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domenica, agosto 03, 2008

facciamoci perdonare 1

Classica calda afosa giornata d'agosto.

Questo mese, come avrete notato e come ho già ribadito, ho avuto poco tempo e ancor meno spazio mentale per concepire dei post (nemmeno quello sulle chiavi di ricerca, pensate un po'). Per rifarmi, ho deciso di impegnarmi a garantire una settimana di post. Non so bene cosa tirerò fuori, ma ecco il primo, ovvero il post che spiega perché questo mese ho avuto così poco tempo.

1) Il 5/6 luglio c'è stato l'addio al celibato di Mana (che da allora ho promesso di non chiamare più così, ma pazienza, manteniamo questo soprannome almeno per il blog)... una festa che ha richiesto un grande sforzo organizzativo da parte di tutti i suoi amici, che ha preso la forma di almeno un centinaio di email. Comunque, una splendida festa di cui varrà la pena parlare prima o poi...

2) Lavoro lavoro lavoro. Tra l'anime di Death Note e svariati fumetti che si incastravano infrangendo le leggi del tempo umano, questo mese, così come quelli precedenti, non ho avuto un attimo di respiro. Confido nel prossimo.

3) Il regalo per il matrimonio di Mana e Cri. Io e Silvia ci siamo messi in testa di costruire da noi una scacchiera a partire da un ceppo, con le pedine da dama e scacchi fatte in pasta di sale. Questo ci risucchiava anche l'ora serale dalle 23 alle 24 che Pietro ci lasciava. Senza contare lo sforzo mentale dovuto alla fretta e all'iniziale mancanza di idee. Fortunatamente, anche se l'opera è stata terminata un'ora prima del matrimonio, è andato tutto bene.

4) La febbre di Pietro. Pietro nelle ultime settimane ha avuto la febbre per tre volte. Una volta (forse) per il dentino. Una volta per il vaccino esavalente. Una volta, a cavallo tra questa settimana e la scorsa, per una faringite acuta + tonsillite, che gli ha procurato una bella febbre intorno ai trentanove/quaranta gradi per diversi giorni. Non vi dico le notti. Ora sta meglio, ma...

5) ...Intanto è riuscito ad attaccarla pure a me. Fortunatamente in forma molto più lieve (febbre sui trentotto, mal di gola e fiacchezza per due/tre giorni).

6) Spostamenti vari. Siamo andati un paio di volte in montagna per toglierci da quest'afa. Ovviamente questo per me non ha mai significato vacanza. Grazie al portatile e alla fantastica vodafone key, Mapomo lavora sempre e ovunque. Mare, montagna... chissà cosa ci riserverà il futuro?

7) La vodafone key. Mentre al mare andava spedita, in montagna va più o meno come un modem a 56k... quindi ti passa la voglia di stare collegato.

8) Varie ed eventuali. Ovvero, fiacchezza dovuta al caldo e alla solita mancanza di sonno; carenza di idee; carenza di eventi particolari da raccontare; personale pigrizia; problemi col computer.

venerdì, gennaio 04, 2008

il mondo in chiave estetica

Lavoro nella mansarda a casa dei miei, fino a qualche tempo fa stanza di mio fratello. I fiocchi di neve che si spiaccicano sul vetro sono talvolta piccoli, talvolta grossi, per lo più troppo bagnati per fermarsi.

Nonostante questo sia il primo post dell'anno, non mi viene nulla di particolare da dire. Il capodanno è passato bene, tranquillo e tra amici. Ho anche scoperto un bel gioco da tavolo che devo assolutamente procurarmi per quando sarà grande Pietro: C'era una volta.

In questi giorni vengo a lavorare qui dai miei, in modo da poter scrivere il pezzo su Mizoguchi e lavorare con un po' di tranquillità. Meglio staccarmi da casa per metà giornata, che essere costretto a lavorare di sera. E poi è bello tornare a casa dal lavoro come un vero papà e giocare con Pietro. La cosa che mi piace di più di queste trasferte, però, è fare i dieci minuti a piedi che separano la mia abitazione da quella dei miei. Primo perché mi obbliga a mettere il naso fuori, qualunque tempo faccia. Secondo perché ho riscoperto il piacere della musica camminando. Non so voi, ma per me la musica ha un impatto decisamente superiore se ascoltata in movimento. Probabilmente, e scusate la banalità, perché la musica stessa è movimento. Ascoltare musica camminando è vedere un film, dare un nuovo significato alle cose di tutti giorni, osservarle sotto una prospettiva diversa ed emotiva. Osservare "passare il mondo in chiave estetitca", come dicono i Baustelle. Ieri è stato emozionante ascoltare Hvarf/Heim dei Sigur Ròs sotto la neve. Oggi ho cambiato del tutto atmosfera con Thapsos di Riccardo Tesi.
Quando ascolto musica camminando non mi fermerei mai, se potessi.

lunedì, novembre 26, 2007

teschi

Un raggio di sole violento si è intrufolato in camera da letto, quando sono andato a portare Pietro a Silvia.

