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venerdì, novembre 14, 2008

sognare come austin stevens

La mattina il piumone ti assorbe sempre di più.

È da parecchio che non parlo di sogni. Effettivamente, negli ultimi tempi li ricordo di meno al mattino, oppure non sogno niente di significativo. Ieri notte però ho avuto un brutto incubo difficile da dimenticare. Ho sognato che in casa era entrato un varano che sembrava provenire dritto da un documentario di Austin Stevens. L'animale si aggirava per la cameretta di Pietro, ma il nostro bimbo non c'era più. Era nascosto da qualche parte oppure l'aveva mangiato il varano? Non sapevamo come fare. Nel sogno, diversamente dalla realtà, i varani ingoiavano intera la preda come fanno i serpenti, quindi la mia speranza era che fosse ancora vivo, ma bisognava pur sempre catturare il rettile. Come in altre situazioni d'emergenza, è venuto Vaga ad aiutarci, e alla fine forse siamo riusciti a catturarlo e a imbavagliarlo con lo scotch, ma nel momento della verità mi sono svegliato.

Credo che tutto abbia origine da una canzoncina della mia infanzia che mi sono ricordato di recente, e che canto sempre a Pietro per farlo stare buono mentre lo cambiamo:

L'anaconda è un serpente
che ti avvolge lentamente
se ti avvolge l'anaconda
la tua vita è più gioconda.

giovedì, maggio 22, 2008

linus palm

Stanotte ho sognato che nevicava.

Ho sognato che nevicava, appunto. Ma nevicava grosso come le strisce di stoffa che si inseriscono nei pannolini di Pietro. E io osservavo nevicare dalle fessure della tapparella, in camera da letto. Ho anche sognato che andavo a comperare non so cosa nel minimarket di Lino Palma, che però era gestito da Benedetta, la mamma di Giovanni. A un certo punto sento qualcuno fuori dal negozio, nella piazza della torre, che parla di me in dialetto siciliano. Mi aspetto che entri questa persona, e invece mi si avvicina un tizio con gli occhiali, che mi dice: "Ti ricordi di me? Andavamo a scuola insieme". Io ci penso, ma i due decenni trascorsi dalle medie e dalle elementari è come se si allungassero, formando una barriera insormontabile. Chi è quella persona? Era in classe con me? Forse era un ripetente giunto all'ultimo anno. Forse qualcuno che poi si è trasferito. A un certo punto arrivano anche Vaga e Fabrizio, un mio compagno delle medie che ora vedo molto di rado e con cui ci scambiamo giusto un saluto. Ci mettiamo a mangiare tutti e quattro in un angolo del minimarket, che nel sogno faceva anche da trattoria, di sera. Il tavolo quadrato era posizionato vicino alla cassa, ma era piccolo e si stava molto molto stretti, perché lì vicino era pieno di bottiglie ai piedi degli scaffali. E dire che erano solo le sette e mezza, e il locale era ancora vuoto. Perché mettersi proprio lì, dunque?
In un altro sogno, o forse sempre nello stesso, io e Silvia dovevamo andare a cena dai miei, ma erano già le nove e mezza di sera, ed eravamo in ritardo con i preparativi. Vivevamo sempre nel minimarket. Io ero appena arrivato da un lavoro serale in una fabbrica deserta. Finito il turno, ero tornato di corsa, e i miei passi echeggiavano nell'enorme struttura, vuota come la carcassa di un dinosauro. Il tempo passava. Erano quasi le dieci.

Ora, perché proprio Lino Palma? Saranno un paio di settimane che non ci metto piede. L'unico collegamento che mi viene in mente è troppo assurdo per essere vero, e potrebbe significare che:

a) la mia mente è davvero troppo, troppo intricata
b) si tratta di una inguaribile deformazione professionale, ossia un istinto a tradurre tutto ciò che mi passa davanti
c) quando si è morti di sonno, guardare Lost a mezzanotte mangiando torta e bevendo camomilla fa male

Il collegamento è: la puntata di Lost che abbiamo visto ieri sera si concludeva su Benjamin Linus in mezzo alla giungla. Piena, come al solito, di palme.

venerdì, maggio 02, 2008

no man is an island

Il sole pare essersi stabilizzato.

Stanotte devo aver sognato parecchio, ma ricordo solo alcuni frammenti.
Ricordo che stavo tornando da chissà dove in macchina, con Silvia e Pietro. A un certo punto ci siamo persi e siamo finiti in un paese sconosciuto. Mi fermo presso un ospedale, per chiedere informazioni, ma quando chiedo ripetutamente: "Dove ci troviamo?", nessuno risponde alla domanda. Chi sbotta in una risatina che sottintende qualcosa come: "Sì, non mi freghi". Chi si arrabbia perché, ugualmente, pensa che sia un trucco per fargli le scarpe in qualche modo. Mi sento straniero in terra straniera. Poi a un certo punto esco nel parcheggio per chiedere a qualcuno al di fuori dell'ospedale, e lì insulto tutti quelli che non mi avevano risposto. Rientrando, vedo vicino agli scalini dell'ingresso un vecchio barbone. Gli chiedo dove ci troviamo, e lui mi risponde: "A Isola d'Asti". Poi il vecchio muore, e così chiedo aiuto.
Nel frattempo, Silvia mi dice che Pietro era caduto dalla scalinata e aveva preso una brutta botta alla fronte. Allora lo prendo, e per distrarlo mi metto a correre nel parcheggio, fino a un albero di mandarini. Lì lo faccio giocare con le foglie.

