domenica, luglio 22, 2007

fiera

Sono sveglio dalle 6:30... mi godo il fresco della mattina, a casa dei miei.

Ieri è iniziata la Fiera del Pesco, qui a Canale. Come ho già raccontato l'anno scorso, ogni anno io e Silvia andavamo a lavare i piatti al Punto Enogastronomico, di recente ribattezzato "L'Ostu der Masche". Ci andiamo dal '97, e ci siamo divertiti un sacco, in tutti questi anni, a mangiare e sbevazzare, e a fare gli scemi con gli altri volontari. Quest'anno, ovviamente, non possiamo andarci perché abbiamo altro a cui badare... chissà, forse, lavoro permettendo, ci andrò una sera io da solo, ma Silvia è logicamente impossibilitata. Poi il piccolo Pietro fa un po' di capricci, in questi giorni (e in queste notti)... vabbe', per quest'anno la vivremo da visitatori, e poi abbiamo già accumulato una montagna di bei ricordi. Come, ad esempio, questo, questo, questo, questo, questo (la serata più bella dell'anno scorso) e questo.

sabato, luglio 21, 2007

cocciniglie

Caffè bollente? Improponibile, ora. Aspettiamo che si raffreddi.

Uno degli acquisti che ho fatto su IBS è Quattro sberle in padella - Come difendersi dall'inquinamento alimentare, un libro utile (anche se condivido abbastanza il commento di Lily su IBS) che avevo scoperto leggendo il blog di Max, uno degli editor con cui lavoro. Finora l'ho solo leggiucchiato, ma ho già trovato alcune informazioni interessanti (ovvero, preoccupanti). Una delle più curiose (ma non delle più preoccupanti) riguardava il colorante rosso di certi alimenti, che viene ricavato nientemeno che dalle femmine di cocciniglia essiccate (insetto che conosco molto bene, perché viene spesso sui miei cactus). Ora, sicuramente è assai meno dannoso di molti altri coloranti di origine sintetica, minerale, o quant'altro... e poi tanto uno lo mette sempre in conto, di mangiare qualche schifezza che non sa... e poi tanto finché occhio non vede (come coi "gianin" nelle ciliegie)... però, in fondo in fondo, se permettete, può anche fare abbastanza schifo.
Salvo essere Bill Burroughs nell'Interzona, alla ricerca di carne nera di millepiede gigante.
Comunque, oggi sono andato al super mercato e, così per curiosità, ho guardato gli ingredienti di uno yogurt al lampone della Nestlé... e c'era proprio scritto "cocciniglia"!
Con un breve giro su Internet, scopro che effettivamente la cocciniglia vanta una lunga e illustre storia nel campo dei coloranti... ho capito, ma colorateci i maglioni, non mettetela nello yogurt!

p.s.: Altra curiosità: per legge è vietato mettere crisalidi di bachi da seta nei dadi per il brodo... quindi vuol dire che qualcuno lo faceva?!

venerdì, luglio 20, 2007

ninne nanne

Caaaaaldooooooo!!!!

L'altro giorno ascoltavo la bella Ninna nanna dei La Crus, contenuta nell'album Dentro me, probabilmente il loro più riuscito e conosciuto. Mi sono chiesto due cose.
La prima è: cosa significano i testi dei La Crus? Voglio dire, sono abbastanza evocativi e sopra la media della maggior parte dei gruppi italiani, ma non riesco mai a capire di che parlino. Un esempio a caso da La luce al neon dei baracchini:

"io non so
questa corsa è una follia
scava e cambia questa faccia
che non sembra più la mia
e cavalco le mie notti
come un mito senza dio
mentre cerco d'aggrapparmi
ad un mondo che non c'è
troppe volte ho detto
basta no! da domani cambierà
le menzogne mi han rinchiuso
dentro l'inverno.
poi maledico il giorno
il giorno che è malato
il giorno non esiste
non so neanche se è mai nato"

Uh?

La seconda domanda è: quante ninne nanne d'autore conosco?

Provo a fare una lista:
Tom Waits: Midnight Lullaby (Closing Time), Lullaby (Blood Money)
Fred Buscaglione: Ninna nanna del duro
Dirty Three: Lullabye For Christie (Whatever You Love, You Are)
Current 93 + Nick Cave: All the Pretty Little Horses (id.)
Cure: Lullaby (Disintegration)

Poi somiglia a una ninna nanna La notte è bella di Matteo Salvatore, e non dimentichiamo l'intero CD Matrilineare del Consorzio Produttori Indipendenti.
Purtroppo non sono molte, ma al momento non me ne vengono in mente altre. Mi riservo di aggiornare la lista nei commenti.
A qualcuno ne vengono in mente altre? In cambio di suggerimenti metto in palio un premio anticipato... una foto di me col pargolo (come sempre, cliccare per ingrandire).

giovedì, luglio 19, 2007

gufi e corvi

Questo è il punto in cui devi fare bene attenzione a quando tenere su e giù le tapparelle, nell'arco della giornata.

La prima delle due foto (scattata nel Natale del 2004) rappresenta i due gufetti giapponesi che fan la guardia sulla nostra porta d'ingresso. La seconda delle due foto, invece, è stata scattata ieri. Qual è la differenza? (a parte i cappelli di Natale - cuciti apposta da Silvia - che applichiamo solo a Dicembre).

Ieri Pietro era un po' "rugna", quindi mi è toccato spesso di consolarlo tenendolo in braccio e cantandogli qualcosa. I miei pezzi forti sono Il Pescatore di De André e Il Corvo Joe dei Baustelle.
Stamattina ho anche cambiato il mio primo pannolino senza assistenza di Silvia!

Ieri sera mia madre ha tirato fuori dal guardaroba in cantina un vecchio costume da orsetto che mia nonna aveva cucito per me quando andavo all'asilo. Era un po' che non pensavo ai costumi di carnevale di mia nonna Rina. Parlarne qui mi sembra un doveroso e tardivo ringraziamento. A me è sempre piaciuto travestirmi a Carnevale, tant'è che io e Silvia abbiamo seguitato a inventare nuovi costumi ogni anno, fino all'anno scorso. Quando facevo prima o seconda elementare, mia madre mi preparò un vestito da extraterrestre... dovrei avere ancora qualche foto, che magari potrei cercare e inserire nel blog. Avevo anche vinto un premio. Prima di allora, c'era stato anche un bellissimo vestito da robin hood cucito sempre da mia nonna.
Negli anni a venire, assecondando i miei gusti, mia nonna, con grande perizia (insieme a mia madre), mi preparò i seguenti costumi: Serpente, Polipo, La Morte. Poi credo di essermi anche vestito da carcerato usando una maschera di mio padre, e in prima media da Zombi. Il vestito da Morte era fantastico, mia nonna mi aveva dipinto uno scheletro su una tonaca nera, e avevo comprato una maschera fluorescente terrificante (che sicuramente poi ho perso). Anche di questo, come del polipo, credo di avere ancora delle foto. Grazie, nonna.

p.s.: Nella foto in cui io ero vestito da Morte, Vaga sfoggiava un fantastico vestito da Visitor, se ricordo bene.

mercoledì, luglio 18, 2007

sera d'estate

Una sera d'estate, dopo aver passeggiato con la carrozzina.

Un po' brillo per l'ottimo vino del nonno di Silvia a casa dei suoceri ("ma com'è bello il vino, rosso rosso rosso" cantava Piero Ciampi), ascolto a ripetizione la fantastica versione di Johnny Cash di Hurt, dei Nine Inch Nails. Siamo passati con la carrozzina davanti al cinema Odeon, dove esattamente dieci anni fa io e Silvia siamo diventati amici. Incredibile come certi luoghi restino lì mummificati, a incubare silenziosi i ricordi, e intanto il tempo passa e poco fa mi ritrovavo tra le braccia una persona che prima non c'era, a fare cose che allora non conoscevo, che mi sembravano impensabili. Dieci anni fa anche questa casa era già qui ad aspettarmi, con le stesse mura, ma io non stavo qui. Anche il porfido su cui camminavo era lo stesso, come è sempre lo stesso questo paese.

domenica, luglio 15, 2007

un anno di blog

Ieri sembra essere iniziato il caldo serio.

Silvia è di là che allatta. Io, per cambiare un po', ascolto Violator dei Depeche Mode.
Lo sapevo, preso dalla frenesia dell'arrivo di Pietro, mi sono dimenticato che giovedì 12 luglio era l'anniversario del mio blog. Per i nostalgici, ecco qui il mio primo post.
Qui la vita prosegue bene. Abbiamo già passato tre giorni col pupetto e poco alla volta iniziamo ad adattarci alla sua presenza. Se dorme nel lettone con noi, la notte mi sveglio e lo guardo. Oppure lui sveglia noi. Io ancora fatico ad avere il tempo per lavorare, ma le cose stanno migliorando un po'. Svantaggi del lavorare a casa.
La scorsa settimana mi è anche arrivato un pacco di libri e cd in offerta che avevo ordinato su Internet Book Shop. Che bello, che bello. Di alcuni di questi proverò a parlare nei prossimi giorni.

giovedì, luglio 12, 2007

the good son - parte 4

Fuori fa fresco, apro tutte le finestre per far andare via l'odore dell'essenza che ho rovesciato ieri per sbaglio in bagno.

