lunedì, aprile 30, 2007

castoro


Sempre sole, come sempre si sta bene. Ma non doveva piovere? Be', meglio così, per ora.


Stiamo ospitando una signora giapponese, che si fa chiamare Acchan. Non è la prima volta che facciamo questa esperienza, che ci ha regalato bei momenti qualche anno addietro con la piccola Nozomi e l'incredibile Panman. L'altra sera abbiamo fatto origami, e devo dire che i giapponesi sanno fare delle cose incredibile con nulla. L'idea di trasformare in mille cose un foglietto di carta è di per sè geniale, e ogni tanto ti si aprono dei mondi a vedere la semplicità di alcune soluzioni non scontate. Ieri sono venuti a trovarci Alice, Shinji, Riky e Mauro (dal futuro), abbiamo fatto una breve scampagnata tanto per non sentirci in colpa per il gelato con le fragole. Riky ha anche fatto un formidabile gamberetto di carta, impresa in cui mi cimenterò anch'io presto o tardi. Magari con Pipì, un po' più avanti. Mauro, il mio fotografo ufficiale, mi ha anche mandato una foto di ieri, che come da promessa metto qui a fianco. Commento: sto ingrassando, guardate che guance da castoro mi stanno venendo.

giovedì, aprile 26, 2007

alba

Oggi ha fatto temporale.

Finito Una promessa d'estate (carino, ma non mi ha preso più di tanto) ho iniziato ieri I ventitre giorni della città di Alba di Fenoglio. Per puro caso, ieri era anche il 25 aprile.
L'inizio è celebre, ma lo cito lo stesso:
Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944.

mercoledì, aprile 25, 2007

visita all'adolescenza

Fine aprile, e già sembra giugno. Speriamo che il bimbo non si sbagli.

Ieri sera, dopo un'attesa di quattro-cinque mesi, mi è finalmente arrivata l'adsl. Ovviamente la promozione era scaduta, e ora dovrò aspettare una settimana perché me la convertano in flat.
In questi ultimi tempi sono successe un sacco di cose, ma con il lavoro non ho avuto molto tempo per scriverle tutte.
Sabato si è sposato Varaldo, o Varambo, o Rambo come l'abbiamo sempre chiamato noi. Rambo è sempre stato un tipo strano, ma alla fin fine è stato un po' l'eroe della nostra adolescenza: l'autore, durante gli anni di liceo, di quelle azioni assolutamente memorabili che negli anni a venire avremmo ripetutamente rievocato e raccontato ai quattro venti. Alla cena gli abbiamo regalato un kit per un futuro piccolo Varambo: una piccola moto-triciclo, con una piccola borsa-frigo contenente delle ciabattine, degli asciugamani da mare, occhiali da sole da bambino e qualche libro per bimbi. Il tutto ha origine da uno degli atti più memorabili di Rambo, che ho già raccontato pressoché a chiunque: durante una cena di classe, prima dell'ultimo giorno di scuola, decidemmo che il giorno successivo saremmo dovuti andare a scuola tutti vestiti da spiaggia. Ovviamente, tutti noi prendemmo la cosa alla leggera, come un'idea estemporanea dettata dall'alcol e dall'entusiasmo, ma Rambo, che era, ed è tuttora, una persona entusiasta, il giorno seguente venne a scuola in scooter, con infradito, asciugamano sulla spalla, bermuda e (il capolavoro) i libri nella borsa frigo. Una professoressa severa e il nostro preside (che non brillava certo per senso dell'umorismo) gli dissero che così non poteva entrare a scuola. Allora lui tornò a casa e ritornò tutto tirato in vestimenta elegante, con il macchinone del padre e i libri in una ventiquattrore. Tirò fuori la penna dal taschino per firmare la giustificazione e disse "Così va bene?". Ci fu un'ovazione di cinque minuti.
Dopo il matrimonio, io, Mana, Luca, Bolla e Marchisio siamo andati a far visita al nostro vecchio liceo, ormai abbandonato. Un gesto da film sui trentenni, ma è stato divertente.
L'altro ieri, invece, sono andato a vedere il concerto di un altro dei grandi simboli della mia adolescenza: Roger Waters, ex bassista e leader dei Pink Floyd. Bel concerto e grande spettacolo, come c'era da immaginarsi, anche se, com'era ovvio, sembrava un po' di andare a vedere i Pink Floyd in un museo: c'era un po' tutto quel che ci si sarebbe aspettati, senza nulla di più, e gli unici momenti sinceramente emozionanti sono stati quelli di The Final Cut e alcuni di The Wall. Ma sono contento di esserci andato, altrimenti me ne sarei sicuramente pentito, in futuro. E sono contento di esserci andato con Mana, con cui ho condiviso l'amore per questa band, nei primi anni di liceo.

venerdì, aprile 20, 2007

kurosawa

Primavera-estate, come negli ultimi giorni.

