della letteratura (basti pensare a Baudelaire, ma non solo).
Eppure credo che sia sbagliato accusarli di ripetersi, perché se così può sembrare a una prima analisi, addentrandosi nell'album ci si accorge di come ogni loro album tratti gli stessi temi offrendone una sensibile variazione, tanto nei testi quanto nelle sonorità. Nel primo caso, mi sembra che Amen sia l'album dei Baustelle che assume sfumature maggiormente politiche (in particolare Colombo, Charlie fa surf, Il liberismo ha i giorni contati e infine la ghost track Spaghetti Western), e in generale quello in cui si fa maggiormente strada la dimensione collettiva rispetto a quella privata. Ciò avviene anche nell'ambito del ricordo, un altro tema fondamentale in Sussidiario illlustrato della giovinezza e La moda del lento. Ai ricordi privati di Le vacanze dell'83, La canzone del riformatorio, Gomma e Love Song, si sostituisce, per esempio, quello collettivo di Alfredo. Dimensione collettiva e privata si fondono poi meravigliosamente nella bellissima L, il cui tema "astrale" fa molto David Bowie, e in L'uomo del secolo.
E infine è banale ma innegabile: da anni non si trovava in Italia uno capace di scrivere testi come Bianconi. Capace cioè di coniugare forma e sostanza, la musicalità della lingua italiana con un significato tangibile, profondo e "necessario". In altre parole, la capacità di usare le parole giuste nel punto e nel modo giusto. Tanto per citare il primo verso evocativo che mi viene in mente, da Antropophagus visto che ancora non ne ho parlato: "Mangiamo a pezzi i nostri figli e qualche avanzo lo incartiamo dentro un foglio di giornale, prima o poi ci servirà/Amiamo l'uomo e il suo sapore, i signori e le signore, il loro eterno roteare come agnello nel kebab". Ma una cosa che apprezzo dei testi dei Baustelle è anche il gusto di giocare sottilmente con la lingua e con le rime, come nel verso di Il liberismo ha i giorni contati che recita: "Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al '66".
Concludo dicendo che la Bastreghi canta sempre meglio.
Vabbè, fatto sta che ora posso dire che questo disco mi è piaciuto e merita. Qui sotto potete ascoltare la commovente Alfredo (non si sente benissimo, ma giusto per un assaggio...).


domenica, gennaio 06, 2008

gravità permanente

La Befana se ne va via in una giornata di sole, nuvole e vento freddo.

...E per la neonata sezione "Italian Music", ecco qui lo spassosissimo video di Centro di gravità permanente di Franco Battiato: video semplice e intelligente, girato con pochi mezzi e una buona dose di ironia (e aggiungerei anche spudoratamente anni Ottanta). Un buon antidoto contro il 99% degli orrendi video che passano su MTV, quell'unico calderone di hipoppari macho e pseudo-gangster, circondati da modelle sculettanti e sudaticce.



Ne approfitto per inserire anche il video amatoriale (assai elementare, ma più che altro per permettere l'ascolto) di un'altra canzone di Battiato che amo molto: Stranizza d'amuri. Ecco il testo in siciliano con traduzione italiana (click here to read translations in other languages).


'Ndo vadduni da Scammacca
i carritteri ogni tantu
lassaunu i loru bisogni
e i muscuni ciabbulaunu supra
jeumu a caccia di lucettuli ...
a litturina da Ciccum-Etnea
i saggi ginnici 'u Nabuccu
a scola sta finennu.

Nel vallone di Scammacca
i carrettieri ogni tanto
lasciavano i loro bisogni
e i mosconi ci volavano sopra
andavamo a caccia di lucertole
il vagone della Circumetnea
i saggi ginnici, il Nabucco
la scuola sta finendo

Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa
ccu tuttu ca fora c'è a guerra
mi sentu stranizza d'amuri
l'amuri


Man mano che passano i giorni
questa febbre mi entra nelle ossa
Anche se fuori c'è la guerra
mi sento una stranezza d'amore
l'amore

E quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d'amuri
l'amuri

E quando ti incontro per strada
mi viene una scossa nel cuore
e anche se fuori si muore
non muore questa stranezza d'amore
d'amore

E quannu t'ancontru 'nda strata
mi veni 'na scossa 'ndo cori
ccu tuttu ca fora si mori
na mori stranizza d'amuri
l'amuri

E quando ti incontro per strada
mi viene una scossa nel cuore
e anche se fuori si muore
non muore questa stranezza d'amore
d'amore
Man manu ca passunu i jonna
sta frevi mi trasi 'nda ll'ossa
ccu tuttu ca fora c'è a guerra
mi sentu stranizza d'amuri
l'amuri.

