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sabato, gennaio 09, 2010

tempo di bilanci 2009 e anni zero: 1 (musica)

Piove sulla neve.

Il 2009 è stato un anno che ha richiesto molta concentrazione. Per questo motivo, forse, ho dedicato alla musica meno tempo del solito, specialmente in alcuni orari della giornata. Più che altro, a risentirne è stata la mia sete di scoprire cose nuove, ma a questo ha ovviato il mio amico Mana, che mi ha passato alcuni album di grande interesse che, in tutta probabilità, dopo il necessario periodo di rodaggio, entreranno a far parte dell'olimpo dei miei preferiti.
Ad ogni modo, mi risulta difficile stilare una top ten delle uscite di quest'anno. Per fare una selezione di dieci titoli, dovrei averne apprezzati molti di più, e non è così. Ho ascoltato molte cose belle, ne ho conosciute di valide e alcune uscite di autori conosciuti hanno confermato il mio amore per quel determinato gruppo o quel cantante, però... vabbe', insomma, una top ten del 2009 non riesco a farla, perciò mi limito a dire che gli album del 2009 che ho ascoltato di più sono sicuramente Beware di Bonnie "Prince" Billy, Fever Ray della cantante dei Knife, Good Morning Jokers dei Mi and L'au, The Duckworth Lewis Method dell'omonimo gruppo e, infine, la compilation Dark Was the Night. Un altro album che mi è piaciuto molto è The Conformists di Doveman. Queste sono le uniche certezze, per ora... quindi mi fermo qui.
Per quanto riguarda le delusioni del 2009, le più grandi provengono da due degli autori che ho amato di più negli ultimi anni: Micah P. Hinson e Sufjan Stevens. Il primo ha realizzato un trascurabilissimo album di cover (All Dressed Up And Smelling of Strangers), quasi fastidioso nella sua banalità. Il secondo continua a tergiversare con progetti minori (ben due: Run Rabbit Run e The BQE), mentre noi fremiamo nell'attesa di un nuovo Illinoise da quasi cinque anni.

2000/2009
Ma naturalmente il 2009 rappresenta anche la fine di un decennio musicale. Anche se nell'arco di dieci anni i gusti musicali cambiano direzione, mutano e si evolvono, e quindi la cosa si fa un po' più complessa, per lo meno ho più materiale da selezionare per stilare una vera e propria classifica. Una top 10 mi sembrava troppo poco... quindi ho deciso di buttare giù una top 5 che comprende i cinque album che più ho amato del decennio... e in coda ne infilo altri dieci quasi altrettanto amati. Naturalmente la classifica non vuole comprende le cose migliori in assoluto realizzate in questo decennio, ma solo le mie personali preferenze, ovvero quegli album che ho davvero amato e ascoltato di più nel corso del decennio. Oltre alle cose che esulano dalle mie conoscenze ci sono infatti un sacco di album dei quali riconosco la bellezza ma che non sono riusciti ad attecchire nella mia sensibilità (penso ad esempio a un gruppo come gli Animal Collective, che trovo obiettivamente bravi ma che, alla fine della fiera, mi annoiano). Ho lasciato volutamente fuori quasi tutte le cose di quest'anno e quelle conosciute solo di recente, perché necessitano ancora di un po' di assimilazione. Ho mantenuto solo quello dei Mi and L'au che forse è quello che più mi ha colpito tra gli album dello scorso anno. Ho anche deciso di inserire un solo album per artista... va da sé che molti di essi dovrebbero contare almeno un parimerito tra i propri consanguinei.

Ecco dunque i cinque album del decennio che ho sentito e apprezzato maggiormente:

Sufjan Stevens, Come on, Feel the Illinoise! (2005)
Cat Power, You Are Free (2003)
Bonnie "Prince" Billy, The Letting Go (2006)
Tunng, Comments of the Inner Chorus (2006)
Micah P. Hinson and the Gospel of Progress, Micah P. Hinson and the Gospel of Progress (2004)

Sulle prime quattro posizioni non ho alcun dubbio. La quinta mi ha lasciato un po' indeciso... quindi fate conto che potrebbe essere tranquillamente sostituita da alcuni degli album qui sotto.

E ora gli altri dieci (in ordine casuale):

Blonde Redhead, Melody of Certain Damaged Lemons (2000)
Radiohead, In Rainbows (2007)
The Knife, Deep Cuts (2003)
Baustelle, Sussidiario illustrato della giovinezza (2000)
The National, Boxer (2007)
Ardecore, Ardecore (2005)
Johnny Cash, The Man Comes Around (2002)
Iron & Wine, Our Endless Numbered Days (2004)
Bright Eyes, I'm Wide Awake It's Morning (2005)
Mi and L'au, Good Morning Jokers (2009)

Sicuramente ho dimenticato qualcosa, ma pazienza.

lunedì, luglio 06, 2009

black riders, ovvero il bello di essere adolescenti e stare su un palco

Afa e asfalto bagnato del giorno prima.