Ieri e l'altro ieri c'è finalmente stata la presentazione del libro e della rassegna su Kurosawa Kiyoshi. Io ovviamente ero agitatissimo per svariati motivi: perché ero emozionato a incontrare Kurosawa dopo tanto tempo, perché si trattava della fine di un lungo percorso, ma soprattutto perché io non sono affatto un grande oratore e l'idea di parlare in pubblico mi terrorizza sempre. Comunque, a parte il fatto che ho bagnato di sudore il microfono durante la conferenza stampa e a parte il fatto che alla presentazione serale di mercoledì mi sono un po' impappinato, è andato tutto bene. Specialmente il dibattito e la presentazione di Cure, ieri sera, sono stati interessanti e divertenti. Le sue risposte sono state tutte brillanti (forse rese più scelte dal vino durante la cena - una cena buttata giù di corsa per arrivare in tempo al dibattito) e lui ha dato prova di grandezza e straordinaria umiltà. Kurosawa e sua moglie sono due persone davvero carine. Ci ha fatto piacere conoscerli e avrei voluto poterci parlare di più e non solo dei suoi film. Poi ero un po' imbarazzato per il mio giapponese parlato così arrugginito e, soprattutto, come mio solito non so mai cosa dire alle persone. Comunque sia, anche le cene con loro sono state davvero piacevoli.
Che dire... un po' la coronazione di un sogno?
Ieri sera sono arrivato a casa esausto, e mi sono finalmente messo a sfogliare il libro bevendo una tisana.
Oggi è il mio compleanno, quindi mi sono concesso un po' più di sonno... ma ora devo assolutamente tornare al lavoro!

giovedì, aprile 12, 2007

non al denaro non all'amore né al cielo

Stamattina è un po’ nuvolo, ma di quel nuvolo che scompare presto.

Alla fine mi sono tolto il dente e ho chiamato la padrona per dirle del pezzo di cucina, ed è stata comprensiva. Io e Silvia ci perdiamo in un bicchiere d’acqua per delle stupidaggini.
Sto lavorando tanto, ma su un fumetto scritto talmente bene (Hikaru no go) che è proprio un piacere tradurlo. Ieri mattina ho fatto alcune commissioni, visto che ci restano solo altri due giorni da passare a Torino (oddio, la settimana prossima sono di nuovo qui per la presentazione del libro). Ho fatto un salto alla FNAC e, dopo aver frugato qua e là senza trovare niente di soddisfacente (alcune cose non erano scese di prezzo, altre che erano scese erano poi risalite…), ho finalmente trovato Non al denaro non all’amore né al cielo di De André a 10 euro (contro i soliti 19), e non me lo sono fatto scappare.
Ha anche un libretto succoso con intervista di Fernanda Pivano, all’interno. Ascoltarlo di primavera fa effetto, perché è proprio in primavera che l’ho ascoltato per intero per la prima volta (solo una decina d’anni fa). Poi mi ricorda anche il periodo in cui io e Silvia ci siamo conosciuti, siamo diventati amici, ci siamo messi insieme. Gli ultimi versi di questo disco (che, per chi non lo sapesse, è ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters), nelle parole del "Suonatore Jones", recitano:

e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto

Così è esattamente come vorrei morire io, è ciò che anch’io vorrei essere in grado di scrivere sulla mia lapide un giorno, anche se non sono il suonatore Jones, anche se, diversamente da lui, io ho parecchi pensieri rivolti "al denaro e all’amore" (per quanto riguarda il cielo… mah, forse sì, se per cielo intendiamo la coscienza).

mercoledì, aprile 11, 2007

il pezzetto di plastica

Siamo in primavera inoltrata e le mattinate si fanno più luminose.

