martedì, gennaio 27, 2009

raccogliere e consumare

In questa relativamente tiepida giornata d'inverno, tutto intorno a me era uno sgocciolio di neve per lungo tempo rimasta al suo posto.

Io sono una persona che va a periodi. Forse tutti lo siamo. Non saprei, io parlo per me. D'altronde, chi segue costantemente il blog dal suo esordio l'avrà capito. Ci sono stati periodi di magra e periodi in cui cui scrivevo un post al giorno, e questo andamento rientra più in generale negli alti e bassi che caratterizzano più o meno ogni mio interesse. In larga parte dipende certamente dagli impegni e dalla disponibilità che si hanno di volta in volta, ma c'è anche una componente puramente personale, interiore, o come la si voglia chiamare. Anche la mia passione per la musica, per fare un esempio, ne è affetta. Ci sono dei periodi nei quali mi trasformo in un affamato divoratore di cose nuove, e altri nei quali invece mi assesto su ascolti più confortanti, sulle cose che si sono sedimentate dentro di me nel corso degli anni. Non so se si tratti di una forma di pigrizia o di una necessaria pausa di rielaborazione di ciò che ho assimilato. Forse, più semplicmente, esistono stagioni per raccogliere e stagioni per consumare.
In generale, questo è per me un inverno musicale. Negli ultimissimi mesi ho raramente sentito il bisogno di salpare verso nuove mete, e mi sono per lo più attenuto a percorsi musicali già tracciati. Ma insomma, anche d'inverno ci sono pur sempre i bucaneve, e così capita di raccogliere qualcosa di buono anche quando non lo cerchi. È più o meno quel che mi è successo con l'ultimo album di Antony & The Johnsons (ascoltabile gratuitamente a questo indirizzo). Se devo proprio essere sincero, nonostante le lodi sperticate di critici e cantanti suoi colleghi, ho sempre guardato con sospetto a questo virtuoso della voce. Solitamente i virtuosismi mi annoiano, che si tratti di lunghi assoli di chitarra o di acrobazie vocali. E così era stato per il primo disco di Antony che avevo sentito, quello omonimo. Qualche buon pezzo c'era, ma difficilmente riuscivo ad arrivare a fine album senza essermi annoiato prima. Invece, non so perché, questo non è successo con The Crying Light. Al contrario, mi ha sin da subito colpito per la sua misura e per la sua capacità di ricamare sulle sfumature. L'ho riascoltato più e più volte e ancora non mi ha stufato. Non so se questa impressione svanirà in fretta o se si rafforzerà col tempo. Magari mi piace con questo tempo e questo umore, e domani non mi dirà più niente. Staremo a vedere. Per ora ve ne consiglio l'ascolto.

mercoledì, gennaio 21, 2009

natale a casa mapomo

Ieri mi è sembrato di vedere qualcosa strisciare sotto il ghiaccio.

Come promesso, ecco qualche foto. Non sono recentissime... per la precisione, sono state scattate a Natale. Il nostro secondo Natale, ma il primo in cui Pietro ha partecipato in maniera un po' più attiva (l'anno scorso si era limitato a giocare con la carta dei pacchi).



sabato, gennaio 17, 2009

figli e padri

Il ghiaccio su via Mompissano si scioglie poco a poco. Oggi ho visto un cane lupo percorrere di corsa quella discesa, inseguendo la gallina favorita di mio padre. Se fosse scivolato, gli avrei riso dietro per mezz'ora.