Ma ricordo anche che, forse in un altro sogno, qualcuno mi ha mostrato un foglio che indicava che, in base a predisposizioni genetiche, a 73 anni sarei probabilmente morto di qualche malattia.
Porta fortuna? Porta fortuna, vero?

giovedì, marzo 27, 2008

amen

Un po' d'aria culla le foglie della mimosa qui fuori.

Stanotte ho sognato che io e Silvia ci aggiravamo nei corridoi di un'accademia d'arte di una famosa città. Avevamo una sedia, una di quelle che si usano a scuola, da aggiustare. Per farlo staccavamo viti ad altre sedie. Dopodiché bisognava avvolgerla nel cellophane come qualcuno fa con le valige all'aeroporto, e spedirla.

Qualche tempo fa avevo accennato all'uscita di Amen, l'ultimo album dei Baustelle che a un primo ascolto mi aveva parzialmente deluso.
Dopo ripetuti ascolti, invece, devo dire che è davvero un ottimo album. Ha tre o quattro brani che personalmente non mi convincono pienamente, forse, e magari ha anche uno stile più pesante rispetto agli altri album, a cui si aggiunge un'eccessiva lunghezza che non ne snellisce certo l'ascolto... ma nel complesso devo dire che è un album ricchissimo.
Riascoltando Sussidiario illustrato della giovinezza, ci si accorge di quanto i Baustelle siano cambiati nel corso dei quattro album, e allo stesso tempo non si può che constatare la coerenza di fondo del loro universo musicale e lirico. Ritroviamo in Amen le stesse atmosfere maudit, i gli stessi personaggi laidi e dannati, la stessa sensualità e la stessa propensione per un estetismo decadente. E poi nomi propri, luoghi e tempi specifici che tradiscono una propensione alla contestualizzazione, nonché una visione letteraria e soprattutto cinematografica delle cose, tradita anche da una passione quasi ossessiva per le citazioni di nomi e opere della storia del cinema, dell'arte e della letteratura (basti pensare a Baudelaire, ma non solo).
Eppure credo che sia sbagliato accusarli di ripetersi, perché se così può sembrare a una prima analisi, addentrandosi nell'album ci si accorge di come ogni loro album tratti gli stessi temi offrendone una sensibile variazione, tanto nei testi quanto nelle sonorità. Nel primo caso, mi sembra che Amen sia l'album dei Baustelle che assume sfumature maggiormente politiche (in particolare Colombo, Charlie fa surf, Il liberismo ha i giorni contati e infine la ghost track Spaghetti Western), e in generale quello in cui si fa maggiormente strada la dimensione collettiva rispetto a quella privata. Ciò avviene anche nell'ambito del ricordo, un altro tema fondamentale in Sussidiario illlustrato della giovinezza e La moda del lento. Ai ricordi privati di Le vacanze dell'83, La canzone del riformatorio, Gomma e Love Song, si sostituisce, per esempio, quello collettivo di Alfredo. Dimensione collettiva e privata si fondono poi meravigliosamente nella bellissima L, il cui tema "astrale" fa molto David Bowie, e in L'uomo del secolo.
E infine è banale ma innegabile: da anni non si trovava in Italia uno capace di scrivere testi come Bianconi. Capace cioè di coniugare forma e sostanza, la musicalità della lingua italiana con un significato tangibile, profondo e "necessario". In altre parole, la capacità di usare le parole giuste nel punto e nel modo giusto. Tanto per citare il primo verso evocativo che mi viene in mente, da Antropophagus visto che ancora non ne ho parlato: "Mangiamo a pezzi i nostri figli e qualche avanzo lo incartiamo dentro un foglio di giornale, prima o poi ci servirà/Amiamo l'uomo e il suo sapore, i signori e le signore, il loro eterno roteare come agnello nel kebab". Ma una cosa che apprezzo dei testi dei Baustelle è anche il gusto di giocare sottilmente con la lingua e con le rime, come nel verso di Il liberismo ha i giorni contati che recita: "Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al '66".
Concludo dicendo che la Bastreghi canta sempre meglio.
Vabbè, fatto sta che ora posso dire che questo disco mi è piaciuto e merita. Qui sotto potete ascoltare la commovente Alfredo (non si sente benissimo, ma giusto per un assaggio...).


mercoledì, marzo 05, 2008

orsi e attori

Adesso è scuro fuori e non vedo nulla... sospetto che faccia freddo.

Sì lo so. Avevo detto che avrei pubblicato subito un'altra lettera del bisnonno e non l'ho fatto.
Pazienza, in compenso stanotte ho fatto un sogno abbastanza strano.
Stavo su un sentiero di montagna lungo una cresta rocciosa. A un centinaio di metri da me c'era una specie di rifugio. Sotto, molto sotto, c'era un lago molto vasto. Ad un certo punto guardo in basso e vedo un grande orso tuffarsi nel lago e iniziare a nuotare in maniera abbastanza aggraziata. L'orso nuota fino all'altra sponda, dove c'era un alce (non so se mettere l'apostrofo perché non so di che sesso era) sulle rocce. Giunto sull'altra sponda (e qui i doppi sensi si sprecano), l'orso bacia l'alce sulla bocca.

L'altra notte invece ho sognato che Vaga era entrato a far parte del cast della nuova serie di Lost, ed era tornato a casa per un fine settimana, dopo essersi trasferito in America. Così abbiamo organizzato una cena tra amici per salutarlo.

giovedì, gennaio 17, 2008

tre sogni

Finalmente è tornato il cielo azzurro. La pioggia mi faceva venire troppa voglia di primavera, ed è presto per essere stufi dell'inverno.