Stiamo trascorrendo gli ultimi giorni nell’appartamento, e solo ieri sera abbiamo capito cos’era quel pezzetto di plastica nera trovato qualche mese fa sul gas. È un pulsante della cappa che abbiamo rotto chissà quando, chissà come. Proprio ieri pomeriggio ho detto alla padrona che non avevamo danneggiato niente. C’è sempre qualche grana a cui pensare, uffa.
Vabbè. Ho iniziato a leggere Una promessa d’estate, un romanzo sottile che avevo comprato qualche tempo fa nella libreria orientale. L’autore, leggo sulla quarta di copertina, è un transessuale giapponese. Ancora non so dare un giudizio, ma ecco qui l’inizio:

Matsui Maruo aveva completamente dimenticato quella promessa di andare in campeggio ad agosto. O meglio, non l’aveva presa troppo sul serio fin dall’inizio.
Erano passati ormai più di due mesi, e così quando il suo ragazzo Mikihashi Hikaru, ventisette anni e un lavoro come redattore freelance, gli aveva chiesto "Come mai io non sono stato invitato?", guardandolo fisso con i suoi occhioni ben marcati che tutti dicevano spiccicati a quelli del pupazzo simbolo della catena di pasticcerie Fujiya, era ovvio che non avesse capito affatto il motivo di quel rimprovero…

sabato, aprile 07, 2007

sogni e pugni

Si preannuncia un'altra giornata in direzione dell'estate.

A Torino sogno di meno. Qui a Canale i sogni sono più assurdi e articolati. Peccato che stanotte non sia riuscito a dormire molto.
Ieri notte ho sognato che ero in cima alla cresta di una montagna di sabbia, sotto la quale si stendeva, ai due lati, un lago. Faceva freddo, era inverno. Io volevo raggiungere la riva, di fronte a me, ma avevo il terrore di perdere l'equilibrio. Stavo pensando perciò di camminare strisciando. C'erano anche Mauro e Alice, ma loro han deciso di buttarsi in acqua e farsi una nuotata. Peccato che io non sappia nuotare.

Stanotte invece ho sognato che io e Silvia facevamo la spesa. Compravamo anche un motosega giallo e un'enorme valigia dello stesso colore, ma quelle sono dovute passare a un controllo, perciò Silvia è andata avanti, e io ho aspettato. Il controllo, che prima sembrava in un aeroporto, era in realtà in una casa. Subito ho capito che era Natale, anzi, si era proprio poco prima del pranzo di Natale. La famiglia che abitava lì si apprestava a mangiare, ma io dovevo prendere ancora il mio motosega e la mia valigia. Mi hanno anche offerto un bicchiere di Moscato, o forse di Arneis, ma io l'ho abbandonato appendendolo pieno allo stipite della porta, perché avevo fretta e tanto ero già ubriaco. Non so perché, ma uscito di lì avevo in mano una Moretti, le strade sembravano quelle giapponesi, e io rientravo a casa passando dal retro di un ristorante. Tornato a casa, mi sono reso conto che avevamo dimenticato le borse della spesa.

Non so perché certi giorni mi sento la faccia come se me l'avessero presa a pugni, e mi viene un leggero tic sulla parte destra della faccia. Ci mancava solo questa.

venerdì, aprile 06, 2007

primavera e amici

Caldo, questa è la davvero la primavera.

Sono a Canale, sono appena tornato dal ciabot, dove ho segato un po' di legna, e sto benissimo. Ne avevo bisogno. Anche questo mese ho un sacco di lavoro e di cose alle quali pensare, ma è impensabile restare tutto il giorno davanti al computer. Ieri, preso un po' dal panico, sono stato fino alle undici. Vabbè, non posso riempire il blog solo dei miei piagnistei.
Siamo a Canale per qualche giorno, e a Torino passeremo solo più la prossima settimana. Non sono poi così triste di lasciare l'appartamento là, forse perché la primavera qua è decisamente meglio.

