venerdì, agosto 18, 2006

saluti e melanzane

Da queste parti ci sono sui 17 gradi di minima e 24 di massima, in questi giorni. In Sicilia le previsioni danno 22 di minima e 33 di massima.

Finalmente ho terminato tutti i lavori di agosto. È stata un po' una maratona, ma ora sono in vacanza. Effettivamente, ero un po' stanco.
E così domani si parte per la Sicilia... a giudicare dalle guide sembra tutto così bello. Ovvio, io sono talmente orso che l'idea di conoscere tutti questi parenti un po' mi terrorizza. Vorrei che non fosse così, ma lo è. Però da un lato sono contento. Alla fine sono sempre contento di aver conosciuto nuova gente. E poi l'idea di viaggiare verso le origini dei nonni di Silvia, e quindi di Silvia stessa, è troppo allettante. E per finire la cucina... salvo alcune cose, la cucina siciliana, con tutte quelle melanzane, è il sogno preferito del mio stomaco.

mercoledì, agosto 16, 2006

bisogna scriverle subito le cose

Non sembra nemmeno agosto, ma è l'ideale per lavorare... e poi tra pochi giorni sarò in Sicilia, quindi è bene caricarsi di un po' di freddo.

Il lavoro e tante altre cose mi hanno tenuto lontano dal blog in questi giorni. E se non scrivo subito quel che mi viene in mente, fatico poi ad articolarlo in un discorso minimamente organico. E poi, soprattutto, ho pochissima memoria... quindi, in pratica, tutto ciò che volevo scrivere in questi giorni è andato perduto. Pazienza. Buttiamo giù qualche pensiero sparso, e chissà che non ritrovi il filo.

Abbiamo raccolto tutte le patate, insieme a papà e al nonno di Silvia. Raccogliere patate è diverso dal raccogliere la frutta o la verdura. Sembra di andare a caccia di tesori, più che altro.

Ho sognato che prima di abitare in questo appartamento avevamo abitato per un breve periodo in un altro posto, più piccolo, più angusto, ma fondamentalmente molto simile a questo. Nel sogno mi chiedevo come avessi fatto a scordarmene.

Ho anche sognato una lunghissima festa, così lunga che al mattino mi sentivo quasi in diritto di alzarmi in ritardo per la spossatezza dei festeggiamenti. Non ricordo molto, tranne che Drago tirava fuori delle camicie da un comò per chiedermi un parere. Ne ricordo una a motivi bianchi e azzurri, una (orrenda) con un paesaggio tropicale, e un'altra (ancora più orrenda) con un enorme pappagallo.

In questi giorni ho un sacco di lavoro perché devo portarmi in anticipo per via della vacanza. Sabato partiamo per la Sicilia. La cosa mi mette in agitazione... guidare per strade sconosciute... conoscere i parenti di Silvia che non ho mai visto prima... e poi io non sono mai sceso più giù di Roma! Mi sono sempre vergognato di questa cosa. Voglio dire, conosco giapponesi che hanno visto più regioni d'Italia di me. Quindi sono contento. E poi sembra un posto bellissimo.

Un bel cd ascoltato: Come on, feel the Illinoise! di Sufjan Stevens.

Non ho ritrovato il filo, e non sono troppo ispirato, oggi.

lunedì, agosto 14, 2006

tapparelle resuscitate

Incredibile, ho i pantaloni lunghi.

Con le nostre sole forze, io e Silvia abbiamo sistemato la tapparella. Che bello.
(^______^)

tapparelle e interni scuri

Qui si continua con l'aria frizzante, chissà come farà in Sicilia, sabato?

Ieri sera è di nuovo crollata la tapparella dello studio. (T_________T)
La tapparella cadente fa parte di quel tipo di imprevisti che detesto. Mi mettono in crisi, mi scombinano la giornata (eh già, perché capitano sempre quando ho una montagna di lavoro e i miei punti di riferimento sono in vacanza), non ci dormo la notte. Mentre non dormivo ho escogitato un piano, cercando di riportare alla memoria quando Vaga me l'ha aggiustata l'ultima volta. Appena Silvia si alza, ci provo. Altrimenti dovrò chiamare mio nonno. Io non è che sia proprio pratico, di queste cose.