Man mano che passano i giorni
questa febbre mi entra nelle ossa
Anche se fuori c'è la guerra
mi sento una stranezza d'amore
l'amore.

lunedì, dicembre 24, 2007

la prima vigilia

Giornata uggiosa, per la prima vigilia di Natale di Pietro. Sediamoci ad ascoltare canzoni di Natale.





venerdì, dicembre 21, 2007

il giorno più corto dell'anno

Il sole, il freddo, il mal di gola, Pietro raffreddato.

Me ne sto qui a cercare di lavorare, ma oggi sono raffreddato e ho il mal di gola, e lavoro sì, ma non troppo sul serio. Come avrete intuito, in questi giorni non ho molto da dire. Nessuna novità particolare da raccontare. La nostra vita familiare procede placida e tranquilla, coi suoi problemi e le sue gioie.
Pietro ha detto "Babba", ma è raffreddato... magari voleva dire "Papà"?
Ieri sera sono andato da Mana con Bosco e Bolla (rigorosamente per cognome, come si faceva al liceo), e sebbene sia stato molto bene, avevo una gran voglia di rivedere Pietro, al ritorno.
D'inverno mi piace guardare il fumo bianco che esce dalle case.
Penso a che scusa inventare un giorno, quando Pietro mi chiederà perché cavolo ci sono duecento orrendi babbi Natale impiccati ai balconi, disseminati per il paese.
Il nuovo pediatra ha un poster di Che Guevara nello studio, e chiama Pietro "Gianduia".
Il Pandoro del LIDL costa poco ma sa troppo di burro.
Guardo la trascrizione della conversazione tra Berlusconi e Saccà su L'espresso e mi cadono le braccia per il suo contenuto. Mi accorgo che l'autore della trascrizione ha ripetutamente scritto "so" con l'accento, e mi cadono di nuovo le braccia.
Oggi è il giorno più corto dell'anno, se non sbaglio.
Oggi mi sono svegliato un po' rintronato dal raffreddore e dalla serata tra amici, ma c'era il sole... ho steso i pannolini, impacchettato un regalo per Silvia, e ascoltato la delicata Agosto dei Perturbazione. Ne inserisco qui sotto il bel video animato, un po' per equilibrare con un goccio di malinconica dolcezza la brutalità del video amatoriale di Sidun, un po' perché vorrei inaugurare una nuova etichetta intitolata "italian music". Perché in inglese? Perché chissà, magari può servire agli occasionali visitatori stranieri di questo blog, i quali così potranno conoscere qualche canzone italiana (non so perché, ma io sono sempre stato un po' affetto da manie di proselitismo).
Comunque guardatelo, perché è molto carino.

giovedì, dicembre 13, 2007

sidun

Pecorelle e raggi di sole in cielo.

Ecco qui il testo e la traduzione di Sidun di Fabrizio de André, per me una delle più belle e commoventi canzoni di sempre. Li ho presi da Via del campo, un sito molto ricco su Fabrizio. Potete trovare traduzioni della canzone in altre lingue, a questo indirizzo (to non-italian readers: you can find translations of this song in other languages at this address).
Ecco di cosa parla la canzone, nelle parole dello stesso autore:

"Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all'uso delle lettere dell'alfabeto anche l'invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l'attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz'età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. (...) La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea".

Ed ecco il testo in genovese e italiano:

U mæ nininu mæ
u mæ
lerfe grasse au su
d'amë d'amë

    Il mio bambino il mio
    il mio
    labbra grasse al sole
    di miele di miele

tûmù duçe benignu
de teu muaè
spremmûu 'nta maccaia
de stæ de stæ

    tumore dolce benigno
    di tua madre
    spremuto nell'afa umida
    dell'estate dell'estate

e oua grûmmu de sangue ouëge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arraggë
cu'a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ

    e ora grumo di sangue orecchie
    e denti di latte
    e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
    con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli

a scurrï a gente cumme selvaggin-a
finch'u sangue sarvaegu nu gh'à smurtau a qué
e doppu u feru in gua i feri d'ä prixún
e 'nte ferie a semensa velenusa d'ä depurtaziún

    a inseguire la gente come selvaggina
    finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia
    e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
    e nelle ferite il seme velenoso della deportazione

perché de nostru da a cianûa a u meü
nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü
ciao mæ 'nin l'ereditæ
l'è ascusa

    perché di nostro dalla pianura al molo
    non possa più crescere albero né spiga né figlio
    ciao bambino mio l'eredità
    è nascosta

'nte sta çittæ
ch'a brûxa ch'a brûxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a

    in questa città
    che brucia che brucia
    nella sera che scende
    e in questa grande luce di fuoco
    per la tua piccola morte.