Qualche giorno fa si è sposata Manu. È stato un bel matrimonio, ed era bello vedere lei e Diego felici. Abbiamo mangiato e bevuto dalle dieci e mezza di mattino alle due di notte, e qualcuno ne ha risentito. Ora sono in viaggio per la California, ci hanno già scritto. Per l'occasione, la settimana scorsa è venuta in Italia anche Yukiko, la signora che ha ospitato me in Giappone nell'autunno del 2002, e poi insieme a Silvia un paio di estati fa. E' una persona straordinaria, e ci ha fatto davvero piacere stare con lei e la sua amica Kumiko, anche se la cosa, con il matrimonio in mezzo, il lavoro e tutto quanto, si è rivelata un po' stancante.

Storie di uno scemo di guerra è davvero bellissimo. Vorrei citarne alcune parti, come quello dell'uomo che dorme fingendosi morto tra i cadaveri dei tedeschi e degli americani, o quella delle mosche, o quella del sosia. Ma finirei per riportarlo tutto, quindi non posso che consigliarlo a tutte le persone alle quali voglio bene e non.

giovedì, marzo 22, 2007

persiane e commedia umana

Sole, vento e aria frizzante.

Ecco. Tra meno di un mese ce ne andremo da qui e io noto solo ora che c'era un modo per bloccare le persiane. Ho la pessima abitudine di non chiedermi mai il come delle cose... magari mi chiedo il perché, ma raramente il come.
Abbiamo iniziato, poco per volta, a portare giù un po' di cose pressoché inutili, in modo da non dover fare un trasloco enorme alla fine.
Ieri sera ho finito Papà Goriot di Balzac... mi dispiace di averlo letto un po' spezzettato, perché la sera ero sempre stanco e non riuscivo a leggere più di quattro pagine... ieri comunque ho letto le ultime quaranta tutte d'un fiato, e mi ha appassionato tantissimo. Bello, bello, bellissimo.
Ora inizio Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini. Ecco un frammento dell'inizio:
Mio padre era il secondo di quattro fratelli.
Il primo si chiama Ernesto e dopo di lui è nato Gaetano, ma Gaetano è nato morto.
Così quando è nato mio padre lo hanno chiamato Gaetano pure a lui in omaggio a quel fratello.
Ma in famiglia gli faceva impressione di chiamarlo col nome del morto ed è per questo motivo che mio padre è sempre stato chiamato Nino.
A questa maniera l'abbiamo chiamato anche noi figli.

Com'era mio padre da ragazzino me lo immagino abbastanza bene. Me lo immagino da quello che mi ha raccontato lui per trent'anni. E me lo immagino pure al camposanto coi genitori mentre se ne vanno a trovare questo fratello morto. E mi immagino che a mio padre gli faceva impressione di portare i fiori su una tomba, vedersi la lapide e trovarci che ci stava scritto il nome suo...”

martedì, marzo 20, 2007

gnocchi giganti

Ora il tempo si è stabilizzato in un grigio costante.

Ascolto per l'ennesima volta Illinois di Sufjan Stevens... e penso come sempre a quanto sia bello, a quanto sia il disco da regalare a tutte le persone care. Ieri abbiamo mangiato cucina tedesca da Mauro e Riki (e così abbiamo visto la loro casina)... un ottimo spezzatino con cavolo verde e delle curiose palle di patate (tipo degli gnocchi giganti)... e poi biscotti appena sfornati! Insomma, il nostro Pipì assaggia continuamente cose buone e diverse. Comunque, abbiamo riso tanto e siamo stati bene. Mi viene in mente che, a seconda della compagnia di amici, ridiamo in maniera diversa e per cose diverse. Nello specifico, io e Mauro abbiamo passato tre mesi in Giappone a ridere come idioti per cose davvero stupide (tipo immaginandoci l'autista dello Shinkansen che fa manovra). Che strano, chissà come si formano queste alchimie.

Abbiamo poi scoperto che Silvia lavorerà solo più questa settimana... al massimo la prossima... quindi si vedrà un po' per l'appartamento... oggi chiamo la padrona. Be', di sicuro staremo fino a fine aprile, in ogni caso.

Mioddio, quanto è bello questo disco. Ora inizia la trascinante Chicago...
You came to take us. All things go. All things go. To re-create us. All things grow. All things grow. We had our mind set. All things know. All things know. You had to find it. All things go. All things go...

lunedì, marzo 19, 2007

zappa

Arriva il freddo tanto annunciato? Il cielo azzurro e caldo dei giorni scorsi si sta gonfiando di nuvoloni scuri.