L'estate è iniziata, e con essa fioccano le varie sagre di paese nei dintorni. Ora che Pietro è più grandicello, sarebbe un peccato non approfittare di questo periodo vivace, dopo il lungo e noioso letargo invernale. Così negli ultimi giorni abbiamo messo il becco fuori di casa un po' più spesso di quanto facciamo di solito e siamo andati qua e là, quando non avevamo voglia di stare in casa. E come spesso capita nelle sagre di paese, abbiamo visto qualche concerto di gruppetti locali, spesso composti da liceali o poco più (come età, intendo).
A questo punto entra in scena la nostalgia, e mi viene da ripensare ai Black Riders (nome un po' tamarro, è vero, ma ispirato pur sempre a un album di Tom Waits), il gruppo che fondammo io e due miei compagni di classe tra il terzo e il quarto anno di liceo (ovvero tra il 1995 e il 1996, se la memoria non mi inganna). Io cantavo, Cubo suonava il basso, Mais la tastiera. La formazione si completò poi con Stefano e Diego alle chitarre, e Camma alla batteria. Ho un ricordo piuttosto vivido soprattutto delle prime maldestre prove nella sala-prove di Canale, situata nelle ex-scuole vecchie di Canale. Ricordo qualche ceres rossa così per sciogliersi, i fogli con i testi sparpagliati nel mio solito zaino, una valanga di sogni e ambizioni.
A pensarci ora, era evidente che non fossimo fatti per durare. Avevamo gusti musicali abbastanza diversi e diversi modi di intendere lo stile del gruppo, per cui si andò lentamente ma inevitabilmente incontro alla formazione di correnti interne che minarono un po' la solidità del gruppo. Il debutto all'"Happening" del liceo fu abbastanza orrendo, anche se divertente... se ricordo bene suonammo solo tre pezzi: il classico blues Crossroads di Robert Johnson (ma credo nella versione di Eric Clapton, visto che Stefano, il chitarrista, era un claptoniano convinto), Whole lotta love dei Led Zeppelin, e infine un pezzo strumentale ripetitivo in cui addirittura mi azzardai a suonare il quartino (con che coraggio non lo so... aaah... il bello dell'adolescenza). Io probabilmente sbagliai tutti i tempi, perché mancavo e manco tuttora del benché minimo senso del ritmo, ma i concerti successivi andarono meglio. Canale, Neive e Castagnito sono quelli che mi ricordo meglio e che mi sono rimasti più impressi. Con il tempo inziavo a cantare meglio e a divertirmi sempre di più sul palco, e a mio modo davo spettacolo. Gran parte dei pezzi che suonavamo erano degli stra-stra-stra-classici... Cocaine, Comfortably numb, Smoke on the water, Have you ever seen the rain. Personalmente, però, l'idea di cantare dei pezzi che suonavano già altri diecimila gruppi non mi andava molto. Allora io amavo Nick Cave, Tom Waits, P.J. Harvey... cose non proprio di nicchia, però già un po' meno classiche, per una cover band. In realtà amavo molte cose in quel periodo... dalla world music di Peter Gabriel alla scena alternativa italiana, che proprio in quegli anni conobbe una breve stagione fiorente, per quanto, in alcuni casi, un po' sopravvalutata (da me per primo). Insomma, io conoscevo due o tre cose e già mi credevo un esperto di musica, e questa mia ingenua presunzione suscitava in me ambizioni che stridevano, tanto per fare un esempio, con quelle di Stefano, che invece era il tipico chitarrista blues-rock, bravissimo ma un po' fissato sui suoi generi (e sui suoi assoli). Col senno di poi, potevamo prendercela più rilassatamente e goderci più a lungo possibile la fantastica ebrezza di salire sul palco, invece di finire come una brutta copia dei Commitments. Facemmo in tempo a scrivere una canzone nostra (con un mio orripilante testo simil-maudit), prima di naufragare definitivamente sulla soglia dei diciott'anni.
Oggi, a trentun anni, guardo questi gruppetti così simili a noi e mi chiedo quanto dureranno, prima di montarsi la testa ed essere smembrati da divergenze di gusti, incomprensioni, presunzioni, impegni, mancanza di tempo e di voglia. Però mentre sono lì sul palco li invidio un po'.
Per quanto fossimo ridicoli, gasati, ingenui e cronicamente adolescenti, lo rifarei in ogni mia vita successiva.

martedì, giugno 30, 2009

elegante sepolcro

Si preannuncia un'altra giornata afosa.

Di già che eravamo al mare, abbiamo fatto un salto a Genova. E di già che eravamo a Genova, abbiamo fatto un salto alla mostra su De André.
Qualcuno me ne aveva parlato bene, qualcuno male. Dipende se uno ci trova quel che ci voleva trovare, oppure no... e io francamente non sapevo bene cos'è che cercavo. Col senno di poi però ho capito cosa avrei voluto da una mostra sul mio cantautore preferito di sempre... e direi che non l'ho trovato.
Andiamo per esclusione. I cimeli non mi interessano un granché. Ok che adoro Faber, ma vedere la sua giacca o la sua chitarra mi lascia abbastanza freddo. Per quanto riguarda gli appunti, le pagelle, le lettere di Natale di quand'era bambino... sì, possono stuzzicare una certa curiosità feticista... però, alla fine della fiera, sono cose che può essere carino serbare in un libro, ma chi ha voglia di mettersi lì a spulciarle in piedi nella penombra della sala? Io no... quindi niente. I video dei tarocchi erano piuttosto kitsch, e il giochino multimediale una menata. Poi c'era la storia dei vinili che mettevi su un tavolo e ti comparivano i commenti video di chi ci aveva lavorato, ecc... questo era già molto più interessante, e si avvicinava a quel che cercavo io in questa mostra, però uno non è che può mettersi a fare avanti e indietro attorno a un tavolo e guardarseli tutti (oltretutto l'audio era un po' confuso), mentre gli altri dietro ti mettono il fiato sul collo. Idem per la storia delle foto trasparenti. Resta infine il video con le interviste e gli speciali TV... ne abbiamo visto un bel pezzo, approfittando del fatto che Pietro dormiva nel suo passeggino, al fresco in un angolo della sala proiezioni, tranquillo e beato. Questa era di gran lunga la cosa più interessante, anche se credo la si possa trovare anche in un DVD che ho adocchiato nel negozietto all'inizio della mostra.
In conclusione, a me interessavano più che altro le testimonianze, i resoconti dello stesso Fabrizio e di chi altro c'era, di chi ha partecipato alla genesi degli album, di chi ha ispirato le canzoni. Tutte cose che forse è meglio cercare nei libri, nei video, e negli stessi CD, e non in una mostra un po' fighetta.
Di sicuro ho visto più De André camminando per le viuzze forse un po' laide ma piene di vita che da Piazza Principe scendono al porto vecchio, che non in quell'elegante e freddo sepolcro.

venerdì, maggio 22, 2009

compro/vendo

Maggio è o non è il mese più bello dell'anno?

Questo post contiene qualche considerazione musicale e un annuncio.
Un paio di settimane fa ho comprato in edicola il singolo de Il pescatore + Una storia sbagliata, uscito insieme al DVD di uno degli ultimi concerti di De André. Pietro, che ama canzoni come Bocca di rosa, Il pescatore, Volta la carta e Geordie, ha apprezzato, e la cosa mi fa ovviamente piacere. Questa settimana, invece, ho preso l'ultima uscita della medesima serie pubblicata da Repubblica ed Espresso, ovvero il doppio cd del concerto con la PFM. Non so bene perché, ma ho sempre snobbato quel concerto, e difatti era una delle poche cose di De André che ancora mi mancavano. Sarà perché, dopo una breve fase di entusiasmo liceale per il rock progressive, la mia passione per quel genere, a cui la PFM appartiene, si è presto arenata, limitandosi giusto giusto ai primi album dei Genesis. Sarà perché sono maggiormente abituato a comprare gli album in studio, rispetto ai concerti. O sarà forse perché sono sempre stato affezionato alle versioni originali di certe canzoni di De André, vale a dire quelle contenute nei vinili di mio padre che ascoltavo da piccolo, per cui ero un po' diffidente verso certi riarrangiamenti. Ma col tempo le persone cambiano, e così come una volta il mio amore per Faber si limitava ai primi album (quelli più influenzati da Brassens, per intenderci) mentre ora è arrivato a includere il meno immediato De André delle canzoni in dialetto e quello delle collaborazioni con De Gregori, Bubola e Fossati, così l'ascolto di un autore tanto profondo riserva sempre nuove sorprese, che aspettano solo il momento giusto per essere colte. Ed ecco che, mentre mi ascoltavo il CD in auto immerso nel caldo odore del maggio, mi sono accorto che la versione live de Il giudice non è soltanto bella... è portentosa.