Pensieri più o meno liberi:

Questo gennaio ospita qualche grande avvenimento.
Innanzitutto, Pietro, di cui prometto che nei prossimi giorni metterò una foto, ha compiuto un anno e mezzo. Un bel traguardo a cui siamo arrivati alla velocità della luce. Com'è Pietro a un anno e mezzo? Ce lo ricorderemo, un giorno? Ne dubito, visto che nuovi innumerevoli ricordi continuano a spingere al fondo dalla memoria quelli vecchi. Fortunatamente ci sono le foto, i filmati... e le parole. Dicevo, com'è Pietro a un anno e mezzo? È sempre più dolce, ma sta anche mettendo su un bel caratterino. Ormai cammina bene e ha smesso di gattonare da tempo. Per ora la dermatite non si è più fatta vedere, tranne dietro al ginocchio sinistro, dove comunque appare sempre meno forte. Speriamo quindi che non si faccia viva fino a primavera... e se anche tornasse, beh, almeno qualche mese tranquillo l'abbiamo passato (l'anno scorso era arrivata verso fine ottobre). Poi... Pietro a un anno e mezzo è un fanatico della musica... della sua musica, ovviamente. Zecchino d'oro e canzoni sugli animali in particolare. Adesso riconosce da solo le parole che conosce (anche se ancora non le pronuncia) in mezzo ai testi delle canzoni, senza bisogno che gliele diciamo noi. Così se sente "gatto", "gattino" o "gatta", miagola. Se sente "tigre" ruggisce. Se sente "baffi", si passa il dito sopra il labbro. Se sente "mano", fa "ciao ciao" con la manina. Uno spasso. Poi è anche un fanatico degli animali. Forse qualche mese fa lo era ancora di più, con la sua tavola di legno con su gli animali stampati. Ma anche adesso ama sfogliare i libri e cercare quelli che già conosce, per poi confrontarli con altre "versioni" dello stesso animale in formato peluche, giocattoli, nostri disegni, ecc. È molto bravo a riconoscerli. Ogni tanto prova anche lui a disegnarli... ma diciamo che sono parecchio soggettivi. Ma soprattutto... Pietro a un anno e mezzo ha quasi smesso di prendere il latte! Questa è la grossa novità, soprattutto per Silvia, che sente la mancanza di questo particolare rapporto ma che si è anche liberata di un grosso peso. È successo che una sera di qualche giorno fa, stremata dal suo ciucciare senza addormentarsi, gli ha detto: "Pietro, io il latte non te lo do più". Lui forse ha capito, perché quando di notte si è svegliato, si è addormentato da solo dopo non molto (nel lettone ovviamente... una cosa per volta, insomma), senza lamentarsi più di tanto. E ha resisito per un giorno e mezzo senza latte. Poi non ce l'ha più fatta, e allora di mattina Silvia gliel'ha concesso, così si è anche svuotata un po'. La cosa si è ripetuta, ma meno latte prende Pietro, meno Silvia ne produce. Quindi siamo ottimisti sull'esito della strategia. Certo, la notte ci si continua a svegliare... ma è tutta un'altra storia (almeno per lei... per me più o meno, ma mi sembra doveroso occuparmente io a questo punto). Un passo in avanti, comunque. Altre cose... beh, in questo periodo oltre che per la musica (la hit del momento è la sigla di "Sandokan") e gli animali va matto per i suoi due cuginetti più grandi... in particolare Samuele, che adora. Eh sì, perché per quanto ormai ci riconosca tutti quanti e si stia affezionando non solo a noi ma anche agli altri membri della famiglia, giocare con altri bambini, per quanto non coetanei, è tutta un'altra cosa. Ah, dimenticavo le parole... ormai padroneggia perfettamente "papà" (me lo dice anche al telefono, oltre che in foto... mi riconosce, che stella) e "mamma"... dice "nonno", "nanna"... qualche pezzo di parola qua e là e soprattutto tanti versi di animali, dalla gallina al gatto per finire a tutta una serie di ruggiti che variano a seconda si tratti di una tigre, di un leone o chissà di che altro felino.