L'altra notte ho sognato che facevo il cameriere in una trattoria francese. Ero un po' l'ultima ruota del carro, però mi divertivo. In realtà è stato un sogno lungo e complesso, ma ricordo solo questo.

Questa notte ho sognato che frequentavo una scuola a Priocca, un paese da queste parti. Era il primo dell'anno e per qualche motivo non potevo andare in macchina, quindi mi sono incamminato a piedi, passando sulle colline, per paesi in realtà inesistenti. Ho anche incontrato Ivan che andava in una scuola di Govone, e abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. In realtà Govone non era veramente Govone. A un certo punto, siccome la strada passava per forza dentro a un bar, ci sono entrato. Ho tirato dritto fino alla porta sul fondo, ritrovandomi su una scalinata di legno. Era una bella scalinata solida, e tutto era in legno. Arrivato al fondo, sono entrato in una porta, e mi sono ritrovato in un salotto privata. Al fondo della sala c'era una donna che faceva ginnastica di fronte a un finestrone, con piglio un po' new age. Sarà anche stata la particolare luce dell'alba a darmi quell'impressione. Le spiego che ero lì perché dovevo andare a Priocca. Probabilmente in un primo momento non mi ha creduto, perché mi sono accorto che, mentre mi affacciavo alla finestra per commentare entusiasta quant'era bello il maestoso lago su cui si affacciava la casa, lei controllava che non rubassi nulla dal davanzale.

Ogni mattina, Pietro mi fa la sveglia tra le 7:30 e le 8:30. Io mi alzo, vado in bagno, accendo la stufetta e la luce piccola, lo tiro su, gli cambio il pannolino, consegno la creatura alla mamma che gli dà il latte, dopodiché vado a fare colazione e a lavorare. Stamattina però, quando sono ritornato dal bagno, lui si era riaddormentato, così ne ho approfittato per mettermi la tuta e, visto che non accennava a risvegliarsi, ho ceduto alla tentazione e mi sono infilato di nuovo sotto le coperte, visto che non erano nemmeno le otto. Ci sarò stato una decina di minuti, ma ho fatto in tempo a riaddormentarmi e a sognare. Ricordo solo l'immagine del momento in cui sono stato risvegliato dalla voce inesistente di Silvia: c'era un gommone giallo e militari che urlavano.

lunedì, gennaio 07, 2008

lingue mozzate, bocche serrate, angoli sconosciuti

In una giornata grigia è bello essere lontano dalle chiese e sentire così le campane in lontananza.

Stanotte ho fatto sogni strani e complessi come non facevo da tempo. Per quel che ricordo, inizialmente si era a un concerto o a una fiera all'aperto. C'era una grande confusione, e sembrava di essere in un prato, o forse era il parcheggio de L'Ozio, un pub qui vicino. Ricordo che c'erano anche Giusi e Milly. Dovevamo andare a un concerto dei C.S.I. a Torino, ma per me e Silvia era un po' complicato per via di Pietro, quindi eravamo un po' restii a muoverci. Ricordo delle specie di stand di legno, che sembravano le casette di non so quale paese del sud-est asiatico. Ma sembravano anche i vagoni di un vecchio treno. C'era sempre molta gente.
A un certo punto ci siamo trovati in un ambiente chiuso... a occhio e croce mi sembravano i locali delle ex-carceri di Canale. Milly mi ha dato un regalo in un pacchetto azzurro, ma a causa della calca non riusciva a passarmelo, quindi me l'ha fatto consegnare da Emilio Fede (Emilio Fede?!!!!), che stava vicino a me. Portava un completo grigio lucido e troppo stretto, mi appariva viscido e abbronzato. Volevo dirglielo, ma non riuscivo. Il regalo era un pupazzo di plastica morbida. Gli si poteva smontare la testa e rimontarla in due sensi diversi. Da un verso era la testa di Puffetta, dall'altro era quella di Grande Puffo.
Poi forse siamo riusciti a partire perché, non ricordo per quale motivo, correvamo per le strade di una città toscana. A un certo punto ho inciapato in un cartello che segnalava lavori in corso, e mi sono mozzato la punta della lingua coi denti, durante la caduta. Insieme a me c'era qualcuno, forse Ivan, ma poi è diventato un tizio coi capelli lunghi biondi e gli occhiali. Comunque ho tamponato l'emorragia con dei fazzoletti, e ricordo che tenevo la carta assorbente in bocca premendo la lingua contro i denti. Probabilmente lo facevo davvero, perché ne avevo ancora la sensazione, quando mi sono svegliato. Dovevamo andare di nuovo a una festa a casa di qualcuno. Era una casa in cui non ero mai stato, eppure un po' familiare. Forse ci sono stato "cantando le uova" con i Canalensis Brandu durante una qualche Pasquetta. Ricordo solo dei mobili di legno pregiato. Aprivo dei cassetti ma per cosa, forse per cercare altri fazzoletti? Mi chiedevo come avrei fatto con la lingua, e intanto l'emorragia cessava poco a poco. Ricordo anche mi sono chiesto come si fa a chiamare l'ambulanza al telefono, se ci si mozza la lingua
A un certo punto mi sono trovato in una città circondata dall'acqua, tipo Venezia. Sotto un arco di pietra trovavo le ossa del mio amico biondo morto (anche lui era inciampato?). Una ragazza innamorata di lui piangeva, e io andavo a consolarla piangendo anch'io.
E qui finisce ciò che mi ricordo del sogno.