Ogni tanto mi tornano in mente ricordi remoti che prima chissà dove si erano infilati, giù nella memoria. Per esempio, ieri è riemerso il ricordo di Pinota, la madre di mio padrino, e un vago sapore di quando andavamo a trovarla, da bambini. Sapore di mobili e interni scuri, inghiottiti dalle ombre, pizzi e centrini, odori intensi... niente di più. Potrei anche confondermi.

domenica, agosto 13, 2006

dal giappone all'italia, film e libri

Brrr... stanotte avevo quasi freddo. Non mi lamento, anche perché per quest'inverno ho raccolto tanta legna.

Ieri sera ho rivisto Shara di Naomi Kawase. Un film splendido, il più bello e maturo di questa regista. Nei film della Kawase compare il Giappone delle viuzze dei centri abitati, dei minuscoli giardini, della grande calma e silenzio che contraddicono gli stereotipi che circolano su questo paese, una calma che permeava anche la via di Tokyo in cui stavamo noi. Quello che compare in Shara (che è ambientato, invece, a Nara) è il Giappone dei quartieri, delle riunioni di vicinato, del caldo d'estate e delle energiche festività estive, degli orticelli, di una spiritualità tutt'altro che zen, ma molto più umana, terrena, vigorosa, eppure onnipresente, dal tintinnio delle campane, alle piccole superstizioni, al rapporto con la natura. Un Giappone semplice e umile, quasi bloccato nel tempo (ma non certo arcaico), che è il Giappone che adoro.

Ho anche finito, dopo un periodo di pausa, di leggere Tutti i figli di Dio danzano di Haruki Murakami. Una bella raccolta di racconti, eccezion fatta per la storia del ranocchio, che non mi ha convinto in pieno, e che mi ricordava, a tratti, le parti meno riuscite di La fine del mondo e il paese delle meraviglie. Ieri sera, invece, ho iniziato I quattro cani di Pavlov di Paolo Nori, un autore che francamente non conoscevo (come non conosco la stragrande maggioranza degli scrittori contemporanei), e che ho scoperto grazie a Deandreide, il libro di racconti ispirati a canzoni di De André. Ho appena iniziato la lettura, ma devo dire che ieri sera faticavo a staccarmene. Poi, mi fa molto ridere.

P.S.: La falena è uscita di casa un paio di giorni fa.
P.P.S: Ieri questo blog ha compiuto un mese di vita.
P.P.P.S.: Chissà quanta gente lo legge, oltre ai miei familiari e ad Alice?

sabato, agosto 12, 2006

ciao, buongiorno, arrivederci

Si sta così bene, ma se penso all'inverno che arriverà tra qualche mese, già rimpiango l'afa.

L'altro giorno sono andato al mini-market dietro casa. Prima di me c'era una donna, credo marocchina. Lei entra, dice "ciao", la cassiera le risponde "ciao". Io dico "ciao", e la cassiera mi risponde "buongiorno". La scena si ripete pressoché identica uscendo. "ciao" "ciao", "ciao" "arrivederci". Quel ciao serviva ad avvicinare, o a distanziare?

giovedì, agosto 10, 2006

falene

Dopo la bella pioggia di ieri sera (niente a che fare con i temporali estivi, quella era pioggia d'autunno), stamattina il sereno.

Stanotte ho fatto strani sogni che ora non ricordo... a sforzarmi mi tornano in mente un coniglio, dei sentieri di campagna, il balcone di casa dei miei di sera, ma non ricordo qual era l'elemento strano.
Prima di andare a dormire, ho visto una falena enorme nel corridoio. Chissà dove sta dormendo ora, visto che le finestre erano tutte chiuse. Non esistono leggende secondo le quali le falene inducono i sogni, o si nutrono di essi? Se non esistono, credo dovrebbero.

mercoledì, agosto 09, 2006

vermi e soprannomi

Che dire? Si sta bene di giorno, con questa temperatura.