Ma veniamo all'annuncio... ecco, devo dire che quest'edizione dell'opera completa di De André uscita in edicola mi piace proprio... ok, non ci sono i testi (pubblicati a parte in un libro), e questo può essere una seccatura per quanto riguarda gli album cantati in dialetto, però insomma, la copertina cartonata, gli interventi pubblicati nei libretti allegati... alla fine della fiera, per me sono molto meglio dei CD originali. Quindi sto valutando se ordinare anche il resto della serie... e a questo punto mi chiedo: nell'eventualità, a qualcuno interessano i CD originali? Li vendo a metà del prezzo che li ho pagati io (o meno se trovo qualche riga, ecc...)... vale a dire intorno ai 5 euro l'uno. Gli unici che penso di tenermi sono Creuza de ma, Le nuvole e Anime salve, perché di quelli voglio avere i libretti con i testi. Se la cosa interessa a qualcuno... che si faccia avanti!

lunedì, maggio 11, 2009

un concerto come piace a me

Il sole scalda finalmente la terra.

Sebbene io sia un appassionato di rock e derivati, non vado poi così spesso ai concerti, specialmente negli ultimi anni. Cerco però di vedere almeno una volta nella vita quei pochi miti personali, i pilastri sui quali poggia il mio amore per la musica, coloro che in una certa fase della mia vita hanno rappresentato, o ancora rappresentano, dei punti fermi da amare e ammirare incondizionatamente (o quasi). Ho visto Nick Cave, Shane MacGowan, P.J. Harvey (che ora non ascolto così tanto, ma quando facevo il liceo era in assoluto la mia cantante preferita), Bjork, Roger Waters, Micah P. Hinson, Cat Power, i Cure, i R.E.M., Peter Gabriel, Vinicio Capossela, i Baustelle, Tricky, gli Einsturzende Neubauten... e sicuramente qualcun altro che ora non ricordo. Come vedete non sono poi tanti, spalmati nell'arco di un quindicennio, e mancano alcuni nomi illustri... tipo Tom Waits, che viene in Italia ogni mille anni, Bob Dylan, i Radiohead, Sufjan Stevens, Beck, i Knife, Paolo Conte, i Tunng e tanti altri.
Il mio più grande rimpianto è ovviamente Fabrizio de André.
Un paio di settimane fa però ho aggiunto un tassello al mio puzzle, e sono andato a vedere Bonnie "Prince" Billy a Torino... cantante folk-country-rock-e-quant'altro che conosco da appena un paio d'anni ma di cui mi sono innamorato immediatamente. In realtà non ero del tutto convinto di andarci... in base a qualche video amatoriale che avevo visto su Youtube mi ero fatto l'impressione che dal vivo non mi sarebbe piaciuto più di tanto, più che altro per come stravolgeva le sue canzoni. Mi sbagliavo, perché già dal primo pezzo, una sorta di medley di brani diversi, diventavano chiare la potenza, l'intensità e soprattutto l'inaspettata vivacità che avrebbero caratterizzato l'intero concerto, dall'inizio alla fine. È stato un concerto suonato con lo stomaco e con il cuore da musicisti bravissimi, affiatati e appassionati.
A differenza di Cat Power, che ho visto in concerto lo scorso giugno e che, allo stesso modo, riarrangiava pesantamente le proprie canzoni, nel caso di Bonnie "Prince" Billy l'operazione non tradiva un senso di snobismo un po' egocentrico che non lascia alcuna concessione agli spettatori, bensì una sorta di generosità, la generosità di chi suona perché "gli piace farsi ascoltare" e vuole regalare qualcosa di nuovo e inatteso al proprio pubblico. A differenza di Bjork all'Arena di Verona nel 2003, costato assai di più, non è stato un concerto bello ma freddo, distante e (soprattutto) troppo breve. A differenza di Roger Waters a Milano lo scorso aprile, non è stato un concerto-museo... impeccabile ma emozionante solo perché permetteva una visita in territori del passato.
Insomma, quindici euro per un concerto come dovrebbero essere tutti i concerti.

Ecco qui sotto l'inizio ripreso da qualche sconosciuto al concerto (grazie, se capiti di qui)... dal vivo è stato un crescendo strepitoso, in un video amatoriale, purtroppo ma ovviamente, non rende un decimo della sua grandezza (anzi, probabilmente rimarrete delusi, dopo le mie lodi sperticate):

venerdì, aprile 24, 2009

blip

Piove piove piove... e così i lavori nell'orto vanno a rilento... e io dimentico l'ombrello...

I bei tempi di Deezer sembrano finiti... effettivamente, sembrava fin troppo bello potere ascoltare interi album così, gratis. Ora molta roba è lì ma sembra irraggiungibile... forse c'è solo qualcosa che mi sfugge, ma l'impressione è che, appunto, fosse troppo bello, e la cosa non convenisse a qualcuno. Restano le radio tematiche del sito, che non sono male.
Ultimamente, però, mi sono appassionato anche a un altro sito musicale: Blip.Fm. Trattasi di una specie di social network che ti consente di caricare le canzoni (molte, ma niente a confronto del Deezer dei tempi migliori) che si trovano sul motore di ricerca, farle ascoltare ad altri e a tua volta ascoltare una specie di playlist formata dalle canzoni che gli altri "dj" caricano. Alle canzoni (che vengono chiamate "blip"), è poi possibile associare un messaggio. Si possono inoltre esprimere preferenze, condividere su altri social network, ecc ecc. Permette infine di caricare canzoni su altri siti grazie alla funzione "embed", cosa che, se non sbaglio, da Deezer non si può più fare.
Niente di eclatante, insomma, ma è carino. Se vi piace la musica, siete tutto il giorno di fronte a un computer e avete manie di proselitismo come il sottoscritto, allora forse vi può interessare.