Verso le tre, dicevo, dopo una mattinata intera di travaglio, c'è stato il cambio dell'ostetrica, ed è arrivata così quella che successivamente avrebbe fatto partorire Silvia. Era una ragazza fantastica, davvero: un concentrato di dolcezza materna, efficienza, controllo della situazione. I dolori si fanno più intensi, io cerco di fare quello che posso, Silvia è sfinita. Però ho anche l'impressione che diventi sempre più capace di concentrarsi sulle istruzioni dell'ostetrica, "sorpassando" il dolore. La dilatazione arriva a otto-nove centimetri, siamo a buon punto. Silvia emette tanti respiri brevi, quelli che si vedono nei film, che finalmente ho capito a cosa servono, ovvero a trattenere il bimbo che sta già spingendo fuori. Questo perché Pietro non era ancora perfettamente girato ma era già molto giù verso l'uscita, e avrebbe quindi rischiato di uscire storto. Con una serie di manovre (anche in piedi, appoggiata a Federica, l'ostetrica) e con l'aiuto della flebo di ossitocina per allungare le contrazioni ancora troppo brevi (non dal punto di vista di Silvia, sicuramente), Pietro si è girato dalla parte giusta, ed è così arrivato il momento di spingere, assecondando le contrazioni e i movimenti del bimbo, per poi trasferirsi sul letto destinato al parto. Federica mi ha fatto notare il mento di Silvia imperlato di sudore, dicendomi che era un tipico segno che indicava la fine imminente.
Ora, io non so se fosse l'effetto delle endorfine che il corpo della puerpera rilascia automaticamente ma, a guardare Silvia, la fase del parto mi è sembrata quella meno dolorosa di tutte. Francamente, io credevo che fosse tutto il contrario. Silvia ci ha messo un po' a capire come mettersi e come spingere ma, poco per volta, ha capito, si impegnava, stringeva i denti, sudava. Io la aiutavo a sostenere le gambe, quindi vedevo tutto. Non era esattamente la mia intenzione iniziale, ma devo dire che contrariamente alle previsioni la cosa non mi ha fatto impressione. Non so, era tutto naturale.
Comunque, poco per volta ha iniziato a vedersi la sommità del testolino. O meglio, solo la pelle, tutta corrugata per la pressione esercitata dal corpo di Silvia. Mi sentivo stranamente calmo, chissà perché. Io di solito sono così ansioso. Lo stereo suonava Billie Holiday, ed è questa la prima voce di cantante che Pietro ha sentito una volta uscito nel mondo esterno. Gli è andata di lusso!
Dopo averci messo una vita a uscire un centimetro di testa, poi... ecco che il resto esce tutto di colpo e, immediatamente dopo, tutto il corpo, tutto mio figlio, che si muove, piange, respira. A quel punto sono scoppiato a piangere anch'io come un bambino, ho baciato Silvia, che mi guardava felice e stupita, e consolava me. Pietro era lì, un mostriciattolo un po' viola, tutto rannicchiato e piccolino, ma così bello, così carino, grassotto. L'hanno posato subito sul petto di Silvia, e lui si è tranquillizzato. Silvia sembrava fresca come una rosa, lui sentiva il calore del corpo che è stato la sua casa. Io non capivo più niente. Erano le 19:06.
Mi hanno detto di andare ad avvisare i genitori di Silvia, che erano fuori in attesa da ore, ma l'infermiera del nido mi ha bloccato per andare a prendere il famoso primo cambio, che non so come ho trovato. Mi aggiravo per il corridoio con gli occhi arrossati. Poi a vedere dalla finestrella mentre lo lavavano e vestivano. Tenerlo in braccio fino all'arrivo di Silvia, mentre il suo istinto già lo spingeva a popparsi i pugni. Avvisare tutti, o chi mi sono ricordato (scusa a tutti gli altri!). Salutare i miei. Andare a prendere Silvia in sala parto e accompagnarla in stanza, dove è stata raggiunta dal vorace Pietro per la prima poppata. Eravamo felici, felicissimi.
Non sto a dire tutto quel che è successo dopo... anche perché tra poco devo andarli a prendere. Dico solo che quella stessa sera, una volta tornato a casa, ho passato una bellissima serata con Ivan, Luca, Mana, Vaga e il limoncello di Ivan, che mi hanno tenuto compagnia per festeggiare. Poi il sonno, la sveglia tardiva ma la voglia di vederlo.



Pietro è tranquillo, mangia tanto e dorme spesso (almeno per ora) e tra i capelli castani da scimmietta ha un ciuffo biondo sulla testa.

mercoledì, luglio 11, 2007

the good son - parte 3

La sera fa fresco, ho chiuso le tapparelle.

È sera, ho sonno, bevo di nuovo latte e ascolto Three dei Black Heart Procession.
Domani Silvia e Pietro vengono a casa, e io ancora non ho finito di raccontare il parto. Veniamo subito al dunque.
Quando le contrazioni hanno iniziato a farsi più intense, ci siamo trasferiti nella sala parto, e Silvia si è appostata su una specie di ampio letto con ogni sorta di cuscini, che le consentivano di mettersi nelle posizioni che più le consentivano di alleviare il dolore. Le posizioni più comode, insomma. Le ore andavano avanti lentamente, lentissimamente. La seconda ostetrica ci lasciava per lo più soli in questa fase, tornando ogni tanto per controllare i risultati del tracciato o per fare una visita interna ogni due ore circa. Nella stanza c'era un lettore CD, così ho preso la nostra scorta e ho esordito mettendo su Pink Moon di Nick Drake, le cui atmosfere delicate hanno avuto particolare successo, tanto che Silvia mi ha chiesto di rimetterlo altre due volte, nell'arco della giornata. Mentre Silvia cambiava posizione, provava a camminare, curvava i piedi, gemeva o gridava affondando la testa nell'enorme cuscino verde, io cercavo di assisterla come potevo, massaggiandola dove e come diceva lei, cambiando la disposizione dei cuscini, asciugandole il sudore o bagnandole la fronte, accarezzandola per farla addormentare tra una contrazione e l'altra (ha persino sognato alcune cose, fra le quali suo padre che partoriva e Fabio e Clelia). Le ore trascorrevano, i CD si susseguivano e si ripetevano: una raccolta di Billie Holiday, Canzoni di Fabrizio de André, una raccolta di Astrud Gilberto. Silvia è sempre stata forte, anche se ogni tanto non sapeva dove sbattere la testa, e io guardandola non solo l'ammiravo tanto che spesso dovevo trattenere le lacrime, ma la trovato bellissima. Intanto i centimetri di dilatazione diventavano due, poi quattro, poi cinque. Intorno alle tre del pomeriggio, l'ostetrica ha deciso di romperle le acque, in modo da accelerare il processo.

Ora ho troppo sonno, non ce la faccio nemmeno a caricare una foto... vedrò cosa riesco a fare domani!

(to be continued...)

the good son - parte 2


Sole, aria fresca stamattina.

Riprendo qui il racconto della nascita di Pietro... mi ci vorrà un po' a finirlo tutto, con tutte le cose che ho da fare in questi giorni. Poi vorrei anche riuscire a lavorare un po'... devo fare il papà che porta il pane a casa, adesso! Quindi continuo solo brevemente, mentre ascolto The Future di Leonard Cohen.

Si diceva... nottata insonne. Verso le cinque e mezza, poco dopo essere riuscito a far più male alla zanzara di quanto lei ne avesse fatto a me, un'ostetrica molto gentile (sono davvero grandi, se alle prossime elezioni si candida un'ostetrica, io voto per lei) è venuta a chiamarci per l'ennesimo tracciato, e una volta finito, ha applicato a Silvia una seconda dose di gel, mentre io sono andato a prendermi un caffè. Ed è qui che le cose hanno iniziato a cambiare... per quel poco che ho capito dei tracciati, si alzava una curva a ogni contrazione, e stavano diventando più frequenti e più intense. Ora io non so cos'è che provasse Silvia in quei momenti, e non potrò saperlo mai, ma a giudicare dalle sue espressioni di dolore, direi che nella prima parte della mattinata si è trattato di qualcosa di molto blando. Io, praticamente impotente come qualsiasi uomo in queste situazioni, cercavo di alleviare un po' la sua sofferenza con dei massaggi con l'olio di mandorle sul fondo schiena. Fortunatamente sembravano abbastanza efficaci. Intanto, mentre scendevo a portare un foglio all'ufficio accettazione, ho visto arrivare la prima compagna di stanza, una signora romena al terzo figlio, che ha partorito in quattro e quattr'otto. Quindi, una volta liberatasi la sala travaglio/parto, ci siamo trasferiti lì, mentre piano piano le contrazioni iniziavano a farsi sentire sul serio.

(to be continued)

the good son - parte 1

È sera, c'è un venticello fresco, si sta bene.

Sono qui da solo a casa, sono appena tornato dall'ospedale, dove ho lasciato Silvia sul suo letto con Pietro che puppava, ascolto The Letting Go di Bonnie Prince Billy, bevo latte e intanto cerco di risalire indietro ai ricordi degli ultimi due giorni, così da adempiere ai miei doveri di blogger. Sono ricordi un po' confusi, mi sento come un ubriaco che cerca di ricostruire la nottata precedente. Perché sono tanti, quindi sicuramente dimenticherò qualcosa.
Ecco il primo ricordo che mi torna alla mente: nell'ultimo post di domenica, avevo scritto che il cielo si era oscurato di nuvoloni minacciosi. Difatti, lungo la strada per Alba, ci siamo presi un bel temporale... impossibile non pensare a un cattivo presagio. Senonché, proprio sull'ingresso di Alba, le nuvole sono state scavalcate dal sole, e l'acquazzone è diventato una pioggerellina delicata, attraverso cui si stagliava, proprio in direzione dell'ospedale, un arcobaleno pressoché perfetto. La cosa non poteva che metterci di buon umore.
Ho lasciato Silvia di fronte all'ingresso dell'ospedale con i bagagli, e sono andato a parcheggiare. Al mio ritorno, già aveva smesso di piovere e c'era un bel sole forte. Giunti in reparto, è stata la volta della prima visita per Silvia, dopodiché l'infermiera ci ha accompagnati alla stanza, con tre letti ma al momento ancora vuota. Dopo l'esame del sangue e l'elettrocardiogramma, hanno servito da mangiare a Silvia. Poi, intorno alle otto, è andata a farsi applicare il gel per l'induzione, mentre io sono rimasto in camera, a ingannare il tempo leggendo Lone Wolf & Cub. A questo punto, non ricordo molto bene cosa sia successo, tranne che siamo andati in una delle due sale parto per fare un tracciato lungo un'ora. La prima applicazione del gel ha procurato solo lievi mal di pancia durante la notte, senza contrazioni troppo forti. Abbiamo poi deciso di riposarci un po', così Silvia si è coricata e io ho cercato di dormire sulla sedia. C'ero quasi riuscito quando è tornata un'altra ostetrica per fare un altro tracciato. Quando siamo tornati in stanza era l'una passata. L'ostetrica mi ha messo un lenzuolo sul letto vicino, per permettermi di dormire, e ci ha avvisati che sarebbe tornata verso le 5:30 per un altro tracciato e per la seconda applicazione del gel ma, un po' per l'agitazione, un po' per il caldo, un po' per una maledetta zanzara che mi ha punto in dodici punti diversi senza pietà, quella notte io non ho chiuso occhio, e neppure Silvia.
Ora ho troppo sonno per continuare a scrivere, ma in attesa della seconda parte, vi lascio con una foto di Silvia con il piccolo Pietro (3,360 kg, per la cronaca).