Quando traduco Death Note ho bisogno di concentrazione, e mi tocca barricarmi in casa e non fare altro. Di conseguenza, mi passa tutta la voglia di scrivere sul blog. Ora però mi sento in colpa e qualcosa devo pur scriverlo. In questi giorni ho ascoltato a ripetizione Sidun di (come al solito) De André. È una canzone talmente bella che non so capacitarmene. Vorrei inserire ora la traduzione del testo con un video amatoriale che ho trovato su Youtube perché la possiate ascoltare, ma sarebbe il terzo video di fila, quindi ho deciso che è meglio prima fare un intermezzo.

Si tratta quindi di trovare qualcosa di cui parlare, con alle spalle una settimana priva di eventi rilevanti, a parte Pietro che si mette a divorare (almeno nelle intenzioni) mele, pere e banane, facendoci schiattare dal ridere. Ieri è tornato finalmente il sereno, perciò abbiamo fatto una passeggiata fino a Mombirone, per far prendere un po' d'aria e sole al povero Pietro, afflitto da crosta lattea e dermatiti varie. Lassù c'era solo una coppietta e gente silenziosa... si stava bene.

Ogni tanto penso a quando Pietro andrà a scuola, e non vedo l'ora. Mi vengono in mente alcuni ricordi delle elementari. Cose vaghe, come le materie giocose di prima, forme colorate, contorni di foglie in autunno, lo stampatello minuscolo, il vino fatto fermentare in classe, il libro azzurro dei compiti delle vacanze, il classico tema sul Natale, i disegni in fondo, i temi liberi e le storie da inventare... storie assurde scritte a quattro mani (ma pensa tu...) insieme a Vaga. Mi piacerebbe un giorno trascriverle qui.
Ricordo che un giorno, durante un'escursione in montagna con la mia famiglia, trovammo il teschio di un camoscio (o era uno stambecco? non ricordo). Siccome io avevo uno spiccato gusto per il macabro, ne fui contento e lo portai a casa. Ricordo che era un sabato, quindi dovetti aspettare sino a lunedì per portarlo a scuola tutto orgoglioso. Non stavo nella pelle, e con la maestra e tutti gli altri bambini intorno a osservare, lo tirai fuori dalla borsa di plastica azzurra, per riporlo sulla cattedra. Ma durante il fine settimana, al tepore della casa, i vermi avevano proliferato dentro il teschio, e il lunedì si riversarono sulla cattedra. La maestra svenne.
A questo punto forse il ricordo si mescola alla fantasia e alle leggende metropolitane, ma ho l'impressione che usammo il vino fatto fermentare in classe, ormai divenuto aceto, per far rinvenire l'insegnante.

sabato, giugno 09, 2007

cinema

Dopo giorni di pioggia sono ritornati il sole e il caldo. Sono spuntati i fagiolini, ci sono già alcuni pomodori piccoli e verdi, uno zucchino, le melanzane fiorite e una valanga di erbacce che, dopo tutta questa pioggia, stanno minacciando di invadere tutto. Qui bisogna darsi da fare.

Durante gli anni universitari a Torino, sono andato un sacco al cinema. Andavo anche due-tre volte la settimana, frequentavo immancabilmente i festival facendomi full immersion di tre-quattro-cinque-sei film al giorno per una settimana intera, e mi vedevo anche tanti film a casa. Negli ultimi anni, vuoi perché ho preso a lavorare, vuoi perché stando a Canale bisogna affrontare la barriera psicologica di cambiare paese per andare a vedere un film decente (e comunque, molti dei film più interessanti sono invisibili nei cinema provincia e nei multisala), ho ridotto drasticamente il numero. E quando ci penso, mi sembra di aver tradito il cinema.
Poi, però, come ieri sera, accade che di tanto in tanto io e Silvia ci riguardiamo un film come Viale del tramonto (Sunset Boulevard) di Billy Wilder, ed è di una tale grandezza, che ti sembra di aver visto tutto il cinema in poco più di un'ora e mezza.