In questi giorni, abbiamo iniziato a dare la pappa a Pietro: un brodino di carne e verdure rigorosamente preparato da noi. Inizialmente era entusiasta, poi ha preso a fare facce un po' strane e dubbiose, infine ha serrato la bocca guardando la sua pallina blu e facendo lo gnorri.

Camminando per le strade mentre ascolto musica, mi piace alzare lo sguardo verso punti mai osservati prima, durante i trent'anni (eh sì, li compio tra pochi mesi) vissuti qui: dei mattoni posizionati in obliquo sul muro laterale della chiesa di S. Giovanni; qualche finestra che non avevo mai notato prima abitata da non so chi, chissà, forse anziani; luoghi frequentati durante le elementari o le medie e poi finiti nel dimenticatoio per anni, secoli; vicoli nei quali non mi sono mai addentrato in tutta la mia vita, per quanto piccolo sia il mio paese.

martedì, dicembre 04, 2007

alieni

Oggi Pietro prendeva il sole nel cortile dei miei.

Stanotte ho fatto uno di quei sogni lunghi e strani che non facevo da tempo.
Il mondo era stato invaso dagli alieni, le città ridotte a cumuli di macerie, e i pochi sopravvissuti come me si nascondevano. Io facevo parte di un'organizzazione clandestina che faceva capo a Kana, la protagonista di 20th Century Boys. Ogni tanto la sede diventava casa dei miei, che fungeva anche da rifugio per le donne incinte, che gli alieni avevano interesse a eliminare per non far proliferare la razza umana. Ricordo che ci nascondevano nei vicoli e dietro le soglie delle case abbandonate per non farci trovare da un grosso mutante che spargeva una specie di virus letale per gli umani. Ricordo anche che a un certo punto scoprimmo degli alieni travestiti da umani che si erano infiltrati nella nostra associazione. Bisognava fare attenzione, perché potevano scoppiare come bolle di sangue e infettare tutti quanti. Avevano anche qualche tentacolo. Purtroppo non ricordo altro, ma il sogno era complesso e avvincente.

Mi diverte rintracciare il perché dei sogni. In questo rilevo tracce di:

20th century boys (Kana, l'organizzazione clandestina, il virus)
La masseria delle allodole (i turchi che uccidevano i maschi armeni per estinguerne la razza)
Sidun (il verso che dice: "perché di nostro dalla pianura al molo non possa più crescere albero né spiga né figlio")
Gantz/The Day of the Tentacle (i tentacoli degli alieni)
Il manga che sto traducendo ora (la città distrutta)

lunedì, dicembre 03, 2007

l'altra...

È il primo post di dicembre, ma oggi c'era un sole tiepido.

L'altra notte ho sognato che la mia ex professoressa di giapponese era andata a lavorare in una fabbrica dove inscatolavano il pesce.

L'altra sera, essendoci ricordati all'ultimo di aver lasciato scoperta la piccola agave al ciabot, ed avendo la mattina notato la brina sulle macchine sotto casa, mi sono armato di torcia elettrica e mi sono avventurato a coprirla nel buio pesto della campagna. Mi sentivo un profanatore di tombe. Ma il gelido silenzio e la solitudine, fatta eccezione per un paio di gatti taciturni, si sono rivelati piacevoli.

L'altra sera su Radio Paradise è passata una canzone di Elvis, e Silvia ha fatto ballare Pietro. Era tutto contento, quindi ieri sera abbiamo provato con Little Richard. Uno spasso, ma è proprio vero che il rock'n'roll è la musica del diavolo... dopo era talmente euforico che sembrava un gatto indemoniato, e s'è fatto un paio di brutti graffi sulla testa.

L'altro giorno ho letto che Giovanni Lindo Ferretti, ex leader di gruppi musicali marcatamente di sinistra come i C.C.C.P. e i C.S.I., è diventato una sorta di fan di papa Ratzinger negli ultimi anni, e alle scorse elezioni ha votato centro-destra. Certo, ovviamente la notizia mi ha fatto un certo effetto.
Su Internet fioccano i commenti indignati dei fan storici. Alcuni lo accusano di essere una specie di Paolo Liguori, manco la sua fosse una scelta di comodo... al contrario, devo dire che in fondo è una scelta coraggiosa, per quanto discutibile. Tendiamo sempre a giudicare un po' troppo l'artista per le sue idee o per i suoi fatti privati, che non per le sue opere. Dopotutto, cosa ce ne frega se Beck è di Scienthology? Cosa ce ne frega se Ferretti si è convertito, è invecchiato, è impazzito, ha scoperto la sua vera natura, ha gettato la maschera, o ha trovato la sua verità?
Che poi i suoi ultimi dischi siano effettivamente mediocri è un'altra storia. Io i vecchi album continuo a sentirmeli, nella speranza che torni a fare qualcosa di buono.

L'altra settimana ho visto La masseria delle allodole dei fratelli Taviani Brutto, imbarazzante, deludente nonostante l'argomento (il genocidio armeno) mi interessasse molto, specialmente dopo il bellissimo Ararat di Atom Egoyan.

L'altra settimana, durante la visita, il pediatra ci ha chiesto se Pietro è irrequieto. Noi gli abbiamo risposto: "Mah, no... non particolarmente...". Già quando l'ha messo sulla bilancia non sembrava molto convinto. Usciti dall'ospedale, ci siamo detti: "Ma perché gli abbiamo detto che non è irrequieto?".

Dopo qualche tempo tranquillo, questa notte non ho di nuovo dormito niente, causa la fatale combinazione Pietro+Insonnia.

venerdì, ottobre 12, 2007

il pescatore

Sole, cielo azzurro, condensa alle finestre... ho acceso la stufa.