(to be continued....)

martedì, luglio 10, 2007

domenica, luglio 08, 2007

il principino del male

Dopo il cielo azzurro di qualche ora fa, pesanti nuvoloni grigi hanno ricoperto il cielo, proprio ora che siamo quasi sul punto di partire.

Questo cielo cupo ha qualcosa di inquietante... non siamo mica in Rosemary's Baby?!
(^_____^ ; )

ultimissimo minuto

È sempre una bella giornata.

Siamo appena tornati dall'ospedale per l'ultimo tracciato, e siamo più rincuorati e di buon umore, rispetto a ieri e stamattina. Torneremo stasera verso le sei... Silvia farà qualche esame, dopodiché le metteranno il gel per l'induzione e aspetteremo che succeda qualcosa durante la notte. Aspettare oltre potrebbe essere rischioso, quindi a sto punto meglio affrontare la cosa. Io già non vedo l'ora di vederlo e pacioccarlo.
Stamattina in reparto c'erano anche le due ragazze compagne di tracciati (eh, il quarto di luna...). Una ha partorito stanotte alle due, l'altra era ancora in travaglio da mezzanotte... vedremo, almeno Silvia avrà vicina anche qualche collega già conosciuta, nei prossimi giorni.
Ora va a farsi un bagno caldo dai suoi (noi non abbiamo la vasca), poi pranzo dai miei, e tante passeggiate incrociando le dita!

ultimo minuto

Una bella giornata di luglio.

Oggi o domani potrebbe essere il compleanno del nostro bimbo.
Da ieri i controlli all'ospedale sono diventati giornalieri. Abbiamo fatto il tracciato, dopodiché la ginecologa di turno voleva che Silvia si fermasse per l'induzione, mentre quello del giorno prima era d'accordo ad aspettare ancora fino a lunedì. Indecisi sul da farsi, abbiamo chiesto il parere del primario, che ci ha detto di andare ancora stamattina, e magari fermarci stasera per l'induzione.
Peccato, però... so che Silvia ci teneva a partorirlo normalmente. Soprattutto perché, tra datazioni e ridatazioni non siamo così certi di essere così in ritardo, e magari chissà, se avessimo aspettato ancora fino a mercoledì... ma se i medici dicono così, immagino sappiano quello che fanno.
Be', speriamo in un colpo di scena dell'ultimo minuto, e se non ci sarà pazienza, sono sicuro che il dispiacere verrà dileguato all'istante, alla vista di quel corpicino paffutello.

venerdì, luglio 06, 2007

pipì e cipì

Il sole è forte e caldo, ma non c'è afa, quindi in casa si sta bene.

Stamattina uno dei ginecologi dell'ospedale ha deciso che d'ora in avanti è meglio considerare scaduto il termine e quindi tenere sotto controllo la gravidanza, quindi d'ora in avanti andremo ogni mattina all'ospedale. Fortunatamente, ci ha detto di andare per le 9:30. Questo ginecologo si è dimostrato disponibile, e visto che sia Silvia che Pipì stanno benone, ha acconsentito ad aspettare ancora qualche giorno prima di indurlo. Ma a questo punto sia io che Silvia siamo decisi ad aspettare al massimo fino a lunedì. Poi dipende anche da cosa ci diranno domani e dopodomani, se cambierà qualcosa, oppure se il nostro temporeggiatore si deciderà a uscire da solo nel frattempo.
Questa attesa è un po' snervante, però devo dire che un po' me l'aspettavo... sarà perché in questo paese si viene abituati ad aspettare per qualunque cosa, sin dalla nascita? Sarà perché mi sono allenato con la Telecom, ad aspettare l'ADSL?

Mio padre propone di cambiare da Pipì a Cipì. È una proposta interessante, primo perché a pensarci bene, Pipì non è che abbia proprio un bel significato, secondo perché C.P. sarebbero effettivamente le sue iniziali. Oltretutto, è anche il titolo di un racconto di Mario Lodi che mia madre mi leggeva sempre da piccolo.

giovedì, luglio 05, 2007

biotopo

Oggi direi che si sta proprio bene, il forte vento di ieri è un po' calato.

Indovinate un po'? Siamo ancora qua.
Domani mattina il solito tracciato, e ci diranno un po' che fare. Intanto i dolorini si fanno più frequenti... ma saranno queste le contrazioni? A vedere le reazioni di Silvia direi di no... voglio dire, me la immaginavo più sofferente. O forse è solo lei che sopporta bene il dolore?

Ieri siamo andati a farci una passeggiata, precisamente fino al biotopo, uno stagno nel bel mezzo delle rocche... un'oasi naturale vicino a casa, istituita nel 1987 dal comune di Canale insieme al comune gemellato di Sersheim. Era una vita che non ci andavo... e pensare che da piccolo ci sono stato non so quante volte. Ok, lo so che non è proprio saggio fare una passeggiata in un posto sperduto in cui le auto non hanno accesso, proprio sullo scadere della gravidanza. Però... ci ha proprio rigenerati... quell'ombra, quel profumo, quel silenzio, quel panorama. Un piccolo paradiso a pochi passi da casa... perché diavolo non ci andiamo più spesso?
Peccato non aver portato la macchina fotografica, averi potuto postare un'ultima immagine di Silvia col pancione.

p.s.: A proposito del link al biotopo... giuro che l'ho cercato su google, ma mi sa tanto che nel sito che ho trovato c'è lo zampino di mia madre... quel rospo che apre la bocca io l'ho già visto. Qui comunque ce n'è anche un altro sul sito di Canale Ecologia.

mercoledì, luglio 04, 2007

orgoglio paterno

Giornata ventosa, chissà che non spinga la cicogna?

Eccoci ancora qua. Stamattina ostetriche e ginecologi sembravano concordi sul fatto che la data presunta corretta era il 28. Effettivamente, solo dal 27 Silvia ha iniziato a sentire qualcosa, e ora sembrano entrambi più pronti, a quanto diceva l'ostetrica. Bene, staremo a vedere ancora qualche giorno e, in un modo o nell'altro, credo che nel fine settimana o al massimo per l'inizio della prossima, sarà già tra noi. Certo, ad averlo saputo prima, ci saremmo risparmiati sei mattine all'ospedale per i tracciati... che ci hanno snervato un po' e ci hanno fatto perdere un po' di tempo. Però ora abbiamo preso confidenza con il luogo e con la gente che ci lavora, e finora sono stati tutti molto carini con Silvia.
La signora che fa i tracciati ha detto che il nostro è il più bravo e sveglio di tutti... e io ho già conosciuto l'orgoglio paterno.

Stanotte ho fatto diversi sogni confusi... ricordo solo la copertina di London Calling dei Clash e i nomi di Hansel e Gretel.

Il nostro orto ha iniziato a dare i suoi frutti... siamo sommersi dagli zucchini, abbiamo assaggiato tre pomodori, e sono maturate le prugne selvatiche. L'altra sera, tornando dalla nostra passeggiata, Canale sembrava così vuota, piacevole e silenziosa.

lunedì, luglio 02, 2007

pipì contro tutti

Prima pioveva e c'era preso un po' di sconforto, ma ecco che torna il sole.

Il matrimonio di Teo è passato, Reiko è andata da Mauro, le date delle scommesse sono praticamente scadute, ma noi siamo ancora qui. Nemmeno la legge di Murphy, nemmeno le lune hanno battuto la volontà di Pipì. Ascolto I See a Darkness di Bonnie Prince Billy, e penso che ora il giorno è davvero vicino. Nel senso che, se non si decide lui, lo fanno comunque nascere questa settimana, mercoledì o venerdì, mi sa.

Bonnie Prince Billy, ovvero Will Oldham, è una delle mie personali (tardive) scoperte di quest'anno... uno di quelli che quasi sicuramente entreranno nell'olimpo dei miei autori preferiti, in futuro.

sabato, giugno 30, 2007

sogni e astri

Il cielo è sempre più blu

Oggi si sposa mio fratello Matteo, e Pipì ancora non è nato. Che voglia farsi vivo proprio oggi? Speriamo di no, già saremo un po' sulle spine... figuriamoci dovessimo correre all'ospedale nella confusione generale! Dai, Pipì... domani sarebbe l'ideale!

Stanotte ho sognato che Mauro e Riki ci regalavano un pacco di rotoli di carta igienica... e a un certo punto noto che ci sono delle cose stampate sopra... e guardando meglio vedo la faccia di Vaga... poi di altri amici... finché capisco che sono tutte foto della nostra vita.
Poi ho sognato lo stagnetto a casa dei miei, che a un certo punto vediamo popolato da una nuova razza di pesci, capaci di strisciare sulle rocce e dotati di denti sporgenti e acuminati, come quelli che hanno i pesci degli abissi. Difatti, i pesci rossi erano diminuiti.
C'era anche un altro tipo di pesce, con la coda a stivale e disegnini di macchine e altre cose sui fianchi, come quelli che fanno i bambini.

Eh già, non ho scritto che, dopo tutto il lavoro per recintare lo stagnetto, le tartarughe sono fuggite chissà come. Sicuramente avranno trovato la morte, essendo tartarughe d'acqua, ma mi piace pensare che almeno è stata una loro libera scelta... una specie di surrogato di una libertà che non hanno mai avuto.

Ieri sera una specie di addio al celibato parentale, con Reiko e tutta la famiglia, a guardare i pianeti con il telescopio di mio padre (il suo nuovo hobby)... che ridere!

giovedì, giugno 28, 2007

probabilità

Non fa poi così caldo.

Bene, oggi è la data presunta. La seconda data presunta. D'ora in avanti, ogni momento è buono, no? Tra qualche giorno si sposa mio fratello Matteo e quindi (come suggerisce Riki in un commento che ho cancellato per errore- SCUSA, RIKI!) è assai probabile che Pipì decida di seguire qualche legge di Murphy e nascere lo stesso giorno, provocando lo scompiglio generale. Già mi vedo ad assistere al parto in vestimenta, come un vero deficiente.
Le scommesse sulla sua nascita per ora ruotano intorno al 30 e al 2... io scommetto (anzi, diciamo che lo spero) che sia domani... coraggio Pipì, vieni dal papà!