Da ieri mancano ufficialmente due settimane alla data presunta del parto.

Questa settimana sono un po' più rilassato con il lavoro, e oltretutto ho cambiato un po' genere... questa volta, dopo due anni, traduco di nuovo un anime. Meglio però non riposarsi sugli allori... devo assolutamente finire questo e un altro manga, prima che nasca Pipì!

domenica, maggio 27, 2007

pioggia e culla

Piove, come spesso fa in questi giorni. E con questa pioggia The Heart of Saturday Night di Tom Waits ci sta davvero benissimo.

Riprendendo quanto scritto qui sopra, ci sono album che sembrano proprio pensati per determinati momenti. Non ascolto molto spesso questo album di Waits, perché preferisco i dischi da Swordfishtrombones in avanti, però ora, con questa pioggia, con il caffè che sto per bere, con il fatto che è domenica e devo lavorare qui al computer... insomma, è la colonna sonora ideale.

Oggi c'era il Portè Disné, l'annuale scampagnata, mangiata e (soprattutto) sbevazzata dell'ultima domenica di maggio che da ormai undici anni (questo sarebbe stato il dodicesimo, fate un po' il conto voi) era diventata un po' il mio Natale spirituale... e quest'anno non ci sono andato, perché per Silvia sarebbe stata troppo pesante e poi perché tanto dovevo lavorare. E tu guarda, piove.
Sono un po' uno straccio, ieri sera ho lavorato fino all'una, era sabato sera e avevo pure il mal di testa. Poi questo manga che sto traducendo è tanto bello quanto diabolico, mi riduce la mente a un colabrodo, e mi trasformo in una specie di zombie... a sto punto, anche se fossi uscito, non so quanto sarei stato di compagnia. Ma pazienza, mi basta solo di avere un weekend per sfogarmi, prima o poi. Forza che per Pipì bisogna lavorare! E quel che fa il babbo è sempre ben fatto, come diceva una storiella che mia madre mi raccontava da piccolo.

Ed ecco, a grande richiesta, la foto della culla. Non è bellissima?

venerdì, maggio 25, 2007

temporale estivo

C'è un bellissimo grigio tipico dei temporali estivi, che ha spazzato via l'afa di poche ore fa. Ascolto la colonna sonora di Amelie, di Yann Tiersen.

In realtà scrivo questo post solo per annotare questo tempo fantastico, ma ne approfitto per dire che la settimana scorsa abbiamo recintato lo stagnetto a casa dei miei per metterci le tartarughe (e perché Pipì non ci cada dentro), e si sono ambientate benissimo. Tutta un'altra cosa, rispetto a una misera bacinella di 60x30...

E poi per dire che ho inserito quel simpatico riquadro sulla sinistra, che in teoria dovrebbe visualizzare la provenienza degli accessi al blog... anche se credo che non avrò grosse sorprese...

Continuo Gomorra e devo dire che è davvero un bel libro... agghiacciante a tratti.

Continuo a dimenticarmi di inserire l'immagine della culla... ma giuro che domani lo faccio!

Sono sommerso di lavoro... prima sembravo un cadavere, ma questo tempo mi ha salvato.

E con questo passo e chiudo.

giovedì, maggio 24, 2007

Considerazioni e pubblicità

Mi sono alzato alle sette e, fino a quando non si è svegliata Silvia, ho lavorato col pigiama estivo, ed era definitivamente estate.

Le mie considerazioni sul tempo sfigurano decisamente, dopo un haiku di Bashou (lo traslittero così perché qui non trovo la o lunga).
Stamattina pensavo al fatto, che al momento della nascita, per un tempo non necessariamente brevissimo, Pipì sarà la persona più giovane di Canale (magari anche per un paio di giorni o più - non conosco il tasso di natalità di Canale). E in teoria, per una minima frazione di secondo dovrebbe essere anche l'individuo più giovane del mondo.
Lo stesso discorso non vale al contrario. Non tutti (anzi, molto pochi) possono essere, per un momento, le persone più vecchie del mondo.

E ora... un po' di pubblicità:
il mio libro è uscito finalmente nelle librerie ed eccolo a questo indirizzo su Internet Book Shop:

venerdì, febbraio 16, 2007

l'inverno sta finendo

Ormai è passata la metà di febbraio, e il freddo è così così.