Altra cosa importante di questo mese è l'anniversario dei dieci anni dalla morte di Fabrizio De André. Eh sì, sono passati dieci anni. Non ho molto da aggiungere su quanto ho già scritto in diversi post al riguardo. Solo che l'altro giorno, dopo aver visto lo speciale a "Che tempo che fa", parlavo con Mana di come Fabrizio sia stato veramente un padre per tutti noi... del suo potere di fare da collante che riunisce così tante persone sotto uno stesso tetto... di dare l'opportunità, alle persone che riconoscono nella sua musica gli aspetti più belli di questo paese, di sentirsi a casa.
Chiudo con una segnalazione. Sul sito di Radio Tre, si possono trovare in formato mp3 le puntate di Storyville di questa settimana. Cinque puntate (l'ultima devono ancora inserirla... credo lo faranno lunedì) di mezz'ora ciascuna in cui Ascanio Celestini ci racconta qualcosa della vita di De André, inframezzato da sue canzoni, canzoni di quelli che l'hanno ispirato, ecc. Secondo me ne vale la pena. Non so quanto terranno i file sul sito... non credo più di una settimana, ad ogni modo. Io comunque li ho salvati. Ecco il link.

venerdì, gennaio 09, 2009

dimenticavo!

Con tutta questa neve è inevitabile ripensare all'infanzia.

Dimenticavo la classifica delle chiavi di ricerca di dicembre. Poche ma buone, direi.

1) come entrano le api nella tuta astronauta
2) come vestono i neonati americani
3) vestiti disco per ragazzi di 12 anni
4) cosa pensa marino sinibaldi di franco battiato
5) l'anaconda è un serpente mp3 [ndm: allora non la conosco solo io!]
6) ragni volanti giganti

martedì, gennaio 06, 2009

strange weather

Ho camminato in una neve sofficissima, nel deserto delle nove di mattina dell'epifania.

Rendo omaggio al titolo di questo blog con un post interamente dedicato al tempo.
Come sapete, quasi ogni giorno percorro più o meno gli stessi dieci minuti di strada che separano casa mia da quella dei miei, e ciò fa sì che ogni giorno mi si proponga più o meno la stessa scena con minime variazioni sul tema, per lo più di natura climatica. Da quando ho trasferito il mio "ufficio", il tempo è cambiato parecchio. Ricordo che, ai primi di ottobre, c'era ancora addirittura da togliersi la maglia dal caldo, dopo la salita di Via Mompissano. Giorno dopo giorno, tra sole, pioggia, vento, brina, neve e ghiaccio, sono scivolato, insieme alle solite vie, nel cuore dell'inverno, e nello stesso arco di tempo, scivolerò verso la primavera. La circolarità dei mutamenti stagionali mi emoziona. Perché, pur seguendo sempre lo stesso corso, la natura appare ai nostri occhi sempre nuova. Mi suona sempre strano pensare che, dopotutto, io ho vissuto solo trenta inverni, trenta primavere, trenta estati, trenta autunni. Sembrano pochi, detto così. E quanti potrò averne vissuti, alla fine della mia vita? Se anche ne vivessi cento, sarebbe comunque qualcosa di relativamente nuovo.
Il tempo, però, ci riserva talvolta delle sorprese inaspettate e forse, addirittura, del tutto nuove. Anche per questo sono contento di essere ora costretto a uscire di casa, per lavorare.
Ieri, ad esempio, ho visto (credo) per la prima volta in vita mia la galaverna. Mentre percorrevo via Roma, via Bonora, via delle Margherite e via Mompissano, mi sentivo come un bambino in un luna-park. L'intero paese ricoperto di perfetti aghi di ghiaccio. Il bianco di cui erano ammantati gli alberi da vicino diventava una sorta di peluria, e visto da ancora più vicino si trasformava in costruzioni di chiodi, città di ghiaccio, zampe di ragno. Le ringhiere lungo la strada prendevano vita e si tramutavano in rovi. L'invisibilità delle ragnatele veniva smascherata dal bianco, ed esse assumevano un'aria gotica e minacciosa, ricoprendosi di aculei. I fiori dell'edera sbocciavano di una nuova vita inusuale ed effimera. Le maglie delle reti diventavano bocche di squali.
Ovviamente non potevo non fare qualche foto col telefonino... sono un po' scarse, ma pazienza.




giovedì, gennaio 01, 2009

e il 2008 è andato

Fa buio e fuori fa freddo, ma questa volta la neve non è venuta.