Ecco qui la mia pagina personale.

p.s.: Ovviamente, se ci fosse qualche lettore di Strange Weather (c'è ancora qualcuno che legge questo blog?) intenzionato a iscriversi o già iscritto, mi faccia sapere il suo nick su Blip.fm, così lo inserisco tra i miei dj preferiti.

martedì, gennaio 27, 2009

raccogliere e consumare

In questa relativamente tiepida giornata d'inverno, tutto intorno a me era uno sgocciolio di neve per lungo tempo rimasta al suo posto.

Io sono una persona che va a periodi. Forse tutti lo siamo. Non saprei, io parlo per me. D'altronde, chi segue costantemente il blog dal suo esordio l'avrà capito. Ci sono stati periodi di magra e periodi in cui cui scrivevo un post al giorno, e questo andamento rientra più in generale negli alti e bassi che caratterizzano più o meno ogni mio interesse. In larga parte dipende certamente dagli impegni e dalla disponibilità che si hanno di volta in volta, ma c'è anche una componente puramente personale, interiore, o come la si voglia chiamare. Anche la mia passione per la musica, per fare un esempio, ne è affetta. Ci sono dei periodi nei quali mi trasformo in un affamato divoratore di cose nuove, e altri nei quali invece mi assesto su ascolti più confortanti, sulle cose che si sono sedimentate dentro di me nel corso degli anni. Non so se si tratti di una forma di pigrizia o di una necessaria pausa di rielaborazione di ciò che ho assimilato. Forse, più semplicmente, esistono stagioni per raccogliere e stagioni per consumare.
In generale, questo è per me un inverno musicale. Negli ultimissimi mesi ho raramente sentito il bisogno di salpare verso nuove mete, e mi sono per lo più attenuto a percorsi musicali già tracciati. Ma insomma, anche d'inverno ci sono pur sempre i bucaneve, e così capita di raccogliere qualcosa di buono anche quando non lo cerchi. È più o meno quel che mi è successo con l'ultimo album di Antony & The Johnsons (ascoltabile gratuitamente a questo indirizzo). Se devo proprio essere sincero, nonostante le lodi sperticate di critici e cantanti suoi colleghi, ho sempre guardato con sospetto a questo virtuoso della voce. Solitamente i virtuosismi mi annoiano, che si tratti di lunghi assoli di chitarra o di acrobazie vocali. E così era stato per il primo disco di Antony che avevo sentito, quello omonimo. Qualche buon pezzo c'era, ma difficilmente riuscivo ad arrivare a fine album senza essermi annoiato prima. Invece, non so perché, questo non è successo con The Crying Light. Al contrario, mi ha sin da subito colpito per la sua misura e per la sua capacità di ricamare sulle sfumature. L'ho riascoltato più e più volte e ancora non mi ha stufato. Non so se questa impressione svanirà in fretta o se si rafforzerà col tempo. Magari mi piace con questo tempo e questo umore, e domani non mi dirà più niente. Staremo a vedere. Per ora ve ne consiglio l'ascolto.

sabato, gennaio 17, 2009

figli e padri

Il ghiaccio su via Mompissano si scioglie poco a poco. Oggi ho visto un cane lupo percorrere di corsa quella discesa, inseguendo la gallina favorita di mio padre. Se fosse scivolato, gli avrei riso dietro per mezz'ora.

Pensieri più o meno liberi:

Questo gennaio ospita qualche grande avvenimento.
Innanzitutto, Pietro, di cui prometto che nei prossimi giorni metterò una foto, ha compiuto un anno e mezzo. Un bel traguardo a cui siamo arrivati alla velocità della luce. Com'è Pietro a un anno e mezzo? Ce lo ricorderemo, un giorno? Ne dubito, visto che nuovi innumerevoli ricordi continuano a spingere al fondo dalla memoria quelli vecchi. Fortunatamente ci sono le foto, i filmati... e le parole. Dicevo, com'è Pietro a un anno e mezzo? È sempre più dolce, ma sta anche mettendo su un bel caratterino. Ormai cammina bene e ha smesso di gattonare da tempo. Per ora la dermatite non si è più fatta vedere, tranne dietro al ginocchio sinistro, dove comunque appare sempre meno forte. Speriamo quindi che non si faccia viva fino a primavera... e se anche tornasse, beh, almeno qualche mese tranquillo l'abbiamo passato (l'anno scorso era arrivata verso fine ottobre). Poi... Pietro a un anno e mezzo è un fanatico della musica... della sua musica, ovviamente. Zecchino d'oro e canzoni sugli animali in particolare. Adesso riconosce da solo le parole che conosce (anche se ancora non le pronuncia) in mezzo ai testi delle canzoni, senza bisogno che gliele diciamo noi. Così se sente "gatto", "gattino" o "gatta", miagola. Se sente "tigre" ruggisce. Se sente "baffi", si passa il dito sopra il labbro. Se sente "mano", fa "ciao ciao" con la manina. Uno spasso. Poi è anche un fanatico degli animali. Forse qualche mese fa lo era ancora di più, con la sua tavola di legno con su gli animali stampati. Ma anche adesso ama sfogliare i libri e cercare quelli che già conosce, per poi confrontarli con altre "versioni" dello stesso animale in formato peluche, giocattoli, nostri disegni, ecc. È molto bravo a riconoscerli. Ogni tanto prova anche lui a disegnarli... ma diciamo che sono parecchio soggettivi. Ma soprattutto... Pietro a un anno e mezzo ha quasi smesso di prendere il latte! Questa è la grossa novità, soprattutto per Silvia, che sente la mancanza di questo particolare rapporto ma che si è anche liberata di un grosso peso. È successo che una sera di qualche giorno fa, stremata dal suo ciucciare senza addormentarsi, gli ha detto: "Pietro, io il latte non te lo do più". Lui forse ha capito, perché quando di notte si è svegliato, si è addormentato da solo dopo non molto (nel lettone ovviamente... una cosa per volta, insomma), senza lamentarsi più di tanto. E ha resisito per un giorno e mezzo senza latte. Poi non ce l'ha più fatta, e allora di mattina Silvia gliel'ha concesso, così si è anche svuotata un po'. La cosa si è ripetuta, ma meno latte prende Pietro, meno Silvia ne produce. Quindi siamo ottimisti sull'esito della strategia. Certo, la notte ci si continua a svegliare... ma è tutta un'altra storia (almeno per lei... per me più o meno, ma mi sembra doveroso occuparmente io a questo punto). Un passo in avanti, comunque. Altre cose... beh, in questo periodo oltre che per la musica (la hit del momento è la sigla di "Sandokan") e gli animali va matto per i suoi due cuginetti più grandi... in particolare Samuele, che adora. Eh sì, perché per quanto ormai ci riconosca tutti quanti e si stia affezionando non solo a noi ma anche agli altri membri della famiglia, giocare con altri bambini, per quanto non coetanei, è tutta un'altra cosa. Ah, dimenticavo le parole... ormai padroneggia perfettamente "papà" (me lo dice anche al telefono, oltre che in foto... mi riconosce, che stella) e "mamma"... dice "nonno", "nanna"... qualche pezzo di parola qua e là e soprattutto tanti versi di animali, dalla gallina al gatto per finire a tutta una serie di ruggiti che variano a seconda si tratti di una tigre, di un leone o chissà di che altro felino.