Qui sotto trovate un video senza troppe pretese, giusto per permettervi di ascoltare la canzone. Ho però trovato anche un altro video, di cui mi limito a segnalare il link perché, per la violenza delle sue immagini (foto e filmati di guerra), turbava la sensibilità di qualcuno. Ha come colonna sonora una versione della canzone dal vivo, che non avevo mai sentito, ma le immagini sono ben più significative e, ahimé, ben più dolorose.
Infine ho anche trovato quello che sembra essere il video originale, registrato da "mixer" nel 1984.






lunedì, novembre 19, 2007

decameron

Guardo fuori dalla finestra e penso che oggi non metterò il naso fuori di casa, se possibile.

Mi piacciono i barattoli con il coperchio di latta da levare, come quello dell'orzo solubile, e quelli con la carta da strappare, come quello della nutella.

Qualche settimana fa ho parlato del ritorno di Luttazzi in TV, che ha portato su LA7 il suo nuovo varietà satirico: Decameron. Ho guardato con interesse le prime tre puntate e, se ora posso fare un bilancio, devo dire che mi sento un po' deluso. Spiacente, ma non riesco a farmi piacere un programma solo perché ne condivido le idee o l'indirizzo politico. Di tutto il programma, credo che si salvino i monologhi e qualcosina qua e là. E si salva la bella sigla di coda, scritta e cantata dallo stesso Luttazzi, che ha al suo attivo due album.
Però il resto... quelle scene che fan così tanto teatro in TV non mancano di spunti interessanti, certo, ma sembrano imbalsamate sullo schermo. E poi quegli intermezzi che sembrano voler essere politicamente scorretti a tutti i costi... ma il problema non è che possano scuotere o scandalizzare lo spettatore, semmai il contrario: al giorno d'oggi, dopo gli storici e illustri esempi dei Simpson e di South Park, e quelli meno illustri del successivo imbarbarimento del gusto in parte da essi stessi sdoganato, le volgarità e le scorrettezze a tavolino di Luttazzi non ci fanno nemmeno il solletico. E chi potrebbe rimanerne scosso probabilmente non guarda Decameron. Non è certo colpa di Luttazzi, ma resta il fatto che, guardando questi sketch, né ho riso, né mi sono sentito scosso... mi sono solo annoiato. Sorvoliamo sull'aria pesantemente kitsch del programma... Luttazzi non è certo uno sprovveduto, e sono sicuro che la sua sia una scelta ben consapevole... così come il senso di irritazione suscitato dall'alto tasso di autoreferenzialità dei suoi monologhi. Luttazzi vuole essere irritante come la realtà che smaschera, con le sue risate e applausi registrati (ai quali risponde come se si trattasse di un pubblico vero in uno studio desolatamente vuoto), con la sua volgarità e con il suo parlare sempre di sé. Sì, d'accordo... ma alla fine funziona veramente? Colpisce? Irrita? O forse lascia indifferenti e alla lunga stufa soltanto?
Forse il mio è un giudizio un po' severo, ma solo perché a me Luttazzi piaceva, e per certi versi ancora mi piace molto... però non so... ho avuto come l'impressione che sia caduto in ibernazione con l'editto bulgaro di Berlusconi, e che ora l'abbiamo scongelato nel microonde e poi riscaldato. Tutto questo ribadire continuamente cos'è la vera satira, ad esempio... d'accordo che ce n'è bisogno, in un paese in cui i significati delle parole vengono costantemente stravolti da politici e media, ma così risulta davvero didascalico e ne smorza il piacere.
A parte tutto, ci sono anche momenti molto liberatori: i monologhi sono comunque molto accesi, interessanti e non risparmiano niente e nessuno. Anche il messaggio video sulla missione militare in Afghanistan ripetuto ogni volta colpisce nel segno. E non mancano gli spunti divertenti, come alcune trovate surreali (ad esempio quella dei cani-formica) e le battute concise alla macchina da scrivere, le quali mi danno l'impressione che, alla fine dei conti, Luttazzi sia più godibile da leggere che non da vedere. Forse proprio per via del fatto che la sua comicità non è mai estemporanea, ma sempre fredda e studiata a tavolino... è comicità scritta, e per questo più adatta a essere letta.
Comunque ecco qui sotto la sigla di chiusura: Money for Dope. La canzone non è niente male, e anche il video è bello. Posti a conclusione del programma, gli conferiscono un tocco davvero funereo.