Se chi dorme non piglia pesci, allora Pietro da grande farà di sicuro il pescatore. Evidentemente ha preso l'insonnia dal padre, perché è ormai una settimana che di notte ci fa ballare. Ieri notte si è svegliato tre volte prima delle quattro, poi non so. Questa notte non si è addormentato fino alle tre, dopodiché ne ho un ricordo confuso... so solo che è stata una nottataccia.
Mai avevo concretamente pensato che le otto ore filate di sonno potessero entrare a far parte del mito, le sette diventare un'utopia, le sei una morte di papa, le cinque una data da segnare sul calendario, le quattro una splendida nottata, le tre qualcosa di cui essere soddisfatti, le due niente male, un'ora è già qualcosa.
Fortunatamente, le soddisfazioni diurne sono tali da dimenticare tutto ciò, ma la sera infilarsi sotto il piumone fa un po' paura.
Ecco una foto che immortala il ghigno assassino del nostro diavoletto pescatore, al suo terzo complemese.

Ieri notte ho sognato che avevano spostato Savona sulla costa adriatica.

domenica, settembre 16, 2007

due giornate al mare

"Una giornata al mare
tanto per non morir
e
nelle ombre di un sogno
o forse di una fotografia lontani dal mare
con solo un geranio e un balcone"

Venerdì e sabato siamo andati a Borgio Verezzi con Pietro e i miei, per scollarci, una volta tanto, da questo appartamento. Nel mare ci siamo solo bagnati i piedi, ma Pietro ha così avuto occasione di vederlo, sentirlo e respirarlo per la prima volta. Per il resto, l'abbiamo visto più che altro da lontano, preferendo ai palazzoni di dubbio gusto della parte bassa, la suggestiva parte antica vicina alla chiesa di S. Pietro. Ancora più bello era il borgo alto che ieri abbiamo raggiunto, marsupio a spalla, da un ripida strada di sassi che si snodava tra ulivi e carrubi.
Pietro ci ha lasciati dormire poco la notte, ma si è divertito. Ora reagisce sempre di più e prova a imitare le risate e le voci... fa davvero ridere.

Ieri notte, prima di addormentarmi stanco morto, mentre parlavo con Silvia nel letto, ho chiuso gli occhi e ho avuto una di quelle visioni che di sera anticipano i sogni. Ho visto un dobermann che si arrampicava su una palma, a zampe larghe. Sul momento l'ho trovato davvero divertente.

Stanotte poi ho fatto tanti sogni, lunghi e complessi: c'erano i miei nonni in scenari fantascientifici, e c'era una guerra in corso, e io ero Sal di Sulla strada e con la mia squadra dovevamo scendere dalle scale. Ma sotto c'era Dean, l'altro protagonista del romanzo, che faceva da cecchino, e ci decimava. E siccome Sal e Dean, nel romanzo, sono molto amici e la storia non ha niente a che fare con la guerra, mi chiedevo il perché di tutto ciò.

Ecco qualche foto scattata ieri. Sono più del solito, ma devo farmi perdonare una settimana di assenza dal blog. Come al solito, cliccare sopra per ingrandire.






sabato, settembre 08, 2007

sogni di feste e di morti

Settembre, le prime maniche lunghe al mattino. Poi si passa a quelle corte nel pomeriggio.
Questa notte ho sognato una grande festa. Una festa enorme, con una messa in una chiesa colossale. Era una specie di battesimo. Un sogno lungo e complesso che ricordo a fatica. Tanti cibi, tanti amici, tanti parenti che per la verità non ho. Ricordo addirittura un personaggio de Il Padrino - Parte Terza, che nel sogno era il nonno di Vaga, che mi invitava in Sicilia. Effettivamente, ieri sera abbiamo visto la terza parte della trilogia di Coppola... si sa che è un film molto meno riuscito degli altri due, veniva persino citato nei Simpson come esempio di cosa malriuscita... ma non pensavo così tanto. Non sembra nemmeno girato dalla stessa persona. D'accordo che sono passati sedici anni dalla stupenda seconda parte a questa, ma... vabbè, c'è anche del buono, come gli interessanti legami con la storia vera.
L'altra notte invece ho sognato che abitavo in un condominio enorme, in una specie di Megalopoli cyberpunk o da film di fantascienza alla Brazil. A un certo punto ero nel cortile del mio palazzo e vedo una vecchia, su un balcone del palazzo adiacente, salire su uno sgabello e buttarsi oltre la ringhiera. Io provo a chiamare l'ambulanza, ma ogni volta sbaglio a comporre il numero. Una cosa tipica dei sogni. Mi chiedo perché ci si ritrovi sempre in queste situazioni di impotenza, quando si sogna. A parte tutto, credo che il sogno dipenda dal fatto che nel palazzo qui di fronte la settimana scorsa è morta una signora anziana. Ci sono due balconi, uno sopra l'altro, da cui si affacciavano sempre due signore anziane, e io non le distinguevo mai. Ogni tanto credevo addirittura che fosse una sola. In realtà erano molto diverse. La settimana in cui ho visto il carro funebre, erano chiuse entrambe le tapparelle, e io ho passato una settimana a chiedermi quale delle due fosse deceduta, o se fossero morte tutte e due, o se in realtà si trattasse effettivamente di una sola donna. Il giorno prima che facessi questo sogno, la vecchina del piano di sotto è tornata a fumare sul balcone. Forse nel sogno tentavo di ricongiungerla alla sua immagine speculare nella mia mente? Se lo sapesse, mi manderebbe un accidente, ma non si dice che così si allunga la vita alla gente?

sabato, giugno 30, 2007

sogni e astri

Il cielo è sempre più blu

Oggi si sposa mio fratello Matteo, e Pipì ancora non è nato. Che voglia farsi vivo proprio oggi? Speriamo di no, già saremo un po' sulle spine... figuriamoci dovessimo correre all'ospedale nella confusione generale! Dai, Pipì... domani sarebbe l'ideale!