Ascolto la ninna nanna All the Pretty Little Horses, dall'omonimo album dei Current 93, nella versione cantata da Nick Cave.
Sento un po' sciogliersi quella stanchezza sulla faccia che mi si era incollata sulla faccia negli ultimi mesi. Sarà perché ormai il libro è chiuso? Sarà perché in questo fine settimana ho potuto sfogarmi un po' in montagna e zappando in campagna con il nonno di Silvia? Sì, forse ne avevo bisogno. Effettivamente, zappare (per quanto ieri sera fossi esausto) ha un effetto terapeutico su di me... stare lì, a eseguire un lavoro quasi meccanico nella natura mi aiuta a lavare via lo stress del mio lavoro. E aiuta a pensare ad altro, a distrarsi, a meditare. Poi è affascinante perché è un lavoro apparentemente senza scopo... zappare via l'erba partendo dal fondo per arrivare alla cima... e quando saremo in cima, sicuramente l'erba avrà ripreso a crescere dal fondo. Ma non la stessa erba di prima, perché ogni periodo ha erbe e arbusti differenti. Vabbè, sto idealizzando un po' la cosa.
Ora mi sento rigenerato e oggi sto lavorando meglio. Se questo mese riuscirò a portarmi in pari con il lavoro, finalmente potrò anche riappropriarmi del tutto dei fine settimana.

L'altra sera, siamo andati, con Luca e Ivan a dare il regalo di matrimonio a Manu. È stato carino, ed è bello vedere Manu raggiante per le nozze.

E il pancino? Sempre più tondo, sempre più burrascoso. Siamo ormai all'ultimo trimestre, e confesso che, oltre alla gioia, abbiamo anche un po' di paura. In questi giorni sfogliavo delle nostre vecchie foto sul computer (che ridere, abbiamo fatto delle cose veramente stupide negli ultimi anni... un giorno dovrò pubblicare la foto del mio costume da marionetta assassina all'HalloWine del 2005)... e mi chiedevo cosa cambierà tra il passato e il futuro. Chissà. Intanto pensiamo a che faccia potrà mai avere, un incrocio tra me e Silvia.

martedì, marzo 13, 2007

ferretti e zombi

Sole e vento, solito tram tram con le persiane.

In questi giorni ho ripreso ad ascoltare i C.S.I. In questo stesso momento sto sentendo, con vero piacere e sincera emozione (non dettata soltanto dalla nostalgia), il concerto dedicato a Fenoglio che si era tenuto nel 1996 ad Alba, nella chiesa di San Domenico. Io a quel concerto c'ero, ma non ne avevo mai sentito la registrazione... e devo dire che è davvero formidabile. Nel 1996... avevo diciott'anni, e seppur appassionato, probabilmente non apprezzavo nella giusta maniera lo spessore di un album come Linea Gotica e il valore di questo gruppo, che si distanziava nettamente da tutti le band che ascoltavano (spesso un po' indiscriminatamente) i ragazzi di sinistra di un decennio fa. Come tutti i gruppi italiani che in quel periodo avevano fatto qualcosa di buono, come i Mau Mau di Viva Mamanera, i La Crus di Dentro me, i Marlene Kuntz de Il Vile, gli Ustmamò di Ust e gli Almamegretta di Sanacore, tutte band che poi si sono perse per la strada e ultimamente hanno realizzato dischi insignificanti se non decisamente brutti (come l'ultimo inascoltabile lavoro dei Mau Mau), purtroppo anche il duo Ferretti-Zamboni ha conosciuto una parabola discendente, da allora. Ma a parte questo, già allora i CCCP e i C.S.I. di Ko de mondo e Linea gotica avevano fatto qualcosa di impareggiabile, forse perché, in effetti, Ferretti era già il papà di tutti questi gruppi ed è sempre stato controcorrente, sia con l'assolutamente anomala proposta dei CCCP, sia, più avanti, nei confronti della cosiddetta “musica alternativa” (controcorrente lo è ancora oggi, diventato ormai una specie di guru spirituale... peccato che i risultati musicali non siano sempre all'altezza). Questi album, come il concerto di alba (La terra, la guerra, una questione privata) e la raccolta live Noi non ci saremo, sono dischi preziosi, che voglio serbare per il futuro.