A dispetto della giornata luminosa, sto ascoltando un disco cupissimo, quasi funereo: Maaaet, dei finnici Tehni. È molto bello, ma forse farei meglio a cambiare e a tenerlo per l'imbrunire.
Finito il cofanetto della prima serie di Lost, e iniziata la serialità della seconda, che ci occupa una sola sera a settimana, le ultime serate le abbiamo impiegate a cercare un nome per il nostro ometto. Sarà una lunga scelta, mi sa. La nostra mente è sempre più rivolta a lui. D'altronde, anche fisicamente è sempre più grande e presente. Ieri ho sentito un paio di calcetti, e questa volta non ci sono dubbi. Devo dire che è impressionante... sembra che voglia uscire... ho visto troppi horror giapponesi.
Entro il fine settimana dovrei finire il libro, e finalmente sono ritornato in pari con i manga. Insomma, il lungo, lunghissimo inverno sembra ormai giunto al termine.
Stamattina sono uscito per andare a spedire il file dell'ultima traduzione, ma, con mia sorpresa, alle 9:30 l'Internet Point era ancora chiuso. Così mi sono fatto un giro alla Feltrinelli, dove mi sono comprato Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini (che, devo ammettere, conosco solo perché l'anno scorso ha vinto il premio del pubblico di Fahreneight) e alla FNAC, dove ho rovistato tra le occasioni e ho trovato From Her to Eternity di Nick Cave a soli 5 euro (la pazienza premia) e il disco del 1974 di Paolo Conte a 10. Sono stato tentato da Avalanche di Sufjan Stevens, sceso finalmente a 11 euro, ma poi ho deciso che prima voglio assimilare per bene tutti gli altri suoi CD, altrimenti rischio l'indigestione. Non ricordavo che i negozi (tranne i grandi centri) aprissero così tardi, a Torino. Camminare per il centro a quell'ora fa uno strano effetto. È deserto e incontri le persone più strane. Però una bella passeggiata mi ci voleva proprio... sto sempre chiuso in casa, e anche a Torino faccio sempre lo stesso percorso: Via Reggio-Via Rossini-Corso Regina-Corso S.Maurizio-Via Montebello.
Da qualche notte ho ripreso a sognare animali e cose strane. L'altra notte ho sognato uno strano essere... una specie di proteo gigante, con strani baffi al muso, simili a dei cucchiai. Viveva nell'acqua bassa di un torrente e il corpo, un incrocio tra una grossa salsiccia arrotolata e quelle tende a “salamini” di certi negozi (ci sono ancora?), terminava con lunghe zampe... direi almeno una ventina.
Stanotte invece ho sognato una vespa, che cercavo di ammazzare finché non è caduta su una stufa, carbonizzandosi. In quel momento, mi ha fatto pena.
Ho anche sognato un incrocio tra Lost e Il Pasto Nudo, in cui Bill Burroughs/Peter Weller iniettava con un fucile una strana sostanza blu a Sayid, per fargli provare delle allucinazioni. Il mattino seguente, in quella specie di accampamento nel deserto in cui si svolgeva il sogno, si veniva a sapere che Bill aveva sedotto Sayid.
Silvia ha ipotizzato che sia tutta colpa del sedano-rapa di ieri sera.

P.S.: Finito Tanizaki, ora ho iniziato Papà Goriot di Balzac. Ho fatto un po' fatica a entrarci, ma mi piace sempre di più.

lunedì, febbraio 05, 2007

mente fritta

C'è il sole e sono nell'Internet Point.

Quest'ultimo fumetto mi ha fritto la mente... quindi oggi me la prendo con calma e penso un po' al libro... a cui dedicherò tutta la settimana.

Ora, finalmente, io e Silvia potremo infognarci completamente nella visione del lussuoso cofanetto della prima serie di Lost... che roba!

Stanotte ho sognato che vivevo nel nostro appartamento di Torino con i due folli protagonisti di Boku to isshou, un formidabile manga di Furuya Minoru. Vicino a noi abitava un danese, che cercavamo di evitare a tutti i costi.

martedì, gennaio 23, 2007

lepre e tartaruga

Piove. Ricordo che negli ultimi inverni quasi non pioveva mai.