Stanotte ho sognato che Mauro e Riki ci regalavano un pacco di rotoli di carta igienica... e a un certo punto noto che ci sono delle cose stampate sopra... e guardando meglio vedo la faccia di Vaga... poi di altri amici... finché capisco che sono tutte foto della nostra vita.
Poi ho sognato lo stagnetto a casa dei miei, che a un certo punto vediamo popolato da una nuova razza di pesci, capaci di strisciare sulle rocce e dotati di denti sporgenti e acuminati, come quelli che hanno i pesci degli abissi. Difatti, i pesci rossi erano diminuiti.
C'era anche un altro tipo di pesce, con la coda a stivale e disegnini di macchine e altre cose sui fianchi, come quelli che fanno i bambini.

Eh già, non ho scritto che, dopo tutto il lavoro per recintare lo stagnetto, le tartarughe sono fuggite chissà come. Sicuramente avranno trovato la morte, essendo tartarughe d'acqua, ma mi piace pensare che almeno è stata una loro libera scelta... una specie di surrogato di una libertà che non hanno mai avuto.

Ieri sera una specie di addio al celibato parentale, con Reiko e tutta la famiglia, a guardare i pianeti con il telescopio di mio padre (il suo nuovo hobby)... che ridere!

venerdì, giugno 22, 2007

l'arrivo della cavalleria e di lidia greed

È un giorno di sole, vento e nuvole.

Oggi è il giorno della data presunta. Se sono qui a scrivere, ovviamente, è perché il nostro mostriciattolo non è ancora nato.
Stamattina presto siamo andati all'ospedale a fare il tracciato... e siamo stati una mezz'oretta nella sala parto. Sono contento di esserci andato, così ho preso un po' di familiarità con il luogo. La dottoressa (come quasi tutti, d'altronde), trattava Silvia come una bimba, che in effetti, coricata su quel lettone pieno di cuscini, sembrava tale. Hanno imbacuccato tutto il pancione con delle sonde legate a fasce elastiche. Una serviva per sentire il battito del cuore, che sembrava l'arrivo della cavalleria (finalmente l'ho sentito anch'io!). L'altra mi sfugge un po', ma fatto sta che Silvia aveva un pulsante in mano che doveva premere ogni volta che sentiva muovere il bimbo.

C'è un po' di confusione sulla data, perché ci era stata posticipata al tempo della seconda ecografia e non si sa mai bene quale tenere come buona... quindi boh, potrebbe anche essere il 28. Uff...

Prima mi sono coricato dieci minuti e ne ho dormiti cinque. Ho sognato che ero in bici in Corso Regina, a Torino, e a un incrocio perdevo lo zaino in mezzo alla strada. A un certo punto vedo che ce l'ha un omone alto e muscoloso, vestito da giocatore di basket, con la pelle scura, tanti orecchini e un sacco di scritte sulla pelle. Era con un ragazzino, credo volessero giocare a palla in un incrocio del corso. Gli chiedo del mio zaino... che ogni tanto era un quadro. E lui mi fa: "l'ho dato al suo proprietario". E io rispondo: "Eh? E chi sarebbe?". E lui: "Ma come? È Lidia Greed!".

Ora, chi diavolo è Lidia Greed? Ho provato a cercare con google ma niente. Nemmeno scritto Lydia. Nemmeno scritto Grid. Il mistero s'infittisce...

giovedì, maggio 31, 2007

fotografie

Meglio rimettersi la tuta. Oggi ho visto due corvi sotto la pioggia, sul filo della luce che correva su un campo di grano.

A questo punto, ecco la fantastica foto di Silvia con la corona di salamini (insieme a Francy)... era il 1998 (il primo portè disnè insieme, che emozione!) e quindi Silvia aveva... quasi diciott'anni. Silvia è uno spasso, quando ride in quel modo. Le foto del portè disnè sono, di anno in anno, molto simili, ma quelle del primo anno insieme sono speciali. Proprio in questi giorni ho raccolto diverse foto sparse in un grosso album, e ieri sera le sfogliavamo... io amo davvero molto le foto, ma praticamente solo quelle che ritraggono delle persone, o al massimo dei luoghi che cambiano. Un monumento non mi interessa, perché so che tanto resterà così finché io campo. Poi è bello quando lasci le foto a stagionare, le ripeschi anni dopo, e vedi e rivedi le persone, che non sono più quelle di allora. Oppure lo sono, dipende.

Stanotte ho sognato che degli ingegneri costruivano un bar per tamarri sul fondo della "vigna", dove abbiamo fatto l'orto, ovvero una preziosa oasi di tranquillità. Mi sentivo abbattuto, frustrato, arrabbiato.

Stavo pensando a una battuta di Big Fish di Tim Burton, una classica storia americana di padre e figlio raccontata con il solito genio e fantasia del regista (di cui, tra l'altro, di recente ho finalmente visto il carinissimo corto di animazione Vincent, sul bambino cupo che sognava di essere Vincent Price... tenerissimo!).
Comunque, a un certo punto il padre dice al figlio (che a sua volta sta per avere un bambino) che nonostante tutti gli sforzi da parte dei padri affinché i figli vengano come vogliono loro, i figli vengono bene lo stesso.

domenica, maggio 20, 2007

settanta?