Ieri abbiamo salutato il 2008. Una bella e tranquilla cena tra amici che è sempre bello rivedere, a casa di Giusi. Avrei voluto scrivere qualcosa ieri pomeriggio e fare a tutti gli auguri, ma non c'è stato il tempo. Lo sto proprio trascurando, questo blog.

Il 2008... è un anno a cui guarderemo con nostalgia, un giorno? Forse sì, ma è stato anche un anno carico di brutte notizie. Certo, c'è stato qualche lieto, lietissimo evento che basta a renderlo memorabile. E c'è stato Pietro che ci ha regalato ogni giorno una scoperta meravigliosa e irrinunciabile. Ma a parte questi stupendi, "enormi" momenti riguardanti la sfera strettamente personale, è un anno a cui dico addio volentieri.
Sono andato a diversi funerali e ho sentito nominare troppo spesso gli ospedali da gente a me vicina. Il paese in cui abito ha perso due figure... due persone che non ci aspettavamo di dover salutare così presto.
È caduto un governo zoppicante e pieno di difetti, ed è salito al potere un governo più sicuro di sé e ben più inquietante e disastroso. Esso ha gettato una luce cupa e bieca su tutti noi, rivelando di colpo tutta la nostra arretratezza, la nostra miopia, la nostra ignoranza, la nostra mediocrità, il nostro odio represso, il nostro bisogno di essere comandati e privati delle responsabilità a qualunque prezzo. Anno tristemente memorabile anche per la sinistra che, batoste altrui a parte, si è auto-annichilita... troppo occupata a fagocitarsi da sola cercando di dare in tutti i modi ragione agli avversari, quando l'accusano di essere divisa. Mentre il centrosinistra sembra fare di tutto per offrire una delusione dietro l'altra a chi gli ha dato fiducia. Insomma, c'è da sentirsi smarriti sul serio questa volta.
Infine, c'è stata una crisi economica mondiale di cui piano piano vediamo gli effetti, e che rende il nostro futuro economico ancora più precario. Da questo punto di vista, il 2009 si preannuncia ancora peggiore, ma cerchiamo di non pensarci. O cerchiamo di pensarci in maniera costruttiva, almeno in questi giorni d'avvio.
Quindi... ecco... ciao ciao 2008, di te terremo solo le cose belle che ci hai regalato, e che non sto a ricordare per filo e per segno come ho fatto con quelle brutte. Perché se ho voluto esorcizzare così i mali di quest'anno, le cose belle preferisco tenerle dentro di me.
Buon 2009 a tutti di cuore.

mercoledì, dicembre 24, 2008

un bel natale

Dopo tutte quelle nuvole, sotto questo sole anche le giornate più fredde sembrano meno fredde.

E così rieccoci a Natale. Come lo state vivendo voi?
Io l'ho vissuto ieri sera nel migliore dei modi andando con Silvia e Pietro a Bra, per vedere la recita natalizia in lingua piemontese "Gelindo", in cui Pietro appariva (per un minuto appena) nel ruolo di Gesù in persona. L'entusiasmo dei giovani attori nei camerini; Pietro che gironzolava tutto contento di qua e di là del tutto a suo agio (tranne che quando lo mettevamo tra le braccia di Maria e San Giuseppe, che avrebbe dovuto tenerlo durante lo spettacolo); vederlo che batteva le mani durante i pezzi musicali dei "Brandu", e poi rispondere allo stesso modo all'applauso del pubblico quando lo hanno presentato; vedere amici e vecchie conoscenze dopo tanto tempo; e infine portarlo in casa dopo che si era addormentato da solo in macchina come un bimbo grande, e constatare stamattina che si era svegliato una sola volta di notte.
Potevo chiedere regalo migliore?
Buon Natale!


Discover Sufjan Stevens!






martedì, dicembre 16, 2008

riassunto

Piove. Il rivolo d'acqua che mi veniva incontro mentre salivo su per Via Mompissano sembrava una scala mobile.