Ho finito l'altra sera di leggere Gomorra di Roberto Saviano. Che dire, un bellissimo libro che mi ha lasciato dentro un'inquietudine che ancora non riesco a scollarmi. Per cosa dice e per come lo dice. Lo consiglio a tutti quanti.

p.s.: Nel commento Riki si chiedeva anche cosa avrei detto appena visto il bimbo, visto che forse sarei stato il primo di tutti a vederlo (oltre alle ostetriche, ovviamente). Io ho tanto l'impressione che resterò senza parole...

mercoledì, giugno 27, 2007

paffutello

Oggi fa un pochino più fresco. Stamattina l'aria frizzante in Piazza Medford ad Alba portava le esalazioni cioccolatose della Ferrero.

Ed eccoci al terzo tracciato. Sempre tutto a posto, e sempre un sacco di liquido... cosa che fa presupporre che la data giusta fosse il 28. Senza contare che oggi è il 27 e Pipì ancora non si vede. Stamattina come al solito ho accompagnato Silvia, e come al solito ho aspettato fuori durante la fase dell'ecografia e della visita ginecologica leggendomi un racconto di Carver (questa mattina era il racconto da cui è stato tratto in parte l'episodio con Tom Waits in America oggi).
E, pensate un po', quando Silvia è uscita mi ha detto che aveva visto il musetto di Pipì nell'ecografia! Era paffutello, con le labbra carnose. Che invidia (perché Silvia l'ha visto, non per le labbra carnose)... vabbè, così avrò la sorpresa... tanto non mancherà più molto, no?!

A quanto pare, nella sala parto si possono mettere su dei cd a piacimento, se possono servire a rilassarsi, quindi ne stiamo preparando una serie... qualcosa di tranquillo e non troppo depressivo, ovviamente.

lunedì, giugno 25, 2007

tutti frutti

Summertime... and the living is easy...

Gli zucchini spuntano. Anche le melanzane, seppur morsicate da un non ben identificato roditore. Spunta l'insalata. Qualche pomodoro (quanti!) sta iniziando a colorirsi. I fagiolini crescono. Le patate, immagino pure, nascoste sotto terra. Le prugne selvatiche arrossiscono, e da gialle che erano assomigliano sempre di più a ciliegie. Abbiamo mangiato qualche pesca. Raccolto qualche fico. Le albicocche le mangiamo già da tempo.
Solo tu non nasci, Pipì!

domenica, giugno 24, 2007

tutto calmo

Sì, fa caldo, ma quando passa una nuvola si sta bene.

Siamo ancora qui, e Pipì se ne sta buono in pancia. Buono per modo di dire, perché si muove parecchio, e in teoria verso la fine dovrebbe stare fermo... oppure, non so, forse non si sta muovendo tanto, ma essendo ormai grosso, si vede di più.
Ora che è scaduto il termine, comunque, mi sento più rilassato, non so perché.
Staremo a vedere. Domani mattina di nuovo all'ospedale per il tracciato. L'altro giorno, mentre aspettavo, mi sono letto un racconto di Carver da Vuoi star zitta per favore? Domani ne leggerò un altro.

Mi sto organizzando per trovare un modo per comunicare l'evento. Siccome molti amici hanno espresso il desiderio di essere avvisati appena ci lanciamo alla volta dell'ospedale, e siccome in quel momento prevedo che saremo un tantino agitati, ho preparato un messaggio preconfezionato salvato nelle bozze, che manderò a tempo debito. Per quanto riguarda i familiari, invece, chiameremo i genitori e lasceremo che siano loro a informare tutti.
Dopodiché, quando tutto sarà finito, studierò un modo di avvisare tutti quanti.
Ovviamente confidiamo nella discrezione di tutti e in qualche ora di pace immediatamente dopo il parto, in modo che Silvia abbia il tempo e la tranquillità necessarie per provare ad allattarlo, e a riprendersi un attimo. ^_^

venerdì, giugno 22, 2007

l'arrivo della cavalleria e di lidia greed

È un giorno di sole, vento e nuvole.

Oggi è il giorno della data presunta. Se sono qui a scrivere, ovviamente, è perché il nostro mostriciattolo non è ancora nato.
Stamattina presto siamo andati all'ospedale a fare il tracciato... e siamo stati una mezz'oretta nella sala parto. Sono contento di esserci andato, così ho preso un po' di familiarità con il luogo. La dottoressa (come quasi tutti, d'altronde), trattava Silvia come una bimba, che in effetti, coricata su quel lettone pieno di cuscini, sembrava tale. Hanno imbacuccato tutto il pancione con delle sonde legate a fasce elastiche. Una serviva per sentire il battito del cuore, che sembrava l'arrivo della cavalleria (finalmente l'ho sentito anch'io!). L'altra mi sfugge un po', ma fatto sta che Silvia aveva un pulsante in mano che doveva premere ogni volta che sentiva muovere il bimbo.

C'è un po' di confusione sulla data, perché ci era stata posticipata al tempo della seconda ecografia e non si sa mai bene quale tenere come buona... quindi boh, potrebbe anche essere il 28. Uff...

Prima mi sono coricato dieci minuti e ne ho dormiti cinque. Ho sognato che ero in bici in Corso Regina, a Torino, e a un incrocio perdevo lo zaino in mezzo alla strada. A un certo punto vedo che ce l'ha un omone alto e muscoloso, vestito da giocatore di basket, con la pelle scura, tanti orecchini e un sacco di scritte sulla pelle. Era con un ragazzino, credo volessero giocare a palla in un incrocio del corso. Gli chiedo del mio zaino... che ogni tanto era un quadro. E lui mi fa: "l'ho dato al suo proprietario". E io rispondo: "Eh? E chi sarebbe?". E lui: "Ma come? È Lidia Greed!".

Ora, chi diavolo è Lidia Greed? Ho provato a cercare con google ma niente. Nemmeno scritto Lydia. Nemmeno scritto Grid. Il mistero s'infittisce...

giovedì, giugno 21, 2007

conto alla rovescia

Sole, secondo me questa è la volta buona.

E così, siamo quasi giunti alla scadenza. Da questo momento in avanti mi riservo di non parlare d'altro! Brrr... che agitazione... dormire diventa sempre più difficile... meglio, così magari riesco a finire il lavoro in tempo! Peccato che anche concentrarsi lo diventi...
Pipì, finalmente ci conosceremo!

martedì, giugno 19, 2007

gassman

Oggi sembra esserci il sole. In realtà, in questi giorni non è che si possa dire con chiarezza che tempo farà nelle prossime ore.

Ultimamente sono stato assorbito da diverse cose e non mi veniva nulla da scrivere sul blog. La data presunta è tra pochi giorni, e noi siamo qui in attesa. Spero di riuscire a finire anche questo lavoro prima del parto, così potrò godermelo con più tranquillità. Poi so già che in quei giorni avrò la testa da tutta un'altra parte.

Non appena fa caldo, la gelateria qui sotto si popola, e i soliti maleducati lasciano la macchina davanti al nostro garage. La situazione, alla lunga, è irritante, soprattutto per questo atteggiamento (del resto tipicamente italiano... potrei aprire una lunga parentesi sull'argomento, una di queste volte) di credersi sempre "in diritto". C'è addirittura chi la lascia quando in realtà ci sono parcheggi vuoti nella stessa piazza. E poi, chissà perché, la maggior parte delle persone che lascia la macchina qui davanti appartiene a una categoria ben precisa:
italiani (alla faccia di chi commenterebbe "ah, sti albanesi!")
tra i 30 e i 50 anni (alla faccia di chi commenterebbe "ah, i giovani d'oggi!")
e generalmente benestanti, a giudicare dalle macchine (ben due BMW, l'altro ieri) (alla faccia di chi commenterebbe "ah, sti zingari!".
Insomma, io ho sempre l'impressione di trovarmi il Gassman de Il sorpasso sotto casa.

venerdì, giugno 15, 2007

ave silvia

Sole così così. A dire il vero, ricordo almeno un altro giugno così nuvoloso.

So di essere monotono, ma in un post dello scorso novembre, poco tempo dopo aver saputo che mesi dopo avremmo avuto un figlio (o una figlia), citai un brano di De André, tratto da La Buona Novella. Oggi, a una settimana dalla data presunta del parto (una settimana!), voglio scandire il traguardo riportando un testo breve e intenso tratto dallo stesso album. La canzone parla di Maria, vista come donna ed emblema di tutte le donne, poco prima del parto. (Tra parentesi, ora tutti i CD di De André sono scesi a 10 euro, quindi se malauguratamente qualcuno non conoscesse questo capolavoro, corra a comprarlo!)

Il testo della canzone recita:

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

martedì, giugno 12, 2007

3 x 3

Sole e caldo, anche se le nuvole stanno sempre dietro l'angolo e ogni tanto passano a salutare.

Oggi è il terzo anniversario del nostro matrimonio. Non sembra vero, e invece sì, sono passati tre anni, e tra poco saremo in tre. Il primo anno abbiamo festeggiato le "nozze di carta" al ciabot, mentre l'anno scorso siamo andati a mangiarci una pizza (lo so che sembra una banalità, ma noi non andiamo mai a mangiare fuori da soli, quindi era comunque una cosa speciale per noi... e poi siamo fan della pizza). Ebbene, la serata è stata speciale sul serio, perché senza che noi lo sapessimo, in quanto viviamo su un altro pianeta, quella sera giocava l'Italia ai mondiali, e quindi ci siamo trovati a essere gli unici clienti di una pizzeria deserta... insomma, forse avrei potuto persino mentire a Silvia e dirle che avevo prenotato per lei tutto il locale... ma dubito che mi avrebbe creduto. Comunque, se non fosse che abbiamo fatto la figura dei fessi chiedendo alla cameriera se poteva metterci a un tavolo tranquillo (ovviamente c'è voluto un po' perché gli ingranaggi entrassero in azione e noi ci accorgessimo che non c'era anima viva in quella pizzeria, a parte il cuoco che guardava la partita), quella sera abbiamo respirato davvero un'aria speciale. Certo, ovunque andiamo dobbiamo farci riconoscere...
Comunque, a chi dice che il matrimonio è la tomba dell'amore, io rispondo che in questi tre anni mi sono divertito un sacco. Certo, i primi anni di fidanzamento, quando si era studenti spensierati, le occasioni per divertirsi erano davvero più numerose, ma il passaggio al lavoro e alla vita adulta è inevitabile comunque, e a ogni modo, sfogliando l'album delle foto scattate in questi tre anni, devo dire che è stato uno spasso... e tra poco arriva la bomba!
Ecco due foto di noi e la pizzeria vuota (entrambi decentrati e io pure sfocato, ma in compenso Silvia sta molto bene):

sabato, giugno 09, 2007

cinema

Dopo giorni di pioggia sono ritornati il sole e il caldo. Sono spuntati i fagiolini, ci sono già alcuni pomodori piccoli e verdi, uno zucchino, le melanzane fiorite e una valanga di erbacce che, dopo tutta questa pioggia, stanno minacciando di invadere tutto. Qui bisogna darsi da fare.