L'altra notte ho sognato degli zombi, anche se ne ho un ricordo confuso. Ogni tanto mi capita. Al mattino Silvia mi fa: “Ho fatto un sogno angosciante”. Ed esordisce dicendo: “C'erano un castoro, un coniglietto e due gatti...”. Mi sono messo a ridere.

martedì, marzo 06, 2007

anatre


Stamattina proseguiva il deciso cammino verso la primavera, ma oggi pomeriggio il cielo si è fatto improvvisamente buio.

Ieri ho finalmente consegnato il libro. Ce n'è voluto di tempo... non so nemmeno più quanti mesi siano, che ci lavoro... che liberazione! Eppure no... mento se dico che mi sento liberato. Sono ancora legato... ogni tanto rileggo qualcosa e già trovo delle cose che vorrei cambiare e me le segno per la correzione delle bozze... insomma, non sarà veramente finito finché non lo vedrò stampato.
Sto ascoltando il bell'album realizzato a quattro mani da Shannon Wright e Yann Tiersen. Lei ha una voce davvero intensa e tragica.
Oggi mi sono accorto per la prima volta che nella Dora ci sono delle anatre. Stavano con il sedere all'aria cercando pesci sul fondo, credo. Ci sono pesci nelle acque torinesi? Boh.
Ecco una foto della casina in cui vive Pipì (mi riprometto sempre di mettere online la lista dei possibili nomi...) ora. In realtà (la foto è stata scattata un paio di settimane fa), quella casa è già più grande. Ormai i movimenti sono una cosa costante... ma cosa fa, lì dentro?

venerdì, marzo 02, 2007

marzo

Oggi c'è un sole forte. Ma una piccola nuvola tonda l’ha oscurato improvvisamente per pochi secondi. Mi sono girato pensando che si fosse chiusa la persiana per il vento. Poi il sole ha fatto capolino accecandomi e inondando la stanza di luce.

Comunque sia, le persiane si chiudono spesso per il vento, in Corso Verona. Ci sono giorni (come ora) nei quali devo alzarmi ogni dieci minuti ad aprirle, ed è snervante, se stai lavorando. Le veneziane sono scomode... le tapparelle, che abbiamo a Canale, sono un po' antiestetiche... ma vivendo in un corso ventoso c'è da rimpiangerle. Ecco, mi devo di nuovo alzare.

Ieri sera sono venuti Mauro e Riki a cena. Ci hanno annunciato che quest'anno si sposeranno. Quest'anno andremo a cinque matrimoni! E pensare che negli ultimi due anni non ce ne sono stati. Riki mi ha fatto una piccola lezione di pronuncia tedesca leggendo l'etichetta della birra e m'è venuta voglia di imparare il tedesco. E pensare che pochi giorni fa mi era anche venuta voglia di imparare meglio il francese, che leggo ma non parlo. Vedremo se ci saranno occasioni.

Il nostro soggiorno torinese sta quasi per volgere al termine. Nel giro di un mese e mezzo sarà già ora di tornare a Canale. Devo dire che un po' mi dispiace. Effettivamente, con la scusa di Internet e della spesa, qui esco molto di più. Sto facendo scorta di CD, perché a Canale non è che avrò tante occasioni di trovare la musica che piace a me, specialmente a questi prezzi (oddio, Torino è a tre quarti d'ora di distanza, ma siamo un po' pigri). Mi piace girare per i negozi di musica indipendentemente o alla FNAC e cercare quali CD degli autori che più mi interessano sono scesi di prezzo. Ieri ho trovato The Firstborn is Dead di Nick Cave a cinque euro, e Up di Peter Gabriel e Silent Shout dei The Knife a nove. Non mi sembrano male, come prezzi. Insomma, credo che sia giusto comprarli, in questi casi, se si ha l'interesse. Copiarli, scaricarli... sì, va bene per conoscere le cose o trovare l'introvabile... ma quando vale la pena è meglio comprare, se si può. Confido che prima o poi scenderanno anche “colossi” costosi come Is all over the map dei Giant Sand (che tengo d'occhio) e, soprattutto, tutti i primi CD di De André, fermi da tempo sui diciannove euro... decisamente troppo.

martedì, febbraio 20, 2007

l'odore del sole

Sole e freddo, però io già sento un accenno di primavera. Forse nelle gemme delle piante, forse in quell'uccellino qui davanti che ogni tanto canta.