Sono ancora vivo, ma preso da mille impegni e cose a cui pensare. Ciò mi toglie l'ispirazione di scrivere, ma dietro le quinte la vita va avanti: Pietro fa progressi e ogni giorno ha in serbo una novità; si pensa ai regali; si continua a mangiare bene, ad ascoltare buona musica, a vedere bei film; si impara a sopportare i vicini di casa guardando avanti e reagendo solo quando proprio la situazione lo richiede; si fanno progetti per il futuro; ci si inquieta per quello stesso futuro, immaginando dove ci porterà la crisi economica mondiale; ci si inquieta, ci si indigna, ci si vergogna, ci si arrabbia per l'operato sempre più vergognoso e miope di questo governo, consapevoli del fatto che non sarà facile uscirne visto com'è ridotta l'opposizione; ma si spera anche in un futuro, in un'altra generazione; si radunano vecchie foto negli album, e ci si stupisce ancora a guardarle; si invecchia, e invecchiano gli altri intorno a noi; si continua il vecchio lavoro e si intraprendono lavori nuovi; si cammina sotto la pioggia lasciandosi suggestionare dalla musica.

Questo e altro si fa e forse nutrirà i post successivi. In caso contrario, ci si può accontentare di questo riassunto.

martedì, dicembre 09, 2008

god save Harry Belafonte

Freddo. Anzi no, freddissimo!

Ricordate il mio iniziale entusiasmo per alcune canzoni dello Zecchino d'Oro?
È passato qualche mese da allora. Nel frattempo ho comprato un cofanetto di tre CD con il "meglio" dello Zecchino. A parte il fatto che alcune scelte nella selezione dei brani mi sembrano abbastanza discutibili... bisogna fare due considerazioni:

1) Le canzoni vecchie erano decisamente migliori sotto tutti gli aspetti (non solo negli arrangiamenti, più complessi e suonati con strumenti veri, ma anche nei testi, decisamente più fantasiosi e originali).
2) A lungo andare, si corre il rischio di stufarsi decisamente, fino a odiare certe canzoni, specialmente se tuo figlio le vuole ascoltare a ripetizione (qualcuno abbatta quel Katalicammello!).

Al primo punto si ovvia ascoltando per lo più il primo CD più qualche perla del secondo.

Al secondo si ovvia cercando di insinuare qualcos'altro tra gli ascolti di tuo figlio. nella speranza che l'appassioni. E dopo alcuni insuccessi (dovuti principalmente alla mancanza di musica molto ritmata sui miei scaffali), sono finalmente giunto a un risultato: Pietro si è dato al "calypso"!


Discover Harry Belafonte!


venerdì, dicembre 05, 2008

sale

Ho una cuffia che mi copre le orecchie. Eppure il freddo passa lo stesso.

Ecco una foto di Pietro al mare. Il sale grosso e quello fino si sono rivelati una bella scoperta e un fantastico passatempo.
Difficile separarli a gioco finito, però.


giovedì, dicembre 04, 2008

zanzara: due anni dopo

La neve dura sui bordi delle strade diminuisce lentamente, giorno dopo giorno.

Ricordate questo post e quest'altro?
Ebbene, praticamente lo stesso giorno a due anni di distanza, stamattina trovo una zanzara in cucina. Stesso freddo di dicembre fuori casa, solo il luogo è diverso. Sì, perché allora stavamo nel nostro adorabile bilocale in Corso Verona a Torino, e solo a scriverne mi sale su per il naso quell'odore, quel calore, quella luce, le esperienze vissute lì dentro. Ne ho conservato un ottimo ricordo.
Ebbene, noto la zanzara. Ci penso un attimo. Poi l'ammazzo.
Con il tempo e l'esperienza si impara.
O forse si peggiora soltanto?

martedì, dicembre 02, 2008

effetti benefici

Mi è piaciuto camminare sotto il sole, con le strade umide per la neve che si scioglie, la cuffia in testa e, nelle orecchie, Heartbeats (dei Knife) cantata da Jose Gonzales.