Altra cosa importante di questo mese è l'anniversario dei dieci anni dalla morte di Fabrizio De André. Eh sì, sono passati dieci anni. Non ho molto da aggiungere su quanto ho già scritto in diversi post al riguardo. Solo che l'altro giorno, dopo aver visto lo speciale a "Che tempo che fa", parlavo con Mana di come Fabrizio sia stato veramente un padre per tutti noi... del suo potere di fare da collante che riunisce così tante persone sotto uno stesso tetto... di dare l'opportunità, alle persone che riconoscono nella sua musica gli aspetti più belli di questo paese, di sentirsi a casa.
Chiudo con una segnalazione. Sul sito di Radio Tre, si possono trovare in formato mp3 le puntate di Storyville di questa settimana. Cinque puntate (l'ultima devono ancora inserirla... credo lo faranno lunedì) di mezz'ora ciascuna in cui Ascanio Celestini ci racconta qualcosa della vita di De André, inframezzato da sue canzoni, canzoni di quelli che l'hanno ispirato, ecc. Secondo me ne vale la pena. Non so quanto terranno i file sul sito... non credo più di una settimana, ad ogni modo. Io comunque li ho salvati. Ecco il link.

martedì, dicembre 09, 2008

god save Harry Belafonte

Freddo. Anzi no, freddissimo!

Ricordate il mio iniziale entusiasmo per alcune canzoni dello Zecchino d'Oro?
È passato qualche mese da allora. Nel frattempo ho comprato un cofanetto di tre CD con il "meglio" dello Zecchino. A parte il fatto che alcune scelte nella selezione dei brani mi sembrano abbastanza discutibili... bisogna fare due considerazioni:

1) Le canzoni vecchie erano decisamente migliori sotto tutti gli aspetti (non solo negli arrangiamenti, più complessi e suonati con strumenti veri, ma anche nei testi, decisamente più fantasiosi e originali).
2) A lungo andare, si corre il rischio di stufarsi decisamente, fino a odiare certe canzoni, specialmente se tuo figlio le vuole ascoltare a ripetizione (qualcuno abbatta quel Katalicammello!).

Al primo punto si ovvia ascoltando per lo più il primo CD più qualche perla del secondo.

Al secondo si ovvia cercando di insinuare qualcos'altro tra gli ascolti di tuo figlio. nella speranza che l'appassioni. E dopo alcuni insuccessi (dovuti principalmente alla mancanza di musica molto ritmata sui miei scaffali), sono finalmente giunto a un risultato: Pietro si è dato al "calypso"!


Discover Harry Belafonte!


martedì, novembre 11, 2008

le imperscrutabili doti dell'iPod

Sole frizzante.

L'iPod (o meglio, il mini iPod) è indubbiamente una grande invenzione, almeno per quanto mi riguarda. Piatto, comodo, leggero, capiente, di lunga durata, e innegabilmente sfizioso e bello a vedersi. È la coronazione di un sogno, per un adolescente che ha macinato centinaia di chilometri a piedi, in auto e in pullman con ingombranti walkman (via via meno ingombranti, però) che ti costringevano a riempire lo zaino di cassette. Cassette che si consumavano, frusciavano e ogni tanto immancabilmente si attorcigliavano. Quanti ricordi, però. L'avvento dell'auto-reverse, il clack che faceva quando lo chiudevi. E i paesaggi in scorrimento, deformati e riempiti dalla musica.
Poi c'è stato l'avvento del lettore cd portatile. A parte la qualità audio, in un certo senso un passo indietro, perché in tasca non ci stava manco morto e soprattutto saltava. Poi un lettore cd che leggeva anche gli mp3... non tanto meglio, e poi quello che avevo io consumava come un vampiro le pile, e non bastavano mai per fare andata e ritorno Canale-Torino.
E ora l'iPod... fatico persino a immaginarne una significativa evoluzione, anche se come sempre la tecnologia saprà superare la fantasia.
Ma la cosa che amo di più del mio iPod è che, sebbene lui non lo dica, secondo me ragiona anche e, con un occhio di riguardo per i miei gusti, si diverte a propormi delle scalette confezionate amorevolmente da lui. Mentre percorro gli otto minuti (in cui ci stanno in media due-tre canzoni) del tragitto casa-casa dei miei attivando la funzione "brani casuali", lui talvolta si ingegna a propormi delle passeggiate a tema.
Un esempio sono le passeggiate "monografiche", che ogni tanto capitano. Oppure una più elaborata passeggiata "cantautori", e allora infila uno dietro l'altro un pezzo di Brassens, poi De André e infine Dylan. Oppure la passeggiata "brani strumentali", durante la quale mi ha proposto in sequenza Yann Tiersen, Riccardo Tesi e Dirty Three. Oggi però ha superato se stesso, e mi ha composto una bella sequenza in "Be": Beatles (Eleanor Rigby), Beck (O Maria), Beirut (St. Apollonia).

lunedì, ottobre 20, 2008

cosa c'entrano i blonde redhead con la filologia cinese

Oggi fa più freddo. L'ottobre caldo giunge già al suo termine?