I calcetti si fanno più frequenti, ieri ho consegnato i cinque capitoli del libro (mancano ancora gli strumenti, che spero di finire oggi) e io e Silvia ci siamo concessi una piacevole passeggiata in campagna, che ci ha del tutto rigenerati. Al ciabot, i bulbi dei tulipani, dei giacinti e dei narcisi sono sbucati fuori dal terreno. So che è ancora presto, ma come ogni anno, mi sembra (forse mi illudo) di avvertire già l'odore della primavera, che poi sento addosso alla pelle e ai capelli di Silvia (l'odore del sole, lo chiama lei), una volta tornati a casa.




Ecco una foto del viso del nostro pupetto, in attesa che ci decidiamo a dargli un nome.

venerdì, febbraio 16, 2007

l'inverno sta finendo

Ormai è passata la metà di febbraio, e il freddo è così così.

A dispetto della giornata luminosa, sto ascoltando un disco cupissimo, quasi funereo: Maaaet, dei finnici Tehni. È molto bello, ma forse farei meglio a cambiare e a tenerlo per l'imbrunire.
Finito il cofanetto della prima serie di Lost, e iniziata la serialità della seconda, che ci occupa una sola sera a settimana, le ultime serate le abbiamo impiegate a cercare un nome per il nostro ometto. Sarà una lunga scelta, mi sa. La nostra mente è sempre più rivolta a lui. D'altronde, anche fisicamente è sempre più grande e presente. Ieri ho sentito un paio di calcetti, e questa volta non ci sono dubbi. Devo dire che è impressionante... sembra che voglia uscire... ho visto troppi horror giapponesi.
Entro il fine settimana dovrei finire il libro, e finalmente sono ritornato in pari con i manga. Insomma, il lungo, lunghissimo inverno sembra ormai giunto al termine.
Stamattina sono uscito per andare a spedire il file dell'ultima traduzione, ma, con mia sorpresa, alle 9:30 l'Internet Point era ancora chiuso. Così mi sono fatto un giro alla Feltrinelli, dove mi sono comprato Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini (che, devo ammettere, conosco solo perché l'anno scorso ha vinto il premio del pubblico di Fahreneight) e alla FNAC, dove ho rovistato tra le occasioni e ho trovato From Her to Eternity di Nick Cave a soli 5 euro (la pazienza premia) e il disco del 1974 di Paolo Conte a 10. Sono stato tentato da Avalanche di Sufjan Stevens, sceso finalmente a 11 euro, ma poi ho deciso che prima voglio assimilare per bene tutti gli altri suoi CD, altrimenti rischio l'indigestione. Non ricordavo che i negozi (tranne i grandi centri) aprissero così tardi, a Torino. Camminare per il centro a quell'ora fa uno strano effetto. È deserto e incontri le persone più strane. Però una bella passeggiata mi ci voleva proprio... sto sempre chiuso in casa, e anche a Torino faccio sempre lo stesso percorso: Via Reggio-Via Rossini-Corso Regina-Corso S.Maurizio-Via Montebello.
Da qualche notte ho ripreso a sognare animali e cose strane. L'altra notte ho sognato uno strano essere... una specie di proteo gigante, con strani baffi al muso, simili a dei cucchiai. Viveva nell'acqua bassa di un torrente e il corpo, un incrocio tra una grossa salsiccia arrotolata e quelle tende a “salamini” di certi negozi (ci sono ancora?), terminava con lunghe zampe... direi almeno una ventina.
Stanotte invece ho sognato una vespa, che cercavo di ammazzare finché non è caduta su una stufa, carbonizzandosi. In quel momento, mi ha fatto pena.
Ho anche sognato un incrocio tra Lost e Il Pasto Nudo, in cui Bill Burroughs/Peter Weller iniettava con un fucile una strana sostanza blu a Sayid, per fargli provare delle allucinazioni. Il mattino seguente, in quella specie di accampamento nel deserto in cui si svolgeva il sogno, si veniva a sapere che Bill aveva sedotto Sayid.
Silvia ha ipotizzato che sia tutta colpa del sedano-rapa di ieri sera.