Stanotte ho sognato diverse cose. Quella che ricordo meglio è una porta che dava su un orto di ulivi. Era notte, ma si vedeva la luna piena. Ogni tanto gli ulivi, sul dorso della collina, diventavano cipressi, e legata a uno di questi, anzi incatenata al collo e al muso, c'era un'enorme lepre. Credo di essere stato insieme a mia madre a mia sorella. Impietositi, volevamo liberarla, ma avevamo paura che l'uomo che l'aveva catturato ci scoprisse, e ci sentivamo sotto tiro.

Sono in ritardo su tutto... sul lavoro, sul libro. Questa settimana ho deciso che non uscirò mai, se non per andare su Internet o per faccende relative al libro. Il tempo mi aiuta.

martedì, gennaio 16, 2007

stasi e movimento

C'è un bel sole ma fa freddo, in questo inverno stranamente tiepido.

Sono qui seduto sul trespolo dell'internet point di corso S.Maurizio. Non mi trovo molto su questa tastiera così piccola. Ultimamente ho scritto davvero poco e mi dispiace... ma il libro mi assorbe tutte le energie e la voglia di scrivere qualcos'altro... ma tra un mese dovrebbe essere tutto finito, o almeno il più grosso...

Ieri Silvia ha avuto l'impressione di sentire qualcosa muoversi... mamma, che emozione!

Siamo andati a vederci Il grande capo di Lars Von Trier... che ridere, uno dei film più divertenti visti negli ultimi anni.

sabato, gennaio 06, 2007

maestro di vita

Sono appena le 16:20, ed è sereno, ma già lo vedo che inizia a far buio... fortunatamente, siamo già sulla strada del ritorno, e le giornate d'ora in poi non si accorceranno più

Sono qui che lavoro. Ho sempre lavorato durante queste vacanze, per lo più al libro. Sono già esausto... spero di potermi riposare un po' a febbraio, una volta consegnato. Silvia dorme qui sul divano, e sono leggermente brillo di cibo e di vino per il pranzo dai suoceri. Ascolto Anime salve di De Andrè, sulla scia dello speciale beccato per caso l'altra sera su Rai Due. L'amore per Fabrizio De Andrè deriva da mio padre, da quei tre vinili che ascoltava quand'ero piccolo (registrati su cassetta e ascoltati con un walkman arancione anni Ottanta). Da bambino avevo una gran paura quando ascoltavo La ballata dell'amore cieco, in particolare quella frase: "gli disse portami domani il cuore di tua madre per i miei cani". Ridevo inconsapevole ai versi de Il giudice "La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo, come a dire che un nano è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo". E poi quelle immagini così forti de La città vecchia, dei "quattro pensionati mezzo avvelenati", del "vecchio professore", del "tipo strano"... che mi si sono scolpite nella fantasia e non sono più mutate da allora. E infine le frasi che non capivo, e che solo in un secondo tempo ho compreso, come quel "e tu che con gli occhi di un altro colore, mi dici le stesse parole d'amore"... io pensavo che si potesse cambiare il colore degli occhi, come dei capelli...
Poi l'ho scordato per qualche anno, ho ripreso ad ascoltarlo timidamente durante gli anni di liceo e università, ho scoperto capolavori che prima non conoscevo, come Creuza de ma e La buona novella, e non ho più smesso. Ancora rimpiango di non essere andato a vedere un suo concerto, quando era in vita.

giovedì, dicembre 14, 2006

notti

Oh, che bello... credevo che il cielo fosse grigio, e invece c'è il sole.

Ieri notte di nuovo semi-insonne... ma stanotte ero talmente esausto che i momenti di veglia duravano ben poco e il sonno è continuato filato fino alle otto. Ho sognato qualcosa che non ricordo. Devo aver sognato qualche potente, perché mi ricordo che nel dormiveglia ho tracciato un parallelo con un sogno della scorsa settimana, in cui io e Silvia eravamo a cena con il Papa (!). O forse ho sognato Marlon Brando nella parte di Vito Corleone, visto che nelle ultime serate ci siamo riguardati, a pezzi, Il Padrino. O forse ho sognato Berlusconi, vista l'angosciante e repentina ripresa di consenso (!!). Ma perché non mi lasciano dormire in pace, quando ci riesco?

Ho finito ieri un fumetto e ora ne inizio un altro... credevo che sarei stato più libero questo mese, e invece ho la mente sempre piena di cose... e non ho ancora avuto tempo di pensare ai regali di Natale.
Sì, temo proprio che da qui a fine gennaio i fine settimana saranno magri e le giornate dureranno fino a sera.

martedì, dicembre 05, 2006

camomilla

Prima la nebbia, e mezz'ora dopo un sole freddo.