La settimana scorsa siamo fuggiti per una settimana a Varazze. Un po' per prolungare gli effetti benefici del mare contro la dermatite di Pietro (che per ora va - incrociamo le dita - decisamente meglio). Un po' per cambiare aria noi. Sentivamo sia il bisogno di rompere le nostre abitudini (non nascondo che la mia nuova quotidianità mi fa mancare un po' la presenza di Pietro in casa, di giorno), sia la necessità di uscire da una certa atmosfera malsana che aveva pervaso le mura domestiche, per via di vicini maleducati e rumorosi. Avevamo bisogno di guardare la cosa dall'esterno per ridimensionarla, insomma... e ha funzionato. È stata una settimana bella e rilassante.
Certo, il tempo non era dei migliori. A parte venerdì scorso, era per lo più sereno, ma c'era un ventaccio... quindi abbiamo passato un sacco di tempo in casa. Il che rendeva un po' complicato il lavoro, visto che avevo Pietro nella stessa stanza, ma alla fine me la sono sbrigata lo stesso. Oltretutto, per una volta lavoravo con un leggero anticipo... o almeno non ero in ritardo con le consegne. Insomma, non abbiamo fatto nulla di particolare, a parte un giretto a Celle Ligure (molto carina, non me l'aspettavo)... ma siamo stati bene tutti e tre.
E ora si riparte, in questo paesaggio di neve che sembra lontano anni luce. Si riparte anche col blog, ma non come prima. Negli ultimi tempi sono stato davvero diligente e ho mantenuto più a lungo di quanto mi aspettassi il ritmo di un post per ogni giorno feriale... ma mi si prospetta un inverno lungo e intenso, e quindi mi vedo costretto a essere meno puntuale con i post nei prossimi mesi.



Discover José González!

lunedì, dicembre 01, 2008

mese di magra (ma non per gli sfigati)

C'è qualcosa di rigenerante in una giornata di sole dopo la neve, specie se si indossano degli scarponi che non fanno passare l'acqua.

Mese di magra anche per le chiavi di ricerca... a novembre poche e poco interessanti. Comunque sia, eccole qua.

1) brontosauro per bambini
2) canzone per uno sfigato
+
3) nuotare da sfigato
+
4) occhiali sfigato
5) confucio che pensava 9 volte prima di parlare
6) legumi concessi durante l'allattamento

sabato, novembre 29, 2008

mascalzone

La neve!

Lo so, sono un mascalzone. Me ne sono andato via per una settimana senza nemmeno avvisare. Pazienza, a rimetterci sarà il mio blog, non i miei lettori.
Nei prossimi giorni, un resoconto della permanenza al mare e qualche foto.

mercoledì, novembre 19, 2008

sconfitte

Che freddo, stamattina!

Negli ultimi giorni ho rallentato un po' il ritmo per vari motivi. Pazienza. Francamente non ho mai pensato di riuscire a mantenere a lungo il ritmo di un post per giorno feriale.
Altra sconfitta è quella sul fronte dei libri: ho piantato in asso Il dottor Faustroll. Non che mancasse di fascino, per carità, ma io quando la sera mi metto a letto voglio leggere qualcosa che mi trascini, e non che si faccia trascinare (questa credo sia più o meno una citazione di qualcuno ma non so di chi). Insomma, già faccio un mestiere di tipo intellettuale a cui si aggiungono mille cose a cui pensare... alla sera sento il bisogno di allentare un po' le redini. Per di più, io sono una persona che si distrae facilmente, per cui un libro del genere mi richiede uno sforzo di concentrazione notevole. Chi me lo fa fare, insomma? Più o meno per gli stessi motivi ho anche abbandonato dopo poche pagine la lettura successiva, che conto però di riprendere in tempi più tranquilli: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda.
Su consiglio di una mia amica mi sono quindi dato alla lettura di Una donna spezzata di Simone de Beauvoir... e le cose vanno decisamente meglio.