Tempo di maggio.

Ieri mattina sono stato svegliato dai rintocchi delle sette. Potrebbe anche trattarsi di un sogno, ma sono quasi certo di essermi messo a contarli e di averne contati sessantotto circa. Magari settanta. Dieci per ogni ora? Non è un po' troppo?
Comunque, ho sognato che trovavo un pipistrello con il pelo grigio chiaro, la faccia da topo e gli occhi rossi, in camera da letto. Lo prendevo in mano e lo portavo in bagno. Lui volava via dalla finestra e si costruiva una casetta sul cornicione.

giovedì, maggio 17, 2007

fantasmi e alberi

Tempo così così. Fa più freddo, rispetto alla settimana scorsa.

Faccio una pausa sui ricordi e mi soffermo sui sogni di stanotte: mi trovavo nel cortile di una casa che assomigliava a quella casa dei genitori di Silvia. Faccio per entrare dalla porta, ma guardando nello spioncino, vedo che dentro (lo spioncino dava sull'interno, non sull'esterno) c'è il miagolante bambino-fantasma del film Juon di Shimizu Takashi. Mi sposto allora alla finestra, e lì c'è una donna, che ogni tanto è Kayako, la madre-fantasma dello stesso film, ogni tanto Sadako, il fantasma di Ring, e ogni tanto una ragazzina che mi sembrava un po' una delle bambine di Shining. La finestra era aperta, ma eravamo separati dall'inferriata. Poi non eravamo più al piano terra, ma al primo piano, e io ero appeso in qualche modo al davanzale esterno. All'inizio ho cercato di colpirle (con una racchetta da ping-pong?) un braccio dopo averle trascinato la mano fuori dalle sbarre, ma poi abbiamo iniziato a conversare. Sul davanzale c'erano due specchi, e lei voleva che mi guardassi riflesso. Stando alle sue parole, avrei dovuto vedere me stesso da vecchio, ma io continuavo a vedermi esattamente come ora. Forse perché ero all'esterno? Allora ho provato a infilarmi tra le sbarre, per guardarmi da dentro.
Poi ho visto che in casa c'era la culla con Pipì... volevo entrare a guardarlo, ma ho fatto il giro della stanza e mi sono ritrovato fuori. Non capivo come potesse essere successo, forse perché mi ero messo a rincorrere il fantasma. Ho deciso di riprovare ad andare verso la culla, ma poi dev'essere finito il sogno.

A parte questo, ieri sera siamo andati all'incontro con la pediatra, al corso pre-parto. In una delle sale d'aspetto dell'ospedale c'erano alcuni anziani, tra cui un omone massiccio che tossiva pesantemente, e ho pensato alla paradossalità della cosa... al fatto che un giorno Pipì sarà anziano, e l'avrà partorito la Silvia giovane e bella di adesso. Così m'è venuta in mente la canzone Diavolo Rosso di Paolo Conte, che inizia recitando:

"...
Quelle bambine bionde
con quegli anellini alle orecchie
tutte spose che partoriranno
uomini grossi come alberi..."

sabato, aprile 07, 2007

sogni e pugni

Si preannuncia un'altra giornata in direzione dell'estate.

A Torino sogno di meno. Qui a Canale i sogni sono più assurdi e articolati. Peccato che stanotte non sia riuscito a dormire molto.
Ieri notte ho sognato che ero in cima alla cresta di una montagna di sabbia, sotto la quale si stendeva, ai due lati, un lago. Faceva freddo, era inverno. Io volevo raggiungere la riva, di fronte a me, ma avevo il terrore di perdere l'equilibrio. Stavo pensando perciò di camminare strisciando. C'erano anche Mauro e Alice, ma loro han deciso di buttarsi in acqua e farsi una nuotata. Peccato che io non sappia nuotare.

Stanotte invece ho sognato che io e Silvia facevamo la spesa. Compravamo anche un motosega giallo e un'enorme valigia dello stesso colore, ma quelle sono dovute passare a un controllo, perciò Silvia è andata avanti, e io ho aspettato. Il controllo, che prima sembrava in un aeroporto, era in realtà in una casa. Subito ho capito che era Natale, anzi, si era proprio poco prima del pranzo di Natale. La famiglia che abitava lì si apprestava a mangiare, ma io dovevo prendere ancora il mio motosega e la mia valigia. Mi hanno anche offerto un bicchiere di Moscato, o forse di Arneis, ma io l'ho abbandonato appendendolo pieno allo stipite della porta, perché avevo fretta e tanto ero già ubriaco. Non so perché, ma uscito di lì avevo in mano una Moretti, le strade sembravano quelle giapponesi, e io rientravo a casa passando dal retro di un ristorante. Tornato a casa, mi sono reso conto che avevamo dimenticato le borse della spesa.

Non so perché certi giorni mi sento la faccia come se me l'avessero presa a pugni, e mi viene un leggero tic sulla parte destra della faccia. Ci mancava solo questa.

martedì, marzo 13, 2007

ferretti e zombi

Sole e vento, solito tram tram con le persiane.