E io che pensavo di avere finalmente Internet a disposizione, oggi! E invece niente. Ieri è passato il tecnico e mi ha detto che deve mandarmi l'impresa per portarmi la linea fin su dal cortile. Un paio di giorni, ha detto. Speriamo.
Non ho più scritto molto perché ero troppo preso dal lavoro, non che siano successe cose straordinarie. Anzi, sono pure raffreddato, son due mattine che mi sveglio con gli occhi incollati, e se chino il capo mi viene su un insopportabile dolore tra il collo e l'orecchio destro (questo mi capita sempre, d'inverno, e ancora non ho capito cosa sia). Ma poco male, stanotte ho dormito come un sasso, finalmente. Un po' perché la notte precedente mi ero rigirato un sacco nel letto, un po' perché ieri sera mi sono bevuto una cisterna di camomilla, che mi ha spedito a dormire come il gatto e il bambino disegnati sulla confezione.
Ora quindi inizia una nuova giornata di lavoro, con un nuovo fumetto (l'ultimo di una serie), ma dedicherò parte della mattinata al libro.

Sabato scorso sono andato ad Alessandria, per parlare a un incontro sul manga. A parte il fatto che non mi ricordavo cosa volesse dire la “man” di manga (io, che li traduco... ma che devo dire? francamente non ci avevo mai pensato), e ho quindi glissato vergognosamente sparando in sordina una balla colossale e prontamente aggrappandomi a un altro aspetto della domanda... poco prima di entrare ad Alessandria, ho assistito a una scena molto alla Kurosawa Kiyoshi. Procedevamo in macchina su una sopraelevata, davanti a noi c'erano degli alberi molto alti dei quali non si vedeva la base perché troppo in basso rispetto al ponte. A un certo punto ne vediamo cadere uno. Ha fatto un certo effetto, non vedendo né chi li tagliava, né attività del genere lì intorno, né altri alberi a terra. Sembrava cadere dal nulla e nel nulla. Poi un albero così grosso...

Dance dance dance mi prende sempre di più. Mi ricorda più le atmosfere de L'uccello che girava le viti del mondo, che non La fine del mondo e il paese delle meraviglie (che alla fin fine non mi ha soddisfatto poi tanto). È un po' il tipico romanzo di Murakami, tutto incentrato su una misteriosa scomparsa, e il protagonista è un po' sempre lo stesso... ma dopotutto a me piace così, quindi non ha senso lamentarmi.

Il mio rapporto con la telecom sta ormai diventando una deprimente telenovela. Mi hanno chiamato alla mezza dicendomi che verranno il 2 gennaio (il 2 gennaio!), per mettermi la linea. Fortunatamente sono dovuto uscire per un pranzo-riunione con Stefano, Dario, e Alice, per la rassegna su Kurosawa. Altrimenti avrei iniziato a sbattere la testa contro il muro. Il 2 gennaio?!

venerdì, dicembre 01, 2006

occupato

Cielo azzurro e foglie gialle, negli ultimi due giorni. Oggi ho messo il becco fuori di casa, e ho sentito più freddo rispetto alle settimane scorse.

Nonostante la mia idea di preparare i post in anticipo, questa settimana il mio cervello non era molto propenso alla scrittura, troppo occupato a districarsi nel complicato fumetto che sto traducendo. Dicembre si prospetta un mese più leggero, fortunatamente, così avrò tempo di pensare al libro e a riprendere il capitolo iniziato, mentre in questi ultimi tempi mi sono limitato a rileggere la tesi, prontamente collocata sulla lavatrice vicino al water, con una matita per segnare gli appunti.
Ieri sera ho finito di lavorare alle undici di sera, ed ero talmente esausto che non riuscivo a dormire. Ora devo solo più raffinare ciò che ho tradotto, quindi oggi sono più rilassato, e mi prendo la mia giornata folk-rock, con i Giant Sand, la voce calda di Cat Power (sto rivalutando The Greatest), i Casiotone For The Painfully Alone, e Devendra Banhart. Uniche interruzioni: l'ultima puntata della serie di “Storyville” sul Quartetto Cetra (la prossima settimana una mini-serie di tre puntate su Andrea Pazienza e la scena musicale bolognese), e gli esilaranti tre quarti d'ora de “La Barcaccia” durante il pranzo (finalmente ho trovato un modo di non annoiarmi quando mangio da solo, senza dover per forza fissare uno schermo o leggere qualcosa – i miei occhi ringraziano). A proposito, ho finito di leggere il delirante Guida galattica per autostoppisti (sì, ma senza i volumi successivi sono rimasto un po' a bocca asciutta, nel finale), e ho iniziato Dance dance dance di Murakami. La prima impressione è che si tratti di una roba onirica del tipo La fine del mondo e il paese delle meraviglie.