Durante gli anni universitari a Torino, sono andato un sacco al cinema. Andavo anche due-tre volte la settimana, frequentavo immancabilmente i festival facendomi full immersion di tre-quattro-cinque-sei film al giorno per una settimana intera, e mi vedevo anche tanti film a casa. Negli ultimi anni, vuoi perché ho preso a lavorare, vuoi perché stando a Canale bisogna affrontare la barriera psicologica di cambiare paese per andare a vedere un film decente (e comunque, molti dei film più interessanti sono invisibili nei cinema provincia e nei multisala), ho ridotto drasticamente il numero. E quando ci penso, mi sembra di aver tradito il cinema.
Poi, però, come ieri sera, accade che di tanto in tanto io e Silvia ci riguardiamo un film come Viale del tramonto (Sunset Boulevard) di Billy Wilder, ed è di una tale grandezza, che ti sembra di aver visto tutto il cinema in poco più di un'ora e mezza.

Da ieri mancano ufficialmente due settimane alla data presunta del parto.

Questa settimana sono un po' più rilassato con il lavoro, e oltretutto ho cambiato un po' genere... questa volta, dopo due anni, traduco di nuovo un anime. Meglio però non riposarsi sugli allori... devo assolutamente finire questo e un altro manga, prima che nasca Pipì!

lunedì, giugno 04, 2007

operatrici e metal

Sembra che piano piano questo strano tempo torni alla normalità...

Prima mi è successa una cosa simpatica. Come al solito ho chiamato la DHL per prenotare il passaggio di un corriere per il ritiro del materiale su cui lavoro, e mentre dettavo l'indirizzo all'operatrice, questa esita un attimo a digitare e mi fa: "Ah già... Canale non si scrive con la kappa..."... e ha cominciato a raccontarmi che la sera prima era andata al "Gods of metal" e che era tornata alle 3:30, per questo era ancora rintronata e presa dall'atmosfera.

Ieri abbiamo comprato un sacco di pannolini, davvero tanti.

Ora ascolto Peter Gabriel II dopo tantissimo tempo... è forse il più sgraziato dei suoi album, però ci sono almeno un paio di canzoni stupende: Mother of Violence e Home Sweet Home.

sabato, giugno 02, 2007

infanzia - realismo

Ieri, sul pomeriggio tardi, pioveva con il sole. Oggi il cielo è azzurro azzurro.

Stavo pensando a un altro ricordo della mia infanzia. Questo riguarda la scuola. Mi ricordo che si parlava del lavoro nei campi e dell'evoluzione tecnologica, del fatto che una volta si arassero i campi con l'aratro, e che ora invece ci siano i trattori. Ricordo che la mia maestra ci spiegò che grazie alla tecnologia, i contadini riescono a fare molto più lavoro in meno tempo. Io, come molti bambini cresciuti a pane e Topolino, avevo una visione delle cose un po' idealizzata, romantica ed edulcorata, perciò replicai che una volta, senza trattori, ecc, il contadino ritornava a casa più soddisfatto del proprio lavoro, la sera. La maestra rispose seccamente che il contadino tornava a casa con un gran mal di schiena. Da quel momento, un sano realismo, per non dire scetticismo, entrò a far parte della mia visione del mondo. Ciò fa sì che ancora oggi, pur avendo io una sensibilità di tipo romantico (cosa che più o meno deduco guardando oggettivamente le cose che mi piacciono e mi emozionano), mi trovi spesso in una posizione contraddittoria, a correggere il tiro, a prendere le distanze da tutto ciò che è idealizzato e non tiene i piedi ancorati per terra.

venerdì, giugno 01, 2007

mio dio

Pioggia pioggia pussa via...

Siccome questa settimana un interessante blog di Montecatini ha riportato per intero il post sull'infanzia in cui citavo mio nonno, le terme e le cialde di Montecatini, rendo il servizio citando questo interessante (eufemismo: leggi "inquietante" e "da mettersi le mani nei capelli") post sulle pressioni esercitate per non far mandare in onda alla RAI il documentario sui preti pedofili.
Leggetevelo tutto, ecco il link...
Intanto, il mio allontanamento spirituale dalla chiesa cattolica assume di giorno in giorno una dimensione più concreta... ma su questo dovrei scrivere troppo, e ora bisogna andare a lavorare.

giovedì, maggio 31, 2007

fotografie

Meglio rimettersi la tuta. Oggi ho visto due corvi sotto la pioggia, sul filo della luce che correva su un campo di grano.

A questo punto, ecco la fantastica foto di Silvia con la corona di salamini (insieme a Francy)... era il 1998 (il primo portè disnè insieme, che emozione!) e quindi Silvia aveva... quasi diciott'anni. Silvia è uno spasso, quando ride in quel modo. Le foto del portè disnè sono, di anno in anno, molto simili, ma quelle del primo anno insieme sono speciali. Proprio in questi giorni ho raccolto diverse foto sparse in un grosso album, e ieri sera le sfogliavamo... io amo davvero molto le foto, ma praticamente solo quelle che ritraggono delle persone, o al massimo dei luoghi che cambiano. Un monumento non mi interessa, perché so che tanto resterà così finché io campo. Poi è bello quando lasci le foto a stagionare, le ripeschi anni dopo, e vedi e rivedi le persone, che non sono più quelle di allora. Oppure lo sono, dipende.

Stanotte ho sognato che degli ingegneri costruivano un bar per tamarri sul fondo della "vigna", dove abbiamo fatto l'orto, ovvero una preziosa oasi di tranquillità. Mi sentivo abbattuto, frustrato, arrabbiato.

Stavo pensando a una battuta di Big Fish di Tim Burton, una classica storia americana di padre e figlio raccontata con il solito genio e fantasia del regista (di cui, tra l'altro, di recente ho finalmente visto il carinissimo corto di animazione Vincent, sul bambino cupo che sognava di essere Vincent Price... tenerissimo!).
Comunque, a un certo punto il padre dice al figlio (che a sua volta sta per avere un bambino) che nonostante tutti gli sforzi da parte dei padri affinché i figli vengano come vogliono loro, i figli vengono bene lo stesso.

mercoledì, maggio 30, 2007

portare pranzo

Il tempo sembra tornato indietro, ma poco alla volta sta ritornando maggio. Io sono fiacco.

Ogni promessa è debito, ed ecco qui la gloriosa foto del portè disnè 2002 (o 2003)... non ricordavo che la maglietta con scritto "Singapore" rientrasse tra le mie divise del portè disnè、 che, ricordo, è una passeggiata tra le colline che separano Canale, da Montà, il paese vicino. Ogni anno è (o sembra...) più lunga, si cammina, si mangia, si beve vino rosso sotto il sole cocente... ed è maggio. Esiste qualcosa di meglio?

Quanto sono fesso...

Comunque, prima o poi, potrei anche decidermi a postare una foto di un'edizione precedente, che riprendeva Silvia con una coroncina di salamini in testa... devo solo trovarla...
Stasera ultima sera del corso pre-parto. E mancano ormai tre settimane, o poco più. Mi ci vedete in giro con un passeggino? A comprare pannolini? A farmi il portè disnè con in braccio la bestiolina?

lunedì, maggio 28, 2007

malinconia e il gusto delle cose prive di senso

Oggi non era la stessa pioggia dei giorni scorsi. Oggi era una fredda giornata di marzo.

Ecco, questo tempo mi mette il grigiore e la malinconia addosso, e ora mi ritrovo ad ascoltare uno degli album più cupi che ho, ovvero Maaaet dei finlandesi Tenhi (un disco molto bello, tra l'altro). Da un lato lavorare mi aiuta a scacciare tutti i pensieri più negativi (questioni organizzative, finanziarie, spirituali e di coscienza), dall'altro la musica mi aiuta ad accompagnarli.

p.s.: Ieri ho detto che siamo andati per undici anni al Porté Disné... ma non ho specificato che ci siamo sempre andati da portoghesi, portandoci noi da mangiare e da bere (e scroccando il resto), senza pagare le cifre un tempo più o meno modeste e diventate di anno in anno sempre più alte fino a raggiungere l'esorbitante prezzo di 33 euro (per una scampagnata? mangiando in piedi? senza la sicurezza che non piova? con pietanze tutto sommato modeste?). Noi comunque non abbiamo mai sborsato un soldo, anzi, forse eravamo tra gli indigeni che, nelle loro manifestazioni di ubriachezza, rovinavano un po' quella che alla fine era un evento atto a pubblicizzare i vini locali per chi veniva da fuori. Certo, qualcuno potrebbe ribattere che se non partecipavamo veramente all'evento, avremmo potuto benissimo fare la stessa cosa per conto nostro un qualsiasi giorno dell'anno. Ma era bello perché c'era tanta gente... anche se poi, partendo sempre all'ultimo e fermandoci ogni secondo, eravamo sempre soli comunque. Ma soprattutto, vuoi mettere la bellezza di fare una cosa priva di senso e per lo più on the wrong side of the road?
Se ricevo almeno dieci commenti di richiesta, posto una foto di me nella mia classica divisa da Porté Disné (autoprodotta), con tanto di bandiera (autoprodotta) e aria trionfante.

domenica, maggio 27, 2007

pioggia e culla

Piove, come spesso fa in questi giorni. E con questa pioggia The Heart of Saturday Night di Tom Waits ci sta davvero benissimo.

Riprendendo quanto scritto qui sopra, ci sono album che sembrano proprio pensati per determinati momenti. Non ascolto molto spesso questo album di Waits, perché preferisco i dischi da Swordfishtrombones in avanti, però ora, con questa pioggia, con il caffè che sto per bere, con il fatto che è domenica e devo lavorare qui al computer... insomma, è la colonna sonora ideale.