Stanotte ho fatto un altro dei miei sogni ripugnanti... stavamo mangiando pranzo quando io ricordo a Silvia che avevamo ancora dei vermi da mangiare (come se la cosa fosse normale). C'erano due lattine di vermi, una con vermicelli bianchi, e un altra con vermo grassi e violacei, della grandezza di un dito. Tutto si svolgeva come se in passato ne avessimo mangiati a bizzeffe e con gusto, ma a vederli facevano effettivamente ribrezzo. Però, se una volta mi piacevano... insomma, non volevo contraddire me stesso. Allora ne ho versati un po' di quelli bianchi nella pasta, ma faticavo a mangiare, e cercavo di pensare ad altro. Alla fine ne ho buttati parecchi. La scatola coi vermoni invece non l'ho toccata, e li ho portati direttamente alle tartarughe (che sicuramente, essendo sul balcone a un metro dal mio letto, mi influenzano i sogni, visto che compaiono una notte sì e una no). Ma i conti non tornavano, perché le tartarughe erano tre.

Stavo pensando a quanti soprannomi ho avuto nella mia vita, finora... vediamo... Mapomo mi chiamava mio nonno. Pilli, (non ridete) mia madre. Pipo, o anche Micky, mia sorella. Quasi sempre per nome o cognome a scuola, qualche rarissimo Giacu. Al liceo solo Berre e Rambo mi chiamavano Sand o Sandy-boy. A diciott'anni mi chiamavano Kahlùa, ma ora solo più i montatesi mi chiamano così. Molti amici di Canale mi chiamano da anni e ancora oggi Chosi, scritto anche Sciosi, o Siosi. Qualcuno di neo(n)eiga mi chiama Giakomon. Per un breve periodo sono stato anche "l'omino dei kairo", per Ali, Eli, Mauro. Non mi viene in mente altro.

lunedì, agosto 07, 2006

ricordi

Fresco, fresco, stanotte quasi freddo.

Ieri sera abbiamo visto un video sulla fiera del pesco girato nel '97 da Virginia, ovvero nove anni fa. L'avevo visto solo una volta, all'epoca, quindi era materiale vecchio di quasi un decennio, che veniva dissotterrato solo ora. In questo decennio sono successe parecchie cose... ho iniziato l'università, io e Silvia ci siamo messi insieme, ci siamo laureati, ci siamo sposati, abbiamo trovato un lavoro. Eh già, perché in quell'estate io avevo diciannove anni, e Silvia doveva ancora compierne diciassette. A pensarci, vengono i brividi. La cosa più fantastica di quel video è che riprende proprio la situazione in cui ci siamo conosciuti, e non so se è da tutti godere del privilegio di potersi rivedere allora, in quei giorni, in quello che, in un contesto decennale, pare un istante. Silvia aveva i capelli corti e la permanente, e io i capelli lunghi ed ero secchissimo (mi si vedevano tutte le vertebre e le costole). In generale, in quel video erano tutti più magri, tranne Giò, che era più cicciotto.
Le scene più belle da rivedere e più cariche di nostalgia sono quelle girate nella cucina del
"Punto" (il nostro primo anno da lavapiatti) e all'ex cinema Odeon, dove si teneva la mostra dei giovani artisti in cui esponevamo sia io che Silvia. Il Punto era diversissimo, più grezzo, meno professionale, con i soldi tenuti in uno scatolone e la cucina in legno e lamiera. Eh sì, ed era più bello, se mi perdonate la banalità e la retorica. Lo stesso vale per le feste in generale... sembrava di vedere un video di quarant'anni fa: ma è possibile che nell'arco di dieci anni si possa avvertire uno scarto tale da far sembrare allora tutto più fresco, più semplice, più genuino, meno costruito, meno artefatto, magari barotto ma mai pacchiano come ora? O è solo un'operazione dettata dalla nostalgia?
Per quanto riguarda la mostra dei giovani artisti, allestita ricreando una discarica all'interno del cinema e ospitante le più varie cose, dai lavori scolastici alle mie pretenziose sculture... saremmo stati anche degli illusi, un po' ridicoli nel nostro tentativo di voler fare chissà cosa e nel sentirci così fuori da ogni riga, ma col senno di ora, direi che eravamo tutti fantastici, e abbiamo fatto bene a fare ciò che sul momento ci sembrava bello fare, e che da allora, purtroppo, più nessuno ha fatto a Canale. I finti barboni col carrello della spesa e che dormivano sul bancone, televisori accesi, finti gatti randagi, bidoni dell'immondizia, tutto un cinema tappezzato di cartacce e immondizia, il muro che i visitatori potevano abbattere con una mazza, l'estemporanea notturna in cui si vede chiaramente quanto eravamo fuori di testa, ognuno che provava a far qualcosa, anche chi non aveva mai disegnato prima, mentre chi ha sempre disegnato dormiva, beveva, faceva danni o sprecava fogli, le scritte senza senso, la gente che ci criticava e quella che rideva di noi, Vaga che disegnava su un banco di scuola, seduto sulla tazza di un cesso in disuso. Se non avessimo fatto tutto ciò, non avremmo potuto guardarlo anni dopo con occhi critici, distanza, un sorriso, o semplicemente nostalgia. Cosa non si crea, mettendo in relazione il presente e il passato. Che emozioni. Che belli, i ricordi.