Certo che fa proprio caldo in questo appartamento... a Canale mi gelavano sempre le dita mentre lavoravo, col mio tremendo tutone rosso che mi fa sembrare il Gabibbo (fortuna che mi vedono solo i corrieri DHL), e i calzettoni spessi. Ora sono in maniche corte, scalzo, e ho caldo. Meglio approfittarne, finché dura. Fortunatamente, quando torneremo farà bello. Così ne approfitterò anche per fare un po' di movimento in campagna, perché mi sta crescendo un ventre tondo da pesce. Silvia mi dice di fare un po' di addominali, ma a me gli addominali fanno venire la nausea! Non in senso metaforico, avvero proprio una sensazione sgradevole allo stomaco, che poi permane quando torno al lavoro. Vabbè, dai, ora ne faccio qualcuno.

L'altra sera sono venuti a trovarci (finalmente!) Vaga e Ivan, e c'era anche Mana. Siamo andati nel Birrificio qui vicino. Locale molto carino, ma la birra artigianale... così così. Niente a che vedere con quella de Le Baladin, di Piozzo (se solo non fosse così lontano...).

venerdì, novembre 24, 2006

spazi vuoti e viaggi nel tempo

Se scosto la tenda gialla di fianco a me, il cielo è lievemente grigio, qui a Torino.

È mezzogiorno e sono già esausto. Credo che, finito questo lavoro, mi prenderò un giorno di riposo. Stasera si torna a casa. Mi pesa il viaggio, ma non più stare qua. Un po' perché conosco già il termine di questa permanenza, un po' perché effettivamente mi trovo bene qui, un po' perché abbiamo già impregnato queste mura della nostra presenza, fattasi più flebile, durante questi mesi, nell'appartamento di Canale. E ora che le tartarughe non sono più a casa (e mia madre si è ritrovata con gli ennesimi animali ai quali badare suo malgrado - cani, gatti, uccelli, pesci... un po' di tutto si è trovata tra capo e collo negli anni passati), l'unica presenza viva in quella casa sono le piante, mute e quasi immobili, e a ogni nostro ritorno essa resta immutata e congelata, il che ci rende simili a viaggiatori del tempo. Alla faccia degli incisi... questa frase non finiva più.

lunedì, ottobre 09, 2006

casa nuova

Il giorno tarda già a venire. Anche se dal calore delle giornate non si direbbe, siamo già in autunno.

Finalmente abbiamo trovato casa a Torino. Più cara di quel che pensavamo inizialmente (ma a quanto pare i prezzi sono quelli, e non volendo passare per agenzia la scelta era assai limitata), ma molto carina e accogliente, nonché abbastanza comoda per entrambi. Ci vivremo fino a fine maggio, a partire da questa settimana, e poi si vedrà. Tanto è difficile e inutile fare programmi a lungo termine. Sono diviso tra ansia ed emozione, per questo temporaneo trasloco, tanto che è dalle 4:30 che sono sveglio, così ho deciso di venire al computer, per lavorare un po' e iniziare a mettere mano al libro su Kurosawa.
Finché non avrò l'allacciamento a Internet, sarà un po' dura aggiornare il blog, se non nei fine settimana.

lunedì, settembre 25, 2006

pioggia

Piove tanto, da ieri sera. Le tartarughe sonnecchiano e mangiano poco. Mi sto preparando a traslocarle in casa.

Sabato e domenica sono volati, Silvia è a Como per lavoro, e io inizio a lavorare su un nuovo volume. Uno dei più grossi vantaggi del mio lavoro è che in giornate come questa posso permettermi di non mettere il becco fuori casa. L'unico svantaggio è, invece, che mi manca un po' il rapporto umano, dato che lavoro tutto il giorno a casa da solo. L'altro giorno sono andato a trovare Mana e Sere al lavoro, e li ho invidiati un po'.
Aumentano i miei quadretti verdi e arancio che appendo sulla parete del salotto. Al momento attuale, i cantanti che mi guardano lavorare (oddio, detta così mette proprio tristezza!) sono, da sinistra a destra: The Knife, Peter Gabriel, Cat Power, Shane MacGowan, Georges Brassens, Fabrizio de André, Beatles, Nick Cave, Bjork, Tom Waits, Ian Curtis, Beck, Pink Floyd (la formazione a 5), P.J. Harvey, Billie Holiday.
Più ascolto Come on feel the Illinoise, più mi rendo conto di quanto è bello. Presto o tardi, Sufjan Stevens troverà un posto su quella parete.

giovedì, settembre 21, 2006

esiti tragici

È tornato il sole, e di giorno si sta abbastanza bene, ma la terra è ancora umida.