Oggi c'era il Portè Disné, l'annuale scampagnata, mangiata e (soprattutto) sbevazzata dell'ultima domenica di maggio che da ormai undici anni (questo sarebbe stato il dodicesimo, fate un po' il conto voi) era diventata un po' il mio Natale spirituale... e quest'anno non ci sono andato, perché per Silvia sarebbe stata troppo pesante e poi perché tanto dovevo lavorare. E tu guarda, piove.
Sono un po' uno straccio, ieri sera ho lavorato fino all'una, era sabato sera e avevo pure il mal di testa. Poi questo manga che sto traducendo è tanto bello quanto diabolico, mi riduce la mente a un colabrodo, e mi trasformo in una specie di zombie... a sto punto, anche se fossi uscito, non so quanto sarei stato di compagnia. Ma pazienza, mi basta solo di avere un weekend per sfogarmi, prima o poi. Forza che per Pipì bisogna lavorare! E quel che fa il babbo è sempre ben fatto, come diceva una storiella che mia madre mi raccontava da piccolo.

Ed ecco, a grande richiesta, la foto della culla. Non è bellissima?

venerdì, maggio 25, 2007

temporale estivo

C'è un bellissimo grigio tipico dei temporali estivi, che ha spazzato via l'afa di poche ore fa. Ascolto la colonna sonora di Amelie, di Yann Tiersen.

In realtà scrivo questo post solo per annotare questo tempo fantastico, ma ne approfitto per dire che la settimana scorsa abbiamo recintato lo stagnetto a casa dei miei per metterci le tartarughe (e perché Pipì non ci cada dentro), e si sono ambientate benissimo. Tutta un'altra cosa, rispetto a una misera bacinella di 60x30...

E poi per dire che ho inserito quel simpatico riquadro sulla sinistra, che in teoria dovrebbe visualizzare la provenienza degli accessi al blog... anche se credo che non avrò grosse sorprese...

Continuo Gomorra e devo dire che è davvero un bel libro... agghiacciante a tratti.

Continuo a dimenticarmi di inserire l'immagine della culla... ma giuro che domani lo faccio!

Sono sommerso di lavoro... prima sembravo un cadavere, ma questo tempo mi ha salvato.

E con questo passo e chiudo.

giovedì, maggio 24, 2007

Considerazioni e pubblicità

Mi sono alzato alle sette e, fino a quando non si è svegliata Silvia, ho lavorato col pigiama estivo, ed era definitivamente estate.

Le mie considerazioni sul tempo sfigurano decisamente, dopo un haiku di Bashou (lo traslittero così perché qui non trovo la o lunga).
Stamattina pensavo al fatto, che al momento della nascita, per un tempo non necessariamente brevissimo, Pipì sarà la persona più giovane di Canale (magari anche per un paio di giorni o più - non conosco il tasso di natalità di Canale). E in teoria, per una minima frazione di secondo dovrebbe essere anche l'individuo più giovane del mondo.
Lo stesso discorso non vale al contrario. Non tutti (anzi, molto pochi) possono essere, per un momento, le persone più vecchie del mondo.

E ora... un po' di pubblicità:
il mio libro è uscito finalmente nelle librerie ed eccolo a questo indirizzo su Internet Book Shop:

mercoledì, maggio 23, 2007

caffè e appendici umane

un guscio
di cicala, svuotatasi
nel canto (Matsuo Bashou)

Tanto per cambiare, ho fatto il caffè nella piccola e vecchissima napoletana che teniamo qui più che altro per ornamento. L'altra, quella grande, qualche volta l'abbiamo usata, ma questa mai, quindi non so bene come verrà... però tanto oggi non mi sono svegliato con grandi aspettative sul caffè. Ora sta scendendo giù, quindi si vedrà poi com'è venuto. Fuori le rondini che vivono (credo) tra i mattoni della chiesa di S. Bernardino, cantano un sacco. Io le rondini le associo immediatamente alla mia infanzia, quindi immagino che in tutto questo tempo si fossero prese una vacanza. Ieri era il 22, ovvero la data presunta del parto. Eh sì, tra un mese o poco più avrò tra le braccia il frugoletto. Silvia mi raccontava tutte le cose che le hanno spiegato al corso pre-parto, e ho sentito un misto tra groppo alla gola, eccitazione isterica e slittamento di terra sotto i piedi. Mi ha anche avvisato di quale sarà il mio ruolo: io dovrò, subito dopo il parto, cercare il borsone di Silvia e prendere il necessario per vestirlo. Credo di potercela fare, anche perché ovviamente Silvia mi metterà tutto il primo cambio in una busta con un bel biglietto con su una GRANDE scritta che mi indichi cosa prendere. Porterò il tutto alla vigilatrice d'infanzia, che mi darà in braccio il frugoletto, e sarà fatta. Ci vedo una punta di sarcasmo, nell'affidare al padre un ruolo del genere mentre la madre deve dare alla luce una persona tra le pene dell'inferno. Effettivamente, questi corsi pre-parto sembrano anche studiati per vendicarsi sugli uomini e farli sentire esserini inutili. L'altra sera sembravamo tante piccole e risibili appendici delle nostre compagne, ben più padrone della situazione. D'altronde, è un po' sempre così, anche in natura, no?
Comunque sia, vedrò di portare a termine la mia missione al meglio!
Ora vediamo un po' com'è il caffè... ok, fa un po' pettare, da domani si ritorna alla solita caffettiera.

martedì, maggio 22, 2007

lincoln vs confucio

Cielo un po' coperto e accenni d'afa, ma in casa si sta ancora bene... si vede che le mura stanno ancora trattenendo l'umidità dell'inverno.

So che sto trascurando il blog, ma è che ho la testa impegnata da troppe cose... lavoro... come avere una previdenza sociale... banca... assicurazioni... insomma, tutte cose che preferirei non dover fare.
Però ora mi è venuta una delle mie massime storiche, una di quelle frasi che idealmente stanno scolpite in caratteri cubitali nel marmo di Carrara, sull'ingresso di casa mia. Ovvero quella che dice grossomodo: "meglio restare zitti e lasciare che gli altri si chiedano se sei stupido, che parlare e darne la certezza".
Ora mi chiedo, è un aforisma di Confucio o di Lincoln? Perché mi sembra che qualche fonte la attribuisca al primo, mentre altre riportano che appartiene al secondo. Be', se uno dei due ha copiato, sicuramente è Lincoln, ma non si sa mai...
Attendo risposte e delucidazioni!


domenica, maggio 20, 2007

culla e nuova veste

Come prima, ma un poco più nuvolo e ventilato.

Come vedete ho aggiornato un po' la veste grafica del blog, con una foto scattata in Giappone (nel quartiere di Harajuku, a Tokyo) nell'inverno del 2002. Era l'unica foto che rimandasse al tempo. A suo tempo mi chiesi perché l'avessi scattata, dopotutto. E si vede che l'avevo scattata per questo blog. Un ombrello appeso a una ringhiera in una giornata serena richiama alla mente il tempo che cambia all'improvviso, dopotutto.
Poco fa i genitori di Silvia ci hanno portato la culla da loro costruita... tutta rossa e bianca, è diventata davvero carina. Ora è lì in stanza, così potremo abituarci alla sua presenza.

settanta?

Tempo di maggio.

Ieri mattina sono stato svegliato dai rintocchi delle sette. Potrebbe anche trattarsi di un sogno, ma sono quasi certo di essermi messo a contarli e di averne contati sessantotto circa. Magari settanta. Dieci per ogni ora? Non è un po' troppo?
Comunque, ho sognato che trovavo un pipistrello con il pelo grigio chiaro, la faccia da topo e gli occhi rossi, in camera da letto. Lo prendevo in mano e lo portavo in bagno. Lui volava via dalla finestra e si costruiva una casetta sul cornicione.

giovedì, maggio 17, 2007

fantasmi e alberi

Tempo così così. Fa più freddo, rispetto alla settimana scorsa.

Faccio una pausa sui ricordi e mi soffermo sui sogni di stanotte: mi trovavo nel cortile di una casa che assomigliava a quella casa dei genitori di Silvia. Faccio per entrare dalla porta, ma guardando nello spioncino, vedo che dentro (lo spioncino dava sull'interno, non sull'esterno) c'è il miagolante bambino-fantasma del film Juon di Shimizu Takashi. Mi sposto allora alla finestra, e lì c'è una donna, che ogni tanto è Kayako, la madre-fantasma dello stesso film, ogni tanto Sadako, il fantasma di Ring, e ogni tanto una ragazzina che mi sembrava un po' una delle bambine di Shining. La finestra era aperta, ma eravamo separati dall'inferriata. Poi non eravamo più al piano terra, ma al primo piano, e io ero appeso in qualche modo al davanzale esterno. All'inizio ho cercato di colpirle (con una racchetta da ping-pong?) un braccio dopo averle trascinato la mano fuori dalle sbarre, ma poi abbiamo iniziato a conversare. Sul davanzale c'erano due specchi, e lei voleva che mi guardassi riflesso. Stando alle sue parole, avrei dovuto vedere me stesso da vecchio, ma io continuavo a vedermi esattamente come ora. Forse perché ero all'esterno? Allora ho provato a infilarmi tra le sbarre, per guardarmi da dentro.
Poi ho visto che in casa c'era la culla con Pipì... volevo entrare a guardarlo, ma ho fatto il giro della stanza e mi sono ritrovato fuori. Non capivo come potesse essere successo, forse perché mi ero messo a rincorrere il fantasma. Ho deciso di riprovare ad andare verso la culla, ma poi dev'essere finito il sogno.

A parte questo, ieri sera siamo andati all'incontro con la pediatra, al corso pre-parto. In una delle sale d'aspetto dell'ospedale c'erano alcuni anziani, tra cui un omone massiccio che tossiva pesantemente, e ho pensato alla paradossalità della cosa... al fatto che un giorno Pipì sarà anziano, e l'avrà partorito la Silvia giovane e bella di adesso. Così m'è venuta in mente la canzone Diavolo Rosso di Paolo Conte, che inizia recitando:

"...
Quelle bambine bionde
con quegli anellini alle orecchie
tutte spose che partoriranno
uomini grossi come alberi..."

lunedì, maggio 14, 2007

infanzia - caval donato

Tempo incerto tra nuvole e sole.