venerdì, agosto 04, 2006

insetti

Grandioso... l'afa è scomparsa, lasciando spazio a un cielo quasi di montagna e a temperature più che vivibili.

Stanotte, grazie al fresco, ho dormito. Oggi pomeriggio mi sono coricato un quarto d'ora e ho sognato un cane con gli occhi rossi, una scala che non riuscivo a percorrere in piedi, e un insetto delle dimensioni di una scarpa che mi sbatteva addosso.

Ho scoperto che nel ciabot, proprio sopra la vasca dell'acqua piovana, c'è un nido di calabroni. Gli insetti mi affascinano, ma allo stesso tempo ne sono terrorizzato, perché dominano lo spazio più di quanto possa fare io. Credo che ne starò lontano.

mercoledì, agosto 02, 2006

insonnia

Fresco e caldo si alternano, stanotte.

Che brutto non riuscire a dormire... e pensare che ieri sera ero parecchio stanco e mi sono coricato presto proprio per riposarmi in vista della mole di lavoro che mi aspetta nei prossimi giorni. E invece niente, mi sono svegliato dopo un'ora... ho aspettato e aspettato di addormentarmi... intanto saliva il nervoso... e poi sono venuto a lavorare. Uff... pazienza, tra poco ci riprovo...
Cos'è già che diceva il protagonista di Le conseguenze dell'amore, a proposito dell'insonnia?

martedì, agosto 01, 2006

offerte vantaggiose

Di nuovo il sole, di nuovo la sensazione di liquefarsi.

Tenere tutto il giorno il computer collegato a Internet, in questo posto sperduto non raggiunto dall'ADSL, fa sì che la gente mi odi un po', ma mi salva dagli operatori delle compagnie telefoniche, che continuano a chiamarmi a ripetizione per offrirmi proposte sempre più vantaggiose, tanto che quasi non mi arrivano più le bollette. Giuro che dopo questo non ne cambio più. Anche se, alla fine, mi lascio sempre convincere. Devo dire che scassano parecchio, ma in fondo fanno il loro lavoro.

masche e pantofole

Mattina, aria di temporale. Speriamo.

E con ieri sera, con la cena degli addetti alla cucina dell'Ostu der masche, sono finiti i dieci giorni di bagno nella comunità canalese, questo strano rito che ciclicamente coinvolge persone di età, personalità, provenienza, pensiero diversi. Rendo onore allo staff, citando, dimenticando, forse inventando, i lavoratori della cucina, infaticabili, surreali, chiassosi, nobilitati dall'impegno e abbrutiti dal vino. Partendo dal fondo, vale a dire, dai lavapiatti: monte, emanuele, totò, giulia, nadia, lidia, ale, gigi, ivan, angiola, lulli, cristian, enrica, lollo, giacomo, piersimo, agnese, dario, jeff, drago, chiara, omar, rabin, italo, daniele, giò, vaga, faina, michela, beatrice, annamaria, chiaretta, elisa, celeste, giulietta, la gambona, ezio, diego... poi, più ci si allontana dall'angolo lavapiatti meno so o ricordo i nomi quindi mi fermo qui.
Stasera una meritata serata pantofolaia, nella quiete (gelateria permettendo) di casa.