Ecco l'inizio:

"Lunedì 13 settembre. Les Salines
È uno scenario piuttosto ordinario quest'abbozzo di città abbandonata ai bordi di un villaggio e al margine dei secoli. Ho percorso una metà dell'emiciclo, ho salito la gradinata del padiglione centrale, e per un pezzo sono rimasta a contemplare questi edifici costruiti per fini utilitari e che non sono mai serviti a niente. Sono solidi, esistono, eppure il fatto di essere abbandonati li trasforma in un simulacro fantastico; di che cosa, non si sa. L'erba calda, sotto il cielo d'autunno, e l'odore delle foglie morte m'assicuravano che non avevo lasciato questo mondo, ma ero tornata indietro, nel passato, di duecento anni..."

venerdì, novembre 14, 2008

sognare come austin stevens

La mattina il piumone ti assorbe sempre di più.

È da parecchio che non parlo di sogni. Effettivamente, negli ultimi tempi li ricordo di meno al mattino, oppure non sogno niente di significativo. Ieri notte però ho avuto un brutto incubo difficile da dimenticare. Ho sognato che in casa era entrato un varano che sembrava provenire dritto da un documentario di Austin Stevens. L'animale si aggirava per la cameretta di Pietro, ma il nostro bimbo non c'era più. Era nascosto da qualche parte oppure l'aveva mangiato il varano? Non sapevamo come fare. Nel sogno, diversamente dalla realtà, i varani ingoiavano intera la preda come fanno i serpenti, quindi la mia speranza era che fosse ancora vivo, ma bisognava pur sempre catturare il rettile. Come in altre situazioni d'emergenza, è venuto Vaga ad aiutarci, e alla fine forse siamo riusciti a catturarlo e a imbavagliarlo con lo scotch, ma nel momento della verità mi sono svegliato.

Credo che tutto abbia origine da una canzoncina della mia infanzia che mi sono ricordato di recente, e che canto sempre a Pietro per farlo stare buono mentre lo cambiamo:

L'anaconda è un serpente
che ti avvolge lentamente
se ti avvolge l'anaconda
la tua vita è più gioconda.

mercoledì, novembre 12, 2008

un buon motivo per adorare i giapponesi

È buio e credo che piova. Ecco, il mio stato d'animo ora è così ma non vi sto a spiegare perché.

Parliamo di cose belle.
Da piccolo avevo una vera e propria passione per gli animali, in particolare per gli animali strani. Come quelli degli abissi o quelli preistorici. Ho passato la mia infanzia a leggere e rileggere la collana "Guarda e scopri gli animali", a collezionare le figure del WWF e tanto altro ancora.
Qualche tempo fa, su un libro che mia madre ha preso per Pietro, vedo uno strano essere preistorico che cattura la mia attenzione. Si chiama "Anomalocaris". Mi segno subito il nome su un foglietto per poi cercarlo su Internet con calma. Qualche settimana più tardi, trovo il foglietto in una tasca e mi decido a cercarlo. Leggo qualche notizia sulla strana creatura e poi provo a cercarne qualche immagine interessante con la funzione "immagini" di Google.
E cosa trovo?

UN ORIGAMI A FORMA DI ANOMALOCARIS!

Non ho altre parole se non: geniale.

martedì, novembre 11, 2008

le imperscrutabili doti dell'iPod

Sole frizzante.