Ieri ho detto che avrei cercato di ricordare alcuni avvenimenti cruciali della mia vita, ovvero della mia infanzia. Si tratta di eventi che in qualche modo hanno cambiato il mio modo di vedere le cose Per ora me ne sono venuti in mente almeno tre.
Il primo riguarda mio nonno. Quando ero piccolo, mio nonno, che è sempre stato un po' l'eroe della mia infanzia, andava ogni anno alle terme di Montecatini. Io Montecatini non avevo proprio idea di dove fosse, per me era una sorta di luogo mitico il cui immaginario dentro di me era veicolato soltanto dalla fotografia stampata sulla confezione delle celebri (e buonissime) cialde che mio nonno ci portava ogni volta in regalo. Ebbene, un paio di volte, o forse più ma non ricordo in quanto ero piccolo, mio nonno oltre alle cialde ci portò anche dei giocattoli come souvenir. Un anno portò a mio fratello la mitica P-6 Elastic, una pistola di plastica marrone caricabile con ben sei elastici (devo dire che mai nome fu più esplicativo per un giocattolo) che potevano essere sparati a ripetizione. Un giocattolo estremamente semplice e divertente. A me, che ero più piccolo, aveva invece regalato una bicicletta giocattolo con a bordo una bambolina. Mio nonno me l'aveva regalata pensando alla bicicletta, ma io lo considerai un "regalo da femmina" a causa della bambolina, me ne risentii e feci i capricci.
La sera mia madre mi rimproverò, perché mio nonno era stato tanto gentile a portarmi il regalo, e io in cambio avevo fatto i capricci, facendolo restare male. Ci restai male anch'io al pensiero, e decisi che quella bicicletta non era poi tanto malvagia.
Il punto è che il giorno dopo venne a casa mio nonno, e io ci tenevo a fargli vedere che avevo apprezzato il suo regalo. Lui arrivò con un pacchetto incartato in fogli di giornale, e disse che era passato in edicola a prendermi un giornalino. Senza capire il perché di quella cosa, aprii il pacchetto... e dentro c'era una P-6 Elastic. Il sentimento di gioia per aver ottenuto quello stupido giocattolo si mescolò a tutta una serie di sentimenti più complessi e dolorosi, che lasciarono un solco profondo. Il dispiacere per essermi comportato così male con uomo così buono, la consapevolezza di non essere altro che un bambino viziato. E così, da quel giorno imparai che a caval donato non si guarda in bocca.

sabato, maggio 12, 2007

cuccioli d'orso

Il caldo aumenta gradualmente... ma questa è proprio la temperatura ideale per lavorare... maggio, aprile, grandi mesi...

Non ho parlato sovente del nostro bimbo sempre più grande, sempre più vivo, solido e concreto. Non ne parlo, ma è sempre presente nei nostri discorsi, in tutto quel che facciamo. Silvia sta bene... anzi, scoppia di salute ed è sempre attiva. Finché lavorava non ha fatto un solo giorno d'assenza, e ora che è in maternità si dà sempre da fare a casa o al ciabot. Spero che trasmetta tutte queste energie al bimbo! Ieri abbiamo preso la carrozzina... non vedo l'ora di montarla, voglio solo finire questa terribile traduzione che mi sta portando via tempo ed energie a dismisura. Difatti in questi giorni sono uno straccio e non consiglio a nessuno di incontrarmi.

Oggi è sabato e stasera non credo proprio che usciremo... anzi, dovrei lavorare. Però l'idea non mi pesa... una volta uscire il sabato e il venerdì era quasi un obbligo, una costrizione morale, e se non si usciva ci sentivamo quasi in colpa. Ora non è più così, per via del lavoro, delle condizioni di Silvia e di tante altre cose. Ma in un certo senso, chiodo scaccia chiodo, e questi obblighi veri ti sollevano da un fardello di usanze, e sei libero di divertirti quando più ti pare e ti piace (se non fosse che ultimamente non c'è mai il tempo di fare nulla). Poi c'è il fatto che, talvolta, io e Silvia facciamo la gara a chi è più orso. Ma non ci vedo nulla di male, a me piacciono gli orsi. Non per niente, il mio libro preferito, quando ero piccolo, era La famosa invasione degli orsi in Sicilia (e visto che Silvia è di origini siciliane e io un po' orso lo sono sempre stato, il titolo assume sfumature profetiche) di Dino Buzzati. Me lo sarò fatto leggere centinaia di volte da mia madre... e ce l'ho già qui pronto per il nostro Pipì.

venerdì, maggio 11, 2007

campane

Ora il caldo è entrato anche in casa, e anche di mattina presto sto in maglietta.

La melodia (si fa per dire) delle sette, delle campane della chiesa qui accanto, è cambiata. Prima era una specie di frastuono cacofonico senza un perché, ora solo un'interminabile serie di rintocchi tutti uguali... non sette, ma molti molti di più (prima o poi li conto). Perché poi? Mica si alzano tutti a quell'ora... è la Chiesa che vuole svegliare i suoi fedeli? E i non fedeli? Fa parte della solita attitudine della Chiesa di imporre le proprie cose a tutti indiscriminatamente?
Sia quel che sia... fatto sta che a me prende il nervoso, se sento quelle campane alle sette. Va già bene che tanto dovevo comunque alzarmi, in questi giorni.
Peccato, perché in alcune occasioni il suono delle campane è bello. È bello se è distante, ad esempio. Perché echeggia sui paesi e, nelle sere d'estate, insieme alle grida in picchiata delle rondini e al pulsare dei grilli, restituisce un'immagine rurale estremamente evocativa. Ma si sa che la distanza addolcisce le cose e sfuma i contorni. E io invece queste campane le ho a cento metri, praticamente in casa.

martedì, maggio 08, 2007

tic itinerante

Sereno con qualche nuvola, fuori fa caldo ma la casa è ancora fredda e umida. A stare tutto il giorno al computer vengono le dita e i piedi gelidi come quelli di un morto.

Ho già parlato del mio tic? Forse dovrei farlo, magari ha un effetto terapeutico. Da qualche mese mi è nato una specie di tic... dovuto alla stanchezza? all'agitazione? È un tic buffo (oddio)... inizialmente si è manifestato come occhiolino dell'occhio destro, poi si è spostato saltuariamente a quello sinistro e, più raramente, a tutti e due. Poi è sceso a sotto l'occhio, sullo zigomo, coinvolgendo ovviamente parte della guancia. Per qualche giorno, invece, verso la fine d'aprile, ha traslocato sul collo - lì si vedeva meno ma dava più fastidio - ma ora è ritornato allo zigomo. Non è proprio una gran cosa, quindi mi farebbe un piacere se si spostasse in qualche zona innocua o se ne andasse proprio.

È uscito Volta, il nuovo album di Bjork e, poco tempo fa, il nuovo di Nick Cave (l'ho già scritto?), sotto nome di Grinderman... decisamente migliore rispetto alle ultime cose.

lunedì, maggio 07, 2007

normalità

Dopo i giorni di pioggia, ecco tornato il sole. Sul balcone del palazzo di fronte c'è un cane che non avevo mai visto prima.

Finalmente ricomincia la quotidianità. È stato un mese ricco di cose... il matrimonio di Manu e la visita di Yukiko, la rassegna su Kurosawa e la presentazione del libro, il matrimonio di Rambo, il concerto di Waters e, infine, la settimana in cui abbiamo ospitato Acchan. È stato un mese divertente, ma ora ho bisogno di un po' di normalità per concentrarmi solo sul lavoro, anche perché devo assolutamente portarmi avanti prima che nasca Pipì. Ho iniziato a leggere Gomorra di Roberto Saviano, ecco l'inizio:
Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l'uno sull'altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l'uno con l'altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì...

lunedì, aprile 30, 2007

castoro


Sempre sole, come sempre si sta bene. Ma non doveva piovere? Be', meglio così, per ora.


Stiamo ospitando una signora giapponese, che si fa chiamare Acchan. Non è la prima volta che facciamo questa esperienza, che ci ha regalato bei momenti qualche anno addietro con la piccola Nozomi e l'incredibile Panman. L'altra sera abbiamo fatto origami, e devo dire che i giapponesi sanno fare delle cose incredibile con nulla. L'idea di trasformare in mille cose un foglietto di carta è di per sè geniale, e ogni tanto ti si aprono dei mondi a vedere la semplicità di alcune soluzioni non scontate. Ieri sono venuti a trovarci Alice, Shinji, Riky e Mauro (dal futuro), abbiamo fatto una breve scampagnata tanto per non sentirci in colpa per il gelato con le fragole. Riky ha anche fatto un formidabile gamberetto di carta, impresa in cui mi cimenterò anch'io presto o tardi. Magari con Pipì, un po' più avanti. Mauro, il mio fotografo ufficiale, mi ha anche mandato una foto di ieri, che come da promessa metto qui a fianco. Commento: sto ingrassando, guardate che guance da castoro mi stanno venendo.

giovedì, aprile 26, 2007

alba

Oggi ha fatto temporale.

Finito Una promessa d'estate (carino, ma non mi ha preso più di tanto) ho iniziato ieri I ventitre giorni della città di Alba di Fenoglio. Per puro caso, ieri era anche il 25 aprile.
L'inizio è celebre, ma lo cito lo stesso:
Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.

mercoledì, aprile 25, 2007

visita all'adolescenza

Fine aprile, e già sembra giugno. Speriamo che il bimbo non si sbagli.