domenica, luglio 30, 2006

la guerra è finita

C'è il sole in piazza, ma quando stamattina mi sono svegliato per la prima volta, c'era la frescura, il prato, e invece di un soffitto, un albero.
A ritroso: Siamo tornati giù a piedi dalla gran madre, raccogliendo more dai rovi lungo i muri in rovina, per colazione. Il paese era deserto, più antico visto dallo scorcio della torre e del mini-market senza tempo di Lino Palma, chiuso in una bolla di silenzio rotto appena dal battito d'ali delle tortore, francamente mai sentito prima. Erano le sette e mezza, ed era giorno da poco. Ma c'era il cielo stellato mentre salivamo la strada di campagna insieme a Ivan, per poi trovare tutto il popolo notturno dei sabati della Gran Madre su dalla chiesetta in campagna. Ma esausti ci siamo addormentati quasi immediatamente sull'erba. Tornavamo dalle notti rosa (notti rosa?) in Piazza Italia, a festeggiare e ballare insieme agli amici della cucina, viaggiare su carrelli della spesa, imbrattarci e imbrattare con la cioccolata dei dolci, portata su con una ciotola su da via Roma mentre lavapiatti, camerieri e secondi portavano Michela come si fa con la spesa, e io incontravo due ragazzi giapponesi. E avevamo finito di lavorare all'una, dopo un'incursione clandestina e improbabile nella deserta pista del liscio e mille piatti da lavare e bicchieri da asciugare. Una serata movimentata, piena di gente da salutare, incontrare, rivedere; una serata esauritasi ora, nel primo pomeriggio, risvegliati, rigenerati, di ritorno da una lunga e gratificante battaglia che odora di cioccolato fondente.

venerdì, luglio 28, 2006

kami e piatti


Un temporale!
Le tartarughe prendono il fresco, e quella fetta di zucchino tondo sembra una foglia di ninfea. Io faccio lo stesso, e intanto si lavora.

Ieri ho tagliato la cima di un'anguria, ed è uscito fuori un cuore. Mi piace scoprire simboli e figure negli oggetti e nella natura. Coincidenze che mi danno la sensazione di un animismo di fondo che tocca ogni cosa, ma che noi scopriamo solo quando, per puro caso, l'anima degli oggetti assume convenzioni umane. Mi sembra di credere ai kami dello shintoismo, insomma.

Intanto prosegue la settimana dei lavapiatti. Divertente, quest'anno, tutto sommato. Nel corso degli anni è cambiata un po' la fauna, specie per quanto riguarda i camerieri (ricordo Tully, André, Giusi, le Gemme...), ora sostituiti quasi tutti da un esercito di ragazzine. Per il resto, vecchie e nuove conoscenze con le quali i lavapiatti interagiscono con il loro fiero e surreale lirismo... be', forse detto così è un po' esagerato, diciamo che proseguono le nostre selezioni per il miglior cameriere/a (per ora Faina e Vaga in testa).

Tra le ultime scoperte, davvero non male Songs the animals taught us dei Roommate. Alla fine, in ogni salsa, cado sempre nel folk.