L'iPod (o meglio, il mini iPod) è indubbiamente una grande invenzione, almeno per quanto mi riguarda. Piatto, comodo, leggero, capiente, di lunga durata, e innegabilmente sfizioso e bello a vedersi. È la coronazione di un sogno, per un adolescente che ha macinato centinaia di chilometri a piedi, in auto e in pullman con ingombranti walkman (via via meno ingombranti, però) che ti costringevano a riempire lo zaino di cassette. Cassette che si consumavano, frusciavano e ogni tanto immancabilmente si attorcigliavano. Quanti ricordi, però. L'avvento dell'auto-reverse, il clack che faceva quando lo chiudevi. E i paesaggi in scorrimento, deformati e riempiti dalla musica.
Poi c'è stato l'avvento del lettore cd portatile. A parte la qualità audio, in un certo senso un passo indietro, perché in tasca non ci stava manco morto e soprattutto saltava. Poi un lettore cd che leggeva anche gli mp3... non tanto meglio, e poi quello che avevo io consumava come un vampiro le pile, e non bastavano mai per fare andata e ritorno Canale-Torino.
E ora l'iPod... fatico persino a immaginarne una significativa evoluzione, anche se come sempre la tecnologia saprà superare la fantasia.
Ma la cosa che amo di più del mio iPod è che, sebbene lui non lo dica, secondo me ragiona anche e, con un occhio di riguardo per i miei gusti, si diverte a propormi delle scalette confezionate amorevolmente da lui. Mentre percorro gli otto minuti (in cui ci stanno in media due-tre canzoni) del tragitto casa-casa dei miei attivando la funzione "brani casuali", lui talvolta si ingegna a propormi delle passeggiate a tema.
Un esempio sono le passeggiate "monografiche", che ogni tanto capitano. Oppure una più elaborata passeggiata "cantautori", e allora infila uno dietro l'altro un pezzo di Brassens, poi De André e infine Dylan. Oppure la passeggiata "brani strumentali", durante la quale mi ha proposto in sequenza Yann Tiersen, Riccardo Tesi e Dirty Three. Oggi però ha superato se stesso, e mi ha composto una bella sequenza in "Be": Beatles (Eleanor Rigby), Beck (O Maria), Beirut (St. Apollonia).

lunedì, novembre 10, 2008

dottori, imperatori, lupi

Sole e un sacco di foglie secche.

Dopo aver finito il libro di Fo, mi sono buttato in un'altra lettura breve ma decisamente più faticosa: Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico di Alfred Jarry. Devo ammettere che, per quanto l'opera sia intrigante, vado a rilento. La scrittura è un po' troppo preziosa per i miei standard. Come al solito, qui in fondo c'è l'inizio (del secondo capitolo, però).
Prima però vorrei citare un altro bellissimo libro, che ho letto nei ritagli di tempo degli ultimi mesi. Si tratta di The Emperor and the Wolf, ovvero la biografia in tandem dei due più celebri nomi del cinema giapponese: Akira Kurosawa e Toshiro Mifune. A dispetto delle notevoli dimensioni dell'opera, è una lettura davvero scorrevole, appassionante e, nei capitoli finali, commovente. Fondamentale per ogni appassionato di cinema giapponese, anche perché l'autore non si limita a narrare le vite dei due protagonisti, ma si concede digressioni su tutti i registi, gli sceneggiatori, i tecnici e gli attori che hanno fatto da contorno al successo e all'insuccesso dell'Imperatore e del Lupo. Una lettura trasversale di una quarantina d'anni di cinema giapponese, dunque.

"Il dottor Faustroll nacque in Circassia, nel 1898 (il XX secolo aveva [-2] anni), e all'età di sessantatré anni. A quell'età, che conservò per tutta la vita, il dottor Faustroll era una persona di statura media, cioè, per essere esattamente veridico, di (8 x 10 alla decima + 10 alla nona + 4 x 10 all'ottava + 5 x 10 alla sesta) diametri di atomi; di pelle giallo-oro, con il viso glabro, salvo un baffi verde mare, uguali a quelli che portava il re Saleh; i capelli alternativamente, pelo per pelo, biondo cenere e molto nero, ambiguità biondo-rame cangiante con l'ora del sole; gli occhi, due capsule di semplice inchiostro per scrivere, preparato come l'acquavite di Danzica, con dentro spermatozoi d'oro..."

giovedì, novembre 06, 2008

orecchio di pietra

Cammino con l'ombrello anche quando non piove.



Agosto 2006, Siracusa
Nell'orecchio di Dionisio.
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