Ieri sera, dopo un'attesa di quattro-cinque mesi, mi è finalmente arrivata l'adsl. Ovviamente la promozione era scaduta, e ora dovrò aspettare una settimana perché me la convertano in flat.
In questi ultimi tempi sono successe un sacco di cose, ma con il lavoro non ho avuto molto tempo per scriverle tutte.
Sabato si è sposato Varaldo, o Varambo, o Rambo come l'abbiamo sempre chiamato noi. Rambo è sempre stato un tipo strano, ma alla fin fine è stato un po' l'eroe della nostra adolescenza: l'autore, durante gli anni di liceo, di quelle azioni assolutamente memorabili che negli anni a venire avremmo ripetutamente rievocato e raccontato ai quattro venti. Alla cena gli abbiamo regalato un kit per un futuro piccolo Varambo: una piccola moto-triciclo, con una piccola borsa-frigo contenente delle ciabattine, degli asciugamani da mare, occhiali da sole da bambino e qualche libro per bimbi. Il tutto ha origine da uno degli atti più memorabili di Rambo, che ho già raccontato pressoché a chiunque: durante una cena di classe, prima dell'ultimo giorno di scuola, decidemmo che il giorno successivo saremmo dovuti andare a scuola tutti vestiti da spiaggia. Ovviamente, tutti noi prendemmo la cosa alla leggera, come un'idea estemporanea dettata dall'alcol e dall'entusiasmo, ma Rambo, che era, ed è tuttora, una persona entusiasta, il giorno seguente venne a scuola in scooter, con infradito, asciugamano sulla spalla, bermuda e (il capolavoro) i libri nella borsa frigo. Una professoressa severa e il nostro preside (che non brillava certo per senso dell'umorismo) gli dissero che così non poteva entrare a scuola. Allora lui tornò a casa e ritornò tutto tirato in vestimenta elegante, con il macchinone del padre e i libri in una ventiquattrore. Tirò fuori la penna dal taschino per firmare la giustificazione e disse "Così va bene?". Ci fu un'ovazione di cinque minuti.
Dopo il matrimonio, io, Mana, Luca, Bolla e Marchisio siamo andati a far visita al nostro vecchio liceo, ormai abbandonato. Un gesto da film sui trentenni, ma è stato divertente.
L'altro ieri, invece, sono andato a vedere il concerto di un altro dei grandi simboli della mia adolescenza: Roger Waters, ex bassista e leader dei Pink Floyd. Bel concerto e grande spettacolo, come c'era da immaginarsi, anche se, com'era ovvio, sembrava un po' di andare a vedere i Pink Floyd in un museo: c'era un po' tutto quel che ci si sarebbe aspettati, senza nulla di più, e gli unici momenti sinceramente emozionanti sono stati quelli di The Final Cut e alcuni di The Wall. Ma sono contento di esserci andato, altrimenti me ne sarei sicuramente pentito, in futuro. E sono contento di esserci andato con Mana, con cui ho condiviso l'amore per questa band, nei primi anni di liceo.

venerdì, aprile 20, 2007

kurosawa

Primavera-estate, come negli ultimi giorni.

Ieri e l'altro ieri c'è finalmente stata la presentazione del libro e della rassegna su Kurosawa Kiyoshi. Io ovviamente ero agitatissimo per svariati motivi: perché ero emozionato a incontrare Kurosawa dopo tanto tempo, perché si trattava della fine di un lungo percorso, ma soprattutto perché io non sono affatto un grande oratore e l'idea di parlare in pubblico mi terrorizza sempre. Comunque, a parte il fatto che ho bagnato di sudore il microfono durante la conferenza stampa e a parte il fatto che alla presentazione serale di mercoledì mi sono un po' impappinato, è andato tutto bene. Specialmente il dibattito e la presentazione di Cure, ieri sera, sono stati interessanti e divertenti. Le sue risposte sono state tutte brillanti (forse rese più scelte dal vino durante la cena - una cena buttata giù di corsa per arrivare in tempo al dibattito) e lui ha dato prova di grandezza e straordinaria umiltà. Kurosawa e sua moglie sono due persone davvero carine. Ci ha fatto piacere conoscerli e avrei voluto poterci parlare di più e non solo dei suoi film. Poi ero un po' imbarazzato per il mio giapponese parlato così arrugginito e, soprattutto, come mio solito non so mai cosa dire alle persone. Comunque sia, anche le cene con loro sono state davvero piacevoli.
Che dire... un po' la coronazione di un sogno?
Ieri sera sono arrivato a casa esausto, e mi sono finalmente messo a sfogliare il libro bevendo una tisana.
Oggi è il mio compleanno, quindi mi sono concesso un po' più di sonno... ma ora devo assolutamente tornare al lavoro!

giovedì, aprile 12, 2007

non al denaro non all'amore né al cielo

Stamattina è un po’ nuvolo, ma di quel nuvolo che scompare presto.

Alla fine mi sono tolto il dente e ho chiamato la padrona per dirle del pezzo di cucina, ed è stata comprensiva. Io e Silvia ci perdiamo in un bicchiere d’acqua per delle stupidaggini.
Sto lavorando tanto, ma su un fumetto scritto talmente bene (Hikaru no go) che è proprio un piacere tradurlo. Ieri mattina ho fatto alcune commissioni, visto che ci restano solo altri due giorni da passare a Torino (oddio, la settimana prossima sono di nuovo qui per la presentazione del libro). Ho fatto un salto alla FNAC e, dopo aver frugato qua e là senza trovare niente di soddisfacente (alcune cose non erano scese di prezzo, altre che erano scese erano poi risalite…), ho finalmente trovato Non al denaro non all’amore né al cielo di De André a 10 euro (contro i soliti 19), e non me lo sono fatto scappare.
Ha anche un libretto succoso con intervista di Fernanda Pivano, all’interno. Ascoltarlo di primavera fa effetto, perché è proprio in primavera che l’ho ascoltato per intero per la prima volta (solo una decina d’anni fa). Poi mi ricorda anche il periodo in cui io e Silvia ci siamo conosciuti, siamo diventati amici, ci siamo messi insieme. Gli ultimi versi di questo disco (che, per chi non lo sapesse, è ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters), nelle parole del "Suonatore Jones", recitano:

e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto

Così è esattamente come vorrei morire io, è ciò che anch’io vorrei essere in grado di scrivere sulla mia lapide un giorno, anche se non sono il suonatore Jones, anche se, diversamente da lui, io ho parecchi pensieri rivolti "al denaro e all’amore" (per quanto riguarda il cielo… mah, forse sì, se per cielo intendiamo la coscienza).

mercoledì, aprile 11, 2007

il pezzetto di plastica

Siamo in primavera inoltrata e le mattinate si fanno più luminose.

Stiamo trascorrendo gli ultimi giorni nell’appartamento, e solo ieri sera abbiamo capito cos’era quel pezzetto di plastica nera trovato qualche mese fa sul gas. È un pulsante della cappa che abbiamo rotto chissà quando, chissà come. Proprio ieri pomeriggio ho detto alla padrona che non avevamo danneggiato niente. C’è sempre qualche grana a cui pensare, uffa.
Vabbè. Ho iniziato a leggere Una promessa d’estate, un romanzo sottile che avevo comprato qualche tempo fa nella libreria orientale. L’autore, leggo sulla quarta di copertina, è un transessuale giapponese. Ancora non so dare un giudizio, ma ecco qui l’inizio:

Matsui Maruo aveva completamente dimenticato quella promessa di andare in campeggio ad agosto. O meglio, non l’aveva presa troppo sul serio fin dall’inizio.
Erano passati ormai più di due mesi, e così quando il suo ragazzo Mikihashi Hikaru, ventisette anni e un lavoro come redattore freelance, gli aveva chiesto "Come mai io non sono stato invitato?", guardandolo fisso con i suoi occhioni ben marcati che tutti dicevano spiccicati a quelli del pupazzo simbolo della catena di pasticcerie Fujiya, era ovvio che non avesse capito affatto il motivo di quel rimprovero…

sabato, aprile 07, 2007

sogni e pugni

Si preannuncia un'altra giornata in direzione dell'estate.

A Torino sogno di meno. Qui a Canale i sogni sono più assurdi e articolati. Peccato che stanotte non sia riuscito a dormire molto.
Ieri notte ho sognato che ero in cima alla cresta di una montagna di sabbia, sotto la quale si stendeva, ai due lati, un lago. Faceva freddo, era inverno. Io volevo raggiungere la riva, di fronte a me, ma avevo il terrore di perdere l'equilibrio. Stavo pensando perciò di camminare strisciando. C'erano anche Mauro e Alice, ma loro han deciso di buttarsi in acqua e farsi una nuotata. Peccato che io non sappia nuotare.

Stanotte invece ho sognato che io e Silvia facevamo la spesa. Compravamo anche un motosega giallo e un'enorme valigia dello stesso colore, ma quelle sono dovute passare a un controllo, perciò Silvia è andata avanti, e io ho aspettato. Il controllo, che prima sembrava in un aeroporto, era in realtà in una casa. Subito ho capito che era Natale, anzi, si era proprio poco prima del pranzo di Natale. La famiglia che abitava lì si apprestava a mangiare, ma io dovevo prendere ancora il mio motosega e la mia valigia. Mi hanno anche offerto un bicchiere di Moscato, o forse di Arneis, ma io l'ho abbandonato appendendolo pieno allo stipite della porta, perché avevo fretta e tanto ero già ubriaco. Non so perché, ma uscito di lì avevo in mano una Moretti, le strade sembravano quelle giapponesi, e io rientravo a casa passando dal retro di un ristorante. Tornato a casa, mi sono reso conto che avevamo dimenticato le borse della spesa.

Non so perché certi giorni mi sento la faccia come se me l'avessero presa a pugni, e mi viene un leggero tic sulla parte destra della faccia. Ci mancava solo questa.

venerdì, aprile 06, 2007

primavera e amici

Caldo, questa è la davvero la primavera.

Sono a Canale, sono appena tornato dal ciabot, dove ho segato un po' di legna, e sto benissimo. Ne avevo bisogno. Anche questo mese ho un sacco di lavoro e di cose alle quali pensare, ma è impensabile restare tutto il giorno davanti al computer. Ieri, preso un po' dal panico, sono stato fino alle undici. Vabbè, non posso riempire il blog solo dei miei piagnistei.
Siamo a Canale per qualche giorno, e a Torino passeremo solo più la prossima settimana. Non sono poi così triste di lasciare l'appartamento là, forse perché la primavera qua è decisamente meglio.

Qualche giorno fa si è sposata Manu. È stato un bel matrimonio, ed era bello vedere lei e Diego felici. Abbiamo mangiato e bevuto dalle dieci e mezza di mattino alle due di notte, e qualcuno ne ha risentito. Ora sono in viaggio per la California, ci hanno già scritto. Per l'occasione, la settimana scorsa è venuta in Italia anche Yukiko, la signora che ha ospitato me in Giappone nell'autunno del 2002, e poi insieme a Silvia un paio di estati fa. E' una persona straordinaria, e ci ha fatto davvero piacere stare con lei e la sua amica Kumiko, anche se la cosa, con il matrimonio in mezzo, il lavoro e tutto quanto, si è rivelata un po' stancante.

Storie di uno scemo di guerra è davvero bellissimo. Vorrei citarne alcune parti, come quello dell'uomo che dorme fingendosi morto tra i cadaveri dei tedeschi e degli americani, o quella delle mosche, o quella del sosia. Ma finirei per riportarlo tutto, quindi non posso che consigliarlo a tutte le persone alle quali voglio bene e non.
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