giovedì, luglio 27, 2006

pesche avariate

Dormire con la finestra spalancata comporta cose tipo rumori di trattori, martelli pneumatici, pullman, e luci indesiderate. Ma stanco com'ero avrei dormito anche sui ricci, e stanotto ho addirittura avuto fresco.
Ieri niente piatti: una sera di dovuto riposo per rigenerarsi. Abbiamo fatto un picnic al "ciabot" di Milly con lui, Dani, le bimbe, Giuppy e Nadia, Ivan, Roby e Enza, Conny. Carino, divertente. Poi siamo scesi in paese per dare un'occhiata alla novità più aberrante della fiera del pesco new-style... l'elezione di Miss Fiera del Pesco.
Queste cose mi fanno diventare brontolone, moralista, integralista. Non so qual è l'aggettivo più corretto per descrivere una simile pagliacciata... forse deprimente? Vedere ragazzine giovanissime (si arrivava sino ai quattordici anni o - spero di aver capito male - ai dodici) sfilare con atteggiamenti prestabiliti, preconfezionati, fintamente e più o meno riuscitamente sensuali, di fronte a una giuria di quasi soli uomini maturi quando non stagionati, non può che essere deprimente. E una di quelle abominevoli presentatrici dalla voce impostata (ma non esiste più la "o" aperta? dove siamo, in Islanda?), dalle frasi fatte che si ripetevano ciclicamente, dall'umorismo di una scarpiera, un personaggio che sembra quasi pescato dalla folle borghesia felliniana, una di quelle persone che vorresti mandare nello spazio, su un qualsiasi asteroide purché lontano da qua. E quando le "miss" aprivano bocca... "gne gne gne gne gne gne gne gne gne gne gne" direbbe Giorgio Conte. Cosa vuoi fare da grande? L'indossatrice, la cantante, la fotomodella, l'attrice, l'indossatrice, la cantante, la fotomodella, l'attrice... a ripetizione.
È uno dei frutti di anni di becero berlusconismo?


Ieri sera mi sono tagliato i capelle... così.




No, scherzo, poi ho tagliato tutto. Ora la notte e il giorno si respira.

martedì, luglio 25, 2006

ore silenziose

Potessi mettere un letto in mezzo alla piazza... fuori si sta bene, dentro ancora si muore.

Non riesco a dormire. Odio questi momenti. Tanto vale lavorare. Certo che... almeno fossi andato a dormire presto, invece così sarò uno straccio. Alla fine, tra una cosa e l'altra siamo tornati alle due. È bello poter tornare a casa a piedi... passando da piazza della chiesa ci siamo arrampicati sul monumento, che è liscio, comodo, tiepido, di pietra silenziosa come eravamo silenziosi noi e tutta la piazza. Poi ovviamente, abbiamo incontrato il solito sciroccato, perché li becchiamo tutti noi, e abbiamo parlato un po'.

lunedì, luglio 24, 2006

dischi e piatti

Oggi l'afa è davvero insopportabile. In questi giorni lavoro a fatica, e sono un sudore umano.

Pensieri sparsi:

L'ultimo album di Cat Power è bello, ma non all'altezza. Oggi mi ha sollecitato un ascolto dei miei preferiti, You're free e The covers record. Anche Moon Pix è bellissimo. Tra tutti gli autori che ho scoperto nell'ultimo anno, Cat Power è quella che ho assimilato meglio, che è entrata con maggiore decisione nell'Olimpo dei preferiti. La musica che piace a me... senza fronzoli, senza virtuosismi, puro impatto emotivo. Stupende le sue versioni di canzoni di Michael Hurley, The Werewolf e Troubled Waters.

Stasera forse faremo un salto a lavare i piatti... Silvia arriva tardi, ma da domani è in vacanza.
Io invece ho un sacco di lavoro... uff... uff...

Sabato il lavaggio piatti è andato più che bene. La nuova cucina era comoda, e la gente più o meno la solita. Il punto, la vineria, a casa di Giacomo (dove ci siamo addormentati addentando una patatina e senza arrivare fino alle costine)... alla fine siamo tornati a casa che erano le sette. Ma camminare a quell'ora la domenica mattina, con le strade deserto e un fresco paradisiaco, è stata una bella esperienza.

Continuo a fare sogni assurdi sulle tartarughe. Questa notte ho sognato che spiavo all'interno del guscio, che sembrava molto più spazioso di quello che mi sarei aspettato, e vedevo i cadaveri di altre tartarughe "sgusciate"... come se la testa che fuoriusciva dal guscio, la vera tartaruga, altro non fosse che l'unica sopravvissuta di una specie di lotta per la sopravvivenza che si giocava all'interno del guscio: solo una delle tante piccole tartarughe nude che nascevano all'interno del guscio sopravviveva. E le altre morivano lì, con il capo alzato, nel vano tentativo di mettere il becco fuori.

sabato, luglio 22, 2006

piatti e sfere

Fa caldo, ma se mi tolgo la maglietta mi viene mal di schiena, perché stanotte ho dormito scoperto con la finestra aperta. Oddio, sto invecchiando?