Il titolo del post di mercoledì scorso, in cui ho abbastanza pretestuosamente inserito il nome di un grande pensatore cinese, mi è stato suggerito da un ricordo riaffiorato proprio in questi giorni ascoltando Melody of Certain Damaged Lemons dei Blonde Redhead. Pensandoci bene, i ricordi riportati finora su questo blog si riferiscono quasi sempre all'infanzia, ma l'infanzia non è stata l'unica mia terra fertile di eventi memorabili. Gli anni del liceo, ad esempio, racchiudono una vera e propria mitologia inevitabilmente rievocata ogni volta che si vedono le vecchie conoscenze di allora. Ma anche gli anni dell'università sono stati anni carichi di bei ricordi: anni nei quali ho conosciuto amici poi entrati di diritto nell'Olimpo dei più cari, e anni nei quali mi sono spensieratamente divertito con Silvia e con i miei vecchi amici.
Il ricordo in questione riguarda un episodio strettamente universitario. E c'entrano appunto i Blonde Redhead, che ho sentito nominare per la prima volta in quell'occasione.
Credo che fosse verso l'estate del 2002, durante uno dei miei ultimi esami: filologia cinese. Un esame composto da una parte di traduzione dal cinese antico e di una parte di storia della filosofia. Un esame che non so bene per quale motivo fui costretto a inserire nel piano di studio visto che ero uno studente di giapponese, ma che si rivelò (a suo modo) interessante.
Dopo i pomeriggi passati a studiare a casa di Alice insieme a Mauro, con Yuki (il gatto di Alice) che si appendeva alle nostre schiene e frugava nei nostri zaini, eccoci al giorno dell'esame, che cadeva proprio durante la stagione dei concerti al Parco della Pellerina.
Il professore entra in classe e chiede subito: "Qualcuno di voi è andato a vedere i Blonde Redhead?".
Alice alza la mano.
Poi lui domanda ancora: "E Nick Cave?"
Questa volta rispondo: "Io".

-Come ti è sembrato?
-Bello, ma magari una quindicina di anni fa sarebbe stato meglio.
-Bravo. La pensiamo allo stesso modo.

Evvai! - penso - L'esame non poteva iniziare meglio!

Quando arriva il mio turno, il professore mi chiede:
- E qual è stato il pezzo migliore, secondo te?
- Mah, probabilmente The Mercy Seat.
- (scherzando) Che ne dici di un trenta?

Adrenalina alle stelle.

Poi però ho preso 27. La parte di storia della filosofia andò di per sé abbastanza bene, quella di traduzione dal cinese classico andò (OVVIAMENTE, aggiungerei) così così.
Ma probabilmente risultò determinante una mia risposta di filosofia. A un certo punto, il professore, forse ingraziato dalle nostre affinità musicali, mi chiese: "Qual è il tuo filosofo preferito?".
Io, che ero più interessato al taoismo e, in particolare, a Zhuangzi, gli risposi, con fare sicuro, qualcosa del tipo (ora non ricordo benissimo):

- ZHAOzi (e meno male che era il mio preferito).
- Lo sai cos'hai appena detto?
- ...No.
- Raviolo al vapore.
- Ah.

lunedì, settembre 15, 2008

sally e il quartino

Vien l'autunno sospirando
sospirando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?
Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rami spogli,
e tre gocciole di brina
e un pugnel di foglie morte.
(grazie ad Alice)

Ogni tanto, quando devo guardare Pietro mentre Silvia ha da fare, mi metto con lui sul pavimento del salotto e prendo uno strumento... il quartino, l'armonica a bocca oppure un flauto. A Pietro piace soffiare negli strumenti, e la cosa mi fa piacere. A volte se suono qualcosa col quartino, lui afferra il flauto di propria iniziativa e si mette a soffiarci dentro. Con questa scusa, ho ripreso a suonicchiare... abitudine che mi ero lasciato alle spalle da tempo. Soprattutto il quartino, non lo suonavo dai tempi del liceo. Intendiamoci, non sono un granché... per quanto ami la musica, purtroppo non mi sento molto portato per gli strumenti. O forse chissà, è solo mancanza di impegno e costanza.
Sì, lo ammetto, più o meno consciamente cerco di rifarmi un po' con Pietro.
Comunque mi diverte suonare. Negli ultimi tempi mi dedico spesso a riprodurre a memoria la canzone di Sally in Nightmare Before Christmas. Sono poi andato a cercarla su Deezer per memorizzarla meglio, e ho scoperto che ne esiste anche una versione cantata da Fiona Apple. Pensa un po'.
Ne approfitto per provare a inserirla direttamente nel post, sempre tramite Deezer.
Carina, anche se devo dire che la versione della colonna sonora italiana del film è la mia preferita... sarà che ormai sono affezionato a quella.


Discover Fiona Apple!


mercoledì, settembre 03, 2008

coerenza

Di nuovo sole, ma abbiamo scavalcato il mese, ed eccoci a settembre.

Quando facevo prima liceo, iniziai ad appassionarmi ai Pink Floyd. Partendo da The Wall, divenni nel giro di un paio d'anni un grande fan del gruppo, e mi procurai in breve tempo gran parte dei loro CD. Col tempo i gusti cambiano un po' e si conoscono cose nuove, quindi ora i Pink Floyd non occupano più lo spazio che un tempo occupavano nella mia vita "musicale", ma ovviamente continuano a piacermi, e ascolto sempre volentieri album come Animals (forse il mio preferito - giusto la settimana scorsa ho messo Dogs come canzone del lunedì e, ovviamente, la potete trovare al fondo della lista del player). Come molti di voi sapranno, la storia dei Pink Floyd è abbastanza articolata, e il gruppo ha avuto sostanzialmente tre leader: Syd Barrett (che non solo ha fondato il gruppo, ma che è anche stato il protagonista del primo post di questo blog), Roger Waters (che ha preso le redini dopo l'abbandono del primo per tutta la durata del loro periodo d'oro) e infine il chitarrista David Gilmour, che ha assunto il comando dopo la dipartita di Waters, che da Animals in avanti aveva iniziato a fare un po' il dittatore. Ora, io sono sempre stato sostanzialmente un watersiano che serbava un grande affetto per Syd Barrett. Ciò significa che ascoltavo anche gli album solisti di questi due (nonostante Waters non abbia combinato un granché da solo, a parte il bello seppure un po' datato Amused to Death), ma non mi sono mai e poi mai azzardato ad ascoltare i dischi dei Pink Floyd successivi all'abbandono di Waters. Sì, ero un po' infantile e discretamente fondamentalista in questo. Un po' come quando ho aspettato almeno un paio di anni prima di vedere il remake americano di Ring. Non so, ma non mi andava proprio. Consideravo i Pink Floyd di Gilmour un esproprio, una cosa che non aveva ragione di esistere.
Ora che sono passati un po' di anni, mi rendo conto di essere stato un po' troppo severo con il chitarrista, che è stato in gran parte artefice delle sonorità del gruppo nonché l'interprete di alcuni dei loro pezzi più memorabili, per quanto Waters fosse la "mente" che condizionava pesantemente gli album degli anni Settanta. E poi devo dire che, quando ho assistito quasi per caso, durante un compleanno di Vaga e Giuppy, alla loro reunion in occasione del "Live 8" sul maxi-schermo di un pub, mi sono commosso.
Così oggi, visto che Deezer mi dava finalmente l'opportunità di ascoltarlo liberamente e senza impegni, mi sono deciso a vincere la mia ritrosia, e ho messo su The Division Bell, album che al tempo della sua uscita sbeffeggiavo largamente pur non avendolo mai sentito...