mercoledì, ottobre 17, 2007

ore piccole per bimbi piccoli

Sole, si sta abbastanza bene... dicono che tra poco arriverà il freddo.

Sento la faccia un po' stanca. Giorno da tic a tutti e due gli occhi. Pietro ha ripreso a dormire di notte, svegliandosi soltanto le due volte canoniche, ma si corica sempre un po' troppo tardi... l'altro ieri alle 2:30 di notte, e io lì a cantare nello studio, con la paura di addormentarmi camminando e lasciarlo così cadere. Però ora sta sempre più seduto sulla sua sedia... ieri è stato bravo tutto il tempo, mentre facevamo la torta di mele.

Qualche giorno fa, ascoltando la musica del Terzo Anello su Radio Tre, ho scoperto i Tunng. È una delle mie personali scoperte più gradite di quest'anno. Ecco qui il video di Bullets, non una delle canzoni migliori del loro ultimo album (Good Arrows), ma sicuramente la più accattivante e orecchiabile. Anche il video è carino.

sabato, ottobre 06, 2007

prima e dopo il sonno

Oggi doveva piovere, per questo sono andato a zappare ieri. In realtà non piove, ma pazienza.

Stamattina Pietro si è svegliato alle cinque e ha pensato bene di farci disperare ancora un po'. Alle sette, siccome Silvia era ormai provata, l'ho preso e l'ho portato qui nello studio. L'ho tenuto in braccio ascoltando Prima Pagina, l'ho cambiato, l'ho fatto giocare con le apine, poi gli è venuto il singhiozzo allora ha iniziato a disperarsi e io l'ho preso su. Gli ho cantato un paio di canzoni di Paolo Conte... e gli è preso subito sonno. Si è addormentato sulle note di Sono qui con te sempre più solo.

Ieri sera ho finito Noi la farem vendetta. Ho trovato particolarmente appassionante la lettura perché, oltre a descrivere in maniera personale fatti (i "fatti" di Reggio Emilia) tristi e inquietanti della storia del nostro paese, che m'interessavano in quanto ne avevo solo una conoscenza vaga e superficiale, Nori li mette in relazione al suo tenero rapporto con la figlia di dieci mesi... e inevitabilmente mi ci sono ritrovato. Ho trovato su Youtube alcuni spezzoni di una sua lettura di frammenti del libro (purtroppo, però, i filmati sono senza né capo né coda). Ne metto uno qui sotto.

Stasera inizierò a leggere Da leggersi all'imbrunire, ovvero una raccolta di racconti di fantasmi di Charles Dickens. Domani riporto l'inizio del primo.

p.s.: Ecco, Pietro si è già svegliato.

giovedì, settembre 27, 2007

continenti diversi

Il grigio e la pioggia autunnale sono arrivati di colpo, ieri mattina.

Lavoro con un panorama diverso davanti, bevo genmaicha, ascolto Nina Simone e ho l'impressione di trovarmi in un altro continente. Questo, forse, perché ho appena traslocato il mio angolo di lavoro... per l'ennesima volta. Mi sono spostato dal salotto allo studio, dove ero già in origine tre anni fa, ma in un altro punto. Ora guardo su via vecchie mura, attraverso le piante sul davanzale.

L'altro ieri ero a Torino, passeggiavo sotto un cielo nuvoloso, giravo per negozi di CD e librerie, ma alla fine non avevo mica voglia di comprare, e lasciavo tutto sugli scaffali.