Pensieri sparsi:

Mi sono perso un concerto di Marianne Faithful in Italia (ARGH)

Perché quando sono solo a casa per due-tre giorni aspetto sempre all'ultimo momento per lavare tutti i piatti? Quel cumulo di piatti, specie d'estate, assume un'aria triste. Non mi stupirei se dopo un po' iniziassero a marcire. Eppure lo so che farei prima a lavarli di volta in volta.

Ieri sera siamo andati con Ivan a Scaparone, dove, nel cortile di una cascina-ristorante stupenda suonavano musiche tradizionali franco-provenzali. Ci siamo anche seduti nell'erba lì vicino. Una nuvola cancellava una stella del carro. Negli spazi aperti percepisci di vivere in una sfera. Meli di notte. Rane che gracidano lontanissime, quasi nello spazio. Caldo anche di sera.

Oggi inizia la Fiera del Pesco a Canale. Anche se ormai di peschi qui se ne vedono ben pochi, rimpiazzati da vigneti e vigneti. A questa fiera non c'è mai niente di interessante, tutto è pervaso da quella "estetica anestetica" che i Baustelle cantano ne I provinciali. L'unico posto divertente, per noi, ormai da anni e chissà se ancora, sono le cucine del ristorantino messo su dal comune ogni anno per l'occasione (di qualsiasi fazione si tratti). Io e Silvia siamo lavapiatti storici (8 anni?). I lavapiatti stanno al fondo della cucina, sono quelli con meno responsabilità, solo lavoro manuale, stancante specie dopo un paio di bicchieri di rosso in quel caldo allucinante, stressante nelle ore di punta quando mancano i bicchieri, ma in fondo ci piace credere di rappresentare una zona anarchica e fiera. Non che le altri componenti della cucina siano più serie, anzi. Chissà se è ancora così? Forse no. Quest'anno credo che faremo solo tre-quattro sere al massimo, tanto ci rimpiazzano già le nuove leve.

giovedì, luglio 20, 2006

20th century boys

È sera, ma fa più caldo di ieri, più caldo di stamattina, ma più fresco di oggi. Aprirei la tenda, ma non mi piace che tutta la clientela della gelateria mi veda, di spalle per giunta, da qui sotto. Pazienza.
Niente di particolarmente rilevante, in questa giornata. Dormito poco, alzato presto, lavorato, mangiato con mamma, i nonni, e zio Dorino, tornato a casa, pisolino, guardato il TG3, la fine dei Griffin, lavorato, andato alla vigna, zappato via l'erba, raccolto zucchini e il primo pomodoro, tornato a casa in bici (la meritata fresca discesa in bici, dopo l'estenuante salita), doccia, mangiato.

Mangiando, ho divorato il quinto volume di 20th Century Boys, il manga di Naoki Urasawa. Avevo già letto Monster di Urasawa, e mi era piaciuto. Ma questo è pure meglio. Spiccano con maggiore evidenza quelli che sono i maggiori pregi dell'autore... un tratto splendido ed espressivo, capace di rendere bello qualunque volto, dalle protagoniste più carine, ai goffi ciccioni, ai vecchi barboni, ai duri, ai bimbi sporchi, ai malviventi e ai travestiti di Kabuki-cho. E poi una formidabile capacità narrativa, arricchita da un grande amore per le digressioni e per le storie dei singoli che compongono il grande affresco dipinto dall'autore. Amore che fa coppia con uno smisurato affetto per i propri personaggi, quasi fin troppo perfetti nel loro essere imperfetti (la stesa imperfetta perfezione del dottor Tenma di Monster, ma qui resa meglio, a mio parere), ma come non amarli tutti? Ottimo manga, scritto col cuore.
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