In questi giorni ho ripreso ad ascoltare i C.S.I. In questo stesso momento sto sentendo, con vero piacere e sincera emozione (non dettata soltanto dalla nostalgia), il concerto dedicato a Fenoglio che si era tenuto nel 1996 ad Alba, nella chiesa di San Domenico. Io a quel concerto c'ero, ma non ne avevo mai sentito la registrazione... e devo dire che è davvero formidabile. Nel 1996... avevo diciott'anni, e seppur appassionato, probabilmente non apprezzavo nella giusta maniera lo spessore di un album come Linea Gotica e il valore di questo gruppo, che si distanziava nettamente da tutti le band che ascoltavano (spesso un po' indiscriminatamente) i ragazzi di sinistra di un decennio fa. Come tutti i gruppi italiani che in quel periodo avevano fatto qualcosa di buono, come i Mau Mau di Viva Mamanera, i La Crus di Dentro me, i Marlene Kuntz de Il Vile, gli Ustmamò di Ust e gli Almamegretta di Sanacore, tutte band che poi si sono perse per la strada e ultimamente hanno realizzato dischi insignificanti se non decisamente brutti (come l'ultimo inascoltabile lavoro dei Mau Mau), purtroppo anche il duo Ferretti-Zamboni ha conosciuto una parabola discendente, da allora. Ma a parte questo, già allora i CCCP e i C.S.I. di Ko de mondo e Linea gotica avevano fatto qualcosa di impareggiabile, forse perché, in effetti, Ferretti era già il papà di tutti questi gruppi ed è sempre stato controcorrente, sia con l'assolutamente anomala proposta dei CCCP, sia, più avanti, nei confronti della cosiddetta “musica alternativa” (controcorrente lo è ancora oggi, diventato ormai una specie di guru spirituale... peccato che i risultati musicali non siano sempre all'altezza). Questi album, come il concerto di alba (La terra, la guerra, una questione privata) e la raccolta live Noi non ci saremo, sono dischi preziosi, che voglio serbare per il futuro.

L'altra notte ho sognato degli zombi, anche se ne ho un ricordo confuso. Ogni tanto mi capita. Al mattino Silvia mi fa: “Ho fatto un sogno angosciante”. Ed esordisce dicendo: “C'erano un castoro, un coniglietto e due gatti...”. Mi sono messo a ridere.

venerdì, febbraio 16, 2007

l'inverno sta finendo

Ormai è passata la metà di febbraio, e il freddo è così così.

A dispetto della giornata luminosa, sto ascoltando un disco cupissimo, quasi funereo: Maaaet, dei finnici Tehni. È molto bello, ma forse farei meglio a cambiare e a tenerlo per l'imbrunire.
Finito il cofanetto della prima serie di Lost, e iniziata la serialità della seconda, che ci occupa una sola sera a settimana, le ultime serate le abbiamo impiegate a cercare un nome per il nostro ometto. Sarà una lunga scelta, mi sa. La nostra mente è sempre più rivolta a lui. D'altronde, anche fisicamente è sempre più grande e presente. Ieri ho sentito un paio di calcetti, e questa volta non ci sono dubbi. Devo dire che è impressionante... sembra che voglia uscire... ho visto troppi horror giapponesi.
Entro il fine settimana dovrei finire il libro, e finalmente sono ritornato in pari con i manga. Insomma, il lungo, lunghissimo inverno sembra ormai giunto al termine.
Stamattina sono uscito per andare a spedire il file dell'ultima traduzione, ma, con mia sorpresa, alle 9:30 l'Internet Point era ancora chiuso. Così mi sono fatto un giro alla Feltrinelli, dove mi sono comprato Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini (che, devo ammettere, conosco solo perché l'anno scorso ha vinto il premio del pubblico di Fahreneight) e alla FNAC, dove ho rovistato tra le occasioni e ho trovato From Her to Eternity di Nick Cave a soli 5 euro (la pazienza premia) e il disco del 1974 di Paolo Conte a 10. Sono stato tentato da Avalanche di Sufjan Stevens, sceso finalmente a 11 euro, ma poi ho deciso che prima voglio assimilare per bene tutti gli altri suoi CD, altrimenti rischio l'indigestione. Non ricordavo che i negozi (tranne i grandi centri) aprissero così tardi, a Torino. Camminare per il centro a quell'ora fa uno strano effetto. È deserto e incontri le persone più strane. Però una bella passeggiata mi ci voleva proprio... sto sempre chiuso in casa, e anche a Torino faccio sempre lo stesso percorso: Via Reggio-Via Rossini-Corso Regina-Corso S.Maurizio-Via Montebello.
Da qualche notte ho ripreso a sognare animali e cose strane. L'altra notte ho sognato uno strano essere... una specie di proteo gigante, con strani baffi al muso, simili a dei cucchiai. Viveva nell'acqua bassa di un torrente e il corpo, un incrocio tra una grossa salsiccia arrotolata e quelle tende a “salamini” di certi negozi (ci sono ancora?), terminava con lunghe zampe... direi almeno una ventina.
Stanotte invece ho sognato una vespa, che cercavo di ammazzare finché non è caduta su una stufa, carbonizzandosi. In quel momento, mi ha fatto pena.
Ho anche sognato un incrocio tra Lost e Il Pasto Nudo, in cui Bill Burroughs/Peter Weller iniettava con un fucile una strana sostanza blu a Sayid, per fargli provare delle allucinazioni. Il mattino seguente, in quella specie di accampamento nel deserto in cui si svolgeva il sogno, si veniva a sapere che Bill aveva sedotto Sayid.
Silvia ha ipotizzato che sia tutta colpa del sedano-rapa di ieri sera.

P.S.: Finito Tanizaki, ora ho iniziato Papà Goriot di Balzac. Ho fatto un po' fatica a entrarci, ma mi piace sempre di più.
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