Silvia e Pietro dormono di là, dopo una notte in cui il sonno è stato poco generoso. E pensare che per tre o quattro notti lui si è svegliato solo una, massimo due volte per notte. Ieri sera invece non voleva saperne di dormire, e l'ho sfinito io verso l'una, sulle note di Innocent When You Dream, dopo aver cantato per una mezz'ora abbondante. Inserisco qui sotto un video della canzone, appena trovato su YouTube... in fondo c'è il logo di Rai Due... incredibile, c'è stato un tempo in cui Rai Due trasmetteva concerti di Tom Waits, invece dell'isola dei famosi...


giovedì, agosto 30, 2007

fase rem

Un po' d'afa, un po' di vento, un po' di sole, un po' di nuvole confluiscono nel tempo degli ultimi giorni d'agosto.

Bevo il caffè e non so che CD mettere su. Mi lascio prendere dalla svogliatezza di fine estate. Mi viene in mente cosa scrivere sul blog alla sera, a computer spento, e la mattina è tutto dimenticato. Seguo di malavoglia i telegiornali, gli esiti delle indagini sulla strage di Ferragosto, le noiose discussioni sulle primarie del PD, la questione lavavetri. Scorro con lo sguardo le inutili gallerie sul sito di Repubblica e non ho voglia di aprirne nessuna. Ho dormito un po' dopo aver giocato con Pietro... ma non dovevo essere io ad addormentare lui? A parte tutto, che spasso i suoi sorrisi corredati di "Guh", "Gh", "Gah"! Tentenno tra il partire a zappare l'orto e l'idea di fare una passeggiata. Nel frattempo mi decido a lavorare a una traduzione sui vini dell'Oltrepo Pavese che rimando da inizio anno. Stasera voglio fare gli gnocchi, ma richiede un certo tempo... allora è meglio la passeggiata o la zappa?

Oh, quanto sono noioso oggi.

Prosegue la lettura di Sulla strada. L'inizio della terza parte è davvero formidabile. Ieri sera avevo una mezza intenzione di scannerizzarlo e metterlo sul blog, ma poi ho deciso di lasciare perdere. Comunque davvero bello... meno male che alla fine mi sono deciso a leggerlo.

In questi giorni, in macchina, ascolto a ripetizione Drive dei R.E.M. Leggo oggi che Kurt Cobain la stava ascoltando quando è morto... sarà poi vero?
Tra le canzoni dei R.E.M. è una di quelle che amo di più, anche se il mio album preferito è Green. Peccato che negli ultimi tempi si siano rassegnati ad album mediocri.

Ecco qui il video:

sabato, agosto 18, 2007

per quattro coniglietti in più

È nuvoloso, ma c'è afa. Sarei dovuto andare a bagnare i cavoli, ma mi sono fidato della pioggia dell'altra notte.

Quando ero piccolo, mia nonna mi raccontava parecchie storielle macabre, quelle tipiche storie crudeli di una volta che anni dopo ho ritrovato con piacere nelle Fiabe italiane di Calvino. C'era anche una canzoncina tragica (anche questa credo che me la cantasse mia nonna), a proposito di alcuni coniglietti che muoiono in svariati modi. Fino a oggi ho sempre pensato che quei coniglietti fossero sei, e difatti io ricordo così la canzone:

Sei coniglietti andavano a spasso
uno di loro sbatteva contro un sasso.

Cinque coniglietti andavano al mare
uno di loro si mise ad affogare.

Quattro coniglietti andavano all'ovile
un cacciatore sparò col suo fucile.

Tre coniglietti videro un bue
ne scappa uno, ne restano due.

Due coniglietti andavano in fretta
uno di loro si perse nella foresta.

Un coniglietto, che aveva buon cuore
rimasto solo è morto di dolore.

Ora, a parte il fatto che non è accertato che il coniglietto che è scappato di fronte al bue sia morto, né che lo sia quello perdutosi nella foresta (a meno che, avendo certamente avuto anche loro buon cuore, non siano morti di dolore come l'ultimo), oggi vengo a sapere che in realtà i coniglietti erano dieci. Potenza di Internet! E infatti, andando a questo link, troverete più coniglietti, nonché una variante di carattere fantastico e un altro coniglietto che non muore, ma se ne va in montagna.

E ora... qualcosa di completamente diverso. Riki mi ha spiegato come fare a mettere direttamente i video sul blog, quindi ora ci provo e, per omaggiare il suo aiuto, tento con un paio di video dei rumoristi Einsturzende Neubauten, uno dei pochissimi (oltre a Nina Hagen e i Kraftwek) gruppi tedeschi che conosco. Il primo è in inglese, il secondo è in tedesco. Ho scelto due delle cose più "normali" del gruppo... spulciare su YouTube, per le performance pazzesche degli anni Ottanta.



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