È UNA LAGNA.

Ho fatto bene a scartarlo per tutto questo tempo.

sabato, agosto 23, 2008

colonna sonora dell'estate

Una giornata di sole canalese. Quel sole che preannuncia la fine dell'estate.

...Ed eccoci arrivati dal mare. Come al solito, è stata una vacanza-non-vacanza. Nel senso che, su due settimane di permanenza a Varazze, avrò passato sì e no due giorni senza lavorare. Ma va bene così. È uno degli inconvenienti, e insieme dei vantaggi, del mio lavoro. Siamo stati davvero bene e credo che ci torneremo presto in modo da ritardare il più possibile l'eventuale e probabile ritorno invernale della dermatite (poiché il mare sembra essere molto efficace a scongiurarne i sintomi - nel caso vi foste chiesti cosa ci faccio sempre al mare io che non so nuotare).

Esordisco questa serie di post mancati (troppo faticoso pubblicare sul blog con la misera velocità della mia chiavetta) riportando qui la colonna sonora dell'estate!
Nonostante i problemi con il lettore CD (io ho sempre problemi coi lettori CD), le musiche che hanno accompagnato la nostra semi-vacanza, condizionandone le atmosfere e portandosi dietro qualche ricordo da scongelare poi a ogni ascolto, sono state principalmente:

-Viaggio di andata:
Harry Belafonte, il nostro must per ogni viaggio in auto. Più qualche aggiunta di Amen dei Baustelle e dello Zecchino d'Oro, con il ritmo ska di Il coccodrillo come fa.

-Nella casa al mare:
Principalmente Micah P. Hinson and the Gospel of Progress di Micah P.Hinson, Revolver e Abbey Road dei Beatles, Desire di Bob Dylan, La revancha del Tango dei Gotan Project. Sono i primi (e i meno lugubri) che ho caricato sulla chiavetta USB dello stereo. E visto che a un certo punto il lettore CD ha smesso di funzionare e io non avevo mai voglia di caricare altra roba dal PC alla chiavetta...

-Durante TUTTI i viaggi in auto a Varazze e dintorni:
Sempre e solo Fred Buscaglione (anche perché scordavo sempre di caricare in macchina il porta-CD), rispolverato direttamente dai tempi in cui era accompagnato da serate nell'ex-auto di Ivan, birre Moretti, tequila bum bum e capatine ai Murazzi da "Giancarlo".

-Viaggio di ritorno:
Si parte con La favola di Adamo ed Eva di Max Gazzé per tenere allegro Pietro, e si prosegue col più introspettivo Superwolf di Bonnie Prince Billy, una volta che il piccolo è entrato nel mondo dei sogni.

Ovviamente ho già inserito nel player qui in fondo tutto quel che sono riuscito a trovare su Deezer.

martedì, agosto 05, 2008

facciamoci perdonare 3 - l'avvento del sonoro

È mezzanotte e non c'è un filo d'aria.

Qualche giorno fa ho scoperto, grazie a un commento in un post sul blog di Mattia, un sito fantastico: Deezer. Si tratta di un sito che permette di ascoltare un sacco di musica gratuitamente e, soprattutto, legalmente. Un paradiso. Il sito è utile per assaggiare in anteprima un album o un gruppo (magari non si trova proprio l'album o la canzone che si cerca, ma quanto meno ci si fa un'idea) prima di comprarlo onde evitare delusioni. Ma non solo. Permette infatti di realizzare anche quello che è sempre stato uno dei miei sogni, per quanto riguarda Strange Weather: realizzare una playlist di canzoni preferite da poter esportare sul proprio blog.
Ed ecco che così nasce il player che (per ora) trovate al fondo del blog. Per il momento ho cercato di inserire quasi tutte le musiche che, nei post come nelle canzoni del lunedì, hanno fatto sinora da collona sonora silenziosa a Strange Weather. Ma da adesso in avanti potrete ascoltare direttamente le canzoni sul sito senza doverle cercare in giro. Evviva!
Funziona come un normale player: potete scegliere la canzone o farle scorrere in maniera casuale con il tasto più a sinistra. Per la gioia di Riki, inoltre, non c'è l'autoplay, quindi non siete obbligati ad avere il sottofondo musicale, se non lo volete (devo dire che è una cosa che trovo farecchio fastidiosa anch'io, quando mi capita su altri siti).
Unica pecca (e qui entrate in ballo voi): non so dove metterlo e , soprattutto, come fare. Per inserirlo nella colonna a sinistra (già abbastanza affollata, a dir la verità), dovrei tagliare un pezzo del player (cosa che ho fatto con risultati non del tutto soddisfacenti), o meglio allargare la colonna o l'intera pagina del blog... ma non so bene come fare senza combinare casini pacioccando l'html del blog. Avevo provato ad allargare la pagina centrale (quella giallo chiaro) e la colonna a sinistra, ma per ottenere un risultato decente dovevo spostare anche la sfumatura sul bordo destro della pagina, e non sapevo come fare.
Comunque, per ora l'ho messo al fondo perché è il posto in cui disturba di meno, ma non mi soddisfa di certo... quindi accetto qualunque suggerimento e aiuto!

P.S.: Mi impongo, come criterio, di inserire solo canzoni o autori che sono stati nominati all'interno del blog. Per questo sto spulciando indietro nel tempo tutti i post con l'etichetta "musica" per inserirli tutti (quando si trovano, ovviamente). In giornata la playlist dovrebbe essere completa.
P.P.S: Non so perché, ma il player sistema le canzoni nella lista esclusivamente in ordine di inserimento (le più recenti al fondo), quindi se uno vuole cercare una canzone è per forza costretto a spulciare tutta la lista.

martedì, luglio 08, 2008

un po' di musica

Un normale giorno d'estate, fatto di ventilatori, tende e tapparelle in azione, bicchieri vuoti.

Nell'ultima settimana sono stato un po' impegnato per diversi motivi, quindi non ero tanto in vena di scrivere. Comunque eccomi qua. Se penso che un anno fa a quest'ora eravamo già in ospedale ad attendere il fatidico momento, ignari del fatto che sarebbe avvenuto solo nel tardissimo pomeriggio del giorno successivo...