Sì, è un po' che non scrivo. D'altronde, in questi giorni non c'è molto da scrivere. Ho ripreso le mie abitudini. Lavoro con calma, magari perdo più tempo al mattino e nel primo pomeriggio, ma recupero continuando fino a tardi. Ho fatto un po' di spesa, in bicicletta, e poi un salto al ciabot. Poi, sotto la doccia, pensavo ai calabroni, e mi sono accorto che ho una forte tendenza a immaginare il tragico. Di ogni situazione mi "diverto" a immaginare sempre i risvolti negativi, i se andasse così e i se fosse andata così più tragici. Per esempio, se penso all'alveare dei calabroni sopra la vasca dell'acqua piovana, mi chiedo cosa sarebbe successo se avessero nidificato sull'altro lato della stanza, nell'angolo invisibile dietro la porta. E allora sarebbe bastato aprire la porticina per urtarlo, e venire assaliti da centinaia di insetti impazziti. E poi mi chiedevo cosa sarebbe stato meglio fare in quel frangente. Forse raggiungere per lo meno la strada, e svenire lì. È una stradina di campagna poco trafficata, ma magari qualcuno sarebbe passato. Mi immaginavo lì, sdraiato sull'asfalto col volto gonfio, tumefatto, irriconoscibile, ad attendere incosciente l'arrivo di un'auto.
Ho sempre avuto questa tendenza. Fa parte dell'ombra, l'animo nero che porto con me nonostante io non mi senta affatto una persona cupa, quello che vibra quando ascolto musiche malinconiche o film drammatici.

mercoledì, agosto 16, 2006

bisogna scriverle subito le cose

Non sembra nemmeno agosto, ma è l'ideale per lavorare... e poi tra pochi giorni sarò in Sicilia, quindi è bene caricarsi di un po' di freddo.

Il lavoro e tante altre cose mi hanno tenuto lontano dal blog in questi giorni. E se non scrivo subito quel che mi viene in mente, fatico poi ad articolarlo in un discorso minimamente organico. E poi, soprattutto, ho pochissima memoria... quindi, in pratica, tutto ciò che volevo scrivere in questi giorni è andato perduto. Pazienza. Buttiamo giù qualche pensiero sparso, e chissà che non ritrovi il filo.

Abbiamo raccolto tutte le patate, insieme a papà e al nonno di Silvia. Raccogliere patate è diverso dal raccogliere la frutta o la verdura. Sembra di andare a caccia di tesori, più che altro.

Ho sognato che prima di abitare in questo appartamento avevamo abitato per un breve periodo in un altro posto, più piccolo, più angusto, ma fondamentalmente molto simile a questo. Nel sogno mi chiedevo come avessi fatto a scordarmene.

Ho anche sognato una lunghissima festa, così lunga che al mattino mi sentivo quasi in diritto di alzarmi in ritardo per la spossatezza dei festeggiamenti. Non ricordo molto, tranne che Drago tirava fuori delle camicie da un comò per chiedermi un parere. Ne ricordo una a motivi bianchi e azzurri, una (orrenda) con un paesaggio tropicale, e un'altra (ancora più orrenda) con un enorme pappagallo.

In questi giorni ho un sacco di lavoro perché devo portarmi in anticipo per via della vacanza. Sabato partiamo per la Sicilia. La cosa mi mette in agitazione... guidare per strade sconosciute... conoscere i parenti di Silvia che non ho mai visto prima... e poi io non sono mai sceso più giù di Roma! Mi sono sempre vergognato di questa cosa. Voglio dire, conosco giapponesi che hanno visto più regioni d'Italia di me. Quindi sono contento. E poi sembra un posto bellissimo.

Un bel cd ascoltato: Come on, feel the Illinoise! di Sufjan Stevens.

Non ho ritrovato il filo, e non sono troppo ispirato, oggi.
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