P.S.: Finito Tanizaki, ora ho iniziato Papà Goriot di Balzac. Ho fatto un po' fatica a entrarci, ma mi piace sempre di più.

martedì, febbraio 13, 2007

maschietto

Caldo sole primaverile e vento freddo. Mi è venuto un po' di mal di testa.

Ancora non ho finito con il libro, ma vedo la fine del tunnel. Manca poco così, diciamo. Spero di concludere tutto questa settimana. Sono a Canale, perché stamattina siamo andati a fare l'ecografia morfologica.
E...
...E abbiamo saputo che è un maschietto!
Ora il nostro bimbo assume una forma sempre più definita, sia nella realtà che nella nostra immaginazione. Questo scatena tutto un turbine di pensieri prima non considerati, nel dubbio. Ed esclude inoltre gli unici nomi certi... tutti femminili... Viola... Arianna... Gemma...
Abbiamo ancora quattro mesi.
A presto una foto e qualche parola in più... ora proprio non ho tempo!

mercoledì, febbraio 07, 2007

neve

Il cielo è proprio grigio...

Sto trascurando il blog, lo so. È che in questo periodo faccio un po' di fatica a scrivere. Non che sia successo chissà cosa. Il pancino di Silvia è sempre più grande e tondo... stando a quanto scritto sul libro ora il nostro pupetto dovrebbe essere già sui venti centimetri, e pesare circa 350g. Tra una settimana a quest'ora Silvia avrà già fatto l'ecografia e forse sapremo anche se sarà un maschietto o una femminuccia. ( O o O ;)

Ieri notte ho sognato che nevicava. Be', così almeno così ho visto la neve, quest'anno.

L'altro giorno ero in Via Rossini, e un tamarro ha superato in auto (con musica a palla) una fila al semaforo e si è messo davanti a tutti, sulle strisce. Un signore di mezza età ha iniziato a insultarlo, e ha continuato a imprecare tra sé e sé per almeno cento metri (io camminavo dietro di lui). Camminando è passato di fronte a dei sacchi dell'immondizia fuori dal bidone... e ha iniziato a imprecare contro di quelli.
Ultimamente non dormo benissimo perché ho preso a russare, e se russo ci sto male perché non faccio dormire Silvia, che in questo periodo sta lavorando molto.
Prosegue la visione di Lost... brrr...

lunedì, febbraio 05, 2007

mente fritta

C'è il sole e sono nell'Internet Point.

Quest'ultimo fumetto mi ha fritto la mente... quindi oggi me la prendo con calma e penso un po' al libro... a cui dedicherò tutta la settimana.

Ora, finalmente, io e Silvia potremo infognarci completamente nella visione del lussuoso cofanetto della prima serie di Lost... che roba!

Stanotte ho sognato che vivevo nel nostro appartamento di Torino con i due folli protagonisti di Boku to isshou, un formidabile manga di Furuya Minoru. Vicino a noi abitava un danese, che cercavamo di evitare a tutti i costi.

martedì, gennaio 30, 2007

micah p. hinson e green sleeves

C'è il sole e non fa eccessivamente freddo.

Ieri sera mi sono concesso un'uscita e sono andato a vedere il concerto di Micah P. Hinson allo Spazio 211, insieme a Mana, Vaga, Ivan, Armando e Giulia. Solo sei euro e un ambiente raccolto erano il set ideale per un cantautore del genere, ed è stato davvero un concerto emozionante. Lui, voce e chitarra, sul palco con quell'aspetto così difficile da associare a quella voce profonda, accompagnato da una sola persona che suonava di volta in volta il banjo o la batteria. Interpretazioni intense, da ascoltare restando a bocca aperta (sebbene alcuni del pubblico preferissero commentare ogni tre secondi questo o quell'aspetto esibendo le loro conoscenze musicali, senza ascoltare il concerto).

Un paio di settimane fa, invece, non ho resistito e mi sono comprato il ricco e stravagante cofanetto natalizio di Sufjan Stevens, che ho ascoltato e riascoltato in questi giorni. Tra le varie canzoni originali e cover natalizie, c'era una versione cantata di Green Sleeves che mi ha riportato alla mente la sigla di un videogioco d'avventura (King Quest II?), con cui io e mio fratello giocavamo, ormai quasi una ventina d'anni fa, su un minuscolo Apple IIC.
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