Parliamo un po' di musica:

1) L'altra settimana sono andato con Mana al concerto di Cat Power a Bollate. Era una vita che non andavo a un concerto "internazionale"... l'ultimo probabilmente è stato quello di Micah P. Hinson a Torino nel febbraio del 2007, pensate un po'. Abbiamo faticato un po' a trovare la bellissima Villa Arconati (amici lombardi, qualche cartello segnaletico in più non farebbe male!), ma per il resto non ci sono stati intoppi. Anche perché Cat Power ha iniziato a suonare verso le 11, quindi sarebbe stato impossibile arrivare in ritardo. Un bel concerto, un'ora e quaranta filata, senza fronzoli e concessioni al pubblico. Niente classici da You're Free e Moon Pix. Se c'erano erano stravolti al limite dell'irriconoscibile come la hit Lived in Bars. Inizialmente la cosa si è rivelata un po' faticosa, anche perché io l'ultimo album non l'ho ancora assimilato bene, ma nella seconda parte la performance si è fatta particolarmente emozionante. E sebbene la cantante abbia tirato dritto per tutto il concerto, si è rivelata particolarmente tenera e generosa col pubblico a concerto finito, quando si è fermata per un po' di tempo sul palco a lanciare ai fan sorrisi, bottigliette d'acqua, pezzi di spartiti o scalette accartocciati, e persino i fiori che le avevano donato gli organizzatori. L'unica cosa che non ho capito (e che mi ha scocciato) del concerto, è stato il pubblico. Per tutta la durata del concerto c'è stato un viavai che francamente non ho mai visto a un concerto. Manco fosse stato gratis! Fatto sta che ti passavano davanti continuamente, e alla lunga diventava irritante vedere gente che si alzava come funghi.

2) Grazie alle solite offerte di IBS, ho recuperato un paio di CD di Tom Waits che mi mancavano a 7,90 euro: Mule Variations e Real Gone. Non li avevo mai presi perché non mi avevano convinto del tutto, ma a quel prezzo non potevo lasciarmeli sfuggire. E devo dire che, specialmente il primo, che alla sua uscita mi aveva deluso, mi ha piacevolmente sorpreso. Il secondo mi aveva subito entusiasmato, poi devo dire che me l'ero un po' dimenticato per via di qualche traccia un po' ostica. Ho inoltre preso a 20 euro l'ultimo Orphans... il prezzo sembra caro, ma in realtà l'album è particolarmente generoso, dato che è costituito da ben tre cd fitti di canzoni (quindi a conti fatti, equivale agli altri). C'è da dire infine che hanno tutti eleganti copertine cartonate con un sacco di belle foto e, tranne nel caso di Orphans la cui mole avrebbe richiesto troppo spazio, hanno fortunatamente i testi.
La cosa bella degli album di Tom Waits è che ci sono sempre almeno tre o quattro pezzi memorabili. Cosa che non capita più negli album di Nick Cave, un altro dei pochi autori prediletti della mia adolescenza, che ultimamente sforna album tra il mediocre e il buono, ma senza picchi davvero emozionanti.

lunedì, giugno 23, 2008

quattro

Dalla finestra aperta dello studio arriva un po' di fresco.

Stanotte Pietro ha dormito per più di quattro ore di fila. QUATTRO-ORE-DI-FILA. Non accadeva da Ottobre. Difatti, non essendo abituato, non riuscivo più a dormire, e così sono venuto a lavorare un po' sperando di farmi venire un po' di sonno.
Nel silenzio dell'alba, il suono della ventola del mio pc, che d'estate fa una casino pazzesco, assume proporzioni mostruose. Cerco di combatterlo mettendomi gli auricolari e ascoltando un po' di musica. Comments of the Inner Chorus dei Tunng è quello che più si adatta all'atmosfera.

venerdì, maggio 16, 2008

associazioni di idee

Care nuvole minacciose, io in realtà oggi avrei voluto piantare i pomodori.

L'altro giorno sono andato a visitare il mio orto dopo il temporale. Volevo fare due passi, visto che a causa dell'influenza intestinale (o quel che era/è) non mi muovevo di casa da giorni. Ho affidato la scelta della colonna sonora all'opzione brani casuali dell'Ipod. Quando sono arrivato al fondo dell'orto, sono partiti i Radiohead. A parte zucchini, meloni e un peperoncino totalmente o quasi ricoperti dal fango rappreso, il resto era tutto salvo... ma le atmosfere alienanti della band donavano una diversa sfumatura al tutto, e mi sentivo un marziano che camminava su un cretto di Burri.
Mi è venuta subito in mente la vacanza in Sicilia del 2006 e la fugace tappa alle rovine di Gibellina, io e Silvia completamente soli a percorrere le "crepe" del Grande Cretto come topi sperduti in un labirinto inquietante e surreale.
Ne approfitto per inserire qualche foto di quel bellissimo viaggio di cui, alla fine, non ho mai parlato.


giovedì, maggio 08, 2008

la contadinella

Cielo azzurro... ovvio.

Qualche tempo fa mi è arrivato un pacco di CD musicali particolarmente succulento, pagato relativamente poco incrociando alcune buone offerte con le saltuarie spedizioni gratuite (sopra ordini superiori ai 50 euro) di IBS e i CD in regalo con spese superiori ai 40.
Tra i vari acquisti, l'unico comprato un po' alla cieca (ormai ho preso l'abitudine di comprare solo cose che conosco bene) è stato un doppio CD di Nanni Svampa, in cui interpreta in italiano le canzoni di Georges Brassens. Una vera delizia, soprattutto per chi, come me, il francese lo capisce sì e no, specie se cantato. La raccolta è ricca di perle e chicche di poesia, irriverenza, dolcezza e umorismo.
Una delle mie preferite è "La contadinella", traduzione di "Brave Margot" di Brassens. Purtroppo non ho trovato nessun video che mostri l'uno o l'altro mentre la canta, ma fortunatamente ne ho beccato uno su youtube in cui la versione di Svampa viene interpretata da un tipo che si chiama Betto e che, a quanto vedo, ne interpreta parecchie di canzoni sul web (grazie Betto). Eccola:

sabato, aprile 05, 2008

due cose

Sarà, ma io aprile me lo ricordavo piovoso. Anche marzo, a dire il vero.

Due cose:

Ho scoperto che esiste il sito dei Canalensis Brando!

L'altra sera ho visto Paranoid Park di Gus Van Sant. Ovviamente ora non ho tempo né voglia di fare una recensione, ma lo consiglio comunque perché l'ho trovato davvero bello. In generale mi sono piaciuti tutti i suoi ultimi film. Più di quelli vecchi, anche se a dire il vero saranno quindici anni che non li vedo (chiedo scusa a mia sorella che è una fan di Belli e dannati). Questo in particolare, però, mi ha emozionato, divertito, rapito, ammaliato in ogni suo